Il 15 luglio 2026, nel pieno del caldo, la rete elettrica italiana ha dovuto sostenere un picco di domanda di circa 58 GW. A fine mese il contatore si è fermato a 32,5 TWh: mai così tanta elettricità richiesta in Italia in un solo mese. È l’ultimo dato pubblicato da Terna: rispetto a luglio 2025 il fabbisogno è aumentato dell’8,3%.
Il fotovoltaico, intanto, ha prodotto il 20,6% in più rispetto a un anno prima, arrivando a 6,7 TWh. Sembrerebbe la combinazione perfetta: cresce la domanda, cresce il sole, problema risolto. Solo che nello stesso mese sono aumentati anche il termoelettrico e gli scambi netti con l’estero. La fotografia di luglio rende molto concreto un dato appena certificato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: nel 2025 la dipendenza energetica italiana dall’estero è risalita al 75,2%.
Le due percentuali misurano cose diverse e non vanno confuse. Quel 15,6% di luglio riguarda soltanto l’elettricità arrivata dal saldo degli scambi con gli altri Paesi; il 75,2% comprende l’intero approvvigionamento energetico nazionale, compresi petrolio e gas. Messe una accanto all’altra, però, raccontano piuttosto bene quanto il sistema italiano continui ad aver bisogno di ciò che arriva da fuori.
Il caldo ha spinto la domanda a 32,5 TWh
Il record di luglio porta addosso soprattutto il segno delle temperature. Secondo Terna, la temperatura media mensile è stata 1,2 °C più alta rispetto a luglio 2025 e quasi 2 °C sopra la media degli ultimi dieci anni. Negli ultimi cinque giorni del mese lo scarto rispetto alla media stagionale è arrivato fino a circa 6 °C.
Condizionatori e sistemi di raffrescamento hanno fatto il resto. Anche correggendo i dati per gli effetti di temperatura e calendario, comunque, la domanda elettrica sarebbe cresciuta del 5,1%. Rispetto a giugno, il dato destagionalizzato aumenta dell’1,6%: è il terzo mese consecutivo di crescita e, secondo Terna, riporta il trend della domanda sui livelli precedenti alla crisi energetica del 2022.
Non è stata soltanto l’aria condizionata. L’indice con cui Terna segue i consumi di circa mille imprese energivore registra a luglio un aumento del 2,1% rispetto a un anno prima; nei primi sette mesi del 2026 la crescita arriva al 4%. Complessivamente, da gennaio a luglio il fabbisogno elettrico italiano è aumentato del 3,4%.
Il fotovoltaico cresce parecchio, le rinnovabili nel complesso molto meno
La parte interessante arriva guardando come sono stati prodotti quei 32,5 TWh. A luglio gli impianti italiani hanno generato 27,7 TWh, il 7,9% in più rispetto allo stesso mese del 2025, coprendo l’84,4% della domanda. Il restante 15,6% è arrivato dal saldo con l’estero.
Dentro la produzione nazionale, però, le fonti si sono mosse in direzioni opposte. Il fotovoltaico ha aggiunto 1.144 GWh rispetto a luglio 2025. Terna attribuisce quasi tutto l’incremento alla maggiore capacità installata: 946 GWh derivano dai nuovi impianti e 198 GWh da una migliore producibilità.
A fine luglio in Italia risultavano installati 47,3 GW di solare. Solo nel mese sono entrati in esercizio 745 MW di nuova capacità rinnovabile e, considerando i primi sette mesi del 2026, il fotovoltaico ha aggiunto 3.791 MW. Qui il passo avanti è difficile da nascondere sotto il tappeto.
Il resto delle rinnovabili è andato peggio. Rispetto a luglio 2025 l’idroelettrico è diminuito del 14,9%, l’eolico del 20,3%, il geotermico del 3,6% e le biomasse del 2%. Di conseguenza, pur con il balzo del fotovoltaico, le rinnovabili nel complesso hanno coperto il 41,5% della domanda elettrica, contro il 44,5% registrato un anno prima.
È uno di quei casi in cui un singolo numero positivo non riesce a trascinarsi dietro tutto il sistema. I pannelli hanno prodotto molto di più, ma nel frattempo la domanda è salita ancora più velocemente e altre fonti rinnovabili hanno perso terreno.
Per coprire il record sono cresciuti anche termoelettrico e importazioni
Quello spazio è stato occupato soprattutto dalla produzione termoelettrica. A luglio è aumentata del 14,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Terna lega la crescita alla sostanziale stabilità della produzione rinnovabile complessiva (+0,8%) davanti a un fabbisogno cresciuto di oltre otto punti percentuali.
È aumentato anche il saldo con l’estero, del 10,2%. Qui serve un’altra piccola distinzione: le importazioni sono cresciute del 4,4%, mentre le esportazioni sono diminuite del 49,3%. È questa combinazione ad aver fatto aumentare così tanto il saldo netto.
Il dato di luglio non significa che importare elettricità sia di per sé un problema. Italia, Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e gli altri Paesi collegati fanno parte di un sistema europeo interconnesso nel quale comprare energia oltreconfine può essere perfettamente conveniente e utile per equilibrare domanda e produzione.
La questione cambia quando lo si mette accanto al bilancio energetico complessivo del Paese.
L’Italia continua a dipendere dall’estero per il 75,2% dell’energia
Secondo la più recente Relazione sulla situazione energetica nazionale del MASE, nel 2025 la dipendenza energetica dell’Italia è passata dal 73,5% al 75,2%. Il dato è salito anche se le importazioni nette di energia sono diminuite dell’1,4%, a 103,6 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Nel frattempo, infatti, la produzione nazionale è scesa dello 0,5% e la disponibilità energetica lorda dell’1,7%. Compriamo leggermente meno energia fuori, ma continuiamo a produrne abbastanza poca da lasciare oltre tre quarti dell’approvvigionamento legato all’estero.
Il gas resta il pezzo più scoperto. Nel 2025 la domanda italiana è salita a 63,4 miliardi di metri cubi, mentre la produzione nazionale si è fermata a 3,4 miliardi. La dipendenza dalle importazioni resta così intorno al 95%. Nel frattempo è cresciuto soprattutto il GNL trasportato via nave, arrivato a circa 21 miliardi di metri cubi.
Luglio 2026 aggiunge quindi un mese molto concreto a quella fotografia annuale. Abbiamo avuto più fotovoltaico, più capacità rinnovabile installata e quasi 20 GWh di accumuli; allo stesso tempo, davanti a un record della domanda e al calo di acqua e vento, sono cresciuti termoelettrico e importazioni.
Gli accumuli stanno aumentando rapidamente: a fine luglio Terna contava 948 mila sistemi per 19,43 GWh di capacità e 8 GW di potenza nominale. È proprio questo uno dei pezzi destinati a diventare sempre più importanti man mano che cresce la quota di solare ed eolico. Il PNIEC prevede che nel 2030 le rinnovabili arrivino a coprire il 63,4% dei consumi elettrici e il 39,4% dei consumi finali lordi di energia.
A luglio il sole ha fatto parecchio del suo: 6,7 TWh e oltre il 20% di produzione in più. Il resto del sistema ha ricordato che la transizione energetica è un lavoro di squadra piuttosto esigente. Quando la domanda corre, l’acqua manca e il vento rallenta, i pannelli da soli non possono essere convocati anche per gli altri.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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