Per quasi undici ore hanno marciato, corso, duellato, lanciato lance e manovrato su un carro con addosso 23,32 chilogrammi di metallo. Quando si sono fermati, i tredici marines greci avevano i piedi doloranti, le spalle indolenzite e ancora abbastanza forza per colpire. L’armatura micenea di Dendra, vecchia di circa 3.500 anni, aveva superato la prova: poteva accompagnare un guerriero in una lunga giornata di battaglia senza trasformarlo in una statua di bronzo.
Il risultato arriva da uno studio pubblicato su PLOS ONE, tornato a circolare in questi giorni. Il lavoro mette insieme archeologia sperimentale, fisiologia umana, analisi dell’Iliade e simulazioni numeriche. Omero resta un poeta. La corazza, invece, funziona.
L’esperimento non dimostra che la guerra di Troia sia avvenuta come viene raccontata nel poema, né che proprio l’armatura ritrovata a Dendra abbia visto un campo di battaglia. Risponde a una domanda più concreta: un equipaggiamento di quel tipo era troppo pesante e rigido per combattere a lungo? I risultati indicano di no.
Un boiler di bronzo capace di muoversi
L’armatura originale fu scoperta nel 1960 in una tomba nei pressi del villaggio di Dendra, nell’Argolide, a pochi chilometri dall’antica Micene. Risale al XV secolo a.C. ed è una delle più antiche armature complete dell’Età del Bronzo europea.
La panoplia era composta da grandi piastre che proteggevano collo, torace, spalle, braccia e parte delle gambe. Da ferma appare imponente, quasi sproporzionata. Un boiler con le spalline, insomma. Proprio quell’aspetto aveva alimentato l’ipotesi di un oggetto cerimoniale, destinato a mostrare il rango del proprietario più che a seguirlo tra lance, pietre e carri.
I ricercatori hanno utilizzato una replica realizzata a Birmingham nel 1984 sotto la direzione dell’archeologa Diana Wardle. Le piastre riproducevano dimensioni, curvature e perforazioni dell’originale ed erano unite con strisce e lacci di cuoio. Per il metallo venne scelta una lega composta al 95% da rame e al 5% da zinco, quella disponibile più vicina al bronzo antico.
Con l’elmo, la replica pesava 23,32 chilogrammi. L’armatura originale viene stimata intorno ai 18, anche se oggi mancano alcuni elementi e 3.500 anni di ossidazione rendono il confronto meno lineare di una pesata in palestra.
L’Iliade trasformata in un protocollo militare
A indossarla sono stati tredici uomini appartenenti ai Marines delle forze armate elleniche, con un’età media di 29 anni. I volontari erano stati scelti anche per altezza e corporatura, in modo da avvicinarsi per quanto possibile ai guerrieri d’élite descritti nel poema e ai resti umani dell’Età del Bronzo studiati dagli archeologi.
Prima della prova hanno seguito due giorni di addestramento con corazza e riproduzioni di spada, lancia, arco e pietre. Le armi avevano punte e bordi smussati: ricostruire la guerra micenea va bene, mandare i partecipanti al pronto soccorso un po’ meno.
La giornata è iniziata alle sette del mattino e si è conclusa alle 17:54. Per stabilire cosa far fare ai volontari, il gruppo ha esaminato l’Iliade insieme alla letteratura archeologica e storica disponibile. Dal poema sono stati estratti 152 scontri e 264 movimenti di combattimento: lanci, colpi ravvicinati, avanzate, ritirate, duelli tra guerrieri a piedi e incontri con i carri.
Il 78% degli scontri descritti era un duello tra combattenti a piedi. Otto su dieci terminavano entro tre movimenti e oltre la metà con un singolo colpo fatale. Ne emerge una battaglia fatta di brevi esplosioni di violenza, ripiegamenti, recupero e nuovi attacchi. In termini moderni, una forma di esercizio intermittente ad alta intensità. Achille faceva HIIT, solo con conseguenze decisamente peggiori.
Anche il clima è stato ricostruito sulla base dei dati paleoclimatici disponibili per la regione di Troia: temperature comprese tra 24 e 29 °C e umidità tra il 70 e l’85%. Condizioni abbastanza pesanti anche senza infilarsi dentro una campana di metallo.
Per sostenere lo sforzo, i partecipanti hanno seguito un piano alimentare da circa 4.443 chilocalorie, costruito usando il poema, le evidenze archeologiche e gli studi sulla dieta dell’epoca. A colazione c’erano pane secco, formaggio di capra, olive e vino rosso; durante le pause pane, miele, cipolle e altro formaggio; la carne arrivava la sera. L’eroismo omerico richiedeva parecchi carboidrati.
Il corpo regge, con qualche protesta
Tutti e tredici i volontari hanno completato il protocollo. Erano molto affaticati, con dolore nella parte superiore del corpo dovuto al peso dell’armatura e fastidio ai piedi, anche perché avevano camminato, corso e combattuto scalzi. La corazza si è fatta sentire. Non abbastanza da fermarli.
La frequenza cardiaca ha raggiunto un massimo di 166 battiti al minuto, con momenti di sforzo pari a circa l’80% della frequenza massima individuale. La temperatura corporea interna è rimasta tra 36,4 e 37,7 °C. I ricercatori non hanno rilevato peggioramenti significativi nella forza della presa, nei tempi di reazione, nell’idratazione o nei principali indicatori metabolici osservati.
Anche i colpi conservavano una discreta sostanza. La forza media registrata durante gli attacchi era di circa 3,5 kilonewton, un livello che, secondo gli studi usati dagli autori per il confronto, avrebbe potuto provocare fratture gravi in uno scontro reale. L’armatura non aveva trasformato i combattenti in eleganti soprammobili micenei.
Il gruppo ha poi costruito un modello numerico liberamente accessibile per verificare come la corazza si sarebbe comportata con temperature, vento, esposizione solare e intensità dello sforzo differenti. In sei scenari su sette il guerriero virtuale riusciva a completare le undici ore. Soltanto nella combinazione più estrema — caldo elevato, vento quasi assente e combattimento sempre molto intenso — avrebbe dovuto fermarsi dopo circa sette ore e mezza. Una giornata corta, secondo gli standard di Troia.
Cosa può raccontare davvero Omero
L’Iliade è un testo stratificato, costruito attraverso una lunga tradizione orale e fissato secoli dopo l’epoca micenea. Contiene armi, usanze e tattiche appartenenti a periodi diversi. Gli stessi autori riconoscono che usarlo come manuale militare comporta un margine consistente di incertezza.
La data compresa tra il 1300 e il 1200 a.C. è stata adottata per ricostruire il clima e la durata delle giornate. Non rappresenta una nuova datazione della guerra di Troia. Il test, inoltre, ha coinvolto un campione piccolo di militari moderni, allenati e selezionati. Le repliche possono differire dagli originali per peso, materiali, bilanciamento e lavorazione, mentre la sicurezza ha imposto movimenti controllati e armi smussate.
Questi limiti ridimensionano il racconto più roboante secondo cui la prova avrebbe confermato l’Iliade. Rimane però un risultato archeologico importante: una corazza costruita come quella di Dendra permetteva a un uomo allenato di muoversi, combattere e reggere lo sforzo per molte ore. Le descrizioni omeriche di guerrieri rivestiti di bronzo hanno quindi un precedente materiale plausibile.
L’Iliade resta un poema e la guerra di Troia rimane fuori dalla portata di questo esperimento. Il boiler con le spalline, però, ha smesso di sembrare un oggetto da parata. Undici ore più tardi era ancora in battaglia.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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