Con uno spendibile che potrebbe valere 391 miliardi di euro nel 2030 e toccare un picco di 480 nel 2050 per i soli over 65, la Longevity Economy poggia le sue fondamenta non solo sulla numerosità della platea interessata ma anche nella sua capacità di spesa e forte propensione al consumo: se la salute resta la priorità dei Longennial anche quando si tratta di acquistare prodotti e servizi, l’attenzione verso casa, cultura e benessere personale obbliga a superare un’immagine fin troppo stereotipata dell’invecchiamento

Il PIL generato dalla Longevity Economy, intesa come il complesso delle attività economiche rivolte agli over 50 e finalizzate alla pianificazione di un invecchiamento attivo e in buona salute, è stimabile nel nostro Paese intorno ai 714,8 miliardi di euro, cifra superiore al Prodotto Interno Lordo di ben 21 Stati membri dell’UE e pari a circa un terzo del PIL (Italia) 2024. Numeri che, come sottolineato dal Professor Alberto Brambilla nel suo ultimo libro edito da Guerini e Associati, restano più che consistenti anche circoscrivendo il perimetro ai soli over 65: in questo caso l’impatto sul PIL, stimato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali applicando la stessa metodica utilizzata dalla Commissione Europea, avrebbe un valore di 363 miliardi, pari a circa il 17% del PIL italiano del 2024.

Queste stime sono destinate a crescere da qui al 2045/2050, quando sarà toccato il picco dell’invecchiamento. A trainare la Longevity Economy sarà innanzitutto la demografia. Nel 2050, secondo Istat, gli over 65 rappresenteranno il 34,5% della popolazione, le persone tra i 50-64 circa il 24%. Altri driver da non trascurare sono però redditi e consumi: già oggi queste due classi di età concentrano infatti quasi i due terzi della ricchezza del Paese, intesa come patrimonio sia mobiliare che immobiliare. Una patrimonializzazione importante che, nei prossimi 20/25 anni, verrà in parte destinata ad ampliare ulteriormente i volumi dei consumi dei longevi e in parte trasferita a figli o parenti, gli over 40 di oggi, incrementando ulteriormente il valore dell’economia della longevità italiana: solo dal 2026 al 2030 passeranno di mano circa 873 miliardi. In prospettiva, dunque, i consumi in moneta, comprensivi della totalità dei redditi disponibili, potrebbero sfiorare per i soli over 65 i 480 miliardi di euro, ma si sale invece ad almeno 800 miliardi di consumi privati considerando anche la fascia 50-64, generazione che non si può tuttavia considerare ancora in una fase di pieno decumulo, benché verosimilmente orientata verso consumi comunque “preparatori” alla terza e quarta età.

Consumi e abitudini di spesa degli over 50 italiani

Se a segnare la Longevity Economy come la grande economia dei prossimi decenni non è solo l’ampiezza della platea ma anche la disponibilità economica dei soggetti interessati nonché il loro orientamento al consumo, diventa allora particolarmente interessante indagare quali sono gli ambiti di spesa verso i quali risulta maggiormente indirizzato questo spendibile, guardando ancora una volta ai risultati dell’indagine demoscopicaChi sono, cosa fanno, come vivono e cosa desiderano i Longennial italiani”, condotta da Itinerari Previdenziali in collaborazione con Format Research. Tanto più che la stessa survey documenta come il maggior desiderio degli over 50 italiani sia vivere il più a lungo possibile (e, per l’appunto, in buona salute), lasciando appunto supporre che buona parte dei loro consumi sia di conseguenza indirizzata verso beni, servizi e attività economiche in linea con quest’obiettivo.

Figura 1 – Fatta eccezione per i beni strettamente necessari al sostentamento,
a quali prodotti destina più attenzione e risorse?

E in effetti, coerentemente con questa aspettativa, il 50,5% degli oltre 5.000 intervistati esprime una preferenza per i prodotti associati a una corretta alimentazione (in crescita rispetto al 49% delle preferenze raccolte nell’edizione del 2022). Seguono quindi la casa (48,1%) e abbigliamento e affini, che arretrano però rispetto alla precedente rilevazione, segnalando una generalizzata riduzione delle spese considerate strettamente necessarie. Interessante poi rimarcare come l’attenzione alla salute concentri sì una fetta consistente di risorse, giustificando spese ritenute forse meno sacrificabili di altre  – tra le poche voci in crescita sul 2022 spiccano ad esempio strumenti per provare la pressione, il ritmo cardiaco e device analoghi – ma vada comunque di pari passo con la ricerca, anche attraverso prodotti e servizi dedicati, di una condizione di benessere più ampia, che trascende la sola salute fisica in senso stretto. Circa un quarto del campione destina ad esempio risorse a giornali, libri e spettacoli, mentre prodotti di bellezza e cura del corpo interessano il 24,6% degli intervistati (erano il 28% nel 2022). Ancora contenute, infine, le spese per la domotica (3,7%) e per la mobilità assistita (2,3%), che sembrano per il momento riguardare nicchie molto specifiche della popolazione. Tenuto tuttavia conto dei trend demografici in atto e del crescente desiderio dei Longennial italiani di un invecchiamento quanto più possibile attivo, proprio la domotica e la mobilità sostenibile, insieme a nutraceutica e servizi alla persona, vengono individuate dal Professor Alberto Brambilla e dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali come gli ambiti destinati a espandersi maggiormente in futuro.

Consumi multidimensionali, cui non corrisponde ancora una logica pienamente multicanale nelle modalità di acquisto. Il negozio fisico resta infatti il luogo di riferimento, soprattutto per la gestione ordinaria dei consumi, con il 50,2% del campione che dichiara di fare da solo/a i propri acquisti nei punti vendita tradizionali e il 30% che segnala di farlo di persona ma soprattutto in compagnia di amici o parenti. A fronte di 1,8% che delega la pratica d’acquisto, verosimilmente più per necessità che per scelta, l’online coinvolge “solo” il 18% degli intervistati: una modalità presente ma ancora minoritaria che, più che sostituirlo, sembra affiancarsi al canale fisico, soprattutto nelle fasce anagrafiche meno mature (tra i 50-64enni) e nelle aree del Centro Nord.

In questo senso allora non sorprendono le risposte alla domanda su attività ed esercizi commerciali che, se posti in prossimità della propria casa di abitazione, potrebbero concorrere al miglioramento della qualità della vita: il 45,1% dei Longennial indica in via quasi prioritaria i supermercati, che seguono solo di poco i servizi alla persona, come farmacie, poste, poliambulatori e CAF, indicati invece dal 47,3% del campione. Due ambiti essenziali, che rispondono a bisogni ricorrenti e non rinviabili, ai quali fanno ulteriore seguito alimentari di prossimità (panifici, salumerie, macellerie…), con il 30,6% delle preferenze raccolte, tecnici per la casa, come elettricisti, etc, con il 20,9%, e negozi non alimentari (17,1%). Il quadro complessivo restituisce insomma un’idea molto chiara di “qualità della vita” legata alla prossimità funzionale: benché anche altre attività meno essenziali intercettino l’interesse della platea, andando in parte a smantellare lo stereotipo di una popolazione Silver solo “casa e salute”, ciò che conta principalmente per gli over 50 italiani è la possibilità di accedere in modo facile e immediato a servizi fondamentali per la spesa alimentare, la gestione di incombenze amministrative e il proprio benessere psico-fisico. Anche dalle rilevazioni Istat sulla spesa per consumi delle famiglie italiane nel 2024 emerge, del resto, una più elevata propensione dei Longennial nei confronti consumi di qualità e “sani”, tanto che alcolici e tabacchi risultano meno diffusi rispetto alle fasce più giovani della popolazione. Guardando poi ai dati, si osserva come, subito dopo le spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, che pesano tra gli over 65 circa 864 euro al mese, il 48,2% dell’intera spesa mensile, e a quelle per sanità (dai 103 ai 164 euro circa, a seconda che la persona viva da sola o in coppia, senza figli), i consumi tendano a concentrarsi maggiormente verso prodotti e servizi utili a preservare la propria salute fisica e mentale, attività di svago incluse.

Il ritratto di una platea attiva, costituita non tanto e non solo da soggetti prevalentemente bisognosi di assistenza, ma semmai da persone attente alla cura della propria persona a 360 gradi e dunque anche molto consapevoli delle proprie necessità che, se adeguatamente comprese e assecondate, possono diventare un’opportunità per molte attività produttive e commerciali e, di riflesso, un volano di sviluppo per l’economia dell’intero Paese.


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Mara Guarino

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