«Il furto avvenuto al Museo Regionale di Messina rappresenta una grave ferita per la Sicilia e per l’intera storia dell’arte europea. Tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, firmato da Antonello da Messina nel 1473, e la preziosa Tavoletta bifronte sarebbero state sottratte eludendo i sistemi di sicurezza del museo. Non sono scomparsi soltanto quattro oggetti di eccezionale valore: sono stati sottratti alla collettività frammenti insostituibili della sua memoria». Lo ha dichiarato Francesco Finocchiaro, architetto e Coordinatore regionale di Archeoclub d’Italia Sicilia.
«Antonello appartiene a Messina, alla Sicilia, all’Italia e al patrimonio universale dell’umanità. Le sue opere sono parte dell’identità di una città già duramente segnata, nel corso della storia, da terremoti, distruzioni e dispersioni. Per questo è necessario che le istituzioni e gli organismi competenti operino in piena collaborazione affinché le tavole siano individuate e riportate al più presto nel museo al quale appartengono.
Esprimiamo piena fiducia nell’azione delle istituzioni regionali – ha affermato Finocchiaro – dell’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana e delle forze dell’ordine, chiamati ad affrontare una vicenda tanto delicata. Siamo certi che saranno messe in campo tutte le competenze e le risorse necessarie per sostenere le indagini, favorire il recupero delle opere e garantire una risposta efficace e coordinata».
«Quanto accaduto invita a una riflessione ampia sulla sicurezza dei luoghi della cultura. Anche il clamoroso furto avvenuto al Louvre di Parigi nell’ottobre 2025 ha dimostrato come persino le più prestigiose istituzioni museali possano essere esposte ad azioni rapide e organizzate – ha continuato Francesco Finocchiaro – capaci di superare dispositivi tecnologici e sistemi di sorveglianza. Una vulnerabilità che impone di aggiornare continuamente procedure, strumenti e modelli di prevenzione.
La situazione siciliana richiede un’attenzione particolare. Accanto ai grandi musei esiste un immenso patrimonio diffuso, custodito in piccoli musei, depositi, chiese, biblioteche, archivi, aree archeologiche e collezioni territoriali. Si tratta di una ricchezza straordinaria, disseminata in centinaia di luoghi, spesso fragili e difficili da sorvegliare in maniera continuativa.
La tecnologia rimane indispensabile, ma non può sostituire la presenza delle persone. Occorre investire nei sistemi di sicurezza, nella catalogazione digitale, nella documentazione fotografica, nella tracciabilità delle opere e, soprattutto, nel rafforzamento del personale qualificato. Custodi, tecnici, restauratori, archeologi, storici dell’arte e funzionari costituiscono il primo presidio della tutela».
Di fronte alle attuali carenze di organico, è inoltre possibile costruire forme strutturate di collaborazione con il Terzo settore e con le associazioni culturali maggiormente radicate nei territori. Tale partecipazione non deve sostituire le responsabilità e le competenze delle istituzioni, ma può affiancarle attraverso attività di vigilanza civica, monitoraggio, segnalazione, sensibilizzazione e conoscenza del patrimonio locale.
«È necessario creare una rete stabile tra Regione Siciliana, Ministero della Cultura, musei, soprintendenze, Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, forze dell’ordine, amministrazioni locali, università e associazioni. La sicurezza deve diventare un impegno condiviso e permanente, fondato sulla prevenzione e sulla partecipazione responsabile delle comunità».
Archeoclub d’Italia, con la propria esperienza nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale diffuso, è pronta ad affrontare questa sfida e a collaborare alla costruzione di una rete territoriale di presidio. Le sedi locali e i volontari adeguatamente formati possono contribuire alla conoscenza dei beni, alla ricognizione delle situazioni di fragilità e alla diffusione di una cultura della tutela.
«Resta fondamentale contrastare con determinazione il traffico illecito delle opere d’arte. Spetterà agli investigatori accertare la dinamica e la matrice del furto, verificando anche l’eventuale presenza di intermediari – ha concluso Finocchiaro – ricettatori o committenti. Archeoclub d’Italia confida pienamente nel lavoro dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, della magistratura e di tutte le forze impegnate nelle ricerche.
Le immagini e i dati identificativi delle opere dovranno essere diffusi nelle banche dati e nei circuiti investigativi internazionali, per impedirne la dispersione o l’immissione nel mercato clandestino.
Rivolgiamo un appello diretto a chiunque abbia sottratto le opere, le custodisca o sappia dove siano state nascoste: restituite le tavole di Antonello. Restituitele prima che vengano danneggiate, smembrate o trasferite nei circuiti illegali. Un’opera nascosta in un deposito clandestino o in una collezione privata cessa di essere patrimonio e diventa ostaggio.
In queste ore la Sicilia si riconosce in una richiesta comune. Storici dell’arte, archeologi, intellettuali, istituzioni, rappresentanti politici, associazioni culturali e cittadini chiedono che le opere tornino a Messina e che da questo grave episodio nasca un impegno nuovo e concreto per la sicurezza del patrimonio culturale dell’Isola.
«La tutela non può vivere soltanto nell’emergenza. Deve diventare una responsabilità quotidiana, condivisa e organizzata. Archeoclub d’Italia Sicilia è pronta a mettere a disposizione competenze, presenza territoriale e volontariato qualificato, lavorando in piena sinergia con la Regione Siciliana, l’Assessorato, gli organismi di tutela e le forze dell’ordine.
Le tavole di Antonello devono tornare a Messina e il loro ritorno dovrà segnare l’inizio di una più forte alleanza tra istituzioni e società civile per difendere la memoria della Sicilia».
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roberto
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