scompare se si dimagrisce? Come cambia con la perdita di peso



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In breve: Come cambia la cellulite con il dimagrimento

La cellulite è una condizione strutturale che interessa l’ipoderma, causata dal contrasto meccanico tra la spinta delle cellule adipose e la trazione di bande connettivali rigide chiamate setti fibrosi. Ridurre il peso corporeo permette di rimpicciolire gli adipociti, diminuendo la pressione verso l’alto e migliorando la levigatezza della pelle. Tuttavia, il dimagrimento da solo non modifica l’architettura dei setti connettivali, motivo per cui gli avvallamenti possono parzialmente persistere.

Perché la buccia d’arancia può rimanere?

La persistenza della cellulite dopo la perdita di peso è legata a specifici fattori biologici:

  • Rigidità connettivale: i setti fibrosi sono fatti di collagene e non si allungano quando il grasso diminuisce, continuando a tirare la cute verso l’interno.
  • Lassità della pelle: se la cute ha perso elasticità a causa dell’età o del danno solare, lo svuotamento del grasso può lasciarla rilassata, rendendo i difetti strutturali ancora più evidenti.
  • Genetica e ormoni: la predisposizione familiare e l’azione degli estrogeni condizionano la circolazione e la qualità dei tessuti indipendentemente dal peso.

Le soluzioni complementari più efficaci

Per migliorare in modo significativo la compattezza cutanea è necessario intervenire sulla struttura stessa dei tessuti attraverso un approccio multifattoriale:

  • Allenamento contro sovraccarichi: lo sviluppo del tono muscolare offre un sostegno solido che spinge la pelle verso l’esterno, attenuando le irregolarità.
  • Trattamenti topici e nutrizione: l’applicazione di retinolo stimola la produzione di nuovo collagene ispessendo la pelle, mentre una corretta idratazione e cibi ricchi di antiossidanti supportano il derma.
  • Interventi professionali: nei casi più evidenti, la medicina dermatologica permette di recidere meccanicamente i setti rigidi tramite la subcisione o di rassodare i tessuti superficiali con la radiofrequenza.

Perché la cellulite non se ne va se dimagrisco?

La convinzione che la riduzione del peso corporeo sia la chiave definitiva per cancellare la cellulite è ampiamente diffusa, alimentata dall’idea che un minor quantitativo di tessuto adiposo si traduca automaticamente in una superficie cutanea più omogenea.

Questa aspettativa, tuttavia, si rivela spesso imprecisa alla prova dei fatti. Sebbene il controllo del peso rappresenti un obiettivo primario per la salute generale, la manifestazione della cosiddetta pelle a buccia d’arancia non dipende esclusivamente dalla quantità di grasso accumulato, quanto piuttosto dalla complessa architettura biologica della cute e del tessuto connettivo sottostante.

L’architettura della cellulite: una questione di struttura

Per comprendere la natura della cellulite, è necessario analizzare la conformazione dell’ipoderma, ovvero lo strato di adipe e tessuto connettivo situato immediatamente al di sotto del derma. In questa regione, le cellule adipose, denominate adipociti, sono organizzate in veri e propri lobuli separati da filamenti connettivali rigidi costituiti da collagene, chiamati setti fibrosi.

La funzione di questi setti è quella di ancorare la pelle ai piani muscolari più profondi.

Nelle donne, la disposizione geometrica di queste strutture presenta una peculiarità anatomica: i setti sono orientati prevalentemente in senso verticale, cioè perpendicolare alla superficie della pelle. La comparsa delle irregolarità cutanee avviene proprio a causa di questa struttura:

  • La spinta verso l’alto: quando il volume degli adipociti aumenta, le cellule adipose esercitano una pressione contro la pelle.
  • La trazione verso il basso: contemporaneamente, i setti fibrosi rigidi continuano a trazionare la cute verso l’interno nei loro punti di fissaggio profondi.

Questa tensione opposta genera la tipica irregolarità cutanea caratterizzata da piccoli avvallamenti e rilievi.

La cellulite condizione interessa fino al 90% della popolazione femminile proprio a causa di tale predisposizione anatomica e ormonale. Al contrario, nei soggetti di sesso maschile i setti connettivali tendono a incrociarsi secondo uno schema diagonale o a intreccio, una configurazione che trattiene il tessuto adiposo in modo molto più efficace, impedendone la protrusione visibile in superficie.

Cosa succede alla cellulite quando si perde peso

Il processo di dimagrimento influisce in modo diretto sul volume complessivo del grasso stoccato all’interno degli adipociti, determinandone lo svuotamento e il conseguente rimpicciolimento. Di conseguenza, la pressione meccanica che le cellule adipose esercitano verso l’esterno diminuisce in modo significativo.

Questo allentamento della spinta verticale attenua il contrasto tra le zone sollevate dall’adipe e i punti di ancoraggio trattenuti dai setti, portando frequentemente a un visibile miglioramento della compattezza e a una riduzione della profondità degli avvallamenti.

L’entità di questo miglioramento estetico è strettamente correlata al profilo di partenza del soggetto e alla localizzazione del tessuto rimosso. Le persone che presentano un indice di massa corporea iniziale più elevato e che ottengono una riduzione marcata del grasso localizzato nelle aree tipiche, come cosce, glutei e addome, riferiscono solitamente i risultati più evidenti in termini di levigatezza cutanea.

Va tuttavia ribadito che il calo ponderale agisce esclusivamente sulla componente volumetrica e non possiede la capacità di modificare o riorganizzare la struttura profonda dei setti fibrosi. L’intervento terapeutico o comportamentale legato alla sola alimentazione si traduce quindi in una riduzione della visibilità del disturbo, ma non nella sua completa risoluzione anatomica.

Perché la cellulite può persistere dopo aver perso peso

La persistenza della buccia d’arancia anche dopo una perdita di peso significativa è legata a precisi vincoli biologici che non possono essere modificati attraverso il deficit calorico o l’attività fisica generale:

  • Rigidità dei setti fibrosi: le fibre di collagene mantengono la loro rigidità intrinseca. Non si allungano né si ammorbidiscono in risposta al restringimento degli adipociti circostanti, continuando a esercitare la medesima trazione verso l’interno.
  • Elasticità cutanea ridotta: con il passare degli anni o a causa del danno solare, la sintesi di collagene ed elastina rallenta, provocando un progressivo assottigliamento della cute e una perdita di tono. Se la pelle perde plasticità, non si retrae in modo efficace sopra il volume adiposo ridotto, rilassandosi e rendendo ancora più evidenti le aderenze strutturali.
  • Familiarità e attività ormonale: l’azione degli estrogeni e la predisposizione genetica regolano il microcircolo e la distribuzione distrettuale dell’adipe, indipendentemente dal livello di forma fisica raggiunto.

Come favorire la compattezza dei tessuti

Nei casi in cui gli avvallamenti siano causati da risposte cicatriziali o da setti connettivali particolarmente rigidi e accorciati, l’intervento medico-dermatologico mira a modificare fisicamente i punti di tensione. Tecniche ambulatoriali come la subcisione prevedono l’utilizzo di micro-dispositivi inseriti sottopelle per recidere meccanicamente le fibre connettivali tese, liberando la cute dal punto di ancoraggio profondo e ripristinando la planarità della superficie. Parallelamente, l’impiego di tecnologie basate sulla radiofrequenza sfrutta l’energia termica controllata per indurre la contrazione del collagene esistente e stimolare la neocollagenesi, migliorando la compattezza complessiva della zona trattata.


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