«Ha oltrepassato il muro del carcere e quello ancor più invalicabile dell’indifferenza sociale facendo della sua vita un ponte tra la comunità carceraria e il mondo esterno, per restituire dignità, voce e speranza ai reclusi e per accendere conoscenza e umanità nei tantissimi che voltano lo sguardo. Ha ininterrottamente interpellato la politica con le sue appassionate e appassionanti iniziative: spesso ignorata, ma mai arresa». Con questa motivazione, il 30 maggio scorso, è stato assegnato a Ornella Favero il Premio “In difesa della dignità e della speranza dei detenuti Riccardo Polidoro”.
Giornalista e volontaria, Ornella Favero dirige Ristretti Orizzonti dal 1997, la rivista nata nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova e realizzata insieme ai detenuti. Nasce insegnante di russo e, rimasta senza cattedra, diventa bibliotecaria all’istituto Gramsci e qui, nei primi anni Novanta, organizza incontri con scrittori rimasti memorabili: «Non erano presentazioni di libri, ma lezioni, approfondimenti».
Poi arriva l’esperienza del carcere: «Il carcere non mi interessava, ma mia sorella ci insegnava e mi chiese di fare delle lezioni sulla comunicazione. Alcuni dei detenuti presenti mi hanno detto: non ci riconosciamo nel modo in cui i media ci raccontano, molte cose non sono reali, sono una forzatura, perché non ci aiuti a fare qualcosa che dia un’idea diversa del carcere? Ho accolto la sfida con una premessa: io non faccio un “giornalino”, voglio fare un giornale e lavorare sulla qualità. Da un luogo di scarsissima qualità come un carcere, deve uscire un prodotto di qualità».
Sfida vinta. Ristretti Orizzonti racconta il carcere dall’interno con un’attenzione rivolta anche all’esterno ed è diventato un riferimento nazionale. Lo sforzo è importante: non solo un giornale, un sito e una rassegna stampa quotidiana, ma anche incontri e formazione con scuole, giornalisti, operatori e istituzioni. La forza del progetto sta nel metodo: dare voce alle persone detenute e usare l’informazione come strumento di conoscenza, responsabilità e riduzione della distanza tra carcere e società.
«Il centro del mio lavoro è il tavolo: il “tavolo di Ristretti” è il luogo dell’elaborazione, della presa di coscienza, della messa in discussione del proprio passato e lì, intorno a quel tavolo ho costruito l’idea di informazione non urlata, sobria, equilibrata, anche se sembra strano che arrivi dal carcere un esempio di parole ragionate, contenute. Le persone detenute, proprio per la loro esperienza, sanno quanto l’informazione può condizionarti e quanto il modo di comunicare può incidere nella vita delle persone. Intorno al tavolo abbiamo cominciato a ragionare di giustizia riparativa e di vittime quando l’argomento era misconosciuto. Abbiamo incontrato le vittime di reato: non è stato facile ma è stato un atto determinante. Dopo la testimonianza di Olga D’Antona (vedova del giurista Massimo D’Antona assassinato dalle Nuove Br) qualche detenuto mi disse che era la prima volta che vedeva il dolore provocato da un omicidio». Ristretti Orizzonti, infatti, ha la caratteristica di non accettare la routine dei progetti del carcere ma di accogliere sempre nuove sfide, di tentare strade diverse.
È complesso rapportarsi con un mondo in cui il bene e il male confliggono: «Nel mio telefono ci sono più delinquenti che altre persone, li ho seguiti negli anni alla ricerca di un cambiamento. Quando hai vissuto il male è importante ragionare su tutte le conseguenze del gesto criminale perché chi viene travolto non è solo la vittima del reato. Noi facciamo un grande lavoro con i familiari dei detenuti che sono a loro volta vittime. Occorre confrontarsi con il male, non demonizzarlo, ma capirne il perché se vuoi che certi gesti non siano ripetuti. La vita è fatta di cadute, di disastri. Alcuni capiscono ma per altri la tentazione dei soldi in fretta resta forte ma non c’è lieto fine e ti succede di sperimentare la miseria della vita carceraria. Non ci sono scorciatoie e la sfida è non arrendersi di fronte alle cadute».
L’ultima giornata di studi sui “Cattivi ragazzi” ha aperto un ambito di lavoro con gli adulti detenuti che possono rappresentare per i giovani un esempio, raccontando quanto effimera sia quell’esperienza di successo, di soldi, e quanto poi dietro si nasconda il nulla della distruzione, della mancanza di affetti, della miseria della detenzione dove non c’è nulla di eroico. Quindi il lavoro adesso è su questo scambio tra giovani detenuti e detenuti adulti che tolgono quell’aura un po’ eroica che c’è a volte rispetto al male. Alcuni ragazzi della redazione stanno studiando scienza dell’educazione, conoscono benissimo i meccanismi del male e della trasgressione quindi possono avere un approccio diverso con i giovani che ne sono tentati. Il tema dell’educazione e della rieducazione è centrale in carcere e quindi ora cerchiamo di interpretarlo in modo diverso».
Ma qual è la chiave di tutto per Ornella Favero? «Non faccio le cose perché devo farle, le faccio per passione. È importante».
A Favero il riconoscimento delle Camere penali italiane
Il premio “In difesa della dignità e della speranza dei detenuti”, intitolato all’avv. Riccardo Polidoro, storico responsabile dell’Osservatorio Carcere dei penalisti italiani, è stato istituito dall’Unione delle Camere Penali Italiane e viene assegnato alla persona o all’associazione che si è maggiormente distinta in difesa della dignità e della speranza dei detenuti.
Iniziative
Ornella Favero è responsabile del Centro di documentazione Due Palazzi, che con l’associazione Granello di senape, editore di Ristretti Orizzonti, nel 2003 ha vinto il premio nazionale della solidarietà, conferito dalla Fondazione Italiana per il Volontariato.
Nel 2009 con la rivista che dirige ha vinto il premio “Testimone di pace”.
Ogni anno, nella casa di reclusione di Padova, organizza una giornata di studi nazionale su temi legati alla realtà carceraria, e un seminario di formazione per i giornalisti, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Veneto.
Da ottobre 2015 è presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia.
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Andrea Canton
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