L’esame di terza media è anche… meraviglia. Alcuni dei progetti più originali presentati dagli alunni agli esami


“Ci sono esami che si dimenticano dopo pochi minuti. E poi ci sono esami che ti costringono a fermarti e a pensare”.

Inizia così il post che Alfonso D’Ambrosio, esperto di robotica educativa, coding, mondi virtuali, making lab e videogiochi educativi, ha pubblicato in questi giorni sulla sua pagina Fb.

Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Lozzo Atesino – che, nel padovano, comprende anche altri due comuni dei colli Eugenei, Cinto Eugeneo e Vò – D’Ambrosio nei giorni scorsi è stato impegnato nelle commissioni d’esame dei ragazzi delle medie.

Quello degli esami è un momento in cui si ribaltano le parti. Per una volta, infatti, chi solitamente sta seduto in cattedra non è chiamato a spiegare e a insegnare, ma ad ascoltare e – non di rado – ad imparare, da chi, per un intero ciclo di studi, ha cercato di comprendere, studiare e di mettere a frutto quanto imparato. Aggiungendoci, spesso, un’idea o un tocco di originalità.

“Oggi, durante gli esami conclusivi del primo ciclo del nostro Istituto comprensivo – scrive D’Ambrosio – mi ha colpito profondamente il percorso di Saverio, 14 anni”.

“Da cinque anni il nostro esame orale è diverso. Abbiamo costituito anche una rete ‘A scuola si cresce insieme’ e si fonda sul Service Learning. I ragazzi partono da una domanda semplice e allo stesso tempo enorme: chi sono io? E poi ne affrontano un’altra, ancora più impegnativa: che cosa lascio di me al territorio?”.

Sulla base di queste due domande, nell’ultimo quadrimestre della terza media – ma in realtà anche attraverso esperienze costruite lungo tutti e tre gli anni di quella che oggi viene chiamata ‘scuola secondaria di primo grado’, i ragazzi osservano il territorio, cercano di intercettarne i bisogni, si pongono domande e si impegnano nel trovare risposte concrete.

“Saverio – racconta D’Ambrosio su Fb – inizialmente aveva un’idea diversa. Voleva contribuire alla riqualificazione delle rotonde del proprio territorio (in provincia di Vicenza). Ha scritto ai sindaci dei Comuni vicini. Nessuna risposta”.

Ma Saverio, di fronte a quel silenzio, non si è dato per vinto. E si è concentrato su quella che da sempre è una sua grande passione: i gatti. 

“Si è accorto che esistono tanti gatti randagi, dimenticati, invisibili agli occhi di molti. E da questa osservazione è nato un progetto che ho definito davanti alla commissione quasi “sacro” nella sua semplicità e nella sua umanità”.

Saverio ha progettato e costruito con le proprie mani delle piccole cucce in legno per i gatti randagi. Per quei gatti, che nessuno vuole e che per molti sono solo un fastidio, ha costruito e offerto una “casa”. 

“Ha studiato le misure – sottolinea D’Ambrosio – calcolato le dimensioni, progettato l’apertura delle porte, riflettuto sui materiali e sulla stabilità delle strutture. Dentro quel lavoro c’erano matematica, tecnologia, problem solving, progettazione e competenze scientifiche. Ma c’era soprattutto cura”.

Anche in questo caso, Saverio ha tentato di condividere con la comunità questo suo progetto, cercando di donare le sue cucce ai Comuni del territorio, chiedendo come poterle collocare in luoghi pubblici, ossia là dove i gatti vivono. Ancora una volta Saverio non ha ottenuto alcuna risposta.

“Forse esistevano problemi burocratici, permessi da richiedere, procedure da seguire – puntualizza D’Ambrosio –. Lo capisco. Chi amministra una comunità, così come chi dirige una scuola, è spesso travolto da mille urgenze. Eppure c’è una cosa che non dovremmo mai dimenticare: quando un ragazzo di quattordici anni bussa alla porta delle istituzioni con un sogno e con un’idea per migliorare il mondo, una risposta la merita sempre”. 

Ancora una volta Saverio non si è arreso.

“Ha cercato un’associazione che si occupa di gatti randagi e ha deciso di donare lì le sue cucce. Ci ha spiegato che ha posizionato telecamere per vedere se i gatti randagi andavano dentro per trovare ristoro. E così è stato!”.

Saverio ha presentato alla commissione le sue cucce. Sia in versione analogica – ossia una delle casette in legno che ha costruito nelle scorse settimane – sia in versione digitale, con una presentazione online. 

“Durante il colloquio – prosegue D’Ambrosio – gli abbiamo chiesto cosa volesse fare da grande. Ci aspettavamo la risposta più immediata: il veterinario. Invece ci ha sorpresi ancora una volta. “Vorrei diventare ingegnere, perché oggi voglio dare risposte ai gatti randagi dimenticati e domani vorrei costruire case efficienti per le persone che ne hanno bisogno”. Ecco. A quattordici anni. In una frase c’era l’amore per gli animali, il desiderio di progettare, la cura per gli ultimi, il senso civico e l’idea che le proprie competenze debbano essere messe al servizio degli altri. Complimenti Saverio! Oggi non hai sostenuto soltanto un esame. Hai dato una lezione di cittadinanza, di perseveranza e di speranza a tutti noi adulti”.

“Fra quarant’anni forse questo ragazzino sarà un ingegnere disilluso – scrive Susina Penelope in uno degli oltre cento commenti aggiunti in calce al post – che combatte contro una burocrazia ipocrita e inutile, come me, ma è così bello vedere la speranza e i sogni che sono stati anche i miei. Buona vita Saverio. Spero che tu abbia il coraggio di fare quello che tanti di noi non sono riusciti a realizzare”.

Di speranza e di sogni, oltre che di uno sguardo attento sulla società, ne possiamo trovare anche in tanti altri progetti che sono stati presentati in questi giorni durante gli esami di terza media. Gironzolando nell’intricata selva di post che popolano i social, se si guarda con attenzione è possibile scoprire delle piccole grandi meraviglie. Come, ad esempio, quelle dei ragazzi dell’istituto omnicomprensivo di Orte, comune di poco più di 9.200 abitanti della provincia di Viterbo. Ai progetti che hanno presentato in occasione degli esami di terza media, i loro professori hanno dedicato diversi post sulla pagina Fb dell’istituto, commentando “L’esame di terza media è anche questo… meraviglia”. 

Ecco che allora Alice, 3B, lancia un messaggio forte contro la violenza sulle donne. Lo fa con un paio di scarpe rosse realizzate con la tecnica dell’origami, un muro di mattoni in cartapesta e un messaggio: “Amare non è possedere”.

Al tema del rispetto dell’altro nei rapporti affettivi è dedicata una gabbia in legno, al centro della quale è stato appeso un cuore. Il tutto accompagnato da una didascalia: “quando l’affetto diventa una gabbia”.

O ancora il lavoro di un altro studente, che si è immaginato cosa ci sia dentro la testa dell’uomo moderno. E così, tra creta, carta e mini-figure, ha dato forma ad un cervello stilizzato, al centro del quale si apre una finestra che mostra uomini e donne intenti a studiare ed esaminare schemi geometrici e grafici economici.

E poi c’è Ludovica, 3B, che nell’epoca dei video fatti col cellulare, dei reel da pubblicare su Ig e su TikTok e dei video realizzati con l’intelligenza artificiale, ha costruito in cartoncino una riproduzione della cinepresa Bauer 88C, con tanto di pellicola. Un salto indietro nel tempo, all’epoca delle 8mm. Quel tipo di cinepresa, infatti, era stata prodotta per la prima volta in Germania, Dalla Eugen Bauer di Stoccarda, attorno al 1953/54. Faceva parte della celebre “Bauer 88”, introdotta per la prima volta sul mercato nel 1953, ed era stata progettata per registrare filmati amatoriali su pellicola da 8mm. 


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 Andrea Canton

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