Come si conserva il pesce per mantenerlo al meglio? Nuove tecnologie di conservazione



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In breve: la scienza del freddo e le nuove frontiere biologiche per un pescato sempre sicuro

La degradazione del pesce fresco inizia subito dopo la cattura a causa di processi enzimatici e batterici che alterano i tessuti. Per bloccare la proliferazione microbiologica e mantenere intatta la qualità nutrizionale, risulta indispensabile applicare corrette metodiche di refrigerazione e conoscere i più recenti sistemi di conservazione ad alta tecnologia.

Cosa devi assolutamente sapere? In sintesi:

  1. Il pesce subisce alterazioni chimiche irreversibili dopo pochi giorni se non mantenuto a zero gradi costanti.
  2. I batteri convertono gli ossidi azotati in composti volatili responsabili del tipico odore sgradevole.
  3. L’accumulo di istamina nei tessuti del pescato non fresco può scatenare pericolose reazioni pseudoallergiche nei consumatori.
  4. Oltre alle tecniche tradizionali come salatura e surgelazione, la scienza introduce oggi confezionamenti attivi e alte pressioni.

I processi biochimici della degradazione del pescato

Dall’istante esatto della cattura sino al momento del consumo alimentare, i prodotti ittici freschi richiedono un regime di refrigerazione ininterrotto. Una corretta conservazione nel ghiaccio alla temperatura costante di 0 °C preserva l’integrità della composizione tessutale per un arco di tempo compreso tra i 4 e i 7 giorni. Superata la soglia dei 7-10 giorni, si innescano le prime significative alterazioni strutturali. Tale fenomeno accelera qualora la temperatura superi lo zero termico o subisca oscillazioni marcate, dinamica frequente durante l’esposizione sui banchi dei mercati rionali.

Dal punto di vista biochimico, l’azione congiunta degli enzimi batterici e di quelli intrinseci della massa muscolare avvia la trasformazione dell’ossido di trietilamina in trimetilamina, evolvendo successivamente in dimetilamina. Il progredire di questa reazione irreversibile conduce alla sintesi di monoetilamina e formaldeide, molecole responsabili del caratteristico sentore di alterazione, a cui si associa la liberazione di acido sulfidrico, gas che contribuisce alla formazione di un aroma nauseabondo. Parallelamente, si assiste alla genesi di insidiose amine biogene: istamina, triptamina, cadaverina, putrescina e tiramina.

Un focus particolare va riservato all’istamina, composto già presente in quantitativi discreti nel prodotto fresco. L’incremento della sua concentrazione dovuto a una cattiva gestione termica è in grado di originare severe reazioni pseudoallergiche nei soggetti ipersensibili. Il quadro sintomatologico si manifesta attraverso la comparsa di eritemi cutanei, nausea e dolori addominali, ricalcando i meccanismi biologici che regolano la predisposizione soggettiva all’ingestione delle fragole.

La minaccia microbiologica e l’indice di deperibilità

Accanto alle modificazioni di natura chimica, la stabilità del pesce viene inficiata da severe contaminazioni microbiologiche. Tra i principali agenti batterici responsabili del deterioramento spiccano i generi Pseudomonas, Moraxellae Flavobacterium-Cytophaga. L’estrema vulnerabilità del pesce e dei prodotti della pesca, inclusi molluschi e crostacei, deriva da precisi fattori intrinseci: l’elevato apporto di acidi grassi polinsaturi (PUFA), l’alta concentrazione di amminoacidi liberi, la presenza di gruppi azotati e la ricchezza di enzimi proteolitici endogeni.

In assenza di protocolli di conservazione idonei, la carica microbica naturale, l’eventuale presenza virale nei molluschi bivalvi e i parassiti diffusi nelle diverse specie ittiche tendono ad aumentare in modo esponenziale. Tale proliferazione incrementa la probabilità di insorgenza di parassitosi, intossicazioni, infezioni e tossinfezioni alimentari, rendendo la gestione termica un imperativo non solo economico, finalizzato alla riduzione degli sprechi, ma soprattutto igienico e sanitario.

Metodi di conservazione basati sulle basse temperature

Le strategie per estendere la vita commerciale del pescato spaziano dai sistemi tradizionali alle moderne applicazioni tecnologiche.

  • Refrigerazione classica e a bordo: le procedure attuate sui pescherecci prevedono l’immediata ghiacciatura tramite copertura con ghiaccio tritato, oppure l’eviscerazione seguita da lavaggio con acqua marina e stoccaggio a -2 °C per congelare le sole porzioni superficiali. Questa gestione consente il mantenimento del prodotto per circa 14 giorni complessivi. In ambito domestico o ristorativo, la tecnica impone la rimozione dal contenitore originario, il lavaggio, l’eventuale rimozione dei visceri, un secondo lavaggio e il posizionamento in bacinelle di polietilene dotate di griglie forate per il drenaggio dei liquidi, sotto una copertura di ghiaccio a 0 °C. Il potenziale di conservazione casalinga si limita in questo caso a 2-3 giorni.
  • Tecnica del superchilling: questa metodologia avanzata prevede l’abbassamento termico del pesce fino a valori compresi tra -1 °C e -2 °C, intercettando il punto di congelamento iniziale dei tessuti senza causare una solidificazione completa. Il sistema permette di raddoppiare la durata di conservazione rispetto alla refrigerazione tradizionale, inibendo lo sviluppo di ceppi batterici alteranti come Pseudomonas.
  • Congelazione lenta: il processo abbassa la temperatura dell’alimento sino a -20 °C o -30 °C. A causa della gradualità del raffreddamento, le molecole d’acqua si aggregano in macrocristalli di ghiaccio. Riservata prevalentemente a pesci di grandi dimensioni, si realizza mediante celle frigorifere industriali che raggiungono i -50 °C o -60 °C, oppure attraverso tunnel congelanti ad azoto liquido a -60 °C. Lo stoccaggio domestico si affida ai comuni congelatori verticali o a pozzetto.
  • Surgelazione rapida: questa metodica impone un abbattimento termico estremamente veloce, impedendo lo sviluppo di macrocristalli a favore di microcristalli di ghiaccio. Durante la fase di scongelamento si riducono al minimo la rottura delle membrane cellulari e la conseguente perdita di liquidi organici. Il processo si avvale di flussi d’aria forzata a -40 °C, con l’obbligo di raggiungere i -18 °C al cuore del prodotto entro 4 ore. L’operazione è concessa unicamente a strutture autorizzate dalla USSL, e il trasporto deve garantire il rispetto rigoroso della catena del freddo a temperature non superiori a -18 °C.

Tecniche di conservazione tradizionali, chimiche e fisiche

Al di là dell’impiego del freddo negativo, la tradizione e l’industria alimentare sfruttano principi chimico-fisici consolidati per stabilizzare la matrice ittica.

  • Inscatolamento: la tecnica si rivela ideale per specie di piccola taglia come sardine e acciughe, ma trova applicazione anche per sgombro, salmone, tonno e molluschi quali cozze e vongole. Il pesce fresco, debitamente pulito e lavato in salamoia, viene porzionato e inserito in contenitori metallici, coperto dal liquido di governo o da olio e mantenuto a +70 °C. Successivamente si procede alla sigillatura del coperchio, a una rapida sterilizzazione a 120 °C e a un repentino raffreddamento. La gestione domestica deve attenersi alle indicazioni riportate in etichetta.
  • Affumicamento: tipica delle regioni del nord Europa, la metodica prevede l’esposizione di filetti o piccoli pesci interi al fumo derivante dalla combustione di legni scelti come betulla, pero, castagno o quercia. I prodotti, previo lavaggio e pulizia, sostano in camere sature di fumo per tempi variabili. Il trattamento esercita un’azione aromatizzante e disidratante, incrementando la frazione di idrocarburi aromatici policiclici che favoriscono la conservazione. Trova ampio impiego nella preparazione di trote, salmoni, aringhe e anguille.
  • Salatura a secco: sfrutta l’elevato potere osmotico del cloruro di sodio grosso sui tessuti muscolari, riducendo l’umidità residua a una quota non superiore al 40%. Applicata principalmente a merluzzo, aringa e acciuga, richiede l’eviscerazione, il lavaggio e la sfilettatura immediata, sia a bordo sia a terra. Il processo esige monitoraggi costanti per eliminare i liquidi secreti e rinnovare lo strato di sale protettivo.
  • Salatura in umido: consiste nell’immersione del pescato all’interno di recipienti ceramici colmi di una soluzione acquosa di cloruro di sodio con concentrazione compresa tra il 15% e il 30%. Dopo un periodo di stoccaggio di alcuni giorni, il trattamento si conclude con un processo di essiccazione volto al raggiungimento del 40% di umidità complessiva.
  • Essiccazione: metodica storica diffusa nei paesi nordici, storicamente applicata al merluzzo per l’ottenimento dello stoccafisso. Il pesce viene privato delle viscere, lavato, diliscato e appeso a strutture esposte al sole per diversi mesi fino al raggiungimento di una consistenza coriacea. A livello industriale si impiegano flussi controllati di aria calda per 2-3 mesi, riducendo l’umidità interna fino al 14%. Prima della cottura, il tessuto deve subire una battitura meccanica con martelli di legno o rulli compressori, seguita da una reidratazione in acqua corrente per 2-3 giorni.

Confezionamenti intelligenti e trattamenti ad alta pressione

La moderna ricerca nel campo del confezionamento e delle tecnologie alimentari ha introdotto soluzioni capaci di contrastare i limiti biologici dei trattamenti termici convenzionali.


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