Donnellan a Verona. Due gentiluomini ma non troppo


In apertura dell’Estate Teatrale Veronese, Declan Donnellan per Cheek by Jowk dirige il testo giovanile di William Shakespeare: I due gentiluomini di Verona, con la Compañía Nacional de Teatro Clásico di Madrid. Recensione

Foto Javier Naval

Verona d’estate, in questa estate, è un forno acceso a cento gradi, ma ciò non impedisce alla torma di turisti di raggiungere i luoghi segnalati dalla loro Lonely Planet: il balcone o la tomba di Giulietta e la casa di Romeo, due personaggi shakespeariani che fanno di Verona praticamente Topolinia: è questo a fare, di una città, un teatro. A ciò si aggiunge poi anche il monumento più famoso: l’Arena che occupa gran parte di Piazza Bra, teatro di rappresentazioni liriche, il cui fitto calendario fa sì che le scenografie dell’una o l’altra opera alternata occupino tutto lo spazio circostante l’anfiteatro, transennato da alte impalcature e usato da magazzino a cielo aperto. E la piazza? Beh, la piazza è quella che resta sotto le scenografie. Questa è la Verona d’estate, vittima del caldo e della propria stessa fama. Eppure, in questo paesaggio di overtourism e turbo-eventi culturali, anche quest’anno si prende il proprio spazio l’Estate Teatrale Veronese, all’edizione numero 78 con un rinnovamento nella direzione artistica, affidata a Fabrizio Arcuri, perché potesse portare la città di nuovo al centro del dibattito culturale, nazionale e internazionale, con l’offerta artistica ma soprattutto con la capacità, mai scontata e anzi piuttosto rara e determinante, di mettere in connessione la rete di realtà locali e il panorama nazionale.

Foto Javier Naval

(H)Earth of Glass, questo il nome scelto per l’edizione corrente, è dunque un richiamo di attenzione alla fragilità, intesa in un senso ampio di vulnerabilità che sia del pianeta o dell’umanità, nella dimensione esteriore dei conflitti contemporanei, ma anche in quella interiore che non vive minori attriti. Il luogo principale per gli spettacoli del festival è, ancora una volta, il Teatro Romano, ossia una rovina antica che rinnova la propria ragion d’essere per la fruizione contemporanea della scena (ma attenzione, avviso ai naviganti: non portatevi bottigliette d’acqua perché, nonostante i 40 gradi, a causa delle ferree disposizioni sui luoghi archeologici, gli zelanti controlli non ve le faranno entrare; più facile far entrare un fucile e un cappello da vichingo a Capitol Hill); tuttavia, all’interno del festival, agli spettacoli teatrali si affiancano grandi eventi di musica dal vivo o incontri con eminenti personaggi del mondo culturale, dunque un programma piuttosto variegato cui si aggiungono tutti gli spettacoli di Urban Orbit, festival di teatro urbano che arricchisce l’esperienza, con l’obiettivo, nell’idea di Arcuri, di tenere insieme una pluralità di linguaggi e di forme d’arte, perché il pubblico possa transitare dall’una all’altra con una precisa indicazione di interconnessione artistica.

Foto Javier Naval

Ma questa Verona del presente fa da sfondo magnifico per quella Verona del passato, non tanto quella posticcia del turismo, ma la città in cui Shakespeare ha scelto di ambientare non solo una delle sue opere più famose, ma anche un’altra commedia di poco precedente – si direbbe giovanile – che forse l’ha ispirata: I due gentiluomini di Verona, scritta si pensa attorno al 1590 e portata oggi sulla scena dalla nota compagnia Cheek by Jowl, con la regia di Declan Donnellan e la scene firmate da Nick Ormerod, prodotta per la Compañía Nacional de Teatro Clásico di Madrid con il titolo originale Los dos hidalgos de Verona e pertanto interamente in lingua spagnola. La storia è quella di due amici veronesi, Proteo e Valentino, che pur molto uniti sembrano avere diversi obiettivi per il proprio futuro, almeno a prima vista: l’uno che rifugge l’affermazione professionale e il viaggio, solo avvinto all’amore dalla sua amante Giulia, l’altro invece in partenza per la corte di un influente personaggio di Milano in cerca, si dirà, dell’onore. Ma le cose, naturalmente, cambieranno: Proteo dovrà viaggiare, raggiungere l’amico per decisione paterna, ma in quella corte troverà l’amico innamorato di una donna, Silvia, la cui bellezza farà cadere anche lui vittima del proprio sentimento, al punto di ordire bieche trame entro cui rinnegare l’antica amicizia e l’altro amore per Giulia.

Foto Javier Naval

La messa in scena ideata dal regista Leone d’Oro 2016 si situa in un palcoscenico che riduce le dimensioni del teatro antico, di cui si vede l’intero scheletro e alle cui spalle è posto un fondale inscritto, a sua volta, nel fondale naturale dato dal fiume Adige e dalle luci della città; non sono previsti o quasi oggetti di scena, nessun elemento distingue se non nominalmente le vicende nelle due città, mentre i costumi di attori e attrici ricercano un’estetica più contemporanea rispetto alla datazione dell’opera. Dunque un’idea di messa in scena del tutto essenziale, quella del regista britannico, che non si segnala per grandi trovate e sceglie unicamente la pulizia stilistica di interpreti ispirati per dare efficacia agli snodi della commedia, rinunciando alla ricerca di significanti ulteriori (nei crediti si segnalano le scene appunto di Ormerod, ma non è che sembri poi così determinante).

Foto Javier Naval

Questo testo consacra per Shakespeare, già in età giovanile, la parola poetica come stimolo sensibile, capace di suscitare le più acute profondità emozionali, ma al contempo è un’opera che innesca anche una certa dinamica tra maschile e femminile, come sarà poi per gli Ateniesi del Sogno di una notte di mezza estate, che Donnellan cerca di interpretare con acume: le due donne, pur vivendo in luoghi differenti per lunga parte dell’opera, risultano spesso compresenti, come l’una sostenesse l’altra soltanto con la muta presenza quasi fantasmica, mentre i due uomini rispettano più esplicitamente la distinzione spaziale. Forse proprio in conseguenza di questa separazione, la regia di Donnellan non indugia nel mettere in luce un comportamento talvolta cameratesco dei due amici, dando più volte voce alla dissonanza delle due donne che mal approvano, ma allo stesso tempo, in chiusura di quest’opera che mette in luce i tormenti che regolano il rapporto tra amore e lealtà, tra desiderio e fedeltà, emerge anche una nota un po’ stonata, quando la virtù di Valentino sarà approvata dal padre di Silvia soltanto dopo che avrà mostrato aggressività e machismo nei confronti del rivale Turio, al quale di contro verrà imputata la viltà di non aver combattuto per dare seguito al suo desiderio di prendere la ragazza come sposa. Beh, poi alla fine vivranno tutti felici e contenti. E tutte. Forse.

Simone Nebbia

Estate Teatrale Veronese – Verona, giugno 2026

LOS DOS HIDALGOS DE VERONA | I DUE GENTILUOMINI DI VERONA
di William Shakespeare
regia di Declan Donnellan
adattamento teatrale di Declan Donnellan e Nick Ormerod
con Jorge Basanta, Prince Ezeanyim, Alberto Gómez Taboada, Rebeca Matellán,
Manuel Moya, Alfredo Noval, Carmen Mayordomo, Antonio Prieto, Irene Serrano
traduzione e consulenza drammaturgica di Josete Corral
scenografie e costumi di Nick Ormerod
luci di Ganecha Gil
video design di Celeste Carrasco
sound design di Sandra Vicente e Kevin Dornan
musiche di Marc Álvarez
coreografie di Amaya Galeote
produzione esecutiva di Elisa Fernández
assistente alla regia Josete Corral
produzione CNTC (Compañía Nacional de Teatro Clásico), LAZONA, Cheek by Jowl
Interpretato in lingua spagnola con sovratitoli in italiano e inglese


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 Simone Nebbia

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