Se fosse una conquista felice l’allungamento dell’età media di vita, perché badanti e strutture specialistiche non bastano mai, al punto di doverli importare dai paesi fuori confini? In chiaro, se alla terza età, si è aggiunta la quarta, se Putin ha spesso mormorato di avere fiducia nell’immortalità, ovvero nella riuscita della sperimentazione scientifica in grado di sconfiggere la morte, perché l’infelicità silenziosa dei vecchi, diversamente giovani, quindi eufemisticamente catalogati anziani, di cui sono piene le cosiddette residenze sanitarie assistite?
Ecco, alla base delle due rappresentazioni stanno i due corni del dilemma, per i vecchi più abbienti riuscire a mantenersi in casa propria, grazie al soccorso di badanti, collaboratori domestici e financo cuochi; per i più sventurati si apre unicamente la porta degli ospizi. Sì, certo, nelle fasce intermedie agisce l’effetto della vecchia casa di riposo trasformata nella dizione in residenza sanitaria assistista. Ma si parla pur sempre della più crudele, triste e disumana delle condanne, quella di andare a crepare in un ostello all’uopo attrezzato per accogliere uomini e donne giunti all’ultimo miglio del percorso.
Ora se questa fosse la civiltà da noi voluta e costruita, riconosciamolo francamente, abbiamo fallito.
Sicuramente influisce quel protrarsi della vita mancante dei presupposti intanto di autosufficienza sul piano fisiologico individuale, giacché si arriva impreparati al prolungarsi dell’esistenza. Nel senso, mancano le indicazioni di massa per affrontare le insidie della quarta età. Nel frattempo, l’assetto sociale è inadeguato a fornire l’assistenza indispensabile al crescere della longevità.
Nella disperazione collettiva, quanto non individuale, l’inoperosità, anzi l’inadeguatezza dello stato, la politica sembra non accorgersene, induce il pessimismo più becero, all’incirca riscontrabile nelle due posizioni alternative di augurarsi di nonoltrepassare i limiti della terza età oppure se si sconfinasse, di supplicare i discendenti di non rottamare le carcasse dei vecchi mandandoli all’ospizio.
Insomma, per primo al governo, al ministro della salute, a chiunque dei politici seduti in parlamento, ai partiti tutti, non passa per la testa di riformare l’attuale assetto dello stato sociale, per cui i vecchi vanno assistiti in casa propria?
D’accordo, costerà, verisimilmente alcune centinaia di milionimantenere gli anziani nelle loro abitazioni, ma sicuramente meno di finanziare con l’acquisto delle armi l’America di Trump.
Ancora, per dare un contributo sul piano delle idee, quando ci si lamenta in ambienti di affermata militanza culturale del nichilismo ormai divenuto l’ideologia del popolo, al riguardo la Chiesa dovrebbe interrogarsi sulla propria dottrina sociale, ci si ponga il quesito se lo stato deve continuare a guardare la decadenza della società postmoderna o deve intervenire con decisione a fermarne la deriva. Da cosa, se non dallo scetticismo discende l’idea secondo la quale con il decadere delle funzioni fisiche, lo stato dovrebbe consentire all’individuo in piena lucidità di fruire delservizio di suicidio assistito? Per dirla in chiaro se io, vecchio ultraottantenne sono un peso per lo stato, la società, financo per i miei più stretti congiunti, Istituto nazionale della previdenza sociale compreso, il quale si augura il mio pronto decesso per non pagare più la pensione, con quali mezzi dovrei resistere? Datemi un veleno e, al limite, provvedo da me!
Non ci fosse la Chiesa nel mondo, in frangenti come questi, quando la vita di ciascun uomo vale meno del classico sacco nero della monnezza, i potenti del pianeta avrebbero ripulito l’orbeterracqueo, riesumando Filippo Tommaso Marinetti, applicando alla realtà lo slogan, la guerra sola igiene del mondo. E, inveceno, giacché tra papi rompiscatole, Francesco, Leone XIV, cardinali con capacità di elaborazione e influenza tra i fedeli e non, il segretario di stato Vaticano, Pietro Parolin, il presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi, il patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e buon ultimo, monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, è stato affermato e difeso con autorevolezza, il pieno rispetto della sacralità della vita, anche nell’ipotesi di perdita della capacità di decidere del soggetto, spettando ai famigliari la scelta, e optando per la prosecuzione di essa, sarebbe vieppiù obbligo dello stato fornire a domicilio, in denaro e in servizi, l’assistenza indispensabile al mantenimento in vita dell’infermo.
A essere, dunque, conseguenti l’Italia ha urgenza di rivedere i parametri dello stato sociale. Per intenderci, in questo momento nella nostra terra sono complessivamente circa 14 milioni gli individui proiettati verso attese di vita da dieci a venti anni oltre la terza età.
Per chiarezza, seppure si tratta di dati orientativi, la terza età inizia a 65 anni per concludersi intorno ai 75. Ecco, oltre questa soglia sono proiettati quasi 15 milioni di individui, destinati ad aumentare progressivamente con il trascorrere degli anni.
Si è dinnanzi a l’emergenza sociale per antonomasia, altrimenti descrivibile con l’inverno demografico, rispetto alla quale già a intervenire oggi, è tardi. Ad aspettare ancora si precipiterà la nazione nella babele economica e sociale.
Chiunque, al riguardo, avesse dubbi, vada pure a sincerarsi visitando i luoghi di tribolazioni, dove donne e uomini in etàavanzata attendono immoti, il tempo diventato carnefice, la fine dei propri giorni sulla terra. Per sgradevole possa essere discuterne, ma sicuramente utile alla comunità nazionaleaffrontare l’argomento, in quelle oggi definite residenze sanitarie assistite si consuma uno delle maggiori simonie, intesa come compravendita, anziché di beni sacri, della vita umana. In cambio di una cifra pari alla pensione media, questi ospizi si occupano del vecchio, dove lo metto?, di cui i parenti più prossimi vogliono disfarsi. Sia chiaro l’elemento di scambio sta esattamente, a seconda delle regioni, quindi della ricchezza circolante, nella cifra indicata della pensione media con aggiunte, a secondo dei servizi prestati, stanze singole, doppie, bagno in camera e via di seguito, anche con riferimento ai pasti e, se del caso all’eventuale intrattenimento per le dimore di lusso. Naturalmente si tratta ormai di un settore dell’attività economica della nazione, consolidato. Per smontarlo, per dare ai vecchi il loro diritto di morire nella propria casa, in seno alla propria comunità, in mezzo agli affetti, bisognerà avere il coraggio e sopportarne l’impatto per cambiare radicalmente l’approccio. Trovando anche il finanziamento tra le pieghe del bilancio dello stato per supportare la scelta. Magari, negando qualche centinaio di milioni al finanziamento delle guerre per stornarlo in favore del diritto alla vita degli anziani, in un’Italia sempre più sensibile ai populismi di accatto, questo segmento riguarda quasi un quarto della popolazione nazionale.
Foto Jose Antonio Gallego Vazquez su Unsplash
Potrebbero interessarti anche questi articoli
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Angelo Mattone
Source link


