Accarezzare il cane o il gatto per calmarsi: perché a volte può avere l'effetto opposto



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Cosa dicono gli studi sull’accarezzare gli animali: umore su, stress… non sempre giù

Diversi studi scientifici hanno analizzato l’impatto della convivenza con un animale da compagnia sul benessere psicologico. Alcuni risultati sono ormai consolidati: vivere con un cane o un gatto è associato a più emozioni positive e, nel lungo periodo, a benefici sulla salute generale, come un possibile minor rischio cardiovascolare.

Uno studio recente pubblicato su rivista psicologica ha però messo alla prova un’idea molto diffusa: “se sono stressato, basta coccolare il mio animale e lo stress si scioglie”. Un gruppo di 188 proprietari è stato seguito per alcuni giorni tramite un’app che li invitava più volte al giorno a indicare:

  • come si sentivano emotivamente in quel momento
  • se in quello stesso momento stavano interagendo con il proprio cane o gatto

Analizzando le risposte è emerso che:

  • la presenza dell’animale aumenta la quota di emozioni positive, come affetto, serenità, senso di compagnia
  • i livelli di stress percepito legato a problemi esterni (lavoro, famiglia, soldi, traffico) non si abbassano automaticamente dopo il contatto con il pet
  • per alcuni proprietari di gatti, subito dopo le coccole lo stress riferito risultava addirittura più alto di prima

Questo non significa che “cani e gatti fanno male allo stress”, ma che non funzionano come interruttori emotivi. Le tensioni della giornata non scompaiono solo perché li si accarezza; in più, certi tipi di interazione, specialmente con i felini, possono richiedere un coinvolgimento emotivo che, se si è già al limite, viene vissuto come ulteriore fatica.

Cani e gatti: perché reagiamo in modo diverso con loro

Non tutti i proprietari cercano le stesse cose dal proprio animale e non tutti gli animali offrono lo stesso tipo di “supporto”. Alcune differenze emerse dagli studi e dall’esperienza quotidiana aiutano a capire.

Il cane: stimolo, movimento, contatto

In molti casi il cane viene percepito come più “semplice” da leggere e da coinvolgere. Alcuni aspetti chiave:

  • Invita all’azione: richiede passeggiate, gioco, uscite all’aria aperta. Questo obbligo positivo porta a muoversi, cambiare ambiente, staccarsi dai pensieri. Il movimento regolare favorisce la riduzione dello stress cronico, anche se sul momento la tensione non sparisce con un singolo giro al parco.
  • Cerca spesso la vicinanza fisica: molti cani si avvicinano, si appoggiano, seguono il proprietario per casa. Questo contatto continuativo può aumentare la percezione di sostegno sociale e ridurre la sensazione di solitudine.
  • Risponde chiaramente: scodinzola, gioca, si mostra felice quando il proprietario interagisce. Questa reattività dà a chi è stressato un feedback immediato e rassicurante: “lo sto rendendo felice”.

Non è però tutto rose e fiori. Un cane può essere lui stesso fonte di stress transitorio in molte situazioni quotidiane: rumori forti, ospiti in casa, viaggi, visite veterinarie. In questi frangenti compaiono:

  • pianto insistente, guaiti, abbai continui
  • agitazione motoria (cammina avanti e indietro, ansima, non trova pace)
  • richiesta eccessiva di attenzioni, difficoltà a calmarsi
  • in alcuni casi aggressività o tentativi di fuga

In presenza di un cane molto agitato, un proprietario già teso può sentirsi ancora più sopraffatto. Il rischio è credere di “usare” il cane come calmante, mentre in realtà si sta gestendo anche il suo disagio.

Il gatto: vicinanza silenziosa… ma non sempre rilassante

Il gatto offre un tipo di relazione spesso più sfumato. Molti proprietari raccontano che la sola presenza del micio che dorme nelle vicinanze, o le fusa sul letto, li aiuta a sentirsi più calmi. Alcuni studi collegano:

  • convivenza pluriennale con un gatto a un possibile minor rischio di problemi cardiaci
  • esposizione precoce (nei primi anni di vita) a cani e gatti a una minor probabilità di sviluppare alcune allergie

Per le persone molto emotive, il gatto può rappresentare una forma di supporto discreto: c’è, osserva, cerca il contatto quando lo decide, non chiede di uscire sotto la pioggia. Tuttavia, non è un peluche terapeutico. In condizioni di stress del proprietario, possono emergere alcune criticità:

  • il gatto non sempre ha voglia di essere toccato: se viene forzato, può irrigidirsi, graffiare o allontanarsi, e questo può far sentire il proprietario ancora peggio
  • alcuni gatti, quando l’ambiente è più caotico o il clima emotivo è teso, si nascondono o evitano il contatto: proprio il contrario di ciò che ci si aspetta da un “antistress”

Molti felini sono particolarmente sensibili a:

  • visite veterinarie (per molti, la principale fonte di agitazione)
  • ingresso di persone estranee in casa, feste, rumori inusuali
  • cambi di routine, viaggi, trasportini e spostamenti

Lo stress nei gatti spesso si manifesta con comportamenti poco appariscenti ma molto significativi:

  • tendenza a sparire e restare nascosti a lungo
  • eliminazioni fuori dalla lettiera
  • riduzione dell’appetito
  • aumento dei graffi sugli arredi o irritabilità

In questo contesto, un proprietario che si avvicina al gatto in cerca di conforto può trovarsi di fronte un animale già teso, che ha bisogno di essere protetto piuttosto che “usato” per calmarsi.

Quando lo stress è del pet: segnali da non ignorare

Per far sì che il rapporto con l’animale sia davvero di aiuto, è fondamentale riconoscere quando è cane o gatto ad essere stressato. In caso contrario si rischia di aggiungere pressione a un animale già in difficoltà.

Nei cani: dal pianto alla richiesta continua di contatto

In situazioni come temporali, fuochi d’artificio, viaggi o folle in casa, molti cani mostrano:

  • vocalizzazioni insistenti (pianto, guaiti, ululati, abbai)
  • ansimare, tremori, irrequietezza continua
  • ricerca esasperata del proprietario, volta a stare addosso o in braccio
  • rifiuto del gioco o, al contrario, richiesta ossessiva di giocare
  • in alcuni casi isolamento o aggressività

Per aiutare realmente il cane:

  • non forzare il contatto fisico se appare irrigidito o scappa
  • offrire un posto tranquillo e protetto in casa dove possa rifugiarsi
  • parlare con tono calmo, evitare di reagire in modo ansioso o arrabbiato
  • valutare, con medico veterinario o esperto in comportamento, l’uso di strumenti come feromoni o percorsi di desensibilizzazione per rumori e situazioni stressanti

Nei gatti: il primo segnale è spesso la sparizione

Nei gatti lo stress acuto o ricorrente è ancora più facile da sottovalutare. Alcuni segnali tipici:

  • si nasconde per periodi prolungati e rende difficile farsi trovare
  • smette di giocare con le persone di riferimento
  • cambia abitudini di sonno, non dorme più vicino al proprietario
  • riduce o aumenta in modo eccessivo la richiesta di coccole
  • urina fuori dalla lettiera o in punti strategici della casa
  • appare più irritabile, graffia oggetti e persone con maggiore frequenza

In questi casi è essenziale:

  • garantirgli zone di rifugio in alto o nascondigli sicuri
  • non obbligarlo al contatto: lasciare che sia lui a decidere quando avvicinarsi
  • mantenere una routine prevedibile per pasti, gioco, pulizia della lettiera
  • considerare feromoni ambientali specifici e un confronto con il veterinario se i comportamenti persistono o peggiorano

Come usare davvero il legame con il pet per stare meglio (senza sovraccaricarlo)

Se cane e gatto non sono “pillole antistress” istantanee, il loro ruolo nel benessere emotivo umano resta comunque prezioso. Il segreto è non delegare a loro la gestione dello stress, ma integrarli in uno stile di vita più equilibrato.

Alcune strategie concrete:

  • Routine condivise: orari regolari per pasti, uscite, gioco aiutano l’animale a sentirsi sicuro e danno al proprietario punti fermi durante la giornata.
  • Attività appropriate all’animale:
  • con il cane: passeggiate in luoghi tranquilli, annusate guidate, giochi di ricerca olfattiva; queste attività abbassano la tensione di entrambi senza richiedere continue interazioni eccitanti
  • con il gatto: brevi sessioni di gioco quotidiano con bacchette e topini, arricchimento ambientale con tiragraffi, mensole e nascondigli, momenti di contatto scelti dal micio
  • Rispetto dei “no” dell’animale: se si allontana, si irrigidisce o si nasconde, interrompere subito l’interazione. Rispettare i suoi segnali è fondamentale per una relazione sana e riduce anche il senso di frustrazione nel proprietario.
  • Separare i piani: quando lo stress deriva da problemi importanti (lavorativi, sanitari, economici), il supporto del pet può affiancare, ma non sostituire, strumenti strutturati come psicoterapia, tecniche di rilassamento, attività fisica, rete sociale umana.
  • Preparazione agli eventi prevedibili: visite veterinarie, viaggi, feste in casa o periodi con lavori rumorosi andrebbero organizzati in anticipo con l’aiuto del veterinario o di un esperto in comportamento, per ridurre al minimo la quota di stress per l’animale.

In questa prospettiva il cane o il gatto non sono valvole di sfogo emotivo, ma compagni di percorso: la loro presenza spinge a prendersi cura di qualcuno, a scandire il tempo, a rallentare mentre dormono vicino, a sorridere per un gioco improvviso. Non cancellano lo stress con un colpo di spugna, ma, se rispettati nei loro limiti, possono diventare un tassello importante di una vita emotiva più stabile sia per l’umano sia per l’animale.

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