L’ipertensione arteriosa si previene educando il palato fin dall’infanzia e riducendo il sale aggiunto negli alimenti



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In breve: svelati i meccanismi dietro il nemico silenzioso del sistema cardiovascolare

L’ipertensione arteriosa, patologia largamente asintomatica, colpisce il 20% della popolazione italiana.

Questo disturbo multifattoriale, diagnosticabile con valori pressori costantemente superiori a 140/90 mmHg, è spesso aggravato da scorrette abitudini alimentari consolidate fin dall’infanzia.

La gestione del peso corporeo e la drastica riduzione dell’apporto di sodio rappresentano strategie terapeutiche e preventive fondamentali.

Cosa devi assolutamente sapere? In sintesi:

  1. Definizione diagnostica: l’ipertensione arteriosa è confermata quando i livelli pressori superano stabilmente i 140 mmHg per la sistolica e i 90 mmHg per la diastolica.
  2. Classificazione della patologia: si distingue prevalentemente in ipertensione essenziale o primaria, dalle cause multifattoriali, e secondaria, derivante da altre condizioni mediche sottostanti.
  3. Provenienza del sodio: solo il 10% del sodio ingerito è naturalmente presente nei cibi, mentre la quota maggiore deriva da aggiunte casalinghe o processi industriali.
  4. Importanza dell’educazione infantile: il gusto per il salato si apprende precocemente e i distributori scolastici di snack contribuiscono a questa predisposizione negativa.
  5. Fallimento terapeutico: la scarsa aderenza ai regimi iposodici porta spesso all’uso precoce di farmaci in sostituzione di correzioni necessarie nello stile di vita.

Comprendere l’ipertensione arteriosa: definizioni e prevalenza

Con una prevalenza che raggiunge il 20% della popolazione generale in Italia, interessando circa 10 milioni di individui, l’ipertensione arteriosa si configura come una delle patologie metaboliche più diffuse. Questo disturbo è perlopiù asintomatico. Di conseguenza, la diagnosi risulta spesso occasionale.

I parametri clinici per confermare la patologia prevedono il riscontro costante di livelli pressori superiori alla norma. Nello specifico, si parla di ipertensione in presenza di valori maggiori di 140 mmHg per la pressione massima (sistolica) e di 90 mmHg per la pressione minima (diastolica). Quest’ultimo valore è considerato particolarmente insidioso. La patologia viene classificata in ipertensione essenziale o primaria e ipertensione secondaria. La forma essenziale rappresenta un’alterazione patologica propria, in cui i meccanismi di regolazione non sono ancora del tutto chiariti, sebbene siano note le variabili aggravanti. L’ipertensione secondaria, che costituisce solo il 5% dei casi, deriva invece da altre gravi patologie preesistenti, come disturbi renali o cardiaci.

Sebbene sia una condizione potenzialmente ingravescente con l’avanzare dell’età, l’ipertensione è migliorabile tramite specifici interventi. Tra questi figurano l’adozione di una terapia iposodica, l’aumento dell’attività motoria, la riduzione dell’eventuale sovrappeso e, qualora necessario, il ricorso a una specifica terapia farmacologica. Tuttavia, a causa della ridotta tolleranza verso le restrizioni dietetiche, solo un quarto dei pazienti ipertesi riesce a mantenere i livelli pressori entro i limiti di buona salute.

L’origine del sodio: tra aggiunte casalinghe e processi industriali

L’apporto complessivo di sodio può essere scisso in base alla sua origine: naturalmente presente negli alimenti oppure aggiunto. L’aggiunta può avvenire durante la preparazione culinaria domestica o a tavola (sodio discrezionale), oppure durante la lavorazione industriale dei cibi. Le linee guida per la prevenzione e la cura dell’ipertensione raccomandano l’abolizione sia degli alimenti acquistati già salati, come insaccati, formaggi stagionati e prodotti in salamoia, sia dell’aggiunta casalinga di sale da cucina.

In Italia, la porzione discrezionale di sodio introdotta con l’alimentazione rappresenta circa il 36% dell’assunzione totale, con incrementi nelle zone rurali legati alle conserve casalinghe. Un dato sorprendente riguarda la quota di sodio naturalmente presente negli alimenti, che costituisce solamente il 10% dell’apporto complessivo. Il restante 55% circa deriva dall’aggiunta personale a tavola e dal consumo di cibi industriali o comunque già preparati. Questi ultimi contengono elevate quantità di cloruro di sodio, ma anche quote minori di altri esaltatori di sapidità come il glutammato di sodio o il bicarbonato di sodio.

Analisi alimentari su larga scala indicano i derivati dei cereali, come pane e prodotti da forno, come principale fonte di sodio non discrezionale, seguiti da carne, pesce, uova e derivati del latte. Questa stima è influenzata dalle alte frequenze di consumo di tali alimenti. Attualmente, un adulto italiano ingerisce mediamente circa 10g di sale da cucina al giorno.

Le barriere alla terapia iposodica e il ruolo dell’educazione precoce

La riduzione drastica del sale discrezionale e degli alimenti processati è fondamentale per prevenire l’ipertensione. In ambito clinico, tuttavia, la terapia iposodica risulta spesso fallimentare a causa della scarsa compliance dei pazienti, refrattari alla percezione di cibi insipidi. Questa insostenibilità organolettica determina spesso la sostituzione di una corretta alimentazione con la terapia farmacologica, con conseguente spreco di risorse pubbliche sanitarie. L’ipertensione è una condizione estremamente dipendente dalle abitudini personali e dallo stile di vita, oltre che dal sovrappeso, sua principale aggravante.

La predisposizione al gusto salato si consolida nell’infanzia. Nonostante gli sforzi genitoriali nel ridurre il sale nei pasti casalinghi, bambini e adolescenti sono esposti all’uso eccessivo di sale in contesti esterni, come la ristorazione collettiva e, in particolare, la distribuzione automatizzata di snack negli istituti scolastici. Spesso, nel tentativo di evitare alimenti dolci seguendo le raccomandazioni familiari, i ragazzi optano per snack salati come crackers, taralli o grissini. Tuttavia, questi prodotti presentano aspetti nutrizionali poco salutari a causa degli elevati apporti di cloruro di sodio. Il loro consumo abituale svolge un’influenza negativa sulle abitudini dei giovani, predisponendoli allo sviluppo della patologia.

Strategie di prevenzione precoce

Prevenire l’abitudine al mangiar salato costituisce la prima grande regola di prevenzione contro l’insorgenza dell’ipertensione arteriosa. Qualora un frutto non fosse sufficiente come snack, è preferibile optare per alternative a minor contenuto di sodio. Un panino con prosciutto crudo dolce o formaggi freschi come stracchino o robiola conterrebbe, a parità di peso e con circa la metà delle calorie, circa la metà del sodio rispetto agli snack salati confezionati.


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