Il mare sta entrando nel Po e il granchio blu ne approfitta per spingersi sempre più verso l’interno. Nel pieno dell’estate, mentre il Grande Fiume continua a perdere acqua, la specie aliena diventata l’incubo degli allevatori di vongole dell’Adriatico viene segnalata dal Delta fino alla pianura. Una presenza che sorprende soltanto fino a un certo punto: questo crostaceo sa vivere anche con pochissimo sale e ha già dimostrato di poter risalire il fiume per oltre 160 chilometri.
A rendere il viaggio particolarmente agevole in queste settimane c’è un Po ridotto ai minimi. Al 12 agosto, alla stazione di Pontelagoscuro, transitavano appena 233 metri cubi d’acqua al secondo. La soglia considerata critica per l’intrusione salina è 450. Il fiume, insomma, sta portando verso l’Adriatico quasi la metà dell’acqua necessaria per tenere il mare al suo posto. Lo certifica l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, che il 13 agosto ha classificato gran parte delle sezioni del fiume in siccità severa, con Cremona e Borgoforte già in siccità estrema.
Il Po arretra e il sale risale dal mare
Il fenomeno ha un nome quasi innocuo, cuneo salino, e conseguenze molto meno tranquille. Quando la portata del Po si abbassa abbastanza, l’acqua dolce non esercita più la stessa pressione verso la foce e quella marina riesce a penetrare nei rami del Delta.
Succede ogni estate, entro certi limiti. Quest’anno quei limiti stanno diventando parecchio larghi. L’Autorità di Bacino segnala da settimane una persistente intrusione di acqua salata nel Delta, con punti nei quali i prelievi d’acqua sono diventati difficili o impossibili. La severità idrica per il distretto è stata portata al livello “alto” e diversi Comuni stanno affrontando problemi di approvvigionamento.
Dentro questo ambiente che cambia, il granchio blu parte con un vantaggio notevole. Callinectes sapidus, originario delle coste atlantiche americane, è ormai massicciamente presente nel Mediterraneo e soprattutto nell’Adriatico, tra lagune ed estuari, come ricorda ISPRA. È anche una specie eurialina: sopporta variazioni molto ampie della salinità e riesce quindi a muoversi tra mare, acqua salmastra e acqua dolce.
Il mare che avanza nel Delta gli offre dunque un ambiente favorevole, mentre caldo, siccità e basse portate stanno trasformando contemporaneamente il fiume. E il granchio ha già mostrato di sapersi arrangiare molto bene con il materiale disponibile.
Il granchio blu può arrivare a oltre 160 chilometri dalla costa
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Quanto lontano possa andare lo abbiamo scoperto con una certa precisione quest’anno. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha ricostruito la presenza del granchio blu nel Po attraverso 50 segnalazioni georeferenziate e validate raccolte tra il 2022 e il 2025 insieme ai pescatori.
Nel 2023 alcuni esemplari sono stati trovati a più di 160 chilometri dal mare, nell’area di Mantova. Una distanza enorme per una specie che continuiamo istintivamente ad associare a lagune e coste. Nei tratti più interni si trattava soprattutto di maschi adulti, mentre le femmine sono rimaste prevalentemente nelle zone salmastre e marine, più adatte alla riproduzione.
La barriera naturale alla corsa verso monte arriva poco dopo: la diga di Isola Serafini, oltre 180 chilometri dal Delta, rappresenta il primo ostacolo non superabile lungo il fiume. Tra Mantova e la diga, almeno durante il periodo studiato, i pescatori non avevano segnalato granchi blu.
Il 2022 offre poi un precedente piuttosto eloquente. Fu l’anno della grande siccità del Po, con temperature dell’acqua elevate, portate eccezionalmente basse e una fortissima intrusione salina. Proprio allora i ricercatori registrarono i primi granchi nelle acque dolci analizzate, fino a 146 chilometri dalla costa. L’anno successivo arrivarono ancora più lontano.
Gli scienziati mantengono una cautela: confrontando i pochi anni disponibili, non emerge ancora una relazione semplice tra la distanza raggiunta e una singola variabile come temperatura, portata o salinità. Gli stessi autori, però, sottolineano che l’influenza di eventi eccezionali come ondate di calore, siccità e intrusioni saline non può essere esclusa e che condizioni simili sono note per favorire il successo della specie nei sistemi mediterranei.
Più che una sola causa, dunque, qui lavorano parecchie cose insieme: un granchio estremamente adattabile, popolazioni ormai enormi vicino al Delta e un fiume sottoposto a condizioni estreme.
Dalle vongole alle acque dolci, ora l’invasione cambia terreno
Finora il volto più conosciuto dell’invasione è stato quello dell’Alto Adriatico. Dal 2023 la proliferazione del granchio blu ha colpito pesantemente le lagune del Delta del Po e le principali aree di molluschicoltura di Veneto ed Emilia-Romagna, con danni tanto seri da portare all’istituzione di un commissario straordinario nazionale per l’emergenza. ISPRA parla di una diffusione eccezionale capace di compromettere produzioni acquicole ed equilibri degli ecosistemi lagunari.
La risalita lungo il Po sposta adesso l’attenzione anche sulle acque dolci. Qui sappiamo ancora poco di quanto numerose siano realmente le popolazioni e degli effetti che potrebbero avere sulla fauna fluviale. Lo studio pubblicato su Scientific Reports segnala possibili interazioni con pesci e altri organismi del fondo e indica nell’anguilla europea una delle specie da osservare con maggiore attenzione, soprattutto nelle prime fasi di vita.
Vicino al Delta, invece, i numeri danno già la misura della capacità di proliferazione del crostaceo: nelle branche del Po di Volano e del Po di Goro, tra 2023 e 2024, i ricercatori hanno registrato catture che arrivavano fino a 150 chilogrammi di granchi blu in un singolo campionamento. Più ci si allontanava dalla foce, più le catture diminuivano. Ma qualcuno continuava ad andare avanti.
Ed eccoci all’estate 2026. Il Po è in siccità severa, a Pontelagoscuro viaggia ben sotto la soglia critica per il cuneo salino e l’acqua marina continua a guadagnare terreno nel Delta. Il granchio blu, nel frattempo, ha già dimostrato di poter fare molto meglio del mare: lui, di chilometri verso la pianura, ne ha percorsi più di 160.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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