La storia si ripete. Influencer e turisti che si fotografano in spiaggia mostrandosi con stelle marine sul palmo della mano: smettiamola di normalizzare questo comportamento che può essere letale per queste creature
Puntuale come il caldo e i tormentoni estivi, ogni estate sui social torna di moda la stessa scena: stelle marine sollevate dall’acqua, tenute sul palmo della mano e mostrate come se fossero souvenir acquistati in vacanza e non esseri viventi.
A farlo non sono soltanto bambini incuriositi dalla vita marina (spesso incoraggiati dai genitori). Basta scorrere Instagram o TikTok per imbattersi in fotografie e video di turisti, creator, influencer e persino giornalisti che toccano queste creature e le prelevano dal mare con grande leggerezza.
@Irene Taurino/Facebbok
Il problema è che quella che può sembrare un’innocua fotografia ricordo può trasformarsi in una fonte di forte stress e in un potenziale danno per l’animale. E il fatto che una stella marina venga rimessa in acqua pochi secondi dopo non significa automaticamente che non abbia subito conseguenze.
Ammiriamo le creature marine, ma con rispetto
Le stelle marine non sono oggetti decorativi e, soprattutto, non sono pesci: sono echinodermi, parenti di ricci e cetrioli di mare, con una fisiologia completamente diversa dalla nostra. Il loro corpo funziona grazie anche a un sofisticato sistema acquifero o ambulacrale, una rete interna piena d’acqua collegata ai piccoli pedicelli presenti soprattutto sulla superficie inferiore. Attraverso queste strutture le stelle marine riescono a muoversi, aderire alle superfici e svolgere importanti funzioni fisiologiche. Anche gli scambi gassosi avvengono attraverso strutture direttamente esposte all’ambiente acquatico, tra cui papule e pedicelli ambulacrali. In altre parole, sono animali intimamente adattati alla vita immersa nell’acqua.
Ed è proprio per questo che tirarle fuori dal loro ambiente, manipolarle e lasciarle esposte al sole per fare una foto può essere deleterio. Cosa succede quando prendiamo una stella marina in mano? Sul punto il WWF Italia è categorico: le stelle marine non devono essere tirate fuori dall’acqua e non dovrebbero essere prese in mano. L’associazione spiega che l’esposizione all’aria può interferire con la fisiologia dell’animale e avverte che l’ingresso di bolle d’aria nei canali del suo organismo può provocare conseguenze anche gravi. Il WWF richiama inoltre l’attenzione sul contatto con le mani, che può alterare il delicato rivestimento superficiale dell’animale e favorire disidratazione e surriscaldamento. E c’è un dettaglio che spesso dimentichiamo: le nostre mani non sono affatto una superficie “neutra”.
Creme solari, oli, repellenti, saponi, sudore e residui di altre sostanze possono entrare in contatto con la superficie dell’animale. A questo si aggiunge il danno meccanico che una manipolazione maldestra può provocare a strutture estremamente delicate. Per questo la domanda corretta non dovrebbe essere “per quanti secondi posso tenerla fuori dall’acqua?”, bensì: perché dovrei farlo? Non esiste alcuna necessità di sollevare una stella marina per osservarla o fotografarla. La si può ammirare esattamente dove si trova.
È inoltre fuorviante cercare una sorta di “tempo massimo di sicurezza” – cinque secondi, dieci secondi o trenta secondi – entro il quale sarebbe possibile estrarre tranquillamente una stella marina dall’acqua. Le condizioni cambiano in base alla specie, alla temperatura, all’esposizione al sole, allo stato dell’animale e al modo in cui viene manipolato. La soluzione realmente priva di rischio è molto più semplice: lasciarla dov’è.
Stelle marine, pesci e granchi non sono giocattoli!
Sulle nostre spiagge assistiamo ogni anno a bambini (e non solo) che raccolgono stelle marine, granchi, pesciolini e altri animali per trasferirli nei secchielli sulla spiaggia. Riempirli di acqua di mare non ricrea affatto le condizioni dell’ambiente naturale. In un piccolo contenitore lasciato al sole la temperatura può aumentare rapidamente, mentre disponibilità di ossigeno e qualità dell’acqua possono peggiorare.
Stelle marine, granchi, pesci e altri piccoli animali acquatici costretti nei secchielli possono andare incontro a shock termico, ipossia e morte. E come ricorda l’OIPA, questa pratica costituisce un reato in base all’art. 544 ter del Codice penale, il quale prevede che “chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro”.
Una pratica che troppo spesso viene ancora proposta ai bambini come un gioco educativo rischia quindi di insegnare l’esatto contrario di ciò che dovrebbe significare conoscere la natura: non osservare un animale nel suo habitat, ma catturarlo per il nostro divertimento.
Le foto degli influencer normalizzano un comportamento sbagliato
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: l’effetto imitazione. Una fotografia pubblicata da un personaggio con migliaia o milioni di follower non rimane semplicemente un semplice scatto. Può trasformare un comportamento nocivo in qualcosa di apparentemente normale, da emulare. Se vediamo continuamente stelle marine sulle mani dei turisti, finiamo per considerarle una sorta di accessorio naturale della vacanza: qualcosa da prendere, fotografare e rimettere al proprio posto. Ma gli animali non sono oggetti di scena.
Se incontriamo una stella marina quest’estate, quindi, fotografiamola pure. Però lasciamola sott’acqua, esattamente dove l’abbiamo trovata.
Fonti: OIPA/WWF
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Rosita Cipolla
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