Il petrolio della nave Caroline Bezengi ha raggiunto le spiagge dell’Oman, mentre la chiazza nera continua ad allargarsi verso aree marine protette
Il petrolio è arrivato sulla sabbia. Dopo settimane trascorse a disperdersi nel Mar Arabico, il greggio fuoriuscito dalla Caroline Bezengi ha raggiunto le spiagge di Ras Madrakah, sulla costa dell’Oman, circa 200 chilometri a nord del punto in cui la petroliera è rimasta incagliata. Le autorità omanite stimano che la contaminazione possa interessare fino a 40 chilometri di litorale. Più a nord c’è l’isola di Masirah: secondo le previsioni dell’Environment Authority, il petrolio potrebbe raggiungerne anche le coste meridionali.
Nel frattempo la macchia continua a crescere. Una nuova analisi delle immagini satellitari, resa pubblica il 12 agosto, stima una superficie superiore ai 2.000 chilometri quadrati. Solo pochi giorni prima le cifre erano molto più basse: il 10 agosto l’Environment Authority dell’Oman parlava di circa 390 km², mentre il 4 agosto Greenpeace ne stimava circa 600. Sono fotografie scattate in momenti diversi di una perdita che continua a muoversi con vento e correnti, nel pieno della stagione monsonica.
La petroliera trasportava circa 800mila barili di greggio russo
La Caroline Bezengi aveva caricato petrolio russo a Novorossiysk, sul Mar Nero, ed era diretta verso l’Asia. A bordo erano stimati circa 800mila barili di greggio. L’8 giugno l’equipaggio segnalò problemi mentre la nave si trovava al largo dello Yemen; fonti della sicurezza marittima hanno indicato una possibile esplosione, la cui origine non è stata chiarita. Nessuno ha rivendicato un attacco. Il 30 giugno la petroliera è rimasta incagliata nei pressi dell’isola di Al Qibliyah, nell’arcipelago delle Hallaniyat.
‘This will be a massive environmental disaster if it’s not fully mitigated,’ explains senior correspondent Jonathan Saul, as the leaking crude oil from a tanker grounded off a nature reserve in Oman spreads 150 square miles pic.twitter.com/V8uXmXOl68
— Reuters (@Reuters) August 11, 2026
Da lì il petrolio ha cominciato ad allargarsi. Il 26 luglio Greenpeace individuava attraverso le immagini satellitari una chiazza di circa 45 km². Il 2 agosto era salita intorno a 150, due giorni dopo a circa 600. Ora le immagini analizzate da uno specialista delle fuoriuscite petrolifere indicano più di 2.000 km². La scala è cambiata in poche settimane e il greggio ha ormai lasciato l’area immediatamente intorno al relitto per raggiungere la terraferma.
La nave, costruita nel 2001, compare tra le unità associate alla cosiddetta flotta ombra russa: petroliere utilizzate per continuare a movimentare greggio russo aggirando o rendendo più difficile l’applicazione delle sanzioni occidentali. La Caroline Bezengi, identificata dal numero IMO 9224439, è stata inserita il 24 febbraio 2026 nella lista delle navi sanzionate dal Regno Unito ed era già comparsa nei provvedimenti dell’Unione europea.
C’è anche un dettaglio che racconta bene quanto possano diventare opache queste rotte. Secondo le informazioni raccolte da Greenpeace, la petroliera aveva perso la registrazione sotto bandiera camerunense il 29 maggio e risultava poi con bandiera sconosciuta presso l’Organizzazione marittima internazionale. L’organizzazione segnala inoltre l’assenza di copertura da parte di uno dei grandi club assicurativi marittimi P&I riconosciuti e riferisce di una precedente assicurazione presso una società del Kirghizistan, senza poter stabilire se quella copertura sia ancora valida.
Il greggio è finito accanto a una riserva marina istituita pochi mesi fa
La posizione del relitto aggiunge un problema al problema. Al Qibliyah fa parte dell’arcipelago delle Hallaniyat, circondato da un’area che l’Oman ha trasformato formalmente in riserva con il Royal Decree 96/2025 dell’11 novembre scorso. Le regole di gestione della zona marina protetta sono arrivate nel marzo 2026. Pochi mesi dopo, una petroliera carica di greggio si è fermata proprio lì.
Le Hallaniyat ospitano tartarughe marine, uccelli marini e cetacei. Tra questi c’è la megattera del Mar Arabico, una popolazione particolarmente piccola e isolata. L’International Whaling Commission riporta per le acque dell’Oman una stima inferiore ai cento individui e la classificazione come popolazione in pericolo. Nella zona vivono anche i cormorani di Socotra, mentre Greenpeace segnala praterie di fanerogame marine, barriere coralline e spiagge utilizzate dalle tartarughe per la nidificazione.
Il petrolio, intanto, si sta dirigendo anche verso Masirah. L’Environment Authority ha indicato come potenzialmente interessato un tratto compreso tra 10 e 20 chilometri della costa meridionale dell’isola. Le squadre specializzate stanno dando priorità alle aree considerate più sensibili e le autorità hanno chiesto a pescatori e frequentatori delle spiagge di evitare il contatto con il materiale inquinante.
Ora sono partite le operazioni per salvare la Caroline Bezengi
Dopo settimane in cui la perdita ha continuato ad allargarsi, il 13 agosto la società britannica di sicurezza marittima Ambrey ha annunciato di essere stata coinvolta nelle operazioni di recupero. Alcune navi di supporto sono in viaggio verso la Caroline Bezengi ed è stata incaricata anche una società internazionale specializzata nella risposta alle fuoriuscite di petrolio.
Non sarà un lavoro semplice. Il Khareef, il monsone che interessa il Dhofar in questo periodo dell’anno, porta vento, pioggia, nebbia e mare difficile: le stesse condizioni che stanno contribuendo a disperdere il greggio complicano le operazioni intorno al relitto. La priorità è mettere in sicurezza la nave e il carico ancora presente prima che lo scafo, già parzialmente sommerso, subisca altri danni.
La Caroline Bezengi era partita con centinaia di migliaia di barili di petrolio russo, una storia di sanzioni, bandiere cambiate e proprietà difficili da raggiungere. Ora una parte di quel viaggio è leggibile direttamente sulle coste dell’Oman. Il greggio è sulla sabbia; il resto è ancora dentro una petroliera ferma accanto a una riserva marina.
Why must addressing the environmental condition of the Strait of Hormuz and its surrounding waters form an integral part of any future administration of the Strait?
In recent days, videos have circulated showing oil pollution along the shores of Qeshm Island. This pollution… pic.twitter.com/UpSWlqePvd
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) August 12, 2026
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Ilaria Rosella Pagliaro
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