Il Tevere, il cui livello è eccezionalmente basso per via della siccità, riporta alla luce il Pons Neronianus, antico ponte romano che collegava Campo Marzio e area vaticana imperiale

Dal Tevere spunta un pezzo di Roma che normalmente resta sotto il pelo dell’acqua. Accade a pochi passi da Castel Sant’Angelo, nei pressi dell’attuale Ponte Vittorio Emanuele II, dove il livello particolarmente basso del fiume ha reso nuovamente visibili i resti del Pons Neronianus, il ponte romano tradizionalmente associato all’imperatore Nerone.

Il ritorno in superficie arriva mentre il Tevere sta vivendo una magra eccezionale: secondo i dati ANBI, a inizio agosto il livello del fiume a Roma è sceso ai valori più bassi degli ultimi 15 anni, circa 15 centimetri sotto la media mensile del periodo 2011-2020. Il caldo estremo e la siccità hanno assottigliato il fiume abbastanza da restituire alla vista ciò che normalmente rimane sommerso.

Una porzione di muratura affiora dal fiume quasi in mezzo alla Roma contemporanea, tra traffico, ponti e cupole. Quasi duemila anni fa da quelle parti il paesaggio era parecchio diverso: il ponte consentiva di attraversare il Tevere tra il Campo Marzio e l’area vaticana, allora fuori dal cuore monumentale della città e occupata anche da proprietà imperiali.

Il nome con cui lo conosciamo oggi, Pons Neronianus o Ponte Neroniano, lo lega al regno di Nerone, tra il 54 e il 68 d.C. La struttura viene generalmente collocata nel I secolo e faceva parte della rete di collegamenti verso l’Ager Vaticanus, dove si trovavano il circo iniziato sotto Caligola, proprietà legate alla famiglia imperiale e le grandi vie che lasciavano Roma verso nord.

Da qui passava la strada verso il Vaticano antico

Il ponte permetteva alla Via Triumphalis di superare il Tevere. Era la strada percorsa anche durante le processioni trionfali e proseguiva verso l’area di Veio, attraversando territori che oggi sono ormai completamente inglobati nella città.

La ricostruzione della topografia fluviale proposta dallo storico dell’architettura Rabun Taylor nel progetto Waters of Rome dell’Università della Virginia colloca il ponte poco a sud dell’attuale Ponte Vittorio Emanuele II. Più a monte sarebbe poi arrivato il Pons Aelius, costruito da Adriano per collegare la città al proprio mausoleo: il ponte che conosciamo oggi come Ponte Sant’Angelo.

Nel giro di poche centinaia di metri, insomma, il Tevere conserva praticamente una stratigrafia di ponti. Quello di Adriano continua a portare romani e turisti da una sponda all’altra. Quello attribuito a Nerone bisogna aspettare che il fiume si abbassi abbastanza per poterlo rivedere.

Roma, Ponte Neroniano

©Ilaria Rosella Pagliaro per GreenMe

Il Pons Neronianus smise di essere utilizzato già nell’antichità. Le ricostruzioni storiche non consentono di stabilire con precisione quando sia stato definitivamente distrutto: secondo alcune ipotesi la struttura potrebbe essere stata danneggiata o progressivamente smantellata già prima della Guerra gotica del VI secolo.

Roma, Tevere Ponte Neroniano

©Ilaria Rosella Pagliaro per GreenMe

Nel Settecento i piloni erano ancora in mezzo al Tevere

Quello che oggi appare per pochi centimetri sopra l’acqua era molto più evidente appena tre secoli fa. Nel 1754 l’incisore Giuseppe Vasi dedicò proprio a quei resti una veduta intitolata Vestigie dell’antico Ponte Trionfale. La matrice, conservata dall’Istituto Centrale per la Grafica, mostra diversi piloni che emergevano nettamente dal Tevere, abbastanza grandi da diventare parte del paesaggio quotidiano della città.

E non stavano lì soltanto a fare archeologia. Per secoli i resti dei ponti romani sul Tevere vennero inglobati nella vita del fiume. Nell’area erano presenti anche i mulini galleggianti, strutture che sfruttavano la corrente per muovere le macine e che hanno caratterizzato le sponde romane fino all’Ottocento.

Alla fine del XIX secolo il rapporto tra Roma e il suo fiume cambiò drasticamente. Dopo le grandi piene furono costruiti i muraglioni, il corso venne regolarizzato e molti ostacoli furono eliminati per migliorare il deflusso e la navigabilità. Anche ciò che restava degli antichi piloni finì coinvolto negli interventi.

Durante i lavori per la costruzione di Ponte Vittorio Emanuele II, all’inizio del Novecento, nel letto del fiume furono inoltre individuati elementi delle fondazioni: travi lignee e strutture utilizzate dai Romani per sostenere le pile in un terreno decisamente poco collaborativo. Il Tevere, del resto, non è mai stato esattamente il posto più semplice dove mettere in piedi un ponte destinato a durare.

Il Tevere basso restituisce periodicamente la Roma sommersa

Questa estate il Pons Neronianus è tornato visibile perché il livello del Tevere è sceso abbastanza da lasciare scoperta parte della struttura. Era già accaduto in altre occasioni e proprio questa comparsa intermittente rende il ponte particolare: rimane lì per tutto l’anno, solo che normalmente Roma gli scorre sopra senza vederlo.

Non è neppure l’unico pezzo di città nascosto dall’acqua. Il letto e le sponde del Tevere conservano tracce di ponti, porti, moli e strutture costruite nei secoli, mentre la forma attuale del fiume è il risultato degli enormi interventi realizzati soprattutto tra Ottocento e Novecento.

Il Pons Neronianus conserva anche qualche zona d’ombra. Il nome che lo lega direttamente a Nerone è antico, ma l’attribuzione della costruzione all’imperatore non poggia su una testimonianza definitiva. Le fonti e gli studi topografici consentono soprattutto di ricostruirne posizione, funzione e rapporto con la viabilità dell’epoca.

Basta comunque guardarlo affiorare accanto ai ponti moderni per avere una misura abbastanza precisa del tempo trascorso. Una strada che portava verso il Vaticano romano è sparita, il ponte è quasi scomparso e il Tevere continua a passarci sopra. Ogni tanto si abbassa e ce ne lascia vedere un pezzo.

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Ilaria Rosella Pagliaro

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