La pedana. La rincorsa. Il salto. Quattordici metri e sessanta. Dariya Derkach non ha urlato. Si è voltata, ha guardato il tabellone aspettando che visualizzasse il numero, poi si è messa le mani sul viso e le ha portate al cielo. Trent’anni di atletica, tre operazioni ai tendini, una guerra che ha separato lei dall’Ucraina e i suoi genitori da lei. Giovedì sera a Birmingham era campionessa d’Europa nel triplo. La prima italiana di sempre a vincere un titolo internazionale in quella specialità. Formia, dove vive e si allena ogni giorno dal 2014, ha aspettato che finisse la notte per cominciare a festeggiare.
Dariya Derkach, 33 anni, ha dominato la gara di Birmingham dall’inizio alla fine, conquistando l’oro nel salto triplo con il nuovo primato personale di 14 metri e 60 centimetri (per la cronaca: con vento favorevole di +1,9, entro il limite regolamentare). Chissà da quanto tempo l’allieva di Alessandro Nocera immaginava di vivere una serata da incorniciare, dopo una carriera che, a causa degli infortuni subiti, le aveva dato più dolori che gioie.
Tre operazioni, il pensiero del ritiro poi il trionfo
L’atleta è salita sul gradino più alto del podio europeo del triplo dopo che, al termine della stagione 2025, aveva confidato di pensare al ritiro a causa di ben tre operazioni ai tendini d’Achille. I ritorni in sala operatoria le avevano impedito di partecipare ai Mondiali sulla pedana olimpica di Tokyo, facendole temere che la sua unica medaglia da mostrare ai bambini e ragazzi del «Bruno Zauli» sarebbe rimasta quella d’argento strappata con le unghie nel 2023 agli Europei indoor di Istanbul.
A Birmingham la sfortuna non l’ha perseguitata. L’ha lasciata libera di inanellare una serie di salti di assoluto livello: 14,53 (vento +2,1) in avvio, poi 14,48 (+1,3) e un nullo oltre i quindici metri, fino all’exploit al quarto salto in cui la portacolori dell’Aeronautica, migliorando il suo primato personale di otto centimetri, ha battuto la belga Saliyya Guisse (14,46/+2,4) e la bulgara Aleksandra Nacheva (14,40/+3,4).
Chi è Dariya
Dariya è una donna che ha sofferto tantissimo. Ucraina di nascita, è stata costretta per necessità a lasciare il suo Paese, e quando aveva pensato di farvi ritorno per stare finalmente con i genitori ha dovuto rivedere i piani a causa dell’invasione russa.
La piccola Dariya, quando era un batuffolo con gli occhi blu e i capelli biondi, costruiva i suoi castelli di sabbia nella buca del salto in lungo ammirando papà Serhiy, atleta delle prove multiple dell’ex Unione Sovietica, e mamma Oksana, brava nel triplo: specialità che nel frattempo era entrata nel programma olimpico.
Dariya era ancora bambina quando aveva dovuto subire il distacco dalla madre, che nel 2001 aveva lasciato l’Ucraina per cercare un futuro migliore per i figli, trovando lavoro a Pagani, a pochi chilometri da Salerno. Una lontananza durata poco meno di un anno.
Nel gennaio del 2002, papà Serhiy e sua figlia raggiunsero mamma Oksana. E quella bambina, abituata al freddo ucraino, girava in t-shirt quando i suoi nuovi compagni di gioco indossavano felpe e cappotti: «Ma se il vostro freddo per me è quasi caldo, che ci posso fare?» fu la sua prima giustificazione ai genitori degli amichetti che la guardavano con un mix di sospetto e curiosità.
La scuola sovietica e i titoli italiani
Fedele alla tradizione sovietica che vuole l’istruzione sempre accompagnata dalla pratica sportiva, papà Serhiy chiese alla piccola Dariya di cominciare a frequentare il campo di atletica di Salerno e quello di Nocera Inferiore, con una scelta progressiva: prima le prove multiple, poi il salto in lungo, infine il triplo. Determinanti per lei sono state le esperienze nel CUS Salerno e nell’Atletica Vis Nova, con cui ha conquistato i primi trofei, seguiti poi da 26 titoli giovanili e 15 titoli italiani assoluti.
Nel frattempo i genitori erano tornati in Ucraina ma Dariya aveva già fatto la sua scelta radicale: restare in Italia. Nel 2013, tredici anni fa, è arrivata la cittadinanza italiana e con essa la maglia azzurra, dopo aver rifiutato nel corso degli anni offerte da altri Paesi europei.
L’oro di Birmingham conferma che l’Inghilterra porta bene alla Derkach. Il suo debutto in azzurro era avvenuto agli Europei a squadre sempre oltre Manica, a Gateshead. Ai Mondiali di Mosca dello stesso anno non si qualificò per la finale; l’anno seguente arrivarono due medaglie ai Giochi del Mediterraneo under 23 in Francia e la prima esperienza olimpica, a Rio de Janeiro nel 2016. Negli anni successivi si è confermata la migliore specialista italiana nel triplo, ma gli infortuni hanno frenato più volte la sua corsa: dopo l’argento europeo indoor di Istanbul, è arrivato l’ottavo posto ai Mondiali di Budapest 2023 e il medesimo piazzamento alle Olimpiadi di Parigi 2024.
L’annus terribilis e il ritorno
Il 2025 è stato un annus terribilis: prima l’infortunio a febbraio al meeting indoor di Liévin, in Francia, poi due operazioni al tendine d’Achille sinistro (a metà giugno e poi a fine luglio per un’infezione) e infine un terzo intervento a metà novembre al destro. Prima dello scorso Natale Dariya è ricomparsa nel catino dello Stadio degli Aranci, per la gioia dei suoi adorati bambini di Formia. È stato lo start per la rincorsa all’oro europeo.
Una vittoria dedicata ai genitori «per le sofferenze patite a causa di questa assurda guerra», e alla memoria del direttore del CPO «Bruno Zauli» Davide Tizzano, scomparso dopo una breve lotta contro un male incurabile.
Le parole di Derkach
«Quando ci si opera tre volte, non ci si aspetta niente — ha detto la neocampionessa europea — e si cerca di viverla giorno per giorno, sperando di venirne fuori. Contenta di avercela fatta e di essere riuscita dopo tanto tempo ad allenarmi senza dolori, perché i tendini da tre o quattro anni mi davano un gran fastidio».
«A volte sono uscita dal campo di allenamento piangendo per la felicità di potermi allenare finalmente bene, e in questa stagione si era visto qualcosa di positivo già dalle prime gare. Questa forza l’ho trovata dentro di me, dalla voglia di fare, da quella fiamma che arde dentro e che è rimasta accesa. Ci ho provato fino all’ultimo salto, sentivo di avere ancora qualcosa, mi era piaciuto il terzo che era molto scorrevole e ho cercato di replicarlo».
«Non so neanche da quanti anni aspettavo questo momento, lo sognavo di notte».
La gioia del sindaco Taddeo
«Una medaglia d’oro che profuma di rinascita, di coraggio, di sacrificio. Una medaglia d’oro che parla anche di Formia»: così il sindaco Gianluca Taddeo, pronto ad accogliere con una grande festa «di tutta la città» la prima italiana a vincere in assoluto una gara internazionale nel salto triplo.
«Un anno fa, nel periodo più caldo dell’estate, Dariya si allenava quasi in solitaria, dopo aver affrontato tre interventi ai tendini d’Achille. Un momento difficilissimo della sua straordinaria carriera, nel quale sarebbe stato facile arrendersi. Questa vittoria è anche un po’ nostra. Perché Dariya Derkach ha scelto Formia dal 2014. Qui vive, qui si allena, qui ha costruito una parte fondamentale della sua carriera, accompagnata dal lavoro quotidiano al Centro di Preparazione Olimpica “Bruno Zauli”, la Casa dello Sport. È qui, tra il mare e i Monti Aurunci, che una campionessa ha trovato il luogo dove allenarsi, crescere, soffrire e rinascere».
Il sindaco, l’Amministrazione comunale e l’intera città di Formia «si stringono idealmente a Dariya e celebrano con orgoglio questo straordinario trionfo, che rende ancora una volta il nostro territorio protagonista nel grande sport internazionale».
A Birmingham è arrivato l’oro europeo. Nel 2027 ci sono i Mondiali a Pechino, nel 2028 le Olimpiadi a Los Angeles. Dariya, con il tifo di Formia, è pronta di nuovo a volare.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Saverio Forte
Source link




