Sopra i 29,9 °C di temperatura media giornaliera, ogni grado in più è stato associato a circa 190 metri in meno nella distanza totale percorsa. Quando la media ha superato i 32,9 °C, la massima distanza raggiunta da casa è diminuita di circa 540 metri per ogni grado aggiuntivo. Il caldo, a quanto pare, riesce a stringere anche la geografia delle nostre giornate. È quanto osservato da un nuovo studio pubblicato su Innovation in Aging da un gruppo di ricercatori della Stanford University e dell’Università dell’Alabama a Birmingham.

I ricercatori hanno seguito 82 persone tra 61 e 89 anni, con un’età media di 74,5 anni, attraverso un’app installata sull’iPhone. Per due settimane il telefono ha registrato gli spostamenti, permettendo di misurare quella che gli studiosi chiamano life-space mobility: l’impronta geografica dentro cui una persona vive, si muove, lavora, incontra gli altri e svolge le proprie attività quotidiane. Poi quei dati sono stati messi in relazione con la temperatura media del giorno.

Quando la temperatura sale, lo spazio quotidiano si restringe

Il primo segnale compare già intorno ai 28,8 °C di media giornaliera. Oltre quella temperatura, per ogni grado aggiuntivo l’area geografica che racchiudeva gli spostamenti dei partecipanti si riduceva mediamente di 2,97 chilometri quadrati. Parliamo di una superficie, quindi, e non di tre chilometri in meno percorsi o di un raggio accorciato della stessa misura.

A 29,9 °C arrivava un altro cambio: la distanza totale percorsa iniziava a diminuire di 0,19 chilometri per grado. Sopra i 32,9 °C si restringeva anche la distanza massima raggiunta da casa, di 0,54 chilometri per ogni grado ulteriore. L’associazione è emersa durante l’estate ed è rimasta statisticamente significativa dopo aver tenuto conto, tra le altre cose, dell’umidità e di alcune caratteristiche sociodemografiche. In autunno e inverno i ricercatori hanno osservato andamenti curvilinei, senza però trovare associazioni statisticamente significative nei modelli corretti.

Sono soglie che vanno lette bene: lo studio utilizza la temperatura media dell’intera giornata, quindi 30 °C qui non significano la normale massima pomeridiana di una giornata estiva. Una media giornaliera di quella portata indica condizioni decisamente calde anche per molte ore consecutive.

Per gli anziani ridurre gli spostamenti quando il termometro sale può essere, almeno in parte, una risposta prudente. Il National Institute on Aging ricorda che con l’età l’organismo tende ad adattarsi meno efficacemente ai cambiamenti improvvisi di temperatura; malattie croniche e alcuni farmaci possono inoltre rendere più difficile la termoregolazione o aumentare il rischio di disidratazione. Uscire meno durante un’ondata di calore può quindi proteggerci dal caldo. Il problema arriva quando quel dentro casa comincia a durare parecchio.

Il caldo può aumentare l’isolamento? I metri non misurano la solitudine

Qui serve una distinzione. Lo studio non ha misurato la solitudine, né ha chiesto ai partecipanti quanto spesso incontrassero amici e parenti. Non possiamo usare quei 190 metri come unità di misura dell’isolamento sociale.

Ha registrato qualcosa di più materiale: con temperature estive molto elevate, nel piccolo campione studiato le persone anziane occupavano uno spazio geografico più ristretto. E la life-space mobility interessa chi studia l’invecchiamento proprio perché comprende molte dimensioni dell’autonomia quotidiana. Gli stessi autori ricordano che ricerche precedenti hanno collegato una mobilità più limitata a diversi indicatori di salute e benessere, dai sintomi depressivi al declino cognitivo. Questi legami non dimostrano che il caldo provochi solitudine, ma spiegano perché il restringimento degli spostamenti meriti attenzione.

La faccenda diventa particolarmente concreta durante ondate di calore lunghe. Restare al fresco può voler dire rinunciare alla passeggiata, a una commissione o a un’attività abituale. Per una persona con una rete sociale già fragile, una successione di giornate troppo calde può quindi ridurre anche le occasioni di incontro. È una possibilità coerente con i dati sulla mobilità, ancora da misurare direttamente.

La risposta non può essere semplicemente “uscite di più”

Gli autori vedono nei risultati anche un possibile strumento per ripensare la pianificazione urbana in un clima che si scalda. Se oltre certe temperature gli anziani tendono a muoversi meno, servono luoghi raggiungibili e freschi dove continuare a svolgere attività quotidiane e mantenere relazioni, soprattutto nei quartieri più esposti al caldo.

Le indicazioni sanitarie vanno già in questa direzione. I Centers for Disease Control and Prevention consigliano agli over 65 di trascorrere le giornate più calde in ambienti climatizzati, bere senza aspettare di avvertire sete e mantenere un contatto con amici o vicini. Una biblioteca, un centro anziani o uno spazio pubblico climatizzato diventano così qualcosa di più di un posto dove aspettare che passi l’afa.

Prima di trasformare le soglie trovate a Stanford in una nuova legge dell’estate, però, il campione chiede parecchia prudenza. Le persone osservate erano 82 e soltanto 17 hanno partecipato durante l’estate. Erano inoltre prevalentemente bianche, ben istruite, relativamente benestanti, residenti in aree urbane e in condizioni di salute piuttosto buone. Per entrare nello studio bisognava anche possedere almeno un iPhone 8 e portarlo abitualmente con sé. I ricercatori non hanno potuto tenere conto del mezzo di trasporto utilizzato o dell’eventuale uso di ausili per la mobilità.

Sono dati statunitensi e preliminari, quindi non dicono come reagiscano al caldo tutti gli anziani e tantomeno permettono di trasferire automaticamente quelle soglie alla popolazione italiana. Però fotografano un meccanismo molto semplice da perdere di vista mentre discutiamo di temperature record: il caldo estremo può modificare anche quanto lontano riusciamo, o scegliamo, di andare.

Nel piccolo gruppo osservato durante l’estate, superata una certa temperatura il territorio quotidiano cominciava letteralmente a contrarsi. Il parco, gli amici e le commissioni restavano dov’erano. A muoversi era il confine entro cui diventava ragionevole raggiungerli.

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Ilaria Rosella Pagliaro

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