In Consiglio comunale restano senza chiarimenti il periodo tra il 10 maggio e il 15 giugno e le basi amministrative della proroga. Annunci per il futuro, ma nessuna spiegazione sul passato.

È stata discussa oggi, in Consiglio comunale, l’interrogazione presentata dalla consigliera di minoranza Annita Vitale sulla gestione del Teatro Grandinetti. Un’interrogazione che poneva all’Amministrazione due domande semplici, precise e, soprattutto, legittime. Domande alle quali, tuttavia, non sono arrivate risposte altrettanto chiare.

Il Teatro Grandinetti non è un edificio qualunque. È l’unico grande teatro comunale della città e rappresenta, per Lamezia Terme, un’autentica eccellenza. Una struttura prestigiosa, bella e importante, che in una realtà di provincia assume un valore culturale ancora più significativo. Proprio per questo la sua gestione non può essere trattata come una questione riservata a pochi, né può essere avvolta da zone d’ombra, silenzi amministrativi o risposte generiche. È necessario chiarire fin da subito un punto, per evitare qualsiasi possibile equivoco: non è in discussione la qualità dell’offerta culturale garantita da AMA Calabria, né il valore del lavoro svolto dall’associazione. La stessa consigliera Vitale non ha sollevato obiezioni su questo aspetto. Il tema dell’interrogazione era un altro e riguardava esclusivamente i metodi adottati dall’Amministrazione comunale, la legittimità dei passaggi amministrativi e la necessità di conoscere gli atti attraverso i quali è stata consentita la prosecuzione della gestione del teatro.

Negli ultimi mesi intorno al Grandinetti si è sviluppato un dibattito acceso. Diverse associazioni del territorio hanno contestato una gestione percepita come sostanzialmente privata.

La prima domanda posta dalla consigliera Vitale riguardava proprio questo punto.

Alla scadenza della convenzione triennale, avvenuta il 9 maggio, il teatro sarebbe dovuto rientrare nella piena disponibilità del Comune. Era stato più volte affermato che non fosse ipotizzabile una prosecuzione automatica del precedente affidamento. Eppure AMA Calabria ( in qualità di capofila dell’ats In Teatro) avrebbe continuato a occuparsi materialmente della struttura fino al 15 giugno, giorno in cui il Comune ha formalizzato una proroga, che sappiamo non può’ assumere forza retroattiva.

A che titolo, dunque, AMA Calabria ha continuato a gestire l’accesso al teatro dal 10 maggio al 15 giugno?

Chi l’ha autorizzata ad aprire e chiudere un bene comunale?

In forza di quale atto amministrativo ha continuato a operare all’interno della struttura?

Queste erano le domande. Ed erano domande tutt’altro che marginali.

Come ricordato durante il dibattito, lo stesso sindaco ha dichiarato che, alla data del 9 maggio, il teatro era tornato nella disponibilità del Comune, circostanza che risulterebbe anche da una relazione del 12 maggio. Se così è, resta da comprendere quale atto abbia consentito ad AMA Calabria di continuare a operare nel periodo successivo.

Il sindaco, però, non ha fornito una risposta puntuale. Ha letto una relazione, ma non ha chiarito il passaggio più delicato dell’intera vicenda. Non ha indicato l’atto, il titolo o l’autorizzazione sulla base dei quali un soggetto esterno avrebbe continuato ad avere accesso al teatro comunale.

E non si tratta di un dettaglio burocratico.

Nel periodo compreso tra maggio e giugno diverse compagnie e scuole di danza, canto e teatro hanno utilizzato il Grandinetti per i propri saggi, pagando le tariffe richieste. Per questo è indispensabile sapere chi fosse formalmente autorizzato a riscuotere quelle somme, a quale titolo lo facesse e quale fosse, in quei giorni, il rapporto giuridico tra il Comune e AMA Calabria.

Su un bene pubblico non possono esistere periodi amministrativamente indefiniti. Non può accadere che qualcuno apra, chiuda, utilizzi o gestisca una struttura comunale senza che sia immediatamente individuabile l’atto che lo autorizza. La trasparenza non è un fastidio, non è una richiesta polemica e non è una gentile concessione dell’Amministrazione: è un obbligo.

Altrettanto insoddisfacente è stata la risposta relativa alla proroga concessa dal 15 giugno. Anche su questo punto erano già emerse perplessità e, secondo quanto evidenziato dalla consigliera, nelle stesse sedi comunali era stata messa in dubbio la possibilità di procedere con un’ulteriore proroga.

Su quali basi amministrative è stata disposta?

Anche questa domanda è rimasta senza una risposta concreta.

L’assenza dell’assessore competente ha certamente pesato sul confronto, perché probabilmente sarebbe stata la figura più adatta a ricostruire nel dettaglio gli atti e le procedure. Ma ciò non può diventare una giustificazione. Il sindaco ha scelto di rispondere personalmente e avrebbe dovuto farlo in maniera completa, soprattutto davanti a un’interrogazione consiliare che chiedeva chiarimenti su un bene appartenente alla collettività.

Invece, per la futura gestione, è stata annunciata la predisposizione di un bando aperto a tutti. Una prospettiva che, in linea teorica, può apparire corretta, ma che non risponde alla domanda sul passato e non affronta fino in fondo quella sul futuro.

Durante questi mesi era stata più volte prospettata la possibilità che il Comune riprendesse direttamente la gestione del Grandinetti. Oggi, però, questa ipotesi sembra essere scomparsa.

Eppure meriterebbe una valutazione seria.

Il teatro prevede una tariffa di circa 350 euro più IVA per ogni mezza giornata di utilizzo. Considerando una possibile operatività di circa 250 giorni all’anno, la gestione diretta potrebbe garantire al Comune entrate significative. L’affidamento dei soli servizi tecnici e di custodia consentirebbe inoltre di assicurare l’apertura, la chiusura e il funzionamento della struttura senza necessariamente trasferire a un soggetto esterno la gestione complessiva del bene.

È un modello adottato anche in altri teatri calabresi: il Comune mantiene il controllo della struttura, mentre professionisti e tecnici garantiscono i servizi necessari. Perché questa possibilità non è stata neppure presa in considerazione? È stata effettuata una comparazione economica tra gestione diretta e affidamento esterno? Esiste uno studio sui potenziali introiti per le casse comunali?

Anche su questo sarebbe necessario fare chiarezza.

 Un altro punto sul quale è emersa una totale chiusura riguarda le tariffe applicate per l’utilizzo del teatro. Durante il confronto è stata avanzata esplicitamente la richiesta di prevedere tariffe calmierate, capaci di consentire anche alle associazioni più piccole e alle realtà culturali del territorio di accedere al Grandinetti.

La risposta ricevuta è stata, in sostanza, che le tariffe sono quelle stabilite e che non è prevista alcuna possibilità di modificarle. Una posizione che dimostra l’assenza di qualsiasi disponibilità ad aprire un confronto reale sull’accessibilità del teatro.

Il problema principale sembra essere un’Amministrazione che continua a non ascoltare le associazioni del territorio, nonostante siano proprio queste a vivere quotidianamente il teatro, a produrre cultura e a conoscere le difficoltà di accesso a una struttura che dovrebbe appartenere a tutti.

La consigliera Annita Vitale aveva posto due domande

Alla prima domanda non è stata data risposta.

Alla seconda è stato opposto l’annuncio generico di un futuro bando.

Non basta.

Quando si discute della gestione di un bene pubblico, il silenzio non è prudenza e la genericità non è una risposta istituzionale. Gli atti devono essere indicati, le scelte motivate e le alternative valutate nell’interesse della città.

Il Teatro Grandinetti appartiene a Lamezia Terme. Non a una singola associazione, non a una maggioranza politica e neppure all’Amministrazione in carica. Appartiene alla comunità.

Ed è proprio alla comunità che, prima o poi, bisognerà dare risposte vere.


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Redazione Pianainforma.it

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