La visita di Vladimir Putin alle isole Curili riaccende la storica disputa tra Russia e Giappone sulle quattro isole settentrionali, contese dalla fine della Seconda guerra mondiale e ancora rivendicate da Tokyo

La storica disputa tra Russia e Giappone sulle isole Curili è tornata al centro delle relazioni tra Mosca e Tokyo dopo la visita di Vladimir Putin a Iturup (Etorofu in giapponese). Il presidente russo ha raggiunto per la prima volta personalmente l’isola, nell’estremo oriente del Paese, destando reazioni immediate dal Giappone, in quanto la Russia – dal 1945 – amministra oggi i quattro territori di Etorofu, Kunashiri, Shikotan e degli isolotti di Habomai, all’interno dell’arcipelago delle Curili, che il Giappone rivendica ancora come propri.

Da allora, lo scontro sulla loro sovranità dei territori ha impedito a Mosca e Tokyo di arrivare alla firma di un trattato di pace definitivo.

La visita di Putin e il suo messaggio

Prima di Putin, altri esponenti della leadership russa avevano visitato le Curili in sole cinque altre occasioni. Dmitry Medvedev si era recato nell’arcipelago quattro volte: nel 2010, quando era presidente, e nel 2012, 2015 e 2019, quando era primo ministro. Nel 2021 era stata invece la volta dell’allora primo ministro Mikhail Mishustin, che aveva visitato proprio Iturup.

La visita di Putin, la prima per il presidente russo in carica, è stata questa volta l’occasione per salire a bordo dell’incrociatore lanciamissili Varyag, appartenente alla Flotta del Pacifico, e incontrare il comandante Viktor Liina.

Nel suo discorso, ha ringraziato il comandante per i rapporti sulle attività della flotta, impegnata in esercitazioni militari nell’area. «Desidero ringraziare il Comandante per i suoi rapporti dettagliati», ha dichiarato Putin, sottolineando che la presenza della Flotta del Pacifico nella regione serve a «difendere i nostri interessi nazionali e ad assicurare la sicurezza nella regione Asia-Pacifico in generale».

Il riferimento alla NATO

Putin ha quindi rivolto l’attenzione alla crescente presenza della NATO, accusata di cercare di consolidare la propria posizione, e all’emergere di nuovi blocchi militari e politici. Ha inoltre sottolineato le crescenti tensioni nell’area artica, legate anche alla gestione della Rotta Marittima del Nord. Nel quadro della strategia russa per l’estremo Oriente, Putin ha inoltre sottolineato l’importanza dei rapporti con Cina e India e delle opportunità offerte dalle nuove rotte commerciali artiche.

L’attacco di Putin al Giappone

Nel corso del suo intervento, il presidente russo ha poi affrontato il tema dei rapporti con il Giappone. «Non mi dilungherò oltre nel chiarire la posizione del Giappone», ha dichiarato, per poi contraddirsi subito dopo proseguendo sullo stesso punto e accusando Tokyo di aver utilizzato la guerra in Ucraina come pretesto per imporre sanzioni alla Russia. «Si tratta di un nostro vicino, un Paese che ha usato gli sviluppi in Ucraina come pretesto per imporre sanzioni immotivate alla Russia», ha continuato.

Il riferimento all’Ucraina si inserisce così nel progressivo deterioramento dei rapporti tra Mosca e Tokyo. Dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, infatti, il Giappone ha aderito alle sanzioni contro la Russia e ha rafforzato la propria cooperazione con i Paesi occidentali. Il presidente ha poi aggiunto: «Non abbiamo minacciato il Giappone in alcun modo». Un modo, quest’ultimo, insieme al riferimento alla situazione in Ucraina, per cercare di derubricare e circoscrivere temporalmente le tensioni con il Giappone, che si protraggono invece da almeno 80 anni.

La reazione da parte del Giappone

La visita ha provocato una reazione immediata da parte di Tokyo. Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha ribadito che i Territori del Nord sono parte integrante del territorio giapponese sia storicamente sia secondo il diritto internazionale, annunciando una protesta ufficiale: «Il governo giapponese protesta fermamente per questa visita».

Perché la visita ha riacceso la disputa

Il governo giapponese considera le quattro isole parte integrante del proprio territorio: «Il Giappone scoprì l’esistenza delle quattro isole prima della Russia», ricostruisce il Giappone, che prosegue affermando come «numerosi giapponesi si trasferirono progressivamente in queste isole istituendo un’amministrazione locale». Fu però durante il periodo conclusivo della II guerra mondiale, nel 1945, che l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone, pochi mesi dopo aver annunciato la propria intenzione di denunciare il Patto di neutralità nippo-sovietico firmato nel 1941.

L’esercito sovietico iniziò così l’occupazione delle quattro isole settentrionali di Etorofu, Kunashiri, Shikotan e Habomai il 28 agosto 1945, ultimando le operazioni il 5 settembre dello stesso anno. Nel 1946 le isole furono incorporate nel territorio sovietico. Al tempo, rivendica il Giappone «nessun cittadino russo risultava residente nelle quattro isole settentrionali, mentre vi abitavano circa 17mila giapponesi». Nonostante ciò, la popolazione giapponese fu progressivamente espulsa, con le operazioni completate entro il 1949.

Il nodo del trattato di San Francisco

Un nodo cruciale della questione è costituito dal Trattato di pace di San Francisco del 1951: con esso, il Giappone rinunciò alle Isole Curili. Il documento, tuttavia, non specificava a quale Stato dovesse essere trasferita la sovranità sui territori, e l’Unione Sovietica non lo firmò. Cruciale al suo interno il riferimento alle isole Curili, che si basava, secondo l’interpretazione giapponese, su un precedente accordo: il Trattato di San Pietroburgo, risalente al 1875, che stabiliva il dominio giapponese sulle Isole Curili, affidando alla Russia il controllo dell’isola di Sakhalin. 

Tokyo sostiene però che il trattato del 1875 distinguesse già chiaramente le quattro isole settentrionali dal resto dell’arcipelago: nel documento erano infatti elencate 18 isole Curili, mentre Etorofu, Kunashiri, Shikotan e Habomai non comparivano nell’elenco, venendo considerate dal Giappone “Territori Settentrionali”. Secondo la ricostruzione ufficiale giapponese, questa distinzione dimostrerebbe che le quattro isole erano considerate separate dalle Curili già nel 1875.

Decenni di negoziati senza un trattato di pace

Un primo riavvicinamento tra Giappone e Unione Sovietica arrivò con la Dichiarazione congiunta del 1956, che ristabilì le relazioni diplomatiche e prevedeva la restituzione di Habomai e Shikotan al Giappone dopo la firma di un trattato di pace. La questione delle altre due isole rimase invece irrisolta. Negli anni successivi, Tokyo e Mosca ribadirono più volte la volontà di risolvere la disputa, ma senza arrivare a un accordo. Nel marzo 2022, infine, la Russia sospese i negoziati sul trattato di pace e congelò i progetti economici congiunti nelle isole, in risposta alle sanzioni giapponesi legate alla guerra in Ucraina, mentre nel febbraio scorso il Cremlino ha ribadito che non era in corso alcun dialogo con Tokyo sul trattato di pace.


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Roberta Brodini

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