A Open in esclusiva il racconto dei giorni immediatamente successivi all’esplosione di Campo Ascolano. I progetti dell’imprenditore, la ritrosia del giornalista, la rete di contatti. E una risposta alla domanda: «Sai qualcosa del botto?»

La prima volta che ho parlato con Valter Lavitola di Sigfrido Ranucci è stato il 20 ottobre 2025. L’attentato nei confronti del conduttore risaliva a quattro giorni prima. Conoscevo l’imprenditore da qualche anno, visto che aveva in animo di scrivere un libro sulle sue vicende pregresse e mi aveva chiesto un lavoro di estrazione dai database dei giornali degli articoli che parlavano di lui e una cronologia dei fatti. Del libro, che doveva servire a raccontare la sua verità, non se ne è fatto più nulla così come accade spesso per le iniziative di Valter. Ma qualche giorno dopo la perquisizione che ha subito a luglio mi aveva detto che avremmo dovuto aggiornarlo: «Sai, con tutte queste cose nuove adesso è diventato un romanzo». «Un romanzo criminale, Ciociò».

Valter e il movente dell’attentato a Ranucci

Ero andato da “Valterino” – come lo chiamavano ai tempi dei giovani socialisti: il soprannome Ciociò invece è familiare e nasce dalle sue prime parole pronunciate – perché sapevo della sua frequentazione con Ranucci e sapevo che spesso il conduttore andava a mangiare al Cefalù Bistrò. Ma quando cominciai a discutere con lui mi parlò di tutt’altro. Ovvero, anche a me disse del fantomatico “sondaggio americano” che indicava nel conduttore una delle figure non-politiche più popolari d’Italia. E mi disse che già da prima dell’attentato stava lavorando a qualcosa da «fare insieme» con Ranucci. Mi parlò delle presentazioni dei suoi libri che spesso erano sold out e anche della necessità di creare «una rete di contatti» tra persone e associazioni che organizzavano gli happening. Per un utilizzo futuro non specificato ma piuttosto fumoso.

Ranucci sapeva?

Prima di mettermi a lavorare avrei dovuto ricevere da una collaboratrice di Ranucci proprio una mailing list di questi contatti, da ordinare e aggiornare in vista della creazione di uno strumento di comunicazione che li mettesse “in rete”. Naturalmente tutto questo, da che il mondo cammina per dritto, si fa in vista di un progetto. Ed era facile intuire dove si andasse a parare. Tanto che a un certo punto gliel’ho direttamente domandato: «Sì ma quindi poi che ci si fa con il partito di Ranucci?». Qui Valter si è un po’ arrabbiato. Ha detto che lui non aveva mai parlato di un partito. Che ogni ragionamento di questo tipo era prematuro. Che in ogni caso bisognava sentire Ranucci. Sapeva, Ranucci? Di questi discorsi sicuramente sì.

Il partito di Ranucci

Ma aveva davvero dato l’ok a fare un “Partito di Ranucci” con Lavitola trasformato nel suo personale Gianni Letta? La risposta è no. Nel senso che già all’epoca Valter gliene aveva parlato e già all’epoca Ranucci era titubante e per nulla convinto. Quello che si legge nelle intercettazioni dell’ordinanza è quello che più o meno mi ha raccontato Valter all’epoca. Quanto all’attentato, in quei giorni Valter non ne parlava volentieri. Ed è evidente che sempre in quei giorni Ranucci non poteva avere alcuna contezza di quanto gli stava accadendo intorno. Valter mi raccontava di tavolate serali con lui e con l’ex dipendente della Cisl di cui si è parlato molto sui giornali. Sul progetto politico però era chiaro che si stava muovendo in autonomia, in attesa di convincere Ranucci al grande passo.

I mandanti

Durante le nostre due o tre chiacchierate riguardo il progetto ho chiesto in molte occasioni chi avesse commissionato il sondaggio “americano” che attribuiva la popolarità record a Ranucci. Dopo molte insistenze Valter mi disse che dietro il progetto c’erano «ambienti del Partito Democratico americano». La risposta pareva data appositamente per evitare ulteriori domande e curiosità. E infatti alle successive richieste di precisazioni Valter, di solito logorroico e loquace ma anche un po’ «inventore», stavolta decideva di rimanere in silenzio.

Il silenzio degli “innocenti”?

Poi il progetto del partito politico di Ranucci scomparve dalle chiacchierate con Valter così come si era presentato: all’improvviso. Tanto che mi venne da pensare che il conduttore lo avesse definitivamente stoppato all’epoca. Come si evince dalle carte dell’ordinanza, invece Valter fece passare qualche tempo per poi tornare alla carica. Come ho scritto su Open l’11 agosto, il 6 luglio 2026 gli inquirenti con uno spyware intercettano alcuni messaggi su Whatsapp. Valter ha commissionato a Izi un sondaggio su Ranucci. E con un intermediario particolare, secondo l’ordinanza. Ovvero Michelino Davico, ex sottosegretario agli Interni e senatore leghista. Da tempo amico di Lavitola.

L’ordinanza

La conversazione inizia con l’invio del file pd/”4°3BF355F57B247ACC69.PDF” relativo allo “Studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilitii politica” e ”proposta tecnico-economica” elaborata proprio da Davico. Poi il messaggio su Whatsapp:

“Buongiorno! JI nostro ricercatore ha fatto la revisione ma mi scrive questo: La domanda nella forma attuale e metodologicamente corretta poichf! la notorietd spontanea va misurata nel dominio naturale di visibilitd e riconoscibilitd de/ soggetto. In ambito demoscopico, una domanda e ”pilotata” in senso tecnico quando suggerisce la risposta, non quando restringe l ‘ambito di rif’erimento: in questo caso ii rispondente non sa qua/ e ii name oggetto dell ‘indagine, ma soltanto [‘area professionale.\nNon e inoltre opportuno estendere il quesito ad altre sf’ere (come magistratura, societd civile o universitd), per ii rischio di dispersione def data: all ‘allargarsi de! bacino di riferimento, la probabilitCl che ii candidato venga citato spontaneamente si riduce drasticamente. L’impostazione suggerita per questa domanda potrebbe portare ii rispondente a saturare le proprie risposte con i top of mind dei diversi ambiti, rendendo ii data di notorietd spontanea relativo al soggetto di interesse statisticamente irrilevante per gli obiettivi de/la ricerca.\nProcedo con ii questionario?”

Chi è Michelino Davico

Davico nel 2013 lascia la Lega dopo aver votato la fiducia al governo di Enrico Letta in dissenso dal suo gruppo e per senso di responsabilità. Poi aderisce a Gal, Grandi Autonomie e Libertà, con l’obiettivo di puntellare l’esecutivo. Nel 2015 aderisce a l’Italia dei Valori e spiega a Repubblica: «Vengo da una forza popolare e di valori, questo era la Lega un tempo, e questo è oggi l’Idv: un partito fondato su legalità, lotta alla corruzione, lavoro». Ad agosto va con i Moderati di Giacomo Portas. Infine aderisce al neonato gruppo parlamentare di centro-destra “Federazione della Libertà (IDeA-Popolo e Libertà, PLI)”, di cui diviene tesoriere. E dal 2021 al 2023 è coordinatore regionale di Noi con l’Italia in Piemonte.

La fine della storia

A fine giugno la Dda di Roma manda in carcere i quattro della banda che ha materialmente eseguito l’attentato. Il 4 luglio vado al Cefalù Bistrò a pranzo. Nell’occasione Valter arriva verso le 13,30 e non ha tanta voglia di parlare. In questi anni ho imparato a conoscerlo. A un certo punto, quando me ne sto per andare, mi avvicino a lui che traffica davanti alla macchina del caffè e gli chiedo: «Sai qualcosa dell’attentato a Ranucci?». Lui mi guarda molto stupito, abbassa lo sguardo e sussurra un «No, no, ma ti pare». Nei giorni successivi arriva la perquisizione. Parliamo al telefono altre volte, mentre è indagato – e consapevoli entrambi che le sue telefonate potevano essere intercettate – e lui continua a professare la sua innocenza.

«Ti pare che mi arrestano?»

Domenica 9 agosto mi invita a pranzo. Ci sediamo al tavolo più tranquillo del ristorante e parliamo dell’inchiesta. Poi finiamo di discutere nella sua auto, che viene citata nell’indagine perché dentro ci sono le microspie. Nell’occasione mi dice che è tranquillo, perché è caduta l’accusa di strage e soprattutto è caduta anche l’associazione mafiosa. Gli chiedo se è sicuro e mi dice di sì un paio di volte. La sua paura dei giorni precedenti sembra diminuita e a un certo punto mi dice: «Posso rispondere a ogni cosa e spiegarla. Ti pare che mi arrestano?». Il giorno dopo i carabinieri si presentano a Monteverde Vecchio.


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Alessandro D’Amato

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