Il Ponte sullo Stretto ha superato un altro passaggio della sua lunghissima procedura. Poi bisognerà approfondire le faglie sulle due sponde, aggiornare parte del quadro geologico e sismico, studiare ancora il comportamento dell’opera al vento e completare alcune verifiche di sicurezza. Anche il conto verrà aggiornato dopo la progettazione esecutiva. Per un’infrastruttura da oltre 13 miliardi di euro, il corredo di dettagli è discreto.

Il 6 agosto 2026 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha espresso il proprio parere tecnico dopo l’istruttoria sul progetto definitivo. Stretto di Messina lo ha accolto con soddisfazione e ha annunciato che tecnici e progettisti risponderanno alle osservazioni prima del nuovo passaggio al CIPESS. Il parere è arrivato. Occupa 353 pagine e contiene parecchie questioni che, evidentemente, meritano ancora attenzione. E alcune riguardano argomenti poco ornamentali per un ponte sospeso con una campata centrale di 3,3 chilometri.

Prima la Fase A, poi la Fase B

La progettazione esecutiva viene articolata in Fase A e Fase B. La prima servirà a integrare conoscenze, studi, indagini, prove e verifiche considerate propedeutiche alla seconda. Tra le due dovrà esserci un controllo dei risultati ottenuti, così da stabilire le condizioni tecniche con cui proseguire.

La sequenza ha una sua logica ingegneristica: prima si approfondisce, poi si sviluppa il resto dell’esecutivo sulla base di ciò che si è trovato. Il calendario amministrativo aggiunge un elemento meno lineare.

Il contraente generale è già noto: Eurolink, il consorzio guidato da Webuild. Il Bilancio 2025 di Stretto di Messina ricorda che il contratto risale al 27 marzo 2006. Quel rapporto fu caducato per legge nel 2012; il 5 agosto 2025 è stato firmato un nuovo atto aggiuntivo, la cui efficacia resta subordinata alla registrazione e pubblicazione della delibera CIPESS e del decreto sulla convenzione, oltre alle rinunce ai contenziosi e alle altre condizioni previste.

Il contraente generale è quindi individuato attraverso un rapporto contrattuale nato vent’anni fa e predisposto a riprendere efficacia con gli atti più recenti. La progettazione esecutiva avrà invece il compito curioso di sviluppare il progetto e, prima ancora, completare alcune delle conoscenze necessarie per farlo. È la procedura costruita dalle norme che hanno riavviato l’opera. Letta tutta di seguito conserva comunque un certo fascino burocratico.

Le faglie richiedono nuove indagini

Tra le prescrizioni più delicate ci sono quelle geologiche. Il Consiglio rileva che una parte delle informazioni utilizzate deriva da campagne effettuate decenni fa, con tecnologie, sistemi di acquisizione ed elaborazione che nel frattempo sono cambiati. Chiede quindi nuove indagini sulla sponda calabrese, su quella siciliana e nel tratto di mare.

Sul versante calabrese dovranno essere verificate consistenza, attività e capacità della faglia di Pezzo, insieme agli eventuali effetti sulle opere previste. Approfondimenti analoghi riguardano il settore Piale-Musalà-Acciarello. A Messina dovranno essere studiate le strutture che possono interagire con gallerie, viadotti e svincoli. Le nuove campagne potranno anche escludere o individuare ulteriori faglie.

Qui serve precisione. Stretto di Messina ha sostenuto che la faglia di Pezzo sia antica e che gli spostamenti osservati nell’area non rappresentino una criticità per la stabilità dell’opera. Lo ha ribadito nel novembre 2025 in una nota tecnica sulla fattibilità del Ponte. Il nuovo parere chiede comunque ulteriori accertamenti nell’ambito della progettazione esecutiva. Le due cose possono stare nella stessa pagina, anche se si guardano con una certa diffidenza.

Se durante la Fase A emergessero faglie attive e capaci in grado di interagire con le opere, dovranno essere valutati i diversi scenari di spostamento e le relative conseguenze progettuali. Nel catalogo ITHACA, ISPRA spiega che una faglia capace può produrre deformazioni tettoniche permanenti in superficie e danneggiare edifici e infrastrutture. Conoscerne posizione e caratteristiche prima di realizzare fondazioni e viadotti appare una premura abbastanza ragionevole.

Anche il vento merita attenzione

Poi c’è l’aria. Argomento apparentemente leggero, finché l’oggetto esposto al vento diventa il ponte sospeso con la campata più lunga mai realizzata. Il parere chiede di approfondire nella Fase A l’incertezza dei dati sperimentali e di specificare meglio il ricorso alla CFD, la fluidodinamica computazionale: dagli obiettivi delle simulazioni alla modellazione della turbolenza, fino ai criteri di validazione. Le analisi numeriche dovranno funzionare come complemento alle prove in galleria del vento.

Sul vento, del resto, il progetto mobilita specialisti da anni: lo stesso Expert Panel di Stretto di Messina comprende un esperto specifico di aerodinamica e aeroelasticità. Entrano nel lavoro successivo anche scenari eccezionali di incendio ed esplosione e le loro possibili conseguenze sugli elementi strutturali. Sono verifiche di robustezza: servono a capire come reagirebbe l’opera alla perdita o al danneggiamento di componenti in determinate condizioni.

Il documento resta nel terreno più sobrio delle verifiche: alcuni aspetti decisivi devono essere ancora studiati prima di arrivare alla configurazione esecutiva. Nella formula “via libera” buona parte di questo lavoro si perde per strada.

13,532 miliardi, precisi e ancora da aggiornare

Il capitolo economico ha una piccola meraviglia tutta sua. Il parere 39/2026 dell’Autorità di regolazione dei trasporti indica 13,532 miliardi di euro come investimento da Quadro economico e 13,857 miliardi come investimento complessivo previsto per la realizzazione, sostenuto quasi integralmente da risorse pubbliche. Una cifra precisa fino al milione e già accompagnata da un asterisco: sarà aggiornata.

ART scrive che gli importi sono espressi a valori nominali e che il Piano non quantifica gli effetti delle clausole di revisione prezzi. In funzione dell’inflazione effettiva, queste potrebbero comportare con tutta probabilità adeguamenti significativi. Stretto di Messina ha inoltre comunicato all’Autorità che gli importi saranno aggiornati dopo la progettazione esecutiva, sulla base delle specifiche tecniche e delle prestazioni dei prodotti e dei sistemi effettivamente utilizzati.

La cifra dei 13,5 miliardi descrive quindi il quadro finanziario attuale. L’entità dell’eventuale adeguamento arriverà più avanti. Prima bisogna definire nel dettaglio cosa costruire e con quali soluzioni; poi il conto potrà diventare meno teorico. Il preventivo ha già imparato a essere flessibile prima ancora del ponte.

Il Piano affianca ai 13,162 miliardi di contributi pubblici 695 milioni di patrimonio di Stretto di Messina, dei quali 370 versati dal Ministero dell’Economia attraverso l’aumento di capitale. ART chiede inoltre un monitoraggio strutturato del Piano economico-finanziario durante progettazione, costruzione e gestione, così da intercettare scostamenti di costi, tempi, traffico e rischi.

Il Ponte torna ancora una volta verso il CIPESS

Quello del 6 agosto 2026 è un passaggio di una procedura già ripartita una seconda volta. Il CIPESS aveva approvato il progetto definitivo il 6 agosto 2025, poi la Corte dei conti aveva ricusato il visto alla delibera. Il decreto-legge 32 del marzo 2026 ha quindi ridisegnato alcuni adempimenti necessari per una nuova deliberazione, compresa l’acquisizione dei pareri tecnici e finanziari. Lo ricostruiscono sia Stretto di Messina nel proprio bilancio sia l’Autorità di regolazione dei trasporti.

Adesso Stretto di Messina deve esaminare le osservazioni del Consiglio Superiore, fornire le risposte tecniche e consentire al MIT di trasmettere nuovamente la documentazione al DIPE per l’iscrizione all’ordine del giorno del CIPESS. È la procedura indicata dallo stesso Ciucci il giorno del parere. Poi arriverà la progettazione esecutiva. E con lei la Fase A incaricata di aggiornare studi, indagini e verifiche prima di passare alla Fase B.

Il Ponte sullo Stretto ha quindi superato un altro passaggio procedurale. Le faglie richiedono nuove indagini, il vento ulteriori approfondimenti, alcuni scenari di sicurezza altre verifiche e il conto dovrà essere aggiornato. Chiamarlo “via libera” occupa due parole. Il parere che ne definisce condizioni, prescrizioni e verifiche ne occupa 353.

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Ilaria Rosella Pagliaro

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