Saranno state pure combinate quelle conversazioni tra “compagni di merenda” che per depistare l’inchiesta sull’omicidio del professore Matteo Bottari si mettono attorno a un tavolo con tanto di spartito da seguire e cominciano a snocciolare nomi e circostanze dell’affare Università di Messina. Ma oggi a distanza di ventotto anni, quelle parole registrate dagli investigatori della Squadra mobile e pubblicate in questa ricostruzione di quei drammatici mesi del 1998, fanno sempre effetto. Verrebbe da dire: ci stanno dentro tutti su, ci stanno tutti… 

Il Rettore prof. Diego CUZZOCREA

La Squadra Mobile decise di puntare e approfondire la pista investigativa “contrasti con il prof. Longo”, con la presentazione di un’articolata informativa alla locale Procura della Repubblica, avvenuta il 10 Febbraio 1998, nella quale, dopo averle analizzate nel dettaglio, tutte le altre ipotesi vennero scartate esplicitando le ragioni di tale scelta.

Qualche settimana dopo, a partire dalla data del 16.2.1998, furono registrate numerose conversazioni dalle quali emergeva la quasi certezza della conoscenza della sottoposizione a controllo delle utenze telefoniche in uso a Longo Giuseppe, alla Laganà Adriana, e successivamente, dalla data del 26.2.1998, anche di quella cellulare di pertinenza di Eugenio Capodicasa.

La straordinaria e inspiegabile permeabilità di parte dei risultati investigativi e dell’attività di indagine all’epoca in corso, fu giudicata come possibile ma, in cuor loro, speravano di sbagliare nel dare questo giudizio.

Tale speranza fu definitivamente spazzata via il 22/02/1998, data in cui furono registrate ben due conversazioni telefoniche, una delle quali intervenne tra due utenze sotto controllo, nel corso delle quali il Longo informò i suoi interlocutori della certa conoscenza delle sottoposizioni a controllo della sua utenza cellulare nonché dell’utenza dell’abitazione sita in nel Villaggio Gesso.

Trascrizione della telefonata n.66 in entrata sull’utenza intercettata n.090/315442, intestata a Longo Giuseppe, via Nazionale Km 17.500 Gesso, registrata alle ore 21.09 del 22.2.1998 sul nastro n.2 pista 1 da giri 129 a giri 445. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe (G) e Adriana Laganà (A).

OMISSIS

A: ma lì non sei andato dalla signora?

G: quale signora?

A:  da CUZZOCREA?

G: si sono andato a suo tempo…. poi ci siamo visti

A:  e com’è finita?

G: non è finita…. poi se ne parla quando vieni, di presenza te lo racconto

A: perché per telefono no?

G: no… per telefono non ti racconto niente

A: non mi racconti niente?

OMISSIS

A quanto sopra specificato, si sommò un’altra circostanza che portò gli inquirenti a considerare l’esistenza di una attività informativa a vantaggio dei soggetti sottoposti a indagine.

Tale circostanza fu associata alla riscontrata interruzione, in data 19.02.1998, delle conversazioni, assai significative, intercorrenti tra il Segretario del Rettore, Capodicasa, e Longo, dalle quali era desumibile un’attività finalizzata a ottenere il sostanziale assoggettamento del prof. Diego Cuzzocrea definito, nel corso delle stesse, “cretino – stronzo” e altri epiteti simili.

Il successivo 5 marzo 1998, accadde un fatto che diede la certezza agli investigatori che la loro attività investigativa a carico del Longo era stata svelata e che l’indagato ne era venuto sicuramente a conoscenza.

Avvenne, infatti, che il prof. Cuzzocrea Diego, comunicò a Gaetano Bonaccorso di aver rinvenuto una lettera anonima, motivo per il quale il funzionario decise di mandare da lui, per ritirare la missiva, gli esperti colleghi Ispettori Maiorana e Stornante, due vecchie volpi della Mobile.

Giunti al cospetto del Rettore, i due colleghi, dopo aver proceduto al sequestro della lettera anonima, ebbero un colloquio informale, nel corso del quale, il prof. Cuzzocrea dimostrò di conoscere atti d’indagine coperti dal segreto istruttorio.

Il Rettore scese addirittura nei particolari, commentando con i colleghi il pedinamento di Capodicasa, avvenuto il 21 febbraio 1998, in occasione di un incontro tra questi e il Longo al bar Billè, e il servizio di appostamento in esito al quale, l’8 febbraio 1998, Longo era stato notato incontrarsi a Villa S. Giovanni con Giovanni Morabito.

A seguito dell’avvenuto colloquio, i colleghi, tornati in ufficio, riferirono tutti i particolari dell’incontro al capo della Mobile, Roberto Bocca e al suo vice, Bonaccorso, i quali li invitarono a redigere dettagliata Relazione di servizio che, i vertici della Mobile presentarono alla Procura della Repubblica di Messina, allegandola a una articolata Informativa il 07.03.1998.

Appena quattro giorni dopo, durante il servizio d’intercettazione ambientale delle conversazioni effettuate nell’abitazione del prof. Longo, fu registrato un colloquio molto confidenziale tra questi e la propria amante Laganà Adriana, nel corso del quale gli agenti appresero quanto segue:

Trascrizione della conversazione tra presenti, registrata in ambientale, sulla bobina nr. 3 marca Sony DAT delle ore 21.28 dell’11/03/1998 avvenuta all’interno dell’abitazione del Prof. Longo Giuseppe sita in questa Via Nazionale Km 17,500 località Gesso. La conversazione avviene tra Longo Giuseppe e Laganà Adriana, che vengono rispettivamente indicati con le lettere “L” e “A”.

 

L: Il Rettore l’ho incontrato a Catania, che ne sai, all’una (ndr. alle ore tredici dello stesso 11.3.98)

A: di notte?

L: di mattina, quando sono andato a prendere a quello.. che passeggiava là all’aeroporto, che sono arrivato con cinque minuti di anticipo, é in orario, questo aereo non parte,  qua deve atterrare e ho preso un altro discorso, e ho detto io, professore sa che il Rettore e Capodicasa che rientrano da Roma, e… c’è interruzione…   (Incomprensibile)……stasera mi ha cercato Capodicasa dice senti ah… qua.. la…. “gli devi fare una cortesia”, il Rettore è nei guai per quanto è cretino eh…… evidentemente lui ha saputo da……

A: questioni mediche?

L: come?

A: questioni mediche?

L: no va bene dico, la cortesia gli ho detto che gliela faccio, però poi un domani ti cerco……

A: voglio essere ripagato…(risata)…

L: come?

A: vuoi essere ripagato

L: no, no, no che devo fare… perché quel cretino, il Rettore dice che ha ricevuto una telefonata anonima a casa no ? e quindi l’altra sera ci sono andati due poliziotti. Lui si è messo a chiacchierare, dato che ha la lingua…..

A: non ho capito… ha ricevuto una telefonata anonima, ed ha chiamato?

L: ha ricevuto delle telefonate strane per cui l’ha denunziato alla Polizia e ci sono andati due funzionari di Polizia, lui si è seduto sul salotto, e ha cominciato a sproloquiare… no… niente poi il discorso dice è caduto sull’omicidio di Bottari… cose…. etc….. noi qua sappiamo  ah…. qua (inc.)….. no.. ma….ah qua….là………(incomprensibile)…. poi ad un certo punto si parlava di me e lui ad un certo punto gli ha detto…. ah…. che è inutile che seguite a Longo…… da BILLE’, a Villa S. Giovanni… con la Mercedes  dice lui che cazzo c’entra, gli ha detto……………..(incomprensibile)……… e quindi una volta ci siamo visti là con Capodicasa da BILLE’, ci siamo sentiti per telefono mi ha detto ci vediamo da BILLE’, io sono andato e lui mi ha detto “ho visto a  questi due”, ma questi sono della Questura…. e va bene non non è che avevamo niente da nascondere, ci siamo messi a chiacchierare, d’altra parte una volta… ti ricordi… ma io ho capito subito perché poi là i Carabinieri ci hanno fermato, hanno voluto vedere con chi ero….(incomprensibile.)….. per vedere con chi ero….ho la coscienza a posto

A: e allora… che cavolo vuole?

L: eh perché questi qua……… babbi babbi hanno fatto una relazione in cui hanno detto che il Rettore era a conoscenza di un giro…(incomprensibile)….quindi da questo punto di vista cominciò ad andarsene in crisi, da quel cretino……che è….

A: perché poi….(inc.le)…..(risata)…..

L: a questo punto mi hanno pregato…. se domani dovesse venire fuori il discorso, di dire che sono stato io che me ne sono accorto…. di dire che dovevamo incontrarci e che me ne sono accorto, gli ho detto io…… infatti io poi gli ho detto, gli ho detto, senti…. signori miei, io sono sempre l’amico di Peppe, vi sto seguendo a tutti, non vi sto rompendo i coglioni…. però qua, se manchiamo poi piangono altri gli ho detto, perché… il fatto….. che non certo parlando, difendo i lori interessi….perchè sennò pare che… che è una reazione alla… all’amicizia che dura con il Rettore, con il Preside… e non posso fare bordello…. gli altri non mi considerano più un amico…. quindi mi fanno “ i chiova “…che mi manca dall’acqua fino al sale… gli ho detto… noi qua ci dobbiamo trovare….

A: il lavoro loro lo stanno comprando…

OMISSIS……

La conversazione sopra riportata è la prova inconfutabile che il Rettore, accortosi delle sue imprudenti esternazioni, che dimostravano la piena conoscenza degli atti di indagine, abbia cercato di correre ai ripari e che a tale scopo abbia coinvolto Capodicasa affinché intervenisse sul Longo a perorare la sua causa, circostanza questa in effetti poi avvenuta. Tanto che Longo riferisce alla Laganà, in maniera inequivoca, di essere stato contattato da Capodicasa e sollecitato a dire agli inquirenti, ove interrogato, di essersi personalmente accorto del pedinamento e di averne poi parlato con il Rettore.

Per meglio comprendere l’incisiva attività d’inquinamento probatorio, appare necessario riportare alcune considerazioni, al fine di collocare temporalmente alcune circostanze degne di rilievo, in ordine ai fatti in argomento:

  • la conversazione tra il Longo e la Laganà è stata registrata l’11 Marzo 1998 e che in quello stesso giorno il gastroenterologo ebbe il colloquio con il Capodicasa per concordare le dichiarazioni da riferire alle FF.OO.;
  • sia il Rettore che il Capodicasa partirono, alla volta di Roma, lunedì 9 Marzo 1998 per incontrarsi con un Ministro – verosimilmente il Ministro Berlinguer, all’epoca all’Università e alla ricerca scientifica – facendo rientro in Messina il pomeriggio del 10.03.1998;
  • la Squadra Mobile presentò l’informativa contenente la Relazione di servizio dei colleghi, sabato 7 Marzo 1998.

Pertanto, è plausibile che il Rettore, e conseguentemente il suo segretario Capodicasa, abbiano appreso dell’esistenza della sopra richiamata nota nella serata del 10  o il successivo mercoledì 11 Marzo 1998 .

Sorgono, pertanto, spontanei due quesiti:

  • ma chi, in questo breve lasso temporale. poteva avere accesso a documenti così riservati?
  • chi poteva avere accesso all’armadio blindato della Procura della Repubblica o alla scrivania del Sostituto procuratore Carmelo Marino?

Longo era certamente a conoscenza dell’identità di tale soggetto, tanto che, nella summenzionata registrazione, senza fare il nome di tale persona, disse: …omissis…“stasera mi ha cercato Capodicasa, dice senti ah… qua.. la…. “gli devi fare una cortesia”, il Rettore è nei guai per quanto è cretino eh…… evidentemente lui ha saputo da……..omissis… .

Alla luce di quanto sopra, appare evidente che il comportamento tenuto dal Rettore ha nuociuto gravemente alle indagini all’epoca in corso, causando un fortissimo inquinamento probatorio, tanto che la Mobile ritenne di dover richiedere al Sostituto Marino di porre fine a tale illecita condotta, consentendogli anche di sottoporre a intercettazione ambientale lo studio del Rettore e del suo Segretario.

Chi abbia potuto fornire informazioni così riservate al Rettore non si è mai scoperto con certezza anche se, come l’attento lettore può rammentare, il Procuratore Capo dell’epoca era Antonio Zumbo, cognato del prof. Diego Cuzzocrea, per averne sposato la sorella.

Anche in considerazione di tale rapporto di parentela, i funzionari della Mobile chiesero al giudice Marino di fare in modo che venissero recisi quei privilegiati contatti con Organi istituzionali che la carica di Rettore consentiva all’epoca di mantenere al prof. Cuzzocrea, realizzando canali idonei all’acquisizione di notizie, a cui, comunque, egli si dimostrava interessato, anche alla luce del fatto che, in quei giorni la città dello Stretto era sotto osservazione della Commissione Parlamentare Antimafia nel c.d. “Caso Messina”, di cui faceva parte il senatore Niky Vendola che definì l’Ateneo messinese “un verminaio”.

Peraltro, la comunicazione di quanto conosciuto al prof. Longo, consentendogli di eludere l’attività di investigazione mirante ad accertare l’esistenza di elementi di reità a suo carico, ha certamente nuociuto gravemente alle indagini.

La richiesta di un provvedimento a carico del prof. Cuzzocrea o, magari la trasmissione degli atti alla Procura di Reggio Calabria, fu fatta in relazione, al possibile pregiudizio che poteva essere procurato al prosieguo dell’attività d’indagine, in quanto era  convincimento che il prof. Diego Cuzzocrea non avrebbe esitato un solo istante nel tentativo di porre in essere azioni che, pur sacrificando i positivi risultati investigativi dell’attività all’epoca in corso, salvaguardassero l’immagine dell’Università di Messina e consequenzialmente la sua stessa posizione al vertice di questa.

Parallelamente è necessario sottolineare che l’attività di inquinamento probatorio posta in essere dal prof. Cuzzocrea non avrebbe avuto modo di esistere senza la fattiva collaborazione di Eugenio Capodicasa e del prof. Giacomo Ferraù, i quali, così come il prof. Cuzzocrea, sono stati prosciolti dall’accusa di favoreggiamento personale nei confronti del defunto prof. Peppe Longo.

L’arresto del prof. Giuseppe Longo

A seguito del deposito, da parte della Squadra Mobile delle Informative di reato del 24 Aprile e del 27 Maggio 1998, contenenti le risultanze dell’attività di indagine fino a quelle date espletate, comprese le dichiarazioni dei “pentiti” sino a quel momento interrogati, nonché delle risultanze dell’attività di intercettazione ambientale con, l’allora, recenti minacce del prof. Longo al prof. Cuzzocrea, il Sostituto Procuratore Carmelo Marino depositò, l’8 Giugno 1998, presso l’Ufficio del G.I.P., una richiesta di emissione di misura cautelare detentiva nei confronti del citato gastroenterologo.

Inoltre, nella stessa richiesta di misura cautelare venne richiesto un provvedimento restrittivo, la misura cautelare della detenzione domiciliare per il Segretario Generale del Rettore, nonché una richiesta di sospensione dall’incarico e dalle mansioni per il Rettore e il pro Rettore.

L’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, nella persona di Carmelo Cucurullo e di Alfredo Sicuro, accogliendo gli elementi responsabilità indicati dal Pubblico Ministero, il 23 Giugno 1998, emisero un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere a carico del Longo, ritenuto responsabile di far parte dell’associazione mafiosa capeggiata da Morabito Giuseppe, inteso “tiradritto”, nonché quale mandante degli episodi di minacce in danno del pro Rettore Ferraù (lettera minatoria) e di Capodicasa (spari alla sua auto), mentre non accolse la richiesta misura di arresti domiciliari a carico del Segretario Generale.

Inoltre, i due G.I.P., in relazione alla misura interdittiva richiesta dal P.M. a carico del Rettore e del pro Rettore, decisero di posticipare la loro decisione dopo aver proceduto all’interrogatorio dei due, procedendo così alla loro convocazione, unitamente al Capodicasa, per essere interrogati.

Quella stessa mattina del 23 Giugno, i due G.I.P. trasmisero i provvedimenti al collega Carmelo Marino, il quale, senza perdere tempo, chiamò Bocca e Bonaccorso, convocandoli nel suo ufficio.

Prima delle ore13.00, i due poliziotti furono fuori la porta del P.M..

I tre si accomodarono nel salotto del magistrato Marino il quale, con non celata soddisfazione, disse ai Dirigenti della Mobile che era stata emessa la misura cautelare a carico del Longo, misura che doveva essere eseguita al più presto per non dare possibilità di fuga al catturando e per evitare eventuali fughe di notizie.

Inoltre, stante il temporaneo mancato accoglimento della sospensiva, decise di autorizzare gli investigatori peloritani a eseguire, in contestualità con l’arresto del Longo, delle perquisizioni domiciliari a carico di Cuzzocrea, Ferraù e Capodicasa.

Nel pomeriggio del 23 Giugno 1998, Bocca diede incarico al collega Bonaccorso e all’Isp. Sup. Zanghì di formare le pattuglie necessarie per la cattura e l’esecuzione delle perquisizioni, decidendo di comporre, con personale della Mobile e della Criminalpol, ben dieci equipaggi, e inoltre impegnare altro personale presso la Sala Ascolto, che doveva guidare i colleghi sugli obiettivi, in relazione a quanto in quel momento intercettato.

Il prof. Longo, all’oscuro di quanto stava per accadergli, alle ore 22.30 circa, fu tratto in arresto presso il Padiglione F del Policlinico Universitario di Messina, ove si trovava, dopo aver ultimato gli esami del Corso integrato di malattie dell’apparato digerente.

Al termine delle perquisizioni presso il suo studio, fu accompagnato presso la sua abitazione del Villaggio Gesso, ove fu eseguita altra perquisizione e, nel contempo, personale specializzato smontò le microspie ancora collocate nell’abitazione e nell’auto del gastroenterologo.

Al termine delle operazioni, il prof. Longo fu condotto in Questura per espletare le formalità di rito (notifica provvedimento cautelare nei nostri uffici, e poi effettuazione foto per il Casellario e rilevazione impronte dattiloscopiche presso la Polizia Scientifica), e successivamente il docente fu tradotto presso la Casa Circondariale di Messina.

All’atto della notifica del provvedimento restrittivo, il professore Longo, a conferma dei suoi saldi rapporti con il territorio di Barcellona P.G. (ME) nominò quali propri difensori di fiducia gli avv. Francesco Bertolone e Fabrizio Formica del Foro di Barcellona P.G..

Le perquisizioni effettuate a suo carico permisero di rinvenire e sequestrare documentazione ritenuta utile ai fini delle indagini, nonché armi e munizioni legalmente detenute che furono sottoposte a sequestro amministrativo.

Quasi contestualmente all’arresto del Longo, altro personale dava esecuzione ai citati Decreti di Perquisizione a carico del Cuzzocrea, del Ferraù Giacomo e del Capodicasa, che portarono al rinvenimento e sequestro, presso le loro rispettive abitazioni, di altra documentazione ritenuta utile alle indagini.

Appare utile rammentare che, dopo gli interrogatori dei vertici dell’ateneo messinese da parte dell’Ufficio G.I.P., nessuna misura interdittiva fu disposta a carico del Cuzzocrea e del Ferraù, in quanto, entrambi, avevano presentato le loro dimissioni da Rettore (autosospensione il 09 e dimissioni il 15 Giugno 1998) e da Pro Rettore (dimissioni presentate il 25 Giugno 1998), mentre nessun rilievo venne mosso a Capodicasa.

Per comprendere il clamore mediatico che l’arresto del Longo suscitò in tutto il Paese, in relazione al “caso Messina”, si riportano qui di seguito due articoli pubblicati, on line, dal quotidiano “Repubblica” il 24 Giugno 1998:

dal sito https://www.repubblica.it/online/fatti/messina/messina/messina.html

 

MESSINA – Il “caso Messina”, il giro d’affari legato gli appalti dell’Ateneo che ha portato alle dimissioni “forzate” del sottosegretario agli Interni Angelo Giorgianni e che il commissario antimafia Niki Vendola ha ribattezzato come “verminaio” ha avuto oggi una nuova, clamorosa svolta. La squadra mobile ha infatti arrestato Giuseppe Longo, docente di gastroenterologia all’Università, con l’accusa di associazione mafiosa. L’arresto è stato ordinato dal pm Carmelo Marino, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del professor Matteo Bottari, l’endoscopista del Policlinico universitario e braccio destro dell’ex rettore Diego Cuzzocrea ucciso il 15 gennaio scorso con un colpo di lupara.
Secondo le indiscrezioni che cominciano a filtrare dalla Procura di Messina, il sospetto è che il professore Giuseppe Longo sia affiliato alla cosca mafiosa della Locride capeggiata dal latitante Giuseppe “Peppe ‘u tiradrittu” Morabito. L’altro filone di inchiesta che lo riguarda è quello relativo all’uccisione del collega Matteo Bottari, in cui Longo è iscritto nel registro degli indagati come mandante dell’agguato. A completare la confusione del quadro, nel 1991 Giuseppe Longo era stato rapito in Calabria e liberato dopo pochi giorni in circostanze poco chiare.
La procura di Messina ha mandato un “invito a comparire” anche all’ex rettore Cuzzocrea, che ha dato le dimissioni pochi giorni fa, indagato per favoreggiamento nei confronti di Longo insieme al prorettore Giacomo Ferraù e al segretario particolare Capodicasa.
L’indagine del pm avrebbe portato alla luce una serie di intrecci dai quali emergerebbe che gli appalti dell’Ateneo fossero controllati dal clan calabrese dei Morabito. Per questo motivo sono state effettuate molte perquisizioni al di là dello Stretto e tra i destinatari degli avvisi di garanzia ci sono esponenti della ‘ndrangheta.
Il presidente della Commissione antimafia Ottaviano Del Turco, alla notizia dell’arresto del docente messinese, ha immediatamente convocato una conferenza stampa a San Macuto: “Il grumo di interessi che gravava su Messina è ancora vivo e vitale. E’ necessario non perdere la presa e mantenere alto il livello di guardia da parte della stessa Antimafia”, ha detto Del Turco, confermando le accuse rivolte contro Longo e rivelando che sono ancora in corso indagini e perquisizioni e che gli investigatori hanno trovato anche una tipografia che stampava lauree false. “Il focolaio di infezione si trovava all’università, ed alla farmacia del Policlinico, e questo focolaio può tornare ad infettare”. Secondo l’analisi di Del Turco, l’organizzazione criminale aveva il suo centro nell’università perchè gli appalti e gli interessi economici più rilevanti della città sono tutti riconducibili all’Ateneo. “Appalto per appalto vedremo cosa e chi ha messo le mani sulla città”, ha concluso il presidente dell’Antimafia, che riferirà sia al ministro della Giustizia che a quello della Pubblica istruzione gli sviluppi del “caso Messina”, affinché sia Flick che Berlinguer possano vigilare.
 

Dal sito https://www.repubblica.it/online/fatti/messina/messinas/messinas.html

 

MESSINA – Il 15 gennaio un colpo di lupara uccide il professor Matteo Bottari, primario endoscopista del Policlinico universitario e apre il “caso Messina”. Bottari, ucciso nella sua auto, è il genero dell’ex rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres ed è braccio destro del suo successore Diego Cuzzocrea. Le indagini della squadra mobile e della Criminalpol, coordinate dal pm Carmelo Marino, imboccano subito la pista della gestione degli appalti dell’Ateneo. Interviene anche la Commissione nazionale antimafia, che sbarca a Messina l’11 febbraio e in tre giornate di audizioni traccia un quadro inquietante: la città viene descritta come governata da un “grumo d’interessi” politico-affaristico-mafiosi che avrebbe il suo fulcro all’Università, che gestisce un budget di appalti di 250 miliardi.
I commissari puntano l’indice sul Palazzo di giustizia e sul sottosegretario agli Interni Angelo Giorgianni, ex magistrato a capo del pool mani pulite messinese. Si scopre così che la Procura – retta da Antonio Zumbo, cognato del fratello del Rettore – avrebbe avviato centinaia di inchieste per sollevare un polverone e non toccare gli interessi e gli equilibri esistenti.
La relazione dell’antimafia fa cadere le prime teste. Il presidente del Consiglio Prodi costringe alle dimissioni il sottosegretario Giorgianni mentre due magistrati (Zumbo e Romano) sono costretti a cambiare sede. Iniziano anche i tentativi di depistaggio delle indagini sull’omicidio Bottari, che portano ai rapporti tra la ‘ndrangheta calabrese e il Policlinico: il rettore e il prorettore denunciano di aver ricevuto messaggi di morte, il segretario generale dell’Ateneo trova la sua auto sforacchiata da cinque colpi di pistola.
Diego Cuzzocrea, nonostante gli attacchi della Commissione antimafia, si ricandida a rettore e il 4 maggio viene eletto al primo turno. Il 10 giungo è costretto però ad autosospendersi perché è accusato, col fratello e il cognato, di aver simulato il furto della sua auto e le lettere minatorie. Quattro giorni dopo si dimette per evitare la sospensione cautelare chiesta al gip dal Pm Marino.

 

Appare opportuno specificare che l’Ufficio del G.I.P. di Messina emise la sopra riportata misura cautelare a carico del prof. Longo, quale indagato di far parte della cosca mafiosa africese di Giuseppe Morabito, sulla base delle deposizioni rese solo dai collaboratori di Giustizia Lauro Ubaldo Giacomo, Barreca Filippo e Pansera Claudio, perché, all’epoca, i magistrati non avevano ancora a disposizione gli altri verbali di interrogatorio di Scopelliti Giuseppe, De Carlo Giuseppe, Ferrara Carmelo, Giammoia Salvatore e Sparacio Luigi, alla luce dei quali la posizione del docente universitario si sarebbe certamente aggravata.

 

CONTINUA…

 

 

 


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
roberto

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.