ACI Roma respinge le accuse del campione di rally Max Rendina. Ma ne conferma senza volerlo la più concreta: sì, il regolamento elettorale è stato cambiato proprio a ridosso del voto. Le regole del gioco effettivamente non sono più le stesse di prima.

Ventiquattr’ore dopo la pubblicazione delle perplessità di Rendina sulla governance dell’Automobile Club Roma arriva la posizione dell’Ente. Un documento che entra nel merito di ciascun punto sollevato dall’ex vicepresidente dimissionario: fornisce una diversa chiave di lettura. E conferma il clima da resa dei conti in vista delle prossime elezioni.

Le dimissioni

Max Rendina – Geronimo La Russa – Elena Palazzo

Il primo e più delicato dei nodi sollevati da Rendina riguardava la sua uscita dal Consiglio Direttivo. Giura di non averla mai formalmente richiesta: assicura di essersi dimesso solo dalla carica di vice presidente ma di voler rimanere come semplice consigliere all’interno del Direttivo.

ACI Roma ricostruisce lo stesso fatto con una cronologia diversa. Le dimissioni, spiega l’Ente, risalgono al 30 maggio 2026, e per quanto la lettera recasse all’oggetto la sola dicitura “Dimissioni Vice Presidente“, il suo contenuto renderebbe «senza dubbi o incertezze» chiara la volontà di lasciare l’intero Consiglio Direttivo, con la sola eccezione della presidenza della Commissione sportiva regionale, che Rendina intendeva mantenere.

Rendina nega che le cose stiano così e ribadisce che la sua intenzione fosse esattamente quella indicata nell’oggetto: rinunciare alla vice presidenza. Non altro.

Circostanza politicamente non irrilevante: Aci Roma dice che la contestazione sulla natura delle dimissioni sarebbe emersa soltanto il 4 agosto scorso, cioè dopo l’adozione del nuovo regolamento elettorale contestato da Rendina, ad oltre due mesi di distanza dai fatti.

Lo scambio di messaggi

(Foto: Cristiano Minichiello © Imagoeconomica)

Secondo la ricostruzione dell’Ente, per garantire trasparenza il Consiglio Direttivo avrebbe convocato formalmente Rendina all’adunanza del 19 giugno. Lo avrebbe fatto proprio per dargli la possibilità di fornire chiarimenti o, eventualmente, tornare suoi suoi passi. Secondo questa versione, Rendina non si sarebbe presentato né avrebbe comunicato la propria indisponibilità.

Il 22 giugno il presidente gli comunica il recepimento delle dimissioni. Il giorno successivo — sempre secondo la ricostruzione di Aci Roma — Rendina avrebbe risposto confermando le ragioni del proprio passo indietro, «senza avanzare alcuna eccezione» ed esprimendo la speranza di poter riprendere in futuro rapporti di collaborazione.

Sembra quasi un gioco di equivoci. Nel quale Aci Roma parla a Rendina delle sue dimissioni intendendole da vice presidente e da consigliere. Rendina risponde ad Aci Roma confermando le sue dimissioni da vice presidente senza fare alcun cenno alla carica di consigliere perché per lui non era in discussione. Perché non è andato il 19 giugno? Perché per lui c’era nulla da chiarire: era già tutto chiarissimo e messo nero su bianco.

Il regolamento elettorale

(Foto: Cristiano Minichiello © Imagoeconomica)

Sul secondo fronte, quello che a Rendina appare come una disparità di trattamento tra lista uscente e liste sfidanti. ACI Roma fornisce un riferimento normativo preciso: il nuovo regolamento, spiega l’Ente, si adegua alle sentenze del Consiglio di Stato n. 2804 e 2813 del 22 marzo 2024, pronunciate proprio in materia elettorale sull’Automobile Club Napoli.

Secondo quella giurisprudenza, i consiglieri uscenti godono già di una «presunzione di rappresentatività minima» in quanto già eletti, mentre il «test di credibilità» delle sottoscrizioni deve essere richiesto a chi non è mai stato eletto. Non una regola confezionata ad hoc, sostiene dunque l’Ente ma l’applicazione di un principio giuridico generale: lo stesso, ricorda la nota, che vale anche per le consultazioni politiche nazionali e locali, già adottato peraltro dall’Automobile Club di Bologna dal 2025.

Max Rendina

La ricostruzione di Aci Roma conferma oltre a ciò che smentisce. Al netto della cornice giuridica fornita — le sentenze del Consiglio di Stato, il precedente di Bologna — resta un fatto che ACI Roma non contesta affatto, anzi rivendica apertamente come scelta legittima: il regolamento elettorale è stato effettivamente modificato, introducendo un trattamento differenziato tra consiglieri uscenti e nuovi candidati, proprio a ridosso del rinnovo delle cariche. È esattamente il fulcro dell’obiezione sollevata ieri da Rendina.

La differenza tra le due versioni dei fatti, quindi, non riguarda l’esistenza della modifica — su questo le parti concordano — ma la sua legittimità. Per l’Ente si tratta dell’adeguamento a un principio giurisprudenziale consolidato, per Rendina di una regola che disegna un vantaggio per chi è già al governo dell’associazione.

L’assemblea del 5 agosto

(Foto © Stefano Spalletta)

Sul terzo punto, quello della partecipazione all’assemblea che ha discusso il nuovo regolamento, ACI Roma ribatte che la convocazione è avvenuta nel rispetto dei termini statutari, con pubblicazione sul quotidiano Il Messaggero e sul sito istituzionale dell’Ente con venti giorni di anticipo: addirittura cinque in più rispetto al minimo di quindici previsto dallo Statuto. L’Ente si dice sorpreso che proprio Rendina non abbia partecipato, dal momento che l’assemblea è l’organo sovrano dei soci e sarebbe stata la sede naturale per esprimere e sostenere il proprio dissenso.

Quanto al numero dei presenti, la nota precisa che i soci intervenuti sarebbero stati «ben superiori» non solo a quanto indicato nel racconto di Rendina ma anche alle dieci persone che, il 24 aprile 2026, avevano partecipato e ratificato la cooptazione dello stesso Rendina come consigliere dell’Ente: un dettaglio che l’Ente sceglie di mettere in evidenza non senza una certa asprezza polemica.

Una difesa che, tra le righe, apre un altro interrogativo

(Foto: Federico Luzzi © PhotoSportMagazine / Rally di Roma)

Al di là del merito tecnico delle singole repliche. ACI Roma liquida in apertura le osservazioni di Rendina come «immotivate, polemiche e strumentali», leggendovi l’avvio di una campagna elettorale in vista della sua eventuale candidatura al Consiglio Direttivo. È una legittima difesa d’ufficio ma è anche, essa stessa, una scelta di framing: prima ancora di entrare nel merito tecnico-giuridico — che pure la nota affronta con dovizia di riferimenti normativi — l’Ente inquadra il proprio ex vicepresidente come un rivale politico mosso da calcolo elettorale, più che come un socio che solleva un dubbio di metodo.

Una cornice che, semmai, alimenta piuttosto che dissolvere l’impressione di una partita a scacchi giocata non solo sulle regole ma sulla legittimità stessa di chi le mette in discussione: tanto più in un momento in cui l’Ente si gode i frutti e la luce di un risultato organizzativo di alto profilo. Quale? L’approdo a Roma di una tappa del Mondiale Rally 2027, un successo che inevitabilmente più di una persona, dentro e fuori il Consiglio Direttivo, avrà interesse a intestarsi in vista delle urne.

Che Max Rendina sia stato tra i principali artefici di quell’operazione è un’evidenza storica. Che ora per qualcuno sia diventando ingombrante è un sospetto.

Cosa resta da capire

Giuseppina Fusco (Foto: Raffaele Verderese © Imagoeconomica)

Resta, a valle di questo scambio di accuse tecnicamente circostanziate, un dato di fatto che nessuna delle due parti contesta: un nuovo regolamento elettorale (legittimo o meno nel merito) è stato effettivamente adottato a ridosso del rinnovo delle cariche. Il resto, dalla natura esatta delle dimissioni alla reale portata della partecipazione assembleare, resta materia di ricostruzioni contrapposte che solo un accesso agli atti — statuto, verbali, corrispondenza tra le parti — potrebbe sciogliere in modo definitivo.

Il fatto è che a nessuna delle due parti, a questo punto, sembra interessare più di tanto l’aspetto formale. Perché saranno le urne, eventualmente Max Rendina dovesse decidere di candidarsi, a dare una risposta. Se porterà le 700 firme sarà la dimostrazione di un grande atto di forza. E al tempo stesso un segnale preoccupante per chi ha cambiato il regolamento (legittimamente, ma al tempo stesso non è stato fatto in tutta Italia).


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