Per comprendere occorre partire dalla Rivoluzione francese, dal 1789, quando nella storia europea, vi è stato un importante “cambio d’epoca”. Solitamente quando una rivoluzione scoppia è già finita, amava ripetere Giovanni Cantoni. Pertanto, per comprenderla occorre vedere cosa è stato seminato nei decenni che l’hanno preceduta. Due persone hanno capito benissimo cosa fosse successo, il deputato anglo-irlandese Edmund Burke e il conte della Savoia Joseph De Maistre. Diventeranno due pilastri del conservatorismo. “Entrambi comprendono che la Rivoluzione francese non è assimilabile alle frequenti rivolte della storia europea, ma rappresenta invece un tentativo di trasformare radicalmente l’uomo stesso, e non soltanto di mutare l’assetto politico della Francia”. (Marco Invernizzi, Il conservatorismo come categoria politica, marzo-aprile 2026, n.438, Cristianità).
Sia Burke che De Maistre capiscono che bisogna reagire a questa “strana cosa” che penetra velocemente nel corpo sociale, soprattutto nelle grandi città, a partire da Parigi. Occorre reagire in tutti i livelli: militare, politico, ma soprattutto a livello culturale, innescando una Contro-Rivoluzione. La prima reazione avviene nella clandestinità, durante il periodo della dominazione di Napoleone che stava imponendo le idee rivoluzionarie Europa. Due Papi sono vittime dei soprusi napoleonici: Pio VI (1775-1799) muore prigioniero dei rivoluzionari francesi e anche il suo successore Pio VII (1800-1823) è costretto all’esilio prima a Savona e poi a Parigi. Della reazione clandestina è protagonista in Italia, un religioso Pio Bruno Lanteri (1759-1830) che guida le Amicizie Cristiane.
Lanteri ha capito la pericolosità delle idee rivoluzionarie soprattutto nella dimensione culturale, ecco perché diffondeva capillarmente buoni libri per combattere il veleno diffuso dalla cattiva stampa. La seconda reazione fu militare: la costituzione di ben sette coalizioni belliche di governi europei (Regno Unito, Austria, Russia e Prussia) per combattere l’espansione francese in Europa. La Terza reazione fu quella della Restaurazione che fallisce. “I governi restaurati, infatti, sono spesso composti da uomini animati da idee rivoluzionarie, talvolta professate dai loro stessi sovrani”. Nel 1848, la Rivoluzione scoppia nelle principali capitali europee, preparata dall’azione sovversiva delle società segrete e dalla massoneria, ma anche grazie alle Case regnanti, inglese e quella di Sardegna. Tutti uniti all’odio contro la Chiesa e verso il Sacro Romano Impero, dissoltosi nel 1806.
Chi sono in questa storia i Conservatori e i Contro-rivoluzionari, che si oppongono al processo rivoluzionario nato nel 1789? Usare questi due termini può essere una forzatura, anche perché non sempre appartengono alla stessa famiglia. Certamente il termine “conservatore” ha avuto più fortuna nel mondo anglosassone. Prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Mentre il termine “contro-rivoluzionario”, è rimasto proprietà di piccole minoranze in Europa, spesso disprezzati dagli intellettuali. Ma anche il termine “conservatore” non ha avuto molto successo. Almeno fino a qualche anno fa, quando al Parlamento europeo, viene formato il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti e in Italia con Fratelli d’Italia che non si vergogna di definirsi conservatore.
Allora seguiamo il percorso dei conservatori in Italia, che offre Invernizzi. Una reazione quasi naturale alla Rivoluzione del 1789 fu quella dei monarchi europei e dei nobili, che avevano perduto il potere. Ma anche il clero si è opposto, soprattutto quello cosiddetto “refrattario”, che non accettava la cosiddetta Costituzione civile. A decine e decine di questo clero furono ghigliottinati per non accettare i principi rivoluzionari. Ma soprattutto a reagire ad opporsi alla Rivoluzione è stato il popolo, anche se i rivoluzionari hanno scritto un’altra storia, talvolta l’hanno totalmente ignorata. Nell’Italia occupata dalle truppe francesi napoleoniche, è il popolo italiano a insorgere “per difendere le tradizioni religiose e la propria indipendenza di fronte a uno straniero ben diverso dai tanti “stranieri” del passato perché, oltre ad occupare le terre delle antiche comunità, voleva erigere ovunque repubbliche, prelevare tasse e contribuzioni esorbitanti, sostituire la pratica della religione con il culto degli ‘alberi della libertà’ e portare a morire la migliore gioventù nelle guerre di Napoleone, quelle veramente imperialistiche e colonizzatrici”. E’ il fenomeno dell’Insorgenza, sempre trascurato dalla storiografia ufficiale. Insorgenze che si manifesteranno in tanti Paesi d’Europa, dal Tirolo alla Spagna, dall’Italia alla Svizzera, sono i contadini a battersi disperatamente contro l’occupazione militare straniera, dando vita ad una straordinaria stagione di sacrifici per la propria patria e per le sue radici cristiane.
“Gli insorgenti sono stati i primi conservatori o contro-rivoluzionari nella storia italiana”, scrive Invernizzi. “Essi, dopo la Vandea, in Francia, sono stati il primo esempio di una forma di resistenza popolare all’imposizione di un’ideologia da parte di forze politiche e militari che volevano privare la popolazione dei suoi principi religiosi e civili”. Una resistenza che tornerà successivamente nella storia italiana fino ai nostri giorni. Assieme agli insorgenti occorre ricordare anche i militanti del movimento cattolico, che alla fine dell’Ottocento si opporranno al tentativo di “fare gli italiani”, secondo un modello ideologico imposto all’Italia ancora una volta grazie ad un altro Napoleone, il III (1808-1873). Daranno vita all’Opera dei Congressi, il primo tentativo di unire i cattolici dopo la Breccia di Porta Pia (1870) e contro lo Stato liberale unitario.
Anch’essi erano conservatori o contro-rivoluzionari, anche verranno chiamati dalla storiografia liberale e marxista, “intransigenti”. Furono questi cattolici che daranno vita più tardi al cosiddetto “Patto Gentiloni” del 1913, con l’assenzo del Papa San Pio X (1903-1914). Lo scopo era quello di fermare il partito socialista, i cattolici riuscirono ad eleggere in Parlamento 228 deputati. Poi la Grande Guerra (1914-18) cambierà tutto. Ci sarà l’ascesa al potere di Benito Mussolini (1883-1945), ma in questo periodo, i veri conservatori non saranno né i fascisti, né successivamente i democristiani del secondo dopoguerra, anche se rappresenteranno il partito antagonista del fronte socialcomunista nelle elezioni del 18 aprile 1948. Qui trionfa il mondo cattolico mobilitato da Pio XII, attraverso i Comitati Civici di Luigi Gedda (1902-2000).
La DC sarà “un partito di centro che guarda a sinistra”, certamente votato da elettori conservatori. I veri conservatori saranno gli uomini e donne dei Comitati Civici di Gedda e di Padre Riccardo Lombari. Fedeli alla Dottrina sociale della Chiesa, purtroppo “silenziati” dalla stessa DC e non protetti dalla Santa Sede. La Prima Repubblica finisce con l’abbattimento del Muro di Berlino, nel 1989 e la dissoluzione dell’Urss, nel 1991, finisce la Guerra Fredda. La Grande “diga” della DC non è più necessaria, perché l’altro fronte, il PCI si scioglie in un tranquillizzante Partito Democratico della Sinistra (PDS), una specie di “partito radicale di massa”. I conservatori ora si appoggiano alla figura del cavaliere Silvio Berlusconi (1936-2023), anche se non si parla quasi mai di conservatorismo nella coalizione di Centro-destra che nasce nel 1994. Dopo il berlusconismo, l’alleanza del centro-destra sopravvive e al suo interno nel 2012 nasce un partito, Fratelli d’Italia nel 2012, che dieci anni dopo guiderà il Governo del Paese con Giorgia Meloni che con coraggio dice di guidare un partito conservatore.
DOMENICO BONVEGNA
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