La morte del giovane che la sera del 10 agosto si è tolto la vita all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio è un fatto drammatico che non può lasciarci indifferenti e sul quale è necessario fare piena luce. A dirlo in una nota il senatore Daniele Manca, commissario del Pd Basilicata che aggiunge: ” Di fronte alla perdita di una vita umana, la prima esigenza è conoscere la verità. Chiediamo che siano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto il gesto del giovane, che venga accertato se fossero state rilevate condizioni di particolare fragilità e quali forme di assistenza, sostegno e tutela gli fossero state garantite”.
“Ma quanto accaduto -sottolinea Manca-pone inevitabilmente una questione più generale che non può essere elusa: quali sono oggi le reali condizioni all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio e sono pienamente garantiti i diritti fondamentali delle persone che vi sono trattenute? È necessario che le autorità competenti procedano a una verifica approfondita sul funzionamento della struttura e, in particolare, sulle condizioni di permanenza, sull’assistenza sanitaria e psicologica, sulla prevenzione degli atti autolesionistici, sulle condizioni igienico-sanitarie e sul pieno rispetto della dignità e dei diritti umani.
Questa richiesta assume ancora maggiore rilevanza considerando che non siamo di fronte al primo episodio drammatico verificatosi nella struttura. A distanza di due anni dalla morte di Oussama Darkauoi, avvenuta nel CPR nell’agosto 2024, una nuova morte impone alle istituzioni di interrogarsi seriamente su ciò che accade all’interno del Centro. Non intendiamo anticipare conclusioni né attribuire responsabilità prima degli accertamenti. Chiediamo però verità, trasparenza e controlli rigorosi”.
Sappiamo bene che le destre al governo costruiscono troppo spesso la propria narrazione sull’immigrazione alimentando paura e insicurezza per consolidare il consenso. Ma la gestione dei fenomeni migratori non può mai trasformarsi nella negazione della dignità delle persone. Se questo modello di gestione dovesse tradursi nella negazione dei diritti umani delle persone trattenute, riteniamo necessario superare definitivamente l’esperienza del CPR di Palazzo San Gervasio e procedere alla sua chiusura. Su questo punto vogliamo essere chiari: se dalle verifiche dovesse emergere che all’interno della struttura non vengono pienamente garantiti i diritti umani, la salute, l’assistenza e la dignità delle persone, non sarebbe sufficiente intervenire sulle singole criticità. Occorrerebbe mettere in discussione l’esistenza stessa del Centro.
Non può esistere alcuna ragione amministrativa, politica o di sicurezza che possa giustificare il funzionamento di una struttura nella quale siano negati i diritti fondamentali della persona. Chi viene trattenuto in un CPR è privato della propria libertà nell’ambito di una procedura amministrativa. Proprio per questo lo Stato e le istituzioni hanno una responsabilità ancora maggiore nel garantirne la sicurezza, la salute, l’assistenza e la dignità.
La sicurezza e il rispetto delle regole non sono e non possono essere contrapposti al rispetto dei diritti umani. Una democrazia è forte quando riesce a garantire insieme legalità e umanità, senza utilizzare la paura come strumento politico e senza trasformare le persone più fragili nel bersaglio sul quale costruire consenso.
Il Partito Democratico di Basilicata chiede quindi che si faccia piena luce sulla morte avvenuta la sera del 10 agosto e che venga avviata una verifica complessiva sulle condizioni del CPR di Palazzo San Gervasio e sull’effettiva tutela dei diritti umani delle persone che vi sono trattenute”.
Sulla vicenda interviene anche Marco Di Geronimo, segretario regionale dei Giovani Democratici della Basilicata. «Attendiamo che le Autorità competenti facciano luce sui fatti gravissimi di Palazzo San Gervasio, ma intanto uno è chiaro come il sole: i CPR sono fabbriche dell’orrore, incompatibili con la dignità della persona umana. Uno schema che non crea sicurezza, ma solo pericoli e sofferenze. E così il nostro cordoglio non può non mescolarsi all’indignazione».
«La destra si disinteressa delle persone e crea guai sempre crescenti. Scaricare i problemi sulla strada alimenta la microcriminalità e gli episodi di violenza, come quelli che hanno interessato Potenza qualche settimana fa. E la tattica di rinchiudere frotte di migranti incensurati nei centri di detenzione, spesso in condizioni disumane e con un uso spericolato degli psicofarmaci, trasforma l’integrazione in un dramma assurdo e inutile» continua Di Geronimo. «A pagarne le conseguenze tragiche non sono solo le ragazze e i ragazzi venuti in Italia e trattati in modo indegno di un grande Paese come il nostro, ma anche le comunità, costrette a vivere nella paura di scoppi improvvisi di violenza, e gli uomini delle forze dell’ordine, chiamati a mettere a rischio la propria vita per arginare un fenomeno che va gestito con l’inclusione, e che non c’è modo di governare con la repressione».
«Questo ennesimo suicidio dimostra la differenza tra un Governo capace di gestire le emergenze migratorie senza rinunciare ai diritti umani e alla cooperazione internazionale, come il Governo spagnolo del socialista Sanchez, che ha risolto la crisi di Ceuta in poche ore, e un Governo che strumentalizza i migranti e le forze dell’ordine per soffiare sulla paura sperando in qualche voto in più» conclude Di Geronimo. «Servono politiche diverse: superare la Bossi-Fini, mettere ordine nei flussi migratori con decreti-flussi ragionevoli e con una reale collaborazione europea costruita lavorando con Grecia e Spagna (altri principali Paesi di arrivo), spendere nell’accoglienza per togliere dalla strada e dai tuguri i lavoratori migranti, assicurare il rispetto dei diritti umani nel trattamento di chi entra in Italia. La sicurezza è inclusione: ormai è chiaro, chiudiamo i CPR e diamoci una politica migratoria credibile».
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Giusi Cavallo
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