L’intelligenza artificiale era scettica ma con il sostegno di familiari e amici la domanda di due giovani di 31 anni residenti a Torreglia, Nicola Berto ed Emanuele Zambon, ha avuto nella realtà una risposta differente: si può andare dal paese sui Colli Euganei a Capo Nord in dieci giorni ai primi di maggio. Ma in questo caso la stima è addirittura in eccesso.
Al di là dei tempi, il parere poco positivo ricevuto dall’IA era dovuto probabilmente anche al mezzo indicato: una Mini degli anni Ottanta, diventata la protagonista indiscussa di un road trip raccontato sui social, ma nato quasi per scherzo tra i due amici con la passione per le auto, il primo impiegato in un’impresa di onoranze funebri e il secondo meccanico. «Una sera ci è balenata l’idea di questo viaggio e successivamente abbiamo trovato il veicolo, che non era proprio quello di Mister Bean ma uno un po’ più comodo per la tipologia di percorso previsto – racconta Berto – L’abbiamo sistemato completamente e siamo partiti». Destinazione: l’estremo settentrione del Vecchio Continente: «La scelta di questo posto è dovuta sia alla sua distanza, 4 mila chilometri ma comunque raggiungibile con un’auto di quasi quarant’anni, sia alla sua iconicità – spiega Nicola – Se tutti impiegano più di venti giorni, noi ci eravamo prefissati di terminare il viaggio in dieci; alla fine ce ne sono serviti solo nove! Adesso che siamo tornati a casa, a mente fredda possiamo dire di aver talvolta esagerato, dato che abbiamo guidato anche per sedici ore al giorno e percorso oltre 1.300 chilometri».






Iniziato a fine aprile, il lungo itinerario ha unito non solo il mondo dei motori ma anche quello della solidarietà in un sodalizio non preventivato inizialmente, ma frutto della curiosità che durante i preparativi ha circondato i due giovani. «Pensavamo a un viaggio personale da compiere anche senza i social, però tanti amici che gestiscono delle attività a Torreglia ci chiedevano se necessitassimo di un qualche contributo – continua Berto – Volendo pagarci da soli l’esperienza, ho ripensato a una famiglia di un bambino scomparso che aveva ricevuto aiuto dalla Città della Speranza per le cure durante la malattia: da lì abbiamo pensato di devolvere a questa fondazione quanto gli amici volevano consegnarci come aiuto economico. Con le sole sponsorizzazioni del viaggio sono stati raccolti 5.200 euro».
Se Emanuele si è dedicato maggiormente – anche per esperienza lavorativa – alla componente meccanica, Nicola ha studiato prima della partenza soprattutto il percorso e seguito durante l’avventura la comunicazione social, caratterizzata da uno stile definito amatoriale, ma in grado di rispecchiare lo spirito con cui hanno guidato per le strade con la bussola puntata verso Nord. «Il viaggio è andato bene in generale, abbiamo trovato poca pioggia e fatto solamente una fuoriuscita dalla carreggiata mentre stavamo arrivando a Capo Nord a causa della neve e del ghiaccio – ricorda Berto – Anziché aver dovuto chiamare i soccorsi, per fortuna l’autista di uno spargisale ci ha salvato dopo appena dieci minuti permettendoci di riprendere il percorso». Gli imprevisti non hanno intaccato comunque il tragitto, conclusosi in maniera un po’ diversa rispetto alle aspettative: «Non siamo potuti arrivare proprio al celebre monumento di Capo Nord, dove tutti scattano la foto – precisa il giovane – Ci siamo fermati dieci chilometri prima avendo trovato chiusa la strada, dal momento che spiravano forti raffiche di vento e c’era una temperatura di appena due gradi ma percepita di meno quindici. Sapevamo che sarebbe stato un azzardo andare lì nei primi giorni di maggio ma ci abbiamo provato lo stesso, per noi era l’unica soluzione».
Tornati a Torreglia, i ricordi dell’avventura sono un concentrato di fotografie di paesaggi incantati e memorie di incontri lungo le strade europee: «Le emozioni sono indescrivibili – confessa Nicola – Quando abbiamo attraversato la Svezia, ci siamo trovati in strade da film e non paragonabili allo sfondo di Windows. C’erano alberi a destra e a sinistra con un rettilineo centrale di oltre mille chilometri di cui ci domandavamo se ci sarebbe stata una fine; ora che le vediamo in televisione sappiamo che non è fantascienza ma è proprio la natura, la stessa che a Capo Nord modificava il meteo ogni cinque chilometri». Ma, come detto, a restare nel cuore dei due viaggiatori sono stati anche i contatti avuti con la gente: «La parte più bella è stata l’emozione dataci durante il percorso da chi magari scattava delle fotografie, ci sorpassava o suonava il clacson – ammette Berto – C’era molta curiosità: ad esempio, il primo giorno un signore tedesco ci ha chiesto quale fosse la nostra destinazione e, una volta appresa, l’ha rispettata mostrando però di aver capito la follia che stavamo facendo con la nostra piccola auto».
A testimonianza di questo desiderio di conoscenza sono i diversi contatti che hanno deciso di continuare a seguire sulle piattaforme social il percorso di Nicola ed Emanuele, che da questa avventura hanno già individuato un aspetto da modificare per il futuro: «Per inesperienza avevamo le bandierine dell’Italia troppo piccole e tutti ci chiedevano da dove provenissimo. La prossima volta lo scriveremo in grande!». Al di là dei ricordi, il viaggio ha lasciato in Nicola ed Emanuele anche qualcosa in più: «A parte l’avventura vissuta, abbiamo tante belle emozioni e situazioni nel cuore che non renderanno mai a parole quanto l’averle vissute direttamente – confida il primo – Poi rimane soprattutto la partecipazione dei familiari che ci sono sempre stati vicini con tranquillità anche nei momenti prima della partenza, quando saliva magari un po’ di preoccupazione, e la presenza degli amici durante il viaggio tramite una telefonata».
Anche se, ora, non nascondono una certa incoscienza nell’aver deciso di affrontare questa sfida, i due avventurieri non hanno dubbi: «Ci siamo promessi che tra vent’anni rifaremo questo viaggio, anche se dovessimo allontanarci reciprocamente per motivi personali – annuncia Berto – Ritorneremo a Capo Nord con la stessa Mini, che Emanuele conserverà nel frattempo».
Perché, grazie alla gioia di aver portato per quelle strade la Città della Speranza, la squadra – composta, come scritto da loro sulla pagina @caponordinmini, da un becchino, un mago dei motori e una Mini «trattata peggio di un mulo da montagna, caricata oltre ogni logica umana e costretta a macinare migliaia di chilometri senza sapere nemmeno dove stesse andando» che ha mostrato di non essere il punto debole del team – ha capito come certi viaggi non si fanno con la logica ma con il cuore e come forse sia «proprio questo il bello delle follie: che a volte diventano realtà».
E il prossimo anno rotta su Cortina!
Nicola ed Emanuele non si fermano: dopo l’avventura fino a Capo Nord, il prossimo appuntamento sarà il primo maggio 2027. Con partenza sempre da Torreglia, la destinazione questa volta sarà Cortina in un percorso totale (andata e ritorno) di 700 chilometri aperto a chiunque desideri partecipare con il proprio Piaggio, Bravo, Ciao e Cinquantini. «Anche in tale occasione tutto il ricavato degli sponsor sarà devoluto alla Città della Speranza, avendo ormai deciso di abbracciare questo progetto», anticipa Berto.
La solidarietà che riempie il cuore di orgoglio
580 litri di benzina, un traghetto e una fuori uscita: sono alcuni dei dati condivisi dai due ragazzi al termine del viaggio vissuto con il «cuore pieno dell’orgoglio» per aver portato in quella Mini anche Città della Speranza.
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Andrea Canton
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