Chiese campane. Vescovi: “Servire la vita, scegliere la giustizia, promuovere il bene comune per costruire insieme il futuro”


Avere “un sussulto di dignità e di responsabilità”, “servire la vita”, “scegliere la giustizia” e “porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte”.

Questa l’eredità che i vescovi della Campania hanno raccolto dalle recentissime visite di Leone XIV alle diocesi di Pompei e di Napoli (l’8 maggio) e di Acerra (il 23 maggio) e che sentono il dovere di rilanciare. In un incontro a Pompei, nella sede della Conferenza episcopale campana (Cec), lunedì 6 luglio, il presidente della Cec, mons. Antonio Di Donna, e il segretario, mons. Antonio De Luca, a nome dei vescovi campani, hanno presentato l’appello “sulla dignità della persona, il bene comune e le responsabilità verso la nostra terra”. “Ci sta a cuore la Campania. Ci stanno a cuore le nostre comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i lavoratori, i migranti, i detenuti, coloro che abitano le aree interne, le periferie urbane e sociali, le terre ferite dall’inquinamento, dall’illegalità e dall’abbandono”, scrivono i vescovi nel testo, chiedendo su questi temi “un discernimento serio, condiviso e non ideologico”.

La prima preoccupazione è rivolta “alla custodia della vita fragile e sofferente, al dibattito sul fine vita, alla necessità di cure palliative, di accompagnamento e di prossimità, perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte”. I presuli campani guardano “con preoccupazione alla deospedalizzazione dell’aborto e alla sua progressiva riduzione a pratica ambulatoriale, perché ogni scelta che riguarda la vita nascente, la maternità, la solitudine delle donne e la responsabilità della società merita attenzione, accompagnamento e tutela, non semplificazioni procedurali”.

I vescovi si sentono interpellati dalle “gravi questioni della salute e della sanità, soprattutto quando le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali rendono più difficile l’accesso alle cure e colpiscono le persone più fragili”.

Ne possono ignorare “l’emigrazione dei nostri ammalati verso regioni dove l’assistenza sanitaria garantisce condizioni migliori”.

Altre questioni che non si possono ignorare sono “la condizione delle carceri, il disagio dei detenuti, delle loro famiglie, del personale penitenziario, e la necessità di percorsi che non si limitino alla custodia, ma aprano alla dignità, alla responsabilità, alla giustizia riparativa e al reinserimento”. Preoccupano

“i Centri di permanenza per il rimpatrio, la condizione dei migranti e dei Rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare, accompagnare e integrare secondo giustizia e legalità”,

come richiamano un atteggiamento di responsabilità “i senza fissa dimora, le famiglie povere, i lavoratori sfruttati, il lavoro povero, il caporalato e ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al progetto o alla convenienza”.

I presuli ricordano le difficoltà in cui versano “le aree interne”, con i conseguenti problemi “dello spopolamento, della chiusura di servizi e presìdi educativi, della fatica di territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro”. Ancora, dicono i vescovi, “portiamo nel cuore le ferite della Terra dei Fuochi, le conseguenze dell’inquinamento, dell’illegalità e della camorra, ma anche il desiderio di rinascita, di bonifica morale e ambientale, di responsabilità condivisa”.

Altre preoccupazioni sono “il disagio giovanile, la violenza minorile, la povertà educativa, la disaffezione alla partecipazione e la progressiva perdita di luoghi nei quali educare alla fiducia, alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo”, ma “addolora anche il problema dell’abbattimento delle case”.

Questi temi, chiariscono, “non sono separati.

Per noi la vita è tutta intera. Va custodita quando nasce, quando è fragile, quando è malata, quando è ferita dalla solitudine, quando è minacciata dallo sfruttamento, quando è respinta ai margini, quando è privata di futuro, quando è esposta alla violenza, all’illegalità o alla rassegnazione”. Perché “la dignità della persona è una sola”.

I presuli precisano: “La nostra non è una parola di parte. È una parola che è radicata nel Vangelo, nella responsabilità pastorale e nella Dottrina sociale della Chiesa. È una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimentare contrapposizioni; richiamare tutti alla dignità della persona e al bene comune”.

L’appello dei vescovi si rivolge “anzitutto alle nostre comunità cristiane, perché non cedano alla paura e alla rassegnazione”, ma anche e soprattutto “alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, a quanti hanno responsabilità nella vita pubblica e a tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono alle scelte che riguardano il presente e il futuro della Campania”. I pastori delle Chiese che sono in Campania non intendono sostituirsi alle Istituzioni “né offrire soluzioni tecniche che spettano alla responsabilità propria della politica, dell’amministrazione e della società civile”;

tuttavia, non possono “restare indifferenti dinanzi a scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, soprattutto dei più poveri e di quanti non hanno voce”.

Chiedono, perciò, che sui temi indicati “si attivi un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa” e che “le decisioni che toccano la vita delle persone non vengano assunte senza un dialogo serio con i soggetti sociali che quotidianamente incontrano le ferite della gente”.

A quanti sono impegnati in politica e dichiarano di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa chiedono “coerenza, coraggio e soprattutto capacità di tradurre i principi in scelte concrete”. “A tutti offriamo la nostra disponibilità ad un confronto leale, prima di giungere alla fase decisionale”, sottolineano.

I vescovi evidenziano: “Amiamo questa terra e il popolo che ci è affidato. Ne conosciamo le ferite, ma anche le risorse; le stanchezze, ma anche la capacità di rialzarsi; le ombre, ma anche il desiderio di bene che abita tante persone, famiglie, comunità, istituzioni e realtà sociali”. Per questo

“non vogliamo rassegnarci. Non vogliamo che la Campania sia raccontata solo attraverso le sue emergenze, né che il futuro venga consegnato alla paura, all’indifferenza o all’illegalità. Crediamo che sia possibile costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita, più capace di custodire i piccoli, i poveri, i fragili e le nuove generazioni”.

I presuli concludono:

“Nel solco del Vangelo e raccogliendo il messaggio che Papa Leone ha consegnato alla Campania, invitiamo tutti a servire la vita, a scegliere la giustizia, a promuovere il bene comune e a non sottrarsi alla responsabilità di costruire insieme il futuro della nostra terra: lo dobbiamo a noi e alle generazioni che verranno”.


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 Andrea Canton

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