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In breve: perché il cibo umano può essere un problema per i gatti
A differenza dei cani, i gatti sono carnivori stretti: il loro organismo è progettato per un’alimentazione basata quasi esclusivamente su proteine animali. Questo influenza:
- la capacità di metabolizzare alcuni nutrienti tipici del nostro cibo
- la sensibilità a sostanze per noi innocue ma per loro tossiche
Il fegato e i reni del gatto lavorano in modo diverso rispetto a quelli umani. Alcuni ingredienti possono:
Inoltre il cibo di casa è spesso ricco di sale, grassi, zuccheri, spezie e condimenti. Anche quando l’alimento in sé non è vietato, il modo in cui viene cucinato lo rende inadatto al gatto.
Un altro aspetto da non sottovalutare è il rischio di squilibri nutrizionali: se il micio si sazia con bocconi dalla tavola, mangerà meno del suo alimento completo e, nel tempo, potrebbe andare incontro a carenze di vitamine, minerali o aminoacidi essenziali come la taurina.
Cibi umani che i gatti possono assaggiare (con mille cautele)
Alcuni alimenti destinati alle persone possono essere offerti al gatto in piccole quantità, purché siano semplici, ben cotti e non conditi. Devono rimanere occasionali, mai la base della dieta.
Proteine animali “bonus”
Tra i cibi umani più adatti rientrano:
- Carne magra ben cotta: pollo, tacchino, vitello o manzo senza pelle, ossa, nervi evidenti o parti grasse. Tagliata in piccoli pezzi e offerta al naturale, senza sale né salse.
- Pesce cotto senza lische: merluzzo o altri pesci magri, ben cotti al vapore o bolliti, privati delle spine. Da evitare se salato, affumicato o inscatolato in salamoia.
- Uovo ben cotto: un pezzetto di uovo strapazzato o sodo, senza olio, burro o sale, può essere una fonte interessante di proteine. Mai crudo, per evitare rischi batterici e problemi legati all’albume non cotto.
Questi alimenti possono essere usati come premietto saltuario, ad esempio per rendere più appetibile il pasto in una fase delicata (sempre confrontandosi con il veterinario, soprattutto se il gatto ha patologie pregresse).
Carboidrati e latticini: solo in piccole quantità
Il gatto non ha un reale bisogno di carboidrati, ma alcuni tollerano senza problemi:
Frutta e verdura non devono diventare una parte importante della dieta felina: il gatto non trae da questi alimenti i benefici che hanno per l’uomo. In qualche caso, però, un piccolo assaggio può essere accettato dal veterinario, ad esempio un pezzetto di mela senza semi. Va comunque ricordato che il gatto non è un “onnivoro in miniatura”.
Alimenti umani pericolosi o vietati per gatti e gattini
Qui si entra nella parte davvero critica. Alcuni cibi che compaiono spesso sulle tavole possono essere tossici o comunque molto dannosi per il gatto, anche in quantità ridotte.
Cibi che non devono mai finire nella ciotola del gatto
Tra gli alimenti più rischiosi rientrano:
- Cioccolato e cacao: contengono teobromina, sostanza che i gatti eliminano con difficoltà. Possono causare agitazione, tremori, vomito, problemi cardiaci e, nei casi gravi, convulsioni.
- Caffè, tè, energy drink: la caffeina e composti simili sono stimolanti pericolosi per il sistema nervoso e il cuore del gatto.
- Cipolla, aglio, porro e scalogno: crudi o cotti, possono danneggiare i globuli rossi e provocare anemia emolitica. Vanno evitati anche brodi o salse che li contengono.
- Uva e uvetta: in cani e gatti sono stati associati a insufficienza renale acuta. Non è nota la dose “sicura”: il principio prudenziale è non offrirne mai.
- Alcolici di ogni tipo: anche quantità minime possono provocare ipoglicemia, abbassamento della temperatura corporea, danni epatici e neurologici.
- Dolcificanti come lo xilitolo: presenti in chewing gum, caramelle, alcuni prodotti “senza zucchero”. Nei cani causano gravi ipoglicemie e danni al fegato; nei gatti i dati sono più limitati, ma per sicurezza vanno comunque evitati.
- Avocado: alcune parti contengono persina, sostanza potenzialmente tossica per diversi animali domestici. Inoltre è molto grasso.
Altri cibi rischiosi da tenere lontani
Esistono poi alimenti non propriamente “velenosi”, ma comunque inadatti o pericolosi:
- Ossa cotte: si scheggiano facilmente, con il rischio di perforazioni intestinali o blocchi a livello dell’esofago. Anche quelle piccole di pollo sono pericolose.
- Pesce crudo: può contenere parassiti e, in alcune specie, enzimi che riducono la disponibilità di vitamina B1, essenziale per il sistema nervoso del gatto.
- Carni molto grasse, insaccati, avanzi di arrosti: ricchissimi di sale e grassi, possono innescare pancreatiti, vomito e diarrea, oltre a favorire sovrappeso e problemi cardiaci nel tempo.
- Cibi da fast food, snack salati, patatine: assolutamente fuori luogo nella dieta di un gatto, tanto per il contenuto di sale quanto per quello di grassi e additivi.
- Impasti crudi lievitati: nei cani possono fermentare nello stomaco rilasciando gas e alcol; per i gatti, più piccoli e delicati, il rischio è ancora maggiore se ingeriti.
Un capitolo a parte meritano i gattini: l’organismo immaturo li rende più esposti a errori alimentari. Ciò che forse un adulto tollera una volta, in un cucciolo può causare facilmente disidratazione e ricovero. Nei primi mesi è fondamentale attenersi a mangimi specifici per la crescita, evitando del tutto “assaggi” dalla tavola.
Come gestire in pratica le richieste di assaggi (e quando chiamare il veterinario)
Regole semplici per premiare il micio in sicurezza
Per conciliare la voglia di coccolare il gatto con la tutela della sua salute, possono essere utili alcune linee guida:
- Niente piatti condivisi: il pasto del gatto dovrebbe provenire quasi esclusivamente da un alimento completo formulato per la sua specie.
- Se si desidera offrire un extra, meglio scegliere snack specifici per gatti, controllando l’etichetta e la quantità consigliata.
- Gli eventuali “fuori pasto” di cibo umano permesso non dovrebbero superare il 10 per cento dell’apporto calorico giornaliero, per evitare squilibri nutrizionali e aumento di peso.
- È opportuno stabilire una routine: orari e luoghi fissi per il cibo del gatto, evitando di dargli bocconi a tavola. In questo modo si riduce anche il comportamento di richiesta insistente.
Se il gatto mostra molto interesse per il cibo umano, può essere utile coinvolgerlo in altre attività durante i pasti:
- giochi di ricerca con crocchette nascoste in tappeti olfattivi
- giochi interattivi che rilasciano cibo specifico per gatti
- sessioni di gioco breve prima di sedersi a tavola, per soddisfare il suo bisogno di attività.
Segnali d’allarme dopo un’ingestione sospetta
Può capitare che il gatto rubi un boccone mentre ci si distrae. In questi casi è importante osservare attentamente eventuali sintomi nelle ore successive:
- vomito ripetuto, diarrea, abbattimento
- respirazione accelerata, tremori, difficoltà a stare in piedi
- gengive pallide, battito molto veloce o irregolare
- aumento della sete e della quantità di urina o, al contrario, nessuna minzione
In presenza di uno di questi segnali, oppure se si sospetta l’ingestione di un alimento noto come tossico (cioccolato, cipolla, alcol, uva, impasti lievitati), è fondamentale contattare immediatamente il veterinario o un servizio di emergenza. Portare con sé, se possibile, la confezione o indicazioni precise sul tipo e sulla quantità di cibo ingerito aiuta il professionista a valutare la gravità e scegliere la terapia più adeguata.
Un ultimo punto chiave: ogni gatto è un individuo. Patologie come insufficienza renale, diabete, cardiopatie, allergie alimentari o sovrappeso rendono ancora più delicato ogni “strappo alla regola”. In questi casi, qualsiasi variazione rispetto alla dieta concordata dovrebbe essere valutata con il veterinario curante.
Conoscere cosa possono mangiare gatti e gattini tra i cibi umani permette di vivere con maggiore serenità le richieste insistenti sotto al tavolo e, soprattutto, di proteggere davvero la loro salute, senza rinunciare al piacere di prendersene cura ogni giorno.
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Team MyPersonalTrainer
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