La Cassazione è divisa: la sezione civile applica 10 anni agli accessori del tributo, quella tributaria 5. Il contrasto rischia di finire alle Sezioni Unite con effetti su milioni di cartelle.

Una cartella di pagamento notificata anni fa contiene tre voci: il tributo principale, gli interessi e le sanzioni. Per il tributo — ad esempio l’Irpef — tutti concordano che la prescrizione sia di dieci anni. Ma per gli interessi e le sanzioni? Cinque anni, dice la sezione tributaria della Cassazione. Dieci anni, dice la terza sezione civile. Due sezioni della stessa Corte Suprema che danno risposte opposte alla stessa domanda.

La questione che emerge da questa divisione è se la prescrizione di interessi e sanzioni sulle cartelle sia di 5 o 10 anni: la risposta dipende — per ora — da quale sezione della Cassazione decide il caso. La relazione del massimario n. 18 del 2026 ha segnalato il contrasto apertamente, citando l’ordinanza n. 32374 dell’11 dicembre 2025 della terza sezione civile, che ha equiparato la prescrizione degli accessori a quella del tributo principale applicando il termine decennale. Il rischio concreto è che la questione finisca alle Sezioni Unite — e che nel frattempo Ader riprenda a riscuotere sanzioni e interessi che la sezione tributaria avrebbe già considerato prescritti.

Il quadro tradizionale: 10 anni per il tributo, 5 per gli accessori

Prima di spiegare il contrasto, vale la pena chiarire il punto di partenza consolidato. Quando c’è una sentenza definitiva — un giudicato — si applica sempre la prescrizione decennale ordinaria, anche per interessi e sanzioni. Il problema sorge quando non c’è un titolo giudiziario irrevocabile: in quel caso si applicano i termini ordinari.

Per il tributo principale — Irpef, Iva, Irap e altri tributi erariali — la prescrizione è di dieci anni. L’obbligazione tributaria nasce anno per anno da una valutazione autonoma dei presupposti impositivi e non è considerata una prestazione periodica in senso tecnico, quindi non si applica il termine quinquennale riservato alle prestazioni periodiche.

Per gli interessi, la sezione tributaria della Cassazione applica invece la prescrizione quinquennale prevista dall’art. 2948, n. 4, cod. civ. Il ragionamento è che il legame tra l’obbligazione principale e quella degli interessi si esaurisce alla nascita: gli interessi poi maturano nel tempo con un meccanismo periodico indipendente dal tributo. L’art. 2948, n. 4, cod. civ. è norma speciale rispetto all’art. 2946 cod. civ. e si applica a tutte le categorie di interessi — corrispettivi, moratori, compensativi — senza distinzioni di fonte o natura.

Per le sanzioni, l’art. 20, comma 3, del d.lgs. n. 472 del 1997 stabilisce esplicitamente che il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di cinque anni. Una norma speciale che non lascia spazio a dubbi interpretativi — almeno secondo l’orientamento tradizionale.

La svolta della terza sezione civile: tutto a 10 anni in fase esecutiva

In questo quadro consolidato si inserisce l’ordinanza n. 32374 dell’11 dicembre 2025 della terza sezione civile della Cassazione, che ribalta la prospettiva nella fase esecutiva.

Il caso riguardava un’opposizione all’esecuzione avanzata da un debitore che sosteneva la prescrizione quinquennale di interessi e sanzioni contenuti in alcune cartelle di pagamento relative a tributi erariali. Ader — l’Agenzia delle entrate-Riscossione — si era opposta, sostenendo che il termine fosse decennale.

La terza sezione civile ha accolto la tesi di Ader con un ragionamento fondato sull’art. 24, comma 1, del d.lgs. n. 472 del 1997, che stabilisce che per la riscossione della sanzione si applicano le disposizioni sulla riscossione dei tributi cui la violazione si riferisce. Se il tributo si prescrive in dieci anni, anche la sanzione applicata contestualmente a quel tributo si prescrive in dieci anni. Interessi e sanzioni formano con il tributo una “prestazione strutturalmente unica”, e non possono avere un termine di prescrizione diverso.

Perché il contrasto è rilevante: il ruolo del massimario

La relazione del massimario della Cassazione n. 18 del 2026 ha segnalato ufficialmente il contrasto tra i due orientamenti. Il massimario è l’ufficio interno alla Cassazione che analizza e cataloga la giurisprudenza: quando segnala un contrasto con questi toni, è di fatto un invito a risolvere la questione in modo definitivo, eventualmente rimettendola alle Sezioni Unite.

Il massimario ha anche rilevato che l’ordinanza n. 32374/2025 non è del tutto isolata: il principio che essa afferma “sembra riecheggiare” la sentenza n. 13815 del 20 maggio 2021, sempre della sezione tributaria, che aveva esteso a interessi e sanzioni il termine ordinario di prescrizione del credito fiscale principale. E l’ordinanza n. 27278 del 13 ottobre 2025, in tema di diritti camerali, aveva già richiamato l’unitarietà dei termini tra tributo e sanzione accessoria.

Le conseguenze pratiche: ricorsi Ader e difese dei contribuenti

Il contrasto ha conseguenze operative immediate su due fronti.

Per Ader, l’orientamento della terza sezione civile apre la strada a nuovi tentativi di riscossione di interessi e sanzioni che la sezione tributaria avrebbe già considerato prescritti dopo cinque anni. Se il termine decennale venisse definitivamente adottato, molti contribuenti che si ritenevano liberati dal debito per prescrizione quinquennale potrebbero ricevere nuove azioni esecutive.

Per i contribuenti, l’orientamento tradizionale della sezione tributaria rimane un presidio importante. Chi ha già ottenuto la declaratoria di prescrizione quinquennale di interessi e sanzioni ha un giudicato che lo protegge. Ma chi si trova ancora in fase di opposizione all’esecuzione, o deve ancora affrontare una procedura esecutiva, si trova in una situazione di incertezza: il risultato dipende da quale sezione della Cassazione deciderà il suo caso.

La prospettiva: Sezioni Unite o intervento del legislatore

Il contrasto segnalato dal massimario difficilmente si risolverà spontaneamente. Quando due sezioni della Cassazione applicano norme diverse alla stessa fattispecie, la soluzione ordinaria è la rimessione alle Sezioni Unite, che hanno il compito di stabilire il principio di diritto vincolante per tutte le sezioni.

Fino a quella pronuncia — se e quando arriverà — l’incertezza permane. I contribuenti che ricevono azioni esecutive su interessi e sanzioni che ritengono prescritti hanno interesse a sollevare l’eccezione di prescrizione quinquennale, anche sapendo che l’esito dipende dall’orientamento del collegio che deciderà. Ader, dal canto suo, ha interesse a insistere sulla tesi decennale, forte del precedente della terza sezione civile.




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Angelo Greco

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