Intelligenza Artificiale e risoluzione non violenta dei conflitti: quale alternativa?



Intelligenza Artificiale contro la non violenza

Ma allora noi non violenti ci accorgiamo che l’Intelligenza Artificiale (IA) ci sta togliendo la non violenza stessa?

Già la tecnologia precedente non dava più l’occasione di rapporti umani profondi: si ricordi la classica scena della famiglia che a tavola fissa, tutti insieme, le immagini della TV. Oggi è chiaro che l’Intelligenza Artificiale dissecca i rapporti personali, riducendoli al minimo di convivenza individualistica, dominata dall’artificiale. Lo si è notato subito. Nell’usare le prime volte la posta elettronica era facile, per la sua immediatezza di comunicazione non tenere conto del rapporto umano e così irritare o creare contrapposizioni con gli altri. Lo si vede con i giovani e gli studenti medi: essi sono pochissimo sensibili ai moti d’animo e al rapporto di calore umano. I dati statistici sono impressionanti: l’introduzione dello smartphone in una popolazione riduce drasticamente la prolificità.

Senza i rapporti umani non c’è risoluzione non violenta dei conflitti.

Mentre invece l’Intelligenza Artificiale si pone come capace anche di risolvere (alla sua maniera artificiale) i conflitti secondo le migliori tecniche possibili. Oggi è chiaro che l’Intelligenza Artificiale è capace di attuare molte tecniche che riguardino i rapporti umani. È facile prevedere che tra poco l’Intelligenza Artificiale assorbirà tutte le tecniche non violente; cioè potrà “risolvere” i conflitti con tecniche molto più complesse e sofisticate (anche psicologicamente) di quelle che mette in atto un bravo trainer che insegna tecniche non violente. Cioè l’Intelligenza Artificiale ha il potere di trattare tutte le tecniche non violente del passato come infantilismi rispetto alla sua enorme capacità di mettere in gioco infinite tecniche.

Per i cristiani aggiungo che l’Intelligenza Artificiale applicata ai conflitti può risolvere anche tutti i problemi religiosi, cioè tutti quelli che riguardano il rapporto con se stesso, con gli altri, con le strutture di peccato e con Dio; l’Intelligenza Artificiale renderebbe superflua la crocifissione di Cristo e la sua resurrezione. In pratica ci renderà adoratori di un totem che ci darà ogni soluzione senza dovercene noi fare un problema. E’questa la scena della adorazione della seconda Bestia in Apocalisse 13. La rivoluzione cristiana è invece basata proprio sulla risoluzione non violenta dei conflitti: quello del rapporto uomini-Dio, per cui il Figlio di Dio si è dato la missione di risolverlo; e quello della disparità nella Trinità, che lo Spirito Santo risolve facendone una Unità.

Il suggerimento della bicicletta digitale? 

Noi non violenti che proponiamo sull’Intelligenza Artificiale? Puntare i piedi? Farci trascinare? Camminare solo adagio?

Ci si può chiedere se esista una alternativa “conviviale”, cioè secondo la parola chiave di Ivan Illich davanti al progresso tecnologico. Ma occorre osservare che non siamo più davanti a una tecnologia da usare. Oggi è la tecnologia che usa noi (i nostri dati, come prima cosa). Questa è l’inversione annunciata da MacLuhan: “Il medium è il messaggio”: alla televisione noi vediamo il messaggio e il medium si impone su di noi.

Basterebbe forse usare un po’ di razionalità e potremmo arrivare a scoprire l’uovo di Colombo?

Ad esempio, la idea di una “bicicletta digitale” può attirare. Fa pensare che, senza estraniarsi dalla corsa, ci si può rendere, almeno individualmente, “in-nocenti” da questo mondo di grandi pericoli per l’umanità. Ma ci è lasciata questa facoltà? Non è forse questa la politica del “panem (nostra sopravvivenza sociale in una società digitale) et circenses (senza rinunciare alla fantasmagoria dell’eccitazione virtuale)?” Cioè, una politica di piccola sopravvivenza quando nel mondo c’è Nerone?

Ma forse si può seguire il punto di vista del consumatore dell’Intelligenza Artificiale che compensa la sua posizione subordinata con il mito del Davide contro Golia? Questa è sì una politica, ma solo di contrasto, non riguarda la sua programmazione strategica incessante. Ad es. come un consumatore poteva prevedere la rete neurale LLM  che colloquia come un essere umano e così travolge le frontiere precedenti dell’Intelligenza Artificiale?

La storia dei non violenti è già stata lastricata di buone intenzioni (vedi la ricerca del presunto limite al progresso); così anche la storia dei computeristi (vi ricordate l’esultanza dei computeristi e degli hacker che credevano di aver creato almeno in parte una democrazia nell’ambiente dei computer?). Non è bene aggiungerne una in più, nella speranza di trovare una araba fenice di un “limite”, o di una “convivialità” che sono facilmente raggirabili, o di una bicicletta che sarebbe facilmente sbattuta a terra dal progresso incessante dell’Intelligenza Artificiale.

Allora qui, secondo me, c’è una alternativa secca: o si segue l’Intelligenza Artificiale, o si segue la risoluzione non violenta dei conflitti.

Bicicletta, scienza ed etica

Perciò per trovare una reazione intelligente all’Intelligenza Artificiale occorre approfondire il problema. Guardando alla progressione storica delle nostre lotte politiche mi sembra che si può affermare che una bicicletta digitale non ci sarà prima di aver individuato almeno un principio scientifico alternativo all’Intelligenza Artificiale, come fu il secondo principio della termodinamica davanti alla scienza e tecnologia nucleare (per cui bisogna adeguare le temperature delle sorgenti energetiche a quelle dei consumi desiderati) e su questa base per quasi ogni Paese furono programmati (soprattutto da Amory Lovins) piani energetici alternativi.

Qui manchiamo penosamente di una riflessione collettiva. Nell’ultimo mezzo secolo, in nome di una teoria della complessità mai chiarita, abbiamo lasciato sviluppare troppo a lungo la scienza senza criticarla (come invece si faceva negli anni 1950-80: Koyré, Kuhn, Lakatos, Popper, ecc.). Se in materia di politica sulla scienza e tecnologia restiamo senza suggerimenti che provengano dalla scienza, potremo seguire solo delle passioni, che gli Intelligenza Artificiale-sti squalificheranno facilmente come “paure del progresso”, o come “irrazionalità da terrapiattisti”. Invece, con almeno un principio scientifico alternativo alla IA si avranno dei suggerimenti scientifici adatti per combattere ad “armi pari” che ci qualificano di aver capito questa civiltà fino in fondo.

Allora, notiamo che se, come con il nucleare, avessimo un principio di alternativa scientifica alla Intelligenza Artificiale, potremmo introdurre non un limite, ma una scelta sulla tecnologia. E siccome le scelte appartengono all’etica, allora è chiaro che occorre arrivare a stabilire una etica su di essa e in particolare sulla Intelligenza Artificiale.

Perciò una “bicicletta digitale” non ci sarà prima di saper indicare una etica alternativa a quella “trans umanistica” del progresso dell’Intelligenza Artificiale.

Ma ci dobbiamo rendere conto che oggi tra i vari popoli del mondo non esiste alcuna etica comune; e nemmeno tra le varie religioni. Tanto è vero che oggi sull’Intelligenza Artificiale ci sono solo prospettive etiche generiche, espresse da parole generali (l’uomo, la sua dignità, la sua cultura, ecc.) che coprono tutto, ma nella pratica quasi niente.

La enciclica Magnifica Humanitas ha grandi meriti:

  1. aver messo, molto per tempo, la faccia della Chiesa cattolica su questo problema (nel silenzio generale delle altre religioni e di altre istituzioni e stati);
  2. essersi smarcata definitivamente dalla visione ottocentesca della sinistra, essenzialmente fiduciosa nella tecnologia (che semplicemente “sposterà le contraddizioni sociali ad un livello più alto”, portando inevitabilmente al progresso dei popoli);
  3. aver trattato il tema in term,ini umanistici molto interessanti;
  4. aver sottolineato il tenebroso legame tra Intelligenza Artificiale e guerra lanciando l’imperativo “disarmare l’Intelligenza Artificiale”.

Ma ecco il punto dell’etica: Chi avrebbe l’obbligo di disarmare l’Intelligenza Artificiale? Gli Stati? I soldati che maneggiano droni? I cappellani militari che dovrebbero curare la salute spirituale di tutto l’esercito? La enciclica ha un grande coraggio sì, ma anche essa non sa dare indicazioni etiche precise.

L’indicazione scientifica della stessa parola non violenza 

Noi non violenti abbiamo almeno un indirizzo di etica alternativa? SI’!

Sulla etica abbiamo il grande insegnamento di Gandhi e dei non violenti italiani (Capitini, Lanza del Vasto, Don Milani): l’etica della non violenza (la si chiama etica consequenzialista perché, a differenza delle etiche dei principi da applicare più o meno, guarda giustamente alle conseguenze delle proprie azioni). E notiamo che la non violenza è la migliore candidata nel mondo per diventare un primo principio universale per tutti i popoli.

Ma quale legame ha essa con la scienza?

Di solito riduce un conflitto a una sola dimensione: o quella dei fatti (colpe oggettive, sulle quali giudicano i Tribunali) o quella delle contraddizioni (sentimenti di antipatia) o quella delle motivazioni (“Partiamo da premesse diverse”); e poi, ragionando in maniera lineare, secondo la logica classica della causa ed effetto e della azione e reazione, da questa premessa ricava una conseguenza logica necessaria; che guarda caso dà sempre ragione a chi ha posto quella premessa.

Già in passato ho indicato che la parola “non violenza” ha una grande importanza perch>è ha una forte implicazione scientifica. La non violenza è una parola a doppia negazione che non ha una parola equivalente affermativa (vedi ad es. la frase del tribunale: “Assolto per insufficienza di prove di colpevolezza”; che non vuole dire “Innocente”). Cioè talvolta due negazioni affermano, ma altre volte non affermano, come in non violenza (o in “Il nemico del mio nemico é…”)

Come doppia negazione la parola non violenza appartiene alla logica non classica, quella intuizionista per prima. Alla quale è equivalente la logica modale, quella dei congiuntivi, dei condizionali (In inglese si dice “I want…”, mentre in italiano si dice “Vorrei …”) e delle parole più colloquiali, come ad es. “amabile”; e, e quato è molto importante, ragiona, ma ragiona per analogie e per dimostrazioni per assurdo (come ad esempio il ragionamento per assurdo di Gandhi: “Occhio per occhio rende il mondo cieco”; cioè “Se accettassimo la regola dell’occhio per occhio, arriveremmo all’assurdo che tutti diventeremo ciechi”). Perciò la parola non violenza appartiene alla logica non classica chiamata intuizionista.

Ciò spiega perché Capitini era indirizzato a moltiplicare le doppie negazioni oltre quella del “non uccidere”: “non menzogna”, “non ???” ; e spiega perché Lanza del Vasto cercava di trovare uan nuova logica, specifica per i conflitti, che lui chiamava Novissimum Organon. Inoltre chiarisce la grande innovazione di Galtung di definire un conflitto come un A-B-C. Essa è alternativa alla maniera millenaria di vedere i conflitti con la logica classica.

Infatti La sua definizione si basa sulla disuguaglianza di A e B e C tra loro; se non lo fossero, tutto si ridurrebbe a una cosa sola, la A (“Ho ragione”), oppure ad una contrapposizione (A ragione / B torto; A bene/ B male). Inoltre notiamo che se A è diverso da B, e B è diverso da C; poi C ( che non è B, che a sua volta non è A; e quindi è non-non A) è uguale ad A o no? Se fosse uguale, la triade non ci sarebbe più perché si sarebbe tornati alla contrapposizione A(=C) / B. Solo se non-non-A, cioè C, è diverso da A, la doppia negazione nonnon non afferma; e allora la triade è ben distinta e ha il senso comprensivo di tutto il conflitto che gli dà Galtung.

Quindi la triade di Galtung è dentro una logica in cui le doppie negazioni non affermano. Di fatto questa è la logica detta intuizionista.

L’IA e i computer sono tutti dentro la logica classica del A/B o ‘sì-o-no’, salvo trovare, con tentativi statistici, la imitazione delle soluzioni del comportamento umano. Per quel che si diceva prima, la IA non può usare la logica intuizionista e quindi non può neanche applicare la non violenza.

Qui c’è un problema politico fondamentale che possiamo sollevare solo noi non violenti che siamo interessati a risolvere i conflitti con la non violenza: per quanto essa sia sofisticata, l’IA è essenzialmente incapace di risolvere veramente i conflitti degli uomini. L’alternativa alla IA è quella che fa approcciare i conflitti con la non violenza. E questa alternativa si può realizzare con la logica alternativa a quella classica, la logica dominante che è anche quella della IA.

Non violenza e tecniche non violente: una necessaria riforma

Notiamo che Gandhi diceva che gli occidentali “non sanno maneggiare la non violenza”. Di fatto in Occidente sin dagli anni ’30, c’è stata una corsa, iniziata da Richard Gregg, a vedere la non violenza “concretamente”, cioè con tecniche oggettive. Inoltre l’influenza di Sharp (le 198 tecniche!) l’ha ridotta a tecniche (più l’obbedienza cocciuta a uno stratega): e oggi la sua idea è dominante in Occidente. Molti oggi credono che la risoluzione non violenta dei conflitti sia solo una tecnica di cui loro si fanno portatori risolutivi (Un training, una giraffa, un minore/maggiore, una giostrare con tante triadi A-B-C). E con ciò riducono la rivoluzione gandhiana in una serie di regole burocratiche (così come avviene in tanti trainings cosiddetti ‘non violenti’!)

Allora in alternativa all’la nostra risoluzione non violenta dei conflitti deve recuperare la non violenza come risposta profonda dell’essere umano, secondo quella logica intuizionista che è inarrivabile dall’Intelligenza Artificiale.

Occorre allora recuperare la storia delle azioni non violente di Gandhi che, come diceva Lanza del Vasto, hanno compiuto “miracoli storici” per aver saputo coinvolgere con la sua profonda umanità l’animo degli avversari.

E allora sarà chiaro che noi, per risolvere veramente i conflitti bisogna basarsi su procedimenti non artificiali, essenzialmente creativi. Già lo si diceva prima: ragionamenti per assurdo; questi ragionamenti alla fine concludono con un atto di fede nella razionalità umana e nella umanità della ragione. Ad es., per non rendere il mondo cieco, occorre aver fiducia che la legge del taglione può essere superata e bisogna superarla con atti di fede negli altri (ad es. non andare in giro armati per difendersi da possibili attacchi armati); cioè credere nella generale fraternità e/o in Dio padre di tutti gli uomini. Tutte cose che l’Intelligenza Artificiale non può fare.

Allora quale metodo di comportamento seguire? Dobbiamo mettere finalmente fare diventare chiari i metodi di: Capitini (porre una “aggiunta” alla situazione conflittuale data), di Lanza del Vasto (trovare la coincidenza degli opposti in un punto superiore, magari all’infinito), della parola chiave di Galtung, il “trascendere”.

Si tratta di invitare l’altro a partecipare a nostri atti di cooperazione, avendo noi fede nell’uomo (e/o in Dio padre di tutti gli uomini): ad es. dargli anche il mantello quando lui ha preso la tunica, farlo pensare al futuro comune in maniera propositiva, ecc. E infine il metodo di Freud quando, nello scritto “La negazione” (1925), spiega come si curano i conflitti interiori; perché il suo metodo può essere applicato anche ai conflitti interpersonali: trovare nel subconscio dell’altro la negazione di un suo trauma fondamentale e poi negare questa negazione: questa è l’ipotesi della risoluzione del conflitto.

Buon ultimo, colpire nella coscienza l’avversario nella sua paura di morire, affrontando l’eventual morte con un altro spirito, quello che lo richiama alla umanità profonda: ad es. subire per primi la guerra come ha fatto don Tonino Bello con i 500 a Sarajevo, oppure, come sta facendo da anni la Flottilla, offrirsi come ostaggi al blocco navale di Gaza. Tutti questi atti la IA non può né fare né suggerire perché mettono in gioco tutta la nostra umanità.

Conclusione

Data la nostra pochezza numerica, sembra incredibile che spetta a noi prima di tutti il compito di combattere l’Intelligenza Artificiale in profondità; ma siamo noi non violenti ad avere la chiave della alternativa alla IA, a partire dalla stessa parola non violenza. D’altronde anche nella passata lotta contro le centrali nucleari noi non violenti abbiamo avuto un ruolo cruciale in tutto il mondo.

Ma oggi l’alternativa è forse molto sottile e stretta? Infatti non richiede una semplice ideologia nel nostro cervello (come il marxismo), ma una maniera tutta diversa di pensare e richiede una profonda revisione della nostra stessa non violenza.

Ma già lo sapevamo dal tempo della bomba nucleare: oggi l’umanità può suicidarsi (e anche in molte maniere!). Allora, dopo che siamo stati così “intelligenti” e cocciutamente determinati da non solo aver creato le bombe nucleari che minacciano la sopravvivenza della umanità e ci viviamo da 80 anni sotto la minaccia, ma abbiamo anche creato l’intelligenza artificiale, quasi onnicomprensiva di tutto il nostro sapere e del nostro inventare, che pretendiamo? Avere pure una strada alternativa grande e facile? Come bambini incoscienti abbiamo scherzato troppo a lungo con il fuoco. Ora la uscita da questa incoscienza non può che essere molto impegnativa.

Ma per noi non violenti questa uscita ha una strada già segnata dai nostri maestri. Il che è un grandissimo vantaggio; per crederci, si guardi a quanta incertezza c’è intorno a noi.


 


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