La gip di Roma scagiona il conduttore di Report: «Ranucci depistato da Lavitola, non sapeva che fosse lui il mandante»

Ci sono parecchi elementi, secondo la procura di Roma, per ritenere che Valter Lavitola sia il mandante dell’attentato, con metodo mafioso, che il 16 ottobre 2025 ha colpito le due vetture familiari del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Ed è per questo che in mattinata la gip Iole Moricca sulla base della richiesta di piazzale Clodio e delle indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, affiancato al nucleo di Frascati, ha deciso di far arrestare l’ex direttore dell’Avanti.

Ma allo stesso tempo, la gip si dice convinta che nei confronti del giornalista investigativo della Rai, Lavitola abbia messo in atto un vero e proprio depistaggio, alimentando nel tempo tutte le piste alternative a quelle che portavano a se, a Clesio Gomes Tavares – il factotum in contatto con gli autori materiali dell’attentato – alimentando invece l’idea che ci fosse qualcuno di estremamente pericoloso e potente dietro l’aggressione. Con Ranucci stesso e con un giornalista del team di Report che più da presso aveva seguito la questione nel tempo ha alimentato piste diverse, persino una che conduceva ai servizi segreti israeliani. Tutte funzionali ad alimentare quel progetto politico, in cui Lavitola vedeva un ruolo per se stesso, e che il giornalista Rai avrebbe accolto con «curiosità», rispetto al idea che Lavitola mostrava essere sempre più concreta. Ma senza mai capire che l’attentato era collegato a questo progetto.

Gli elementi di accusa

L’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi, 10 agosto, riparte da dove le indagini si sono fermate a luglio, con l’arresto degli esecutori materiali e la prima indagine nei confronti del factotum Clesio Tavares, confermata dal tribunale del Riesame (da ora, però, Tavares è a tutti gli effetti un latitante gravato di mandato di cattura).

Il primo concreto elemento che gli investigatori rintracciano sta nel legame storico che connette da un lato Lavitola e Tavares, conosciutisi durante la presenza di entrambi nel carcere di Secondigliano a Napoli e, all’altro, tra Tavares e il gruppo degli esecutori materiali dell’attentato, al punto che Pellegrino D’Avino – figura centrale nel gruppo esecutivo – ha il numero di Tavares salvato come «Clesio Fratmo” (Clesio mio fratello).

Una catena, quella che collega esecutori, Tavares e Lavitola, che si attiva subito, a ridosso delle indagini dello scorso maggio, quando il gruppo degli autori racconta che un certo “Clesio” ha consigliato di rivolgersi ad un avvocato che può aiutarli qualora le cose si mettessero male: l’attuale legale di Lavitola, Sergio Cola, che effettivamente lo assiste anche in questo procedimento.

La notte dell’attentato, Pellegrino D’Avino riferisce, via messaggio, proprio a Tavares che tutto è andato secondo i piani. E il factotum di Lavitola, si legge nell’ordinanza, a stretto giro e dopo una videochiamata proprio con D’Avino, va nei pressi dell’abitazione di Lavitola, dove risulta essere presente anche il faccendiere e oggi ristoratore.

Il sopralluogo

Lavitola, del resto, il 15 settembre, era andato proprio nei pressi dell’abitazione di Ranucci, assieme a Tavares e senza che il giornalista fosse a casa. Elemento che secondo gli investigatori fa pensare ad un sopralluogo in vista dell’azione.

Ma perché colpire Ranucci? Nell’ordinanza, la gip da atto agli investigatori romani di aver ricostruito quanto il legame tra il giornalista e Lavitola fosse diventato stretto. In alcune circostanze è persino capitato che l’attuale compagna del giornalista chiamasse proprio Lavitola se Ranucci non rispondeva a telefono e i tre si vedono a casa di lei una settimana dopo l’attentato.

Nel tempo, siamo al 2022, Lavitola ha presentato a Ranucci anche il suo braccio destro Clesio Tavares, tanto che i due fanno persino una foto insieme. E più il rapporto si stringe, più Lavitola coltiva l’idea che Ranucci debba entrare in politica. Gliene parla più volte negli anni, almeno dal 2024 in avanti, – quando gli dice più volte che farà il «presidente della Repubblica» – per quanto il nucleo investigativo ha potuto ricostruire guardando il suo cellulare. Più volte gli scrive che lo vorrebbe in politica, azzarda anche un nome di partito Report Italia: «Milioni di italiani ti vogliono alla guida del Paese», gli scrive.

Certamente, il progetto diventa più concreto dal momento dell’attentato in avanti. «Lavitola nel tempo coltiva la sua intuizione e continua a riproporla costantemente al giornalista Ranucci che se, da un lato, non pare mai condividere formalmente il progetto dell’indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal suo comportamento, che assuma un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto», scrive la giudice.

Il sondaggio

«Lavitola, proprio successivamente all’esecuzione dell’atto intimidatorio, inizia a tradurre quell’intuizione in fatti concreti», e il principale è il sondaggio che, per frequentazioni di ristorante, viene di fatto scritto o perlomeno supervisionato dal direttore di Repubblica Stefano Cappellini, con anche l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, a verificare la completezza delle domande (entrambi i giornalisti hanno dichiarato di aver dato spago a Lavitola per capire se la proposta politica si sarebbe poi concretizzata).

Lavitola era convinto che il progetto avrebbe funzionato e che lui avrebbe avuto un ruolo di primo piano: «E’ indubbio che il progetto fosse strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano, dovendo escludere che lo stesso agisse, investendo denaro e tempo proprio, solo per aiutare l’amico Ranucci e/o indirettamente, secondo la sua prospettiva, per l’interesse della collettività». Il giornalista di Report non capisce però il disegno, tanto che, anche per lo stupore con cui ha accolto la notizia che proprio Lavitola fosse dietro il suo attentato, gli investigatori insistono che non potesse sapere che l’effettivo mandante era un suo amico.


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Sara Menafra

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