Otto mostre, altrettanti spettacoli teatrali, diciassette presentazioni di libri, dodici forum e incontri pubblici, tre manifestazioni di piazza: quasi 50 gli appuntamenti con cui Genova si prepara a riflettere su cosa è stato e può ancora significare il G8 di 25 anni fa. Il programma completo, all’insegna dello slogan “Riprendiamoci il Futuro” è in rete da un paio di giorni nel sito curato da ARCI Genova, ed ecco il link https://g8genova.it.
Programma enorme, espressione della più ampia quantità di soggetti e associazioni che “oggi come allora, sono impegnati nella costruzione di un modello di società fondato su giustizia, pace, diritti, cooperazione tra i popoli”. E dunque: congratulazioni vivissime al Comitato Piazza Carlo Giuliani, alla stessa amministrazione genovese che ha sostenuto un buon numero di iniziative, e alle tante realtà attive nel territorio (Emergency, Fair, CGIL, Music For People, Fondazione Gianni Minà e altre) che hanno reso possibile un simile evento diffuso in città, coinvolgendo così tanti spazi culturali e riattivando la mappa di alcuni luoghi simbolo del G8 2001.
Come sempre Piazza Alimonda che il 20 luglio accoglierà come ogni anno l’evento “Per non dimentiCarlo”, naturalmente la scuola Diaz per la tradizionale fiaccolata del 21 luglio, e significativamente anche il centralissimo Palazzo Ducale che nella Genova blindatissima del 2001 ospitò gli incontri del G8 e il 18 luglio di quest’anno diventerà “spazio di convergenza tra movimenti sociali, reti civiche e organizzazioni impegnate contro autoritarismo, guerre, disuguaglianze e concentrazione del potere” con l’Assemblea Nazionale No Kings, chapeau!
Ma già da oggi (inaugurazione alle 18) negli spazi del Munizioniere di Palazzo Ducale verranno inaugurata le mostre più importanti in programma: sei diversi percorsi con fotografie, grafici, fumetti, per riattraversare le tematiche, ansietà, emergenze che animarono quelle giornate e che sarebbero più che mai urgenti oggi. Passiamole in rassegna.
“Al lavoro! Tutto cambia, cambia tutto”
Un corale fotoreportage per raccontare i cambiamenti (in peggio) del mondo del lavoro in Italia, nel tritacarne dei provvedimenti legislativi che hanno smantellato gran parte dei diritti conquistati in passato: dal lavoro in fabbrica degli anni Settanta, alle lotte dei braccianti agricoli, fino alle “nuove schiavitù”, la precarietà della new economy, la crisi dei salari, il caporalato.
Accanto a firme storiche come Gianni Berengo Gardin, Lucio Cavicchioni, Francesco Cito, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Uliano Lucas, Fernando Moleres, Alberto Roveri, ci sono Elio Colavolpe, Claudia Corrent, Massimo Di Nonno, Michele Lapini, André Lihon, Diambra Mariani, Eros Mauroner, Samuele Pellecchia, Donatella Piccone, Alexey Pivovarov, Massimo Sciacca, e tanti altri che nell’arco dei decenni hanno documentato l’erosione di regole, protezioni, garanzie, retribuzioni.
Il nostro paese risulta ormai tra gli ultimi in classifica in Europa per salari, condizioni contrattuali, prospettive di occupazione, sicurezza, salute. Inaugurata per la prima volta al Palazzo Ducale di Genova nel luglio 2008, già allestita in varie sedi, la mostra si presenta oggi aggiornata da Progetto Comunicazione e “abitata” dalle sculture dell’artista Winfried Loeschburg, con una grande installazione dedicata ai morti sul lavoro ad hoc per gli spazi del Munizioniere, mentre un grande monitor trasmette le testimonianze dei riders raccolte in vari paesi. Maurizio Landini, Vittorio Agnoletto e Monsignor Zuppi hanno contribuito ai testi.
“Documenting life, death and resistance in Palestine”
A Palestinian woman during the 27th “Great March of Return” Friday protest near the Gaza-Israel border fence, Gaza Strip, September 28, 2018. During the demonstration seven Palestinians were killed by the Israeli army, including two children. Since the weekly protests started on March 30, 2018, calling for the Right of Return for Palestinian refugees, the Israeli army has killed more than 200 Palestinians, 150 of them during demonstrations, and wounded thousands.
Frutto di una bella collaborazione tra due collettivi di fotografi, ecco che approda a Genova questa importante mostra che in 140 fotografie ci aggiorna circa le agghiaccianti condizioni di vita, morte e resistenza in Palestina. I collettivi in questione sono innanzitutto Activestills – un gruppo di fotografi-attivisti palestinesi, internazionali e israeliani che dal 2005 documenta il genocidio e la pulizia etnica in corso in Palestina e ciò che resta dei villaggi che vennero spopolati con la Nakba – e il Prospekt Palestine Project che alcuni fotografi dell’agenzia Prospekt hanno inaugurato un anno fa con l’obiettivo di promuovere una narrazione il più possibile “interna” alla questione palestinese, e quindi sostenere il lavoro dei professionisti locali, nelle circostanze che sappiamo. Un progetto di solidarietà attiva che all’impegno di documentazione, affianca momenti di formazione, in una prospettiva di ricerca a lungo termine.
“Racconti dalla Piazza del Mondo”
Un percorso fotografico che prova a raccontare quel magnifico teatro di umanità che è diventata la Piazza di Trieste e l’ormai famoso Silos, Kandwalla: fin dalla seconda metà del 1800 adibito allo stoccaggio di merci varie mentre adesso è il rifugio dei migranti che vi approdano dopo aver percorso in condizioni disumane la rotta balcanica. L’attesa, la cura, la casa, il gioco, la memoria, la musica: sprazzi di luce che illuminano quel caleidoscopio di solidarietà che da anni continua nella Piazza del Mondo di Trieste, grazie all’impegno di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi con l’Associazione Linea d’ombra da loro fondata.
“Genova 2001: una ferita aperta”
Ogni anno dal 2023, in occasione dell’anniversario del G8 di Genova del 2001, il fotoreporter Giulio Di Meo organizza un laboratorio di fotografia dedicato alla memoria di quei giorni segnati dall’uccisione di Carlo Giuliani e dalle violenze: nelle strade, alla scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto. Non solo workshop, ma percorso di riflessione che a 25 anni di distanza interroga il passato di alcuni luoghi-simbolo alla luce del presente. La fotografia dunque come esercizio di memoria: ogni immagine è frammento di una storia collettiva e contribuisce alla riscoperta del passato nel segno del confronto e dell’impegno verso il futuro.
“Essere protesta”
Screenshot
La protesta come bisogno collettivo: per sentirsi comunità, nelle sue componenti più fisicamente percepibili, come folla, gruppo, insieme di corpi, messaggi gridati, talvolta repressi, di nuovo ribaditi. L’autore Antony Risi ha realizzato un percorso di immagini da proteste diverse, mettendo a fuoco soprattutto i dettagli, le emozioni. Sostenuta da Amnesty International questa mostra ribadisce il valore del dissenso come pilastro di ogni società che voglia definirsi libera: per denunciare le ingiustizie, difendere i diritti, immaginare futuri diversi. Oggi più che mai, mentre cresce la repressione e si “riscopre” il reato d’opinione, è fondamentale difendere il diritto di protestare: non come disturbo da contenere, ma come respiro collettivo, anelito di cambiamento.
“Quella notte alla Diaz – una testimonianza a fumetti”.
Nel luglio 2001 Christian Mirra aveva 24 anni e si trovava nella scuola Diaz quando la polizia fece irruzione durante il G8 di Genova. Dopo il pestaggio si risvegliò in stato di fermo in ospedale: accusato di appartenere al Black Bloc e con la prospettiva di quindici anni di carcere. Anni dopo trasformò quella esperienza nel graphic novel Quella notte alla Diaz, pubblicato da Ugo Guanda nel 2010 e oggi disponibile gratuitamente su christianmirra.com/diaz-project. La mostra presenta una selezione di tavole tratte da quell’opera: l’assalto alla scuola, il ricovero, le vicende giudiziarie, un racconto in prima persona che si intreccia con reperti e sentenze. Quella che fu una terribile esperienza individuale diventa così un’occasione di collettiva riflessione sul rapporto tra diritti fondamentali e responsabilità istituzionali.
Tutte le mostre che con oggi si inaugurano a Palazzo Ducale rimarranno aperte al pubblico a partire da domani 4 luglio fino al 21 luglio (dalle 11 alle 19, lunedì chiuso, ingresso gratuito).

(7 – continua)
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