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In breve: quando il clima che cambia entra nel corpo, cosa succede davvero
Il riscaldamento globale non è solo un dato nei rapporti scientifici: modifica il contesto in cui il corpo si trova a funzionare ogni giorno. Questo ha effetti diretti e indiretti sul peso corporeo e sul rischio di sovrappeso e obesità.
Caldo, movimento e dispendio energetico
Con temperature sempre più alte, soprattutto nelle città, il corpo è sottoposto a una sorta di “primavera eterna” che può ridurre il consumo di energia.
Quando fa molto caldo:
- si tende a muoversi meno: camminare, fare sport o semplicemente uscire diventa più faticoso
- il corpo deve spendere meno energia per mantenere la temperatura interna, perché non è costretto a “scaldarsi” come in inverno
- l’aria è spesso più inquinata, soprattutto nelle zone urbane, e questo scoraggia l’attività fisica all’aperto
L’insieme di questi fattori può tradursi in minore dispendio calorico quotidiano. Se nel frattempo l’alimentazione rimane ricca di grassi e zuccheri, il bilancio energetico si sposta verso l’accumulo.
Termoregolazione e grasso corporeo
Negli esseri umani esistono diversi tipi di tessuto adiposo. Oltre al comune grasso bianco, che immagazzina energia, è presente un tessuto chiamato “grasso bruno”, coinvolto nella termogenesi, cioè nella produzione di calore.
L’esposizione al freddo moderato, nel tempo:
- stimola l’attività del grasso bruno
- aumenta il dispendio energetico a riposo
- aiuta a mantenere una migliore flessibilità metabolica
Un ambiente costantemente riscaldato o climatizzato, vicino alla cosiddetta “zona di comfort termico”, può ridurre la necessità di queste risposte adattative. Il risultato è un organismo che consuma meno per regolare la propria temperatura, con un possibile impatto sul peso a lungo termine.
Cibi ultraprocessati, carne intensiva e clima: lo stesso sistema che danneggia salute e ambiente
Il legame più potente tra obesità e cambiamento climatico passa dal sistema alimentare moderno. Le scelte nutrizionali quotidiane sono influenzate da come gli alimenti vengono prodotti, trasformati, pubblicizzati e resi disponibili.
Alimenti ultraprocessati: tanti calorie, pochi nutrienti, grande impatto
Gli alimenti ultraprocessati sono prodotti industriali con ingredienti e additivi poco presenti nelle cucine domestiche: aromi, emulsionanti, coloranti, stabilizzanti, zuccheri e grassi in varie forme. Esempi tipici sono snack confezionati, bibite zuccherate, molti prodotti da fast food, dolci industriali, alcuni piatti pronti.
Questi cibi tendono a:
- essere molto calorici in poco volume
- avere una bassa densità di nutrienti protettivi (fibre, vitamine, minerali)
- essere progettati per essere molto appetibili e facilmente consumabili in eccesso
- utilizzare processi produttivi ed imballaggi che generano emissioni di gas serra
Il consumo abituale di questi alimenti favorisce aumento di peso, malattie metaboliche e, allo stesso tempo, richiede una filiera ad alta intensità energetica, con forte impatto su clima e risorse naturali.
Produzione di carne e sostenibilità
La carne, soprattutto quella derivata da allevamenti intensivi di ruminanti, contribuisce in modo significativo:
- alle emissioni di gas serra (come metano e anidride carbonica)
- alla deforestazione per creare nuovi pascoli o coltivazioni destinate ai mangimi
- al grande consumo di acqua e suolo
Dal punto di vista della salute, un consumo eccessivo di carne rossa e lavorata è associato a maggiore rischio di malattie cardiovascolari, tumori del tratto digerente e peggior controllo del peso. Non è necessario eliminarla del tutto, ma ridurne la quantità e la frequenza, favorendo fonti proteiche alternative, è utile sia per il corpo sia per il pianeta.
Perché non basta la sola “forza di volontà”
Il contesto alimentare moderno è strutturato per spingere verso scelte poco sane:
- prodotti ultraprocessati molto economici e disponibili ovunque
- marketing aggressivo, spesso rivolto a bambini e adolescenti
- porzioni sempre più grandi e promozioni che incoraggiano a consumare di più
In queste condizioni, affidarsi esclusivamente all’autocontrollo è difficile. La prevenzione dell’obesità non riguarda solo la singola persona, ma richiede anche cambiamenti a livello di politiche alimentari, urbanistica, scuola e lavoro.
Rischi per la salute: quando due crisi si sommano
Obesità e cambiamento climatico non sono solo concetti astratti: si traducono in sintomi, malattie e vulnerabilità concrete.
Obesità: conseguenze sul corpo
L’eccesso di tessuto adiposo, soprattutto quello localizzato a livello addominale, è associato a numerose complicanze:
Queste condizioni riducono la capacità di adattarsi allo stress ambientale, compreso il caldo intenso o gli eventi climatici estremi.
Clima, infezioni e fragilità
Il cambiamento climatico modifica anche la diffusione di alcune malattie infettive e l’andamento di allergie e patologie respiratorie. In questo quadro:
- chi soffre di obesità può avere una risposta immunitaria meno efficace
- malattie croniche preesistenti rendono più complessa la gestione di ondate di calore o inquinamento elevato
- eventi come pandemie o crisi climatiche possono aumentare disuguaglianze nell’accesso al cibo, con coesistenza di obesità e malnutrizione in popolazioni diverse
La pandemia di Covid-19 ha mostrato come la vulnerabilità metabolica (sovrappeso, obesità, diabete) si associ a un rischio più elevato di forme gravi di infezione. Allo stesso tempo, lockdown, sedentarietà e stress hanno favorito aumento di peso in molte persone, soprattutto nei paesi ad alto reddito.
Strategie quotidiane: come prendersi cura di sé aiutando anche il pianeta
La buona notizia è che molti comportamenti che proteggono dalla obesità contribuiscono anche a mitigare l’impatto ambientale. Non servono rivoluzioni individuali, ma passi realistici, mantenuti nel tempo.
Alimentazione: più semplice, più vegetale, più locale
Alcune azioni concrete:
- aumentare il consumo di verdura, frutta, legumi e cereali integrali, base di modelli alimentari come la dieta mediterranea
- ridurre la frequenza di cibi ultraprocessati (snack, bibite zuccherate, fast food, dolci industriali)
- limitare le porzioni di carne rossa e lavorata, preferendo pesce, legumi, uova e, con moderazione, carni bianche
- scegliere quando possibile alimenti stagionali e di filiere più corte, che richiedono meno trasporti e conservazione
- cucinare di più in casa, sfruttando ricette semplici ma nutrienti
Queste abitudini facilitano il controllo del peso corporeo, migliorano i principali parametri metabolici e, allo stesso tempo, riducono la pressione del sistema alimentare su clima, acqua e suolo.
Movimento: attivo, sicuro e adattato al clima
L’attività fisica regolare è una delle armi più efficaci contro obesità e malattie croniche. In un mondo più caldo e inquinato, però, va pianificata con attenzione:
- privilegiare fasce orarie più fresche (mattino presto o sera)
- usare quando possibile mezzi attivi (camminare, bicicletta) per spostamenti brevi
- scegliere luoghi con verde urbano, parchi o percorsi lontano dal traffico, per ridurre l’esposizione agli inquinanti
- in caso di caldo estremo o allerta per qualità dell’aria, optare per allenamento indoor in ambienti ventilati
L’obiettivo è raggiungere, salvo controindicazioni, almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, associando 2 sedute di esercizi di forza. Ogni passo in più rispetto alla sedentarietà è prezioso.
Scelte collettive e supporto professionale
Ridurre contemporaneamente obesità e impatto climatico non dipende solo dal singolo. Sono utili:
- politiche che rendano convenienti gli alimenti sani rispetto a quelli ultraprocessati
- etichette chiare sull’impatto nutrizionale e ambientale dei prodotti
- programmi nelle scuole che promuovano educazione alimentare e movimento
- città progettate per favorire spostamenti attivi e spazi verdi
Per chi ha già problemi di sovrappeso o patologie associate, è essenziale rivolgersi a figure sanitarie qualificate: medico, dietista/nutrizionista, eventualmente psicologo e specialista in attività fisica adattata. I trattamenti farmacologici e la chirurgia bariatrica, quando indicati, possono essere strumenti importanti, ma vanno inseriti in un percorso più ampio che consideri anche la dimensione ambientale e sociale del problema.
Prendersi cura del proprio peso, in questa prospettiva, non è solo una questione estetica: significa rafforzare il corpo, proteggerlo dagli effetti di un clima che cambia e contribuire, nel proprio piccolo, a ridurre le cause alla radice. Ogni pasto, ogni spostamento, ogni scelta quotidiana può diventare un investimento doppio: per la propria salute e per quella del pianeta.
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Team MyPersonalTrainer
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