Le mani sul teatro. Cultura e politica nella gestione siciliana


La stagione teatrale si sta concludendo in Sicilia tra crescenti tensioni. Un bilancio sulle scelte politiche e culturali adottate fino ad ora, per fare il punto a partire dagli ultimi avvenimenti.

https://fondazioneteatropirandello.it/

Ormai da vari anni la vita teatrale siciliana è ostaggio di un sistema gestionale complesso, riconducibile a un indirizzo politico noto alla cronaca come “corrente turistica” di Fratelli d’Italia. L’espressione fa riferimento alle politica culturale adottata dagli esponenti del partito: una becera e opaca “valorizzazione” commerciale del patrimonio artistico territoriale. Il sistema è ormai consolidato: nomine strategiche, fiumi di denaro pubblico destinati ad associazioni non meglio identificate o comunque riconducibili agli stessi dirigenti. Un’ultima recente scossa: la procura di Agrigento ha avviato un’inchiesta che coinvolge, tra gli altri, Salvatore Prestia, direttore generale della Fondazione Teatro Pirandello. Secondo gli inquirenti sarebbero state prodotte fatture “gonfiate” per “fare la cresta” su finanziamenti pubblici a sostegno di vari eventi culturali. Una rete di associazioni proprie, o legate a familiari, ne avrebbero beneficiato per finalità private o politiche (tra queste la campagna elettorale del deputato nazionale Calogero Pisano). Prestia si è dimesso a fine marzo, a pochi mesi dalla sospensione dell’ex direttore artistico della stessa Fondazione, Francesco Bellomo. La vicenda si conclude, per adesso, con la nomina di Alessandra Fiaccabrino, in quota Fratelli d’Italia.

https://orchestrasinfonicasiciliana.it

Siamo di fronte a ciò che resta e resiste di un indirizzo politico tentacolare, sul quale vale la pena di soffermarsi brevemente per rappresentarne la portata. Per quanto riguarda il capoluogo: al Biondo di Palermo è direttore artistico Valerio Santoro, vicino a Federico Mollicone, il cui profilo era stato già denunciato come insufficiente dagli artisti e dalle artiste cittadine. Beatrice Venezi, ora nell’occhio del ciclone per sue le dichiarazioni circa l’orchestra della Fenice di Venezia, nei primi mesi del 2024 aveva diretto l’Orchestra Sinfonica Siciliana: in quell’occasione tre orchestrali, “colpevoli” di averne criticato l’operato, erano stati sospesi per un certo periodo dal lavoro e dalla conseguente retribuzione. Sempre nel 2024 al Teatro Massimo entrava nel Consiglio di indirizzo Marcella Cannariato, ex-moglie dell’imprenditore Tommaso Dragotto; le sue dimissioni sono state rassegnate l’anno successivo, per via di un’inchiesta avviata dalla Procura di Palermo: secondo gli inquirenti, sarebbero stati concessi opachi finanziamenti regionali ad associazioni ed enti a lei riconducibili, come la Fondazione Tommaso Dragotto (di cui Cannariato era vicepresidente al tempo dei fatti). L’inchiesta coinvolge anche l’attuale assessora al Turismo, Elvira Amata, rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione. Sul settore orientale troviamo Carlo Auteri, già vice-capogruppo di FdI all’ARS, forse il più noto alla cronaca nazionale per via delle sue relazioni col Quirino di Roma e di un’inchiesta di PiazzaPulita: era stato rivelato un sistema di finanziamenti pubblici, denunciato anche dal deputato regionale Ismaele La Vardera, destinati ad associazioni teatrali riconducibili direttamente alla madre e alla moglie. Auteri era allora deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.

https://fondazioneteatropirandello.it/2026/03/il-piacere-dellonesta-teatro-pirandello-agrigento-pippo-pattavina/

Ora il Pirandello è in una fase di stallo: a ridosso delle amministrative, alla fine della stagione in corso, ci si chiede quale possa essere il suo futuro. La nomina di Roberta Torre alla direzione artistica lascia ben sperare, ma certo è necessario un rinnovamento più radicale se si vuole imprimere una svolta effettiva. Il cartellone di quest’anno, confezionato per lo più dall’ex direttore artistico, si conclude con una carrellata di produzioni che, al netto delle proposte più interessanti avanzate da Torre, rientrano nell’offerta già nota: molti nomi televisivi e di richiamo commerciale, produzioni connotate da una sicilianità di maniera e dai moduli stereotipati. Abbiamo visto recentemente Il piacere dell’onestà, di Guglielmo Ferro, prodotta dall’Abc di Auteri, già distribuito al Quirino sotto la direzione di Giampaolo Romania: regia inesistente, interpretazione declamatoria del testo, del tutto privo di ogni attualità, sia nelle forme sia nella concezione estetica generale. L’interpretazione di Pippo Pattavina è certo solida (molto meno quella della sorella del regista), ma bisogna chiedersi quale sia il senso del fare teatro oggi, per le istituzioni preposte, in Sicilia.

https://www.teatrostabilecatania.it/La domanda ce la poniamo anche in riferimento a Catania, roccaforte di un teatro di tradizione di nobili natali, ma ormai quasi del tutto compreso nella macchiettistica celebrazione di sé. Sono di questi giorni le dimissioni di Rita Gari Cinquegrana, presidente dello Stabile della città etnea, la cui nomina era stata già caldeggiata da Manlio Messina – allora Assessore regionale al Turismo, dimessosi per il suo coinvolgimento nel “caso Cannes”, un sistema di finanziamenti a tema cinematografico scoperto da La Sicilia. Cinquegrana non specifica meglio le ragioni della sua scelta, ma diffonde un’accurata relazione in cui elenca le attività da lei svolte nel corso del proprio operato. Peccato che si sia intestata meriti invece appartenenti all’iniziativa di Laura Sicignano, direttrice dello Stabile dal 2018 al 2022. Al momento del suo insediamento, il teatro versava in una situazione molto grave: Sicignano ereditava un debito di 13.067.564,71 euro, che gravava sull’ente per 500 mila euro l’anno. «Mancavano le infrastrutture elementari e molto personale tecnico era sotto-utilizzato», ci dice la regista raggiunta al telefono. La situazione ereditata è stata contenuta e rilanciata grazie a precise scelte gestionali (qui elencate): «Abbiamo messo il teatro nelle condizioni di poter avere accesso a fondi europei e al sostegno di una nuova rete di partner, creata da zero». Ora queste e molte altre manovre campeggiano, invece, nella relazione di Cinquegrana, che si dice essere stata “kantianamente” dedita al servizio dell’istituzione. Proprio ieri è stato nominato al suo posto il giornalista Salvatore Carrubbo, già presidente del Piccolo Teatro di Milano, dell’Accademia di Brera e del Collegio delle Università Milanesi.

Insomma, la stagione teatrale siciliana in corso si conclude con molte incertezze tra inchieste, dimissioni eccellenti e vacanze. Mentre la giustizia procede per il suo corso, è difficile immaginare i connotati dei prossimi passi, che si profilano all’orizzonte circondati da un certo alone di mistero. Una cosa deve essere chiara: non si tratta di questioni locali. Se è vero che la Sicilia è il più grande laboratorio politico della nazione, allora a questa bisogna guardare per comprendere le scelte poi adottate su più grande scala nel nome di concezioni estetiche definite “identitarie”: i loro fallimenti, le loro conseguenze.

Tiziana Bonsignore


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Tiziana Bonsignore

Source link

Di