#Finsubito news – rincari del 37,3% per tre milioni di clienti vulnerabili


Più 37,3 per cento. È questo l’aumento medio della bolletta elettrica previsto da Arera – l’ Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente – a partire dal 1° ottobre per i tre milioni di clienti domestici vulnerabili rimasti nel servizio di maggior tutela. «È un paradosso – spiega la presidente di Adiconsum Bergamo Mina Busi – perché i più colpiti saranno gli over 75, i beneficiari di bonus sociali e le persone con disabilità. Anche le famiglie in povertà energetica “grigia”, cioè con un Isee leggermente superiore alle soglie di accesso ai bonus sociali, potrebbero vedere un’impennata nelle bollette».

Cosa causa i rincari

A causare i rincari è la situazione internazionale, con le tensioni in Medio Oriente e in est Europa che favoriscono l’aumento dell’inflazione e che fanno alzare il costo delle fonti energetiche. «Quando i prezzi di gas e petrolio salgono sui mercati internazionali, il rincaro si trasferisce sulle bollette attraverso il mercato all’ingrosso, dove il petrolio e il gas influiscono direttamente l’uno sull’altro e sul costo della produzione elettrica. Se la domanda sale o l’offerta diminuisce, i prezzi all’ingrosso impennano», spiega Busi, che continua: «I prezzi all’ingrosso si ripercuotono sulle società di vendita italiane, come Enel, Eni, A2a e molte altre: queste aziende acquistano il gas e l’elettricità su mercati come il Ttf di Amsterdam – il punto di riferimento europeo per le fonti energetiche – o la Borsa elettrica italiana. Se lì i costi sono alti, i fornitori pagano di più la materia prima e quell’aumento si ripercuote sulle bollette».

In Italia, inoltre, una quota significativa dell’energia elettrica viene prodotta tramite centrali a ciclo combinato alimentate da gas metano: «Ciò significa che se aumenta il prezzo del gas sale automaticamente anche il costo di produzione dell’elettricità», osserva la presidente. Alcune voci delle bollette, come gli oneri di sistema, i costi di trasporto e del contatore e le accise, non subiscono direttamente i rincari, poiché le loro tariffe sono regolate secondo criteri diversi.

Molto, poi, dipende dai contratti. «Con un’offerta indicizzata, cioè sul mercato libero e a prezzo variabile, il rincaro è quasi immediato, perché la tariffa è agganciata agli indici internazionali», ricorda Busi, che conclude: «Chi invece ha una tariffa a prezzo fisso, l’utente è protetto dagli aumenti per tutte la durata del contratto, che solitamente è dai 18 o 24 mesi. Il rincaro si avvertirà solo al momento del rinnovo».

Dalla benzina alla spesa, rincari a catena

Oltre alle bollette, anche il prezzo della benzina e del diesel è alle stelle. Secondo un’indagine di «Lab24» del Sole 24 Ore, il carburante costa circa il 40 per cento in più rispetto a un anno fa. «Gli aumenti vanno ben oltre la pompa di benzina: arrivano sugli scaffali dei negozi e sui servizi di consumo quotidiano, esercitando una forte pressione sui bilanci delle famiglie», dichiara la presidente di Adiconsum Bergamo Mina Busi.

Il caro carburanti

Secondo i dati della Cgia – l’Associazione artigiani e piccole imprese – di Mestre, a ottobre il caro-carburanti ha imposto alle famiglie italiane di spendere 1,1 miliardi di euro in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Una parte di questo esborso finisce nel pieno per l’auto, visto che i prezzi medi per la benzina e il gasolio self-service si sono assestati intorno a 2,03 e 2,25 euro a ottobre. Ci sono però anche i rincari indiretti: «L’aumento dei carburanti genera un effetto domino. In Italia, oltre l’86% delle merci viaggia su gomma: quando i costi di trasporto salgono, i produttori e i distributori trasferiscono gli aumenti sul prezzo finale del prodotto, che viene pagato dai consumatori», riporta Busi. I beni che più subiscono le fluttuazioni del carburante sono i prodotti alimentari non lavorati, come la frutta e la verdura: i loro prezzi, secondo i dati di Adiconsum, sono aumentati del 5,5% in un anno. «La filiera risente sia dei costi di raccolta nei campi sia del trasporto refrigerato, portando molte famiglie a deviare verso i discount e i prodotti non di marca per risparmiare», dichiara l’esperta.

Le spese per il tempo libero

Le ricerche di mercato le danno ragione: a fine settembre, un sondaggio di Eumetra ha scoperto che il 71% delle famiglie ha ridotto o rimodulato le spese, soprattutto quelle per il tempo libero, a causa del caro-vita. L’impatto è più profondo per chi non ha alternative all’automobile per spostarsi: «Chi vive in zone prive di un trasporto pubblico efficiente ed è costretto a usare l’auto ogni giorno per andare al lavoro subisce in modo sproporzionato l’aumento di prezzo del carburante alla pompa», sottolinea Busi, che conclude: «Il tetto ai prezzi fissato da Eni e Ip a fine settembre garantisce un risparmio diretto e una maggiore prevedibilità dei costi di trasporto nel breve periodo. Ma è una misura temporanea che non modifica i fattori strutturali che determinano i costi elevati delle materie prime energetiche».

Tra guerre e speculazione il costo della vita cresce

Di fronte al caro-vita, in tanti si chiedono quanta parte degli aumenti dipenda dalle crisi internazionali e quanta, invece, nasca dalla speculazione. «I due fenomeni si sovrappongono», spiega Mina Busi: «Guerre e conflitti possono incidere sui prezzi, ma non spiegano tutti gli aumenti. Alcune aziende tendono ad aumentare i prezzi al consumo in misura superiore rispetto al reale incremento dei loro costi di produzione, sfruttando il fatto che i consumatori si aspettano un aumento generale dei prezzi». La presidente di Adiconsum chiama questo meccanismo «greedflation»: l’aumento dei prezzi dei beni di consumo e dell’inflazione si accompagna a un incremento dei profitti dei produttori. «C’è poi la speculazione sui mercati finanziari: spesso i prezzi dell’energia e delle materie prime impennano sulle borse merci prima che si verifichi una reale carenza del bene, perché gli investitori scommettono sul rialzo e spingono artificialmente i prezzi verso l’alto», conclude l’esperta.

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