#Finsubito news – Campania, più occupati ma 14mila donne perdono il lavoro


Il mercato regionale guadagna 11mila posti mentre cala l’occupazione femminile. Forlani indica stagionalità, part-time e carenza di servizi.

In Campania il lavoro cresce, ma quasi 14mila donne escono dal mercato dell’occupazione. I dati del secondo trimestre registrano 11.023 occupati in più rispetto all’anno precedente, mentre le lavoratrici diminuiscono di 13.731 unità. La regione migliora il proprio bilancio complessivo grazie all’aumento dell’occupazione maschile, ma continua a lasciare ai margini una parte enorme della popolazione femminile. E per i giovani trovare un impiego resta molto più difficile che nel resto d’Italia.

Il lavoro cresce nel Mezzogiorno, la Campania arranca

Il Sud ha raggiunto 6 milioni e 655mila occupati, oltre 77mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita dell’1,2% conferma la ripresa del mercato del lavoro meridionale, pur senza colmare la distanza dalle regioni settentrionali.

In Campania gli occupati passano da 1.777.782 a 1.788.805, con un incremento dello 0,6%. Il tasso di occupazione sale dal 46,8 al 47,4%, rimanendo però tra i più bassi del Paese.

Secondo i dati trimestrali dell’Istat, il Mezzogiorno arriva al 51,1%, mentre al Nord lavora il 70,6% della popolazione in età attiva. Quasi venti punti separano ancora le due aree del Paese.

E anche all’interno del Sud la Campania procede più lentamente. Abruzzo, Sardegna e Calabria registrano aumenti percentuali superiori, mentre Puglia e Basilicata partecipano alla crescita. Sicilia e Molise, invece, perdono occupati.

Le donne pagano il prezzo più alto

Il dato più preoccupante riguarda l’occupazione femminile. In dodici mesi la Campania passa da 642.990 a 629.259 lavoratrici, perdendone 13.731.

Il calo è del 2,1% e trascina il tasso di occupazione femminile dal 34 al 33,4%. Appena una donna su tre in età lavorativa ha un impiego.

È un problema già affrontato da Stylo24 nell’analisi della partecipazione femminile al lavoro, che continua a penalizzare il sistema economico regionale.

La situazione assume un peso ancora maggiore se confrontata con il resto del Mezzogiorno, dove le occupate aumentano complessivamente di oltre 41mila unità e il tasso femminile raggiunge il 38,7%.

Puglia, Abruzzo e Calabria corrono più della Campania

La differenza emerge soprattutto dal confronto tra le regioni meridionali.

La Puglia guadagna quasi 38mila lavoratrici, con un aumento dell’8%. L’Abruzzo supera le 20mila unità aggiuntive, crescendo del 9,9%, mentre la Calabria registra oltre 15mila occupate in più, pari al 7,8%.

La Campania perde invece terreno insieme alla Sicilia, dove le lavoratrici diminuiscono di 24.508 unità, con una flessione del 4,4%.

Il risultato racconta un Mezzogiorno che sta creando nuove opportunità, ma nel quale la crescita non raggiunge tutte le categorie con la stessa intensità. E la Campania rimane tra i territori dove il lavoro femminile incontra maggiori ostacoli.

Per i giovani trovare il primo impiego resta una corsa a ostacoli

Anche le nuove generazioni continuano a incontrare difficoltà nell’ingresso nel mercato del lavoro.

Su scala nazionale, dopo sei trimestri consecutivi di calo, il tasso di occupazione dei giovani tra 15 e 34 anni torna a salire di 0,4 punti. I miglioramenti riguardano soprattutto i 25-34enni, mentre nella fascia più giovane la situazione resta negativa.

In Campania il tasso di occupazione tra 15 e 29 anni si fermava al 22,5%, contro il 24,5% del Mezzogiorno e il 34,4% della media nazionale.

La mancanza di opportunità qualificate alimenta anche la partenza dei laureati, questione affrontata da Stylo24 nell’analisi dei 70 milioni regionali per i cervelli campani. Formare nuovi professionisti serve a poco se, conclusi gli studi, il territorio non offre stipendi e possibilità di carriera adeguati.

Forlani: turismo e stagionalità penalizzano le lavoratrici

Natale Forlani, presidente dell’Inapp, collega la perdita di occupazione femminile alle caratteristiche dell’economia regionale.

«Probabilmente dipende dalla tipologia del sistema produttivo locale», spiega, ricordando che alberghi, turismo e servizi hanno trainato buona parte della crescita meridionale.

Sono però settori esposti alla stagionalità, nei quali i contratti possono interrompersi al termine dei periodi di maggiore attività.

Forlani invita a valutare i dati su un arco temporale più lungo, perché le oscillazioni di breve periodo possono risentire dell’andamento dei diversi comparti. Il problema strutturale rimane comunque la capacità del sistema produttivo di offrire alle donne un lavoro continuativo.

Il part-time involontario e i servizi insufficienti

Molte donne hanno un contratto, ma lavorano meno ore di quante vorrebbero. È il fenomeno del part-time involontario, che riduce reddito e prospettive professionali.

«Bisogna aumentare il tasso di utilizzo delle persone che desiderano lavorare di più», sostiene Forlani.

Il presidente dell’Inapp collega questa condizione anche al ridimensionamento dell’occupazione nella pubblica amministrazione e all’impoverimento dei servizi. Quando mancano assistenza e strutture per la cura dei familiari, conciliare lavoro e vita privata diventa più difficile.

La questione riguarda anche il futuro demografico del Paese. Le generazioni numerose nate tra gli anni Sessanta e Settanta stanno progressivamente uscendo dal mercato del lavoro, mentre milioni di donne meridionali rappresentano una risorsa ancora poco utilizzata.

Allungare la stagione turistica per offrire contratti più stabili

Una possibile risposta, secondo Forlani, passa attraverso una diversa organizzazione delle imprese turistiche.

Allungare i periodi di apertura delle attività permetterebbe di distribuire il lavoro su un numero maggiore di mesi. L’alternanza tra impiego, ferie e formazione potrebbe aumentare la continuità dei rapporti, anche quando la domanda rimane legata alle stagioni.

Esperienze di questo tipo sono già state sperimentate in altre aree del Paese. Per applicarle in Campania servirebbero però aziende capaci di programmare meglio le attività e investire sulla stabilizzazione del personale.

Il turismo continua a offrire opportunità, ma la crescita degli arrivi non garantisce automaticamente occupazione a tempo pieno.

Bonus donne e giovani, gli incentivi del governo

Per sostenere le assunzioni il governo ha previsto specifiche agevolazioni contributive.

Il Bonus Giovani può arrivare a 500 euro al mese, elevati a 650 nelle aree della Zes unica, Campania compresa. Il Bonus Donne prevede invece sgravi che, in presenza dei requisiti richiesti, possono raggiungere 800 euro mensili nelle regioni agevolate.

Le circolari dell’Inps sugli incentivi illustrano le condizioni, i massimali e la durata dei benefici.

Forlani riconosce che questi strumenti possono incoraggiare le imprese ad assumere regolarmente e favorire l’emersione del lavoro sommerso. Avverte però che uno sgravio contributivo, da solo, non basta a trasformare un contratto stagionale in un’occupazione duratura.

Sanità, assistenza e cura possono creare nuovi posti

Le prospettive migliori, secondo il presidente dell’Inapp, si concentrano nei servizi alla persona.

Sanità, assistenza e cura possono offrire nuove opportunità professionali, anche attraverso l’innovazione tecnologica e la crescita delle competenze richieste.

Sviluppare questi comparti avrebbe un doppio effetto: creare posti di lavoro e mettere a disposizione delle famiglie servizi che aiutano altre donne a entrare o rimanere nel mercato dell’occupazione.

Forlani considera questa strada indispensabile anche davanti al declino demografico. L’immigrazione può contribuire a coprire una parte delle carenze di personale, ma la risorsa più ampia che il Paese potrebbe valorizzare si trova già nel Mezzogiorno.

Il futuro del lavoro passa dalle donne meridionali

La crescita dell’occupazione campana rappresenta un segnale positivo, ma non basta a cambiare le prospettive di chi continua a rimanere escluso.

Per le donne servono contratti più lunghi, maggiori possibilità di lavorare a tempo pieno e una rete di servizi capace di sostenere la vita familiare. Per i giovani occorrono imprese, retribuzioni e percorsi professionali in grado di trattenerli sul territorio.

È su queste condizioni che si misura la capacità della Campania di trasformare la ripresa economica in nuove opportunità. Gli occupati aumentano di undicimila unità, ma quasi quattordicimila donne perdono il lavoro: finché questi due numeri continueranno a viaggiare in direzioni opposte, la crescita regionale rimarrà incompleta.




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