#Finsubito news – contributi fino a 20mila euro


Un avvocato che rinnova lo studio, un ingegnere che investe in nuove workstation e licenze software o una commercialista che ha appena aperto la partita IVA. Sono alcuni dei potenziali beneficiari di Giovani attività professionali 2026, il bando della Regione Lazio che mette a disposizione contributi a fondo perduto per sostenere l’avvio, l’ampliamento e l’ammodernamento delle attività professionali.

La misura, ha spiegato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, punta a rafforzare la competitività dei giovani autonomi, favorendo gli investimenti in attrezzature, tecnologie, strumenti digitali e spazi di lavoro. Il contributo copre il 70% delle spese ammissibili, con un massimale di 20mila euro per il singolo professionista e di 40mila euro per associazioni professionali e società tra professionisti con i requisiti previsti dal bando.

Chi può richiedere il contributo: requisiti e limiti di reddito

Il bando si rivolge alle persone fisiche che, al momento della presentazione della domanda, non hanno ancora compiuto 40 anni e risultano iscritte a uno dei 19 ordini, collegi o albi professionali indicati nell’avviso.

La platea comprende professionisti appartenenti a categorie molto diverse: architetti, avvocati, ingegneri e commercialisti, ma anche attuari, fisici, notai, spedizionieri doganali e tecnologi alimentari.

Per accedere all’agevolazione occorre rispettare anche un preciso requisito economico. Nel 2025 il reddito derivante dall’attività professionale non deve aver superato 66.300 euro. Sono inoltre indispensabili una partita IVA attiva e il domicilio fiscale nel Lazio.

Il professionista deve possedere anche i requisiti di una PMI, essere in regola con i contributi previdenziali, attraverso il DURC, e presentare il certificato della propria cassa professionale.

Attenzione anche a chi lavora in uno studio condiviso. Se l’associazione non imputa direttamente costi e ricavi all’organizzazione secondo quanto previsto dall’articolo 5, comma 3, lettera c), del TUIR, la domanda deve essere presentata dal singolo professionista, che dovrà sostenere le spese e acquistare direttamente i beni.

Quanto spetta: contributi fino a 20mila euro per gli autonomi

La Regione riconosce un’agevolazione pari al 70% delle spese ammissibili. Nel calcolo rientrano sia gli investimenti effettivamente rendicontati sia una quota forfettaria aggiuntiva del 20%, calcolata automaticamente dalla piattaforma.

Il contributo massimo raggiunge 20mila euro per il professionista autonomo e sale a 40mila euro per le associazioni professionali e le società tra professionisti a maggioranza giovanile, che devono avere almeno due giovani tra soci o associati.

Per raggiungere il massimale individuale occorre sostenere e rendicontare almeno 23.810 euro di spese effettive. A questa cifra si aggiungono circa 4.762 euro di costi forfettari, portando la spesa ammissibile complessiva a circa 28.572 euro. Il 70% di tale importo corrisponde infatti a 20mila euro.

La soglia minima per presentare un progetto è invece di 8mila euro di spese rendicontabili. Non basta, tuttavia, raggiungere l’importo richiesto: la commissione deve verificare anche la congruità e la pertinenza degli investimenti rispetto all’attività professionale.

Hardware, software e nuovi studi: quali spese sono ammesse

Il bando finanzia cinque grandi categorie di investimenti. La prima riguarda impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali, compresi hardware e software di base. Sono ammessi anche gli investimenti immateriali, come licenze, marchi, brevetti e diritti d’uso.

Rientrano tra le spese finanziabili anche i nuovi canoni per la connettività e gli abbonamenti a software, infrastrutture e piattaforme digitali in modalità SaaS, IaaS e PaaS. Il contributo può coprire inoltre i nuovi abbonamenti a pubblicazioni specialistiche.

Un’altra voce riguarda i lavori di adeguamento dei locali destinati allo studio professionale. Per questa categoria il bando prevede un limite del 30%, calcolato sulle prime tre tipologie di spesa. Il locale non deve appartenere a una parte correlata e il beneficiario deve dimostrarne la disponibilità attraverso un titolo antecedente all’avvio dei lavori. Restano esclusi gli interventi relativi a locali inseriti in abitazioni a uso promiscuo.

La stessa percentuale massima del 30% si applica ai servizi qualificati una tantum, tra cui formazione, promozione, certificazioni e introduzione di nuove soluzioni digitali.

Non tutte le spese, però, possono ottenere il finanziamento. Il bando esclude veicoli, beni usati, acquisti in leasing, arredi non destinati all’attività d’ufficio e consulenze fiscali, contabili e legali ordinarie. Non sono finanziabili neppure i servizi per la preparazione della domanda e della rendicontazione, le spese con imponibile inferiore a 500 euro e i pagamenti a persone fisiche senza partita IVA.

Domanda online su GeCoWEB Plus: date e scadenze

La procedura si svolge attraverso la piattaforma GeCoWEB Plus. L’invio delle domande, con firma digitale e successiva conferma tramite PEC, è previsto dalle ore 12 del 10 novembre 2026 alle ore 17 del 10 novembre 2027.

Ogni professionista può presentare una sola domanda. Il contributo è inoltre unico per ciascun beneficiario tra l’edizione 2025 e quella 2026: chi ha già ottenuto l’agevolazione nella precedente tornata non può richiederla nuovamente.

La Regione assegnerà le risorse attraverso una procedura a sportello. L’ordine cronologico di presentazione, certificato dalla PEC della piattaforma, determinerà la priorità nell’esame delle richieste.

Non si tratta però di un semplice click day. Dopo la verifica dei requisiti formali, una commissione valuterà la sostenibilità tecnica ed economica del progetto. Un investimento poco convincente o non coerente con l’attività professionale può quindi essere escluso anche se la domanda è stata presentata tra le prime.

La dotazione finanziaria ammonta a 3 milioni di euro. Considerando contributi individuali al massimale di 20mila euro, le risorse sarebbero sufficienti per circa 150 beneficiari. La finestra temporale resta aperta formalmente per un anno, ma l’esaurimento dei fondi potrebbe anticipare sensibilmente la chiusura dello sportello.

Dopo la concessione: tempi, pagamenti e obblighi

La concessione del contributo diventa definitiva con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio (BUR). Da quel momento il beneficiario dispone di 15 giorni, prorogabili di altri 10, per sottoscrivere l’atto di impegno e comunicare il proprio IBAN.

Un aspetto fondamentale riguarda la decorrenza delle spese: gli investimenti devono essere sostenuti dopo la presentazione della domanda. Contratti e fatture precedenti non possono quindi ottenere il finanziamento.

Il beneficiario deve completare il progetto, pagare le fatture e presentare la rendicontazione entro 9 mesi dalla concessione. La Regione eroga il contributo a saldo, in un’unica soluzione, entro 80 giorni dalla richiesta, salvo sospensioni necessarie per acquisire documentazione integrativa. Questo meccanismo impone al professionista di anticipare integralmente le spese e recuperare successivamente la quota finanziata.

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