#Finsubito news – bene cloud, ma fare di più su digitale


Key4Biz. Anitec-Assinform ha più volte sottolineato la necessità di estendere l’iperammortamento anche alle tecnologie acquisite attraverso modelli as-a-service. Qual è la vostra valutazione del credito d’imposta per i canoni di abbonamento a servizi e soluzioni cloud introdotto nel DDL Bilancio?

Massimo Dal Checco: Negli ultimi anni il modo in cui le imprese accedono alla tecnologia è cambiato profondamente. Sempre più spesso software, piattaforme e capacità di calcolo non vengono acquistati, ma utilizzati in abbonamento. Per questo abbiamo insistito a lungo affinché gli incentivi tenessero conto di questa evoluzione. Il credito d’imposta introdotto nel DDL Bilancio va nella direzione che abbiamo indicato e rappresenta un passo avanti importante.

Fino a oggi l’as-a-service restava escluso dalle agevolazioni, eppure è il modello di accesso alla tecnologia in più forte crescita, soprattutto per le PMI, perché riduce il bisogno di investimenti infrastrutturali e garantisce alle imprese un livello elevato di sicurezza delle soluzioni acquistate. Riconoscere fiscalmente questi canoni significa finalmente allineare gli strumenti di politica industriale al modo in cui le aziende adottano l’innovazione.

Il credito d’imposta previsto dalla Manovra arriva fino al 30% dei canoni, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029. Nonostante siano risorse limitate rispetto alle necessità di digitalizzazione dell’industria italiana, ne apprezziamo l’inserimento. Per esempio, guardando all’Intelligenza Artificiale, nel 2025 solo il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti ha adottato almeno una tecnologia di AI. Il divario dimensionale è marcato, con il 53,1% tra le grandi imprese e il 15,7% tra le PMI.

Dopo il passo importante in questa Manovra è giusto allargare lo sguardo. Tra i principali freni all’adozione dell’Intelligenza Artificiale restano la carenza di competenze, l’incertezza normativa, la disponibilità e qualità dei dati e la mancanza di accompagnamento nell’integrazione delle tecnologie. 

Key4Biz. Quali sono le altre misure richieste a favore del mercato e delle infrastrutture digitali?

Massimo Dal Checco: Per lo sviluppo delle infrastrutture digitali vediamo diversi assi di intervento: la semplificazione e l’armonizzazione normativa per le reti, il sostegno agli investimenti nei data center e il rafforzamento delle capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. È fondamentale accelerare lo sviluppo di infrastrutture digitali pubbliche e private, per permettere alle imprese e al mondo delle università e della ricerca di avere gli strumenti tecnologici e computazionali per sperimentare e innovare; pensiamo, ad esempio, ai sistemi HPC e Quantum computing: per valorizzarne le potenzialità, sarà fondamentale garantire l’accesso al tempo di calcolo, in particolare alle PMI e alle startup, consentendo loro di sviluppare e realizzare progetti innovativi.

È proprio sulla ricerca che si giocherà la capacità dell’Italia di rimanere competitiva sui mercati. Per attrarre investimenti e generare innovazione è fondamentale rafforzare il dialogo tra università e imprese favorendo la diffusione delle competenze tecnologiche più richieste dal mercato del lavoro e valorizzando le attività di trasferimento tecnologico e di ricerca applicata, che producono ricadute dirette sulla produttività delle imprese e della PA.

Il trasferimento tecnologico, infatti, richiede attività di sperimentazione e validazione dei risultati della ricerca, accompagnate da un’adeguata capacità di tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale attraverso i brevetti. In Italia. L’attività brevettuale è ancora insufficiente e deve essere incentivata poiché maggiore propensione a brevettare può favorire l’attrazione di nuovi capitali e lo sviluppo di ricerca collaborativa nel nostro Paese, attraverso un modello di rete della ricerca applicata ICT.

Per aumentare  il livello di maturità tecnologica, misurato attraverso il  TRL (Technology Readiness Level) e accelerare il passaggio dei  risultati scientifici verso applicazioni commerciali e sociali, è necessario intervenire su due fronti: da un lato favorire l’avanzamento della ricerca accademica verso livelli TRL più elevati, nelle fasi successive della filiera di ricerca; dall’altro rafforzare  il sistema della ricerca applicata, affinché possa  raggiungere dimensioni e capacità competitive, su  scala adeguata. Questo è particolarmente importante in ambiti strategici come industrializzazione dei sistemi digitali complessi e dei servizi mission‑critical, nonché nei mercati regolati e nei settori caratterizzati da un’elevata responsabilità pubblica quali Sanità, PA e Infrastrutture critiche.

Infine, come Anitec-Assinform ribadiamo la necessità di un Piano industriale per il digitale, con una visione di lungo periodo costruita insieme da istituzioni e imprese. Dopo gli investimenti del PNRR, è necessario assicurare continuità alle politiche per la trasformazione digitale, in particolare della Pubblica Amministrazione, e sostenere gli investimenti in tecnologie e competenze attraverso strumenti semplici e accessibili.  

Fondazione ITS Academy Lazio Digital

Key4Biz. Per quanto riguarda il rafforzamento delle competenze digitali e del reskilling, secondo voi è centrale il ruolo delle ITS Academy. Perché e quanti fondi servirebbero per rendere strutturale il ruolo delle ITS Academy?

Massimo Dal Checco: Il rafforzamento delle competenze digitali è essenziale per accompagnare l’evoluzione tecnologica delle imprese e rispondere ai nuovi fabbisogni professionali. Gli ITS Academy rappresentano uno strumento importante perché consentono di costruire percorsi formativi strettamente collegati alle esigenze del sistema produttivo, attraverso il coinvolgimento diretto delle imprese.

Anche nell’ambito della Legge di Bilancio riteniamo fondamentale assicurare risorse strutturali per la formazione tecnica e le competenze, garantendo continuità agli investimenti avviati con il PNRR.

Su questo punto condividiamo la proposta avanzata da Confindustria in occasione dell’Education&Open Innovation Forum di Taormina del 22 ottobre per rilanciare finanziamenti strutturali per il post-PNRR per ITS Academy, filiera 4+2, dottorati industriali e rapporti ITS-Università. Questi programmi hanno portato ottimi risultati e vanno rifinanziati: Confindustria propone di investire 208 milioni di euro l’anno di nuove risorse nazionali per le competenze dopo il PNRR, che diventano 290 milioni sul Bilancio dello Stato con i fondi già esistenti. 

La voce più consistente di questo ammontare è un Fondo nazionale strutturale da 260 milioni l’anno per gli ITS Academy.

In particolare, per il settore ICT occorre aumentare i percorsi legati alle infrastrutture digitali e di rete, aggiornando costantemente i contenuti formativi rispetto all’evoluzione delle tecnologie e delle professionalità richieste.

È importante anche rafforzare l’orientamento già nelle scuole medie e superiori, coinvolgendo le imprese per far conoscere ai giovani le opportunità professionali del digitale e favorire scelte formative più consapevoli.

Su questo fronte abbiamo sottoscritto un Protocollo d’Intesa con la Rete Fondazioni ITS ITALY per promuovere la formazione e l’occupazione nel settore ICT. 

Il tema delle competenze però non riguarda soltanto i giovani. È altrettanto importante accompagnare le persone già occupate attraverso percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale. Le imprese devono partecipare attivamente alla costruzione e all’aggiornamento delle competenze, in collaborazione con il sistema educativo e le istituzioni.

Per saperne di più sulla Manovra 2027:

Manovra, su 26 miliardi solo lo 0,1% per il cloud: è il termometro di un Paese che ignora il proprio futuro digitale e industriale?

Le Politiche digitali per l’Italia. Intervista a Casu (PD): “No a corsia preferenziale per Musk, sosteniamo le nostre startup per guida autonoma”

Manovra, AI convitato di pietra: spariti i voucher PMI, fondo per la robotica e l’AI fisica 


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