Caro carburanti, il governo boccia l’emendamento pro – Basilicata. Respinto l’odg Amendola -Lomuti all’Accise Quater: «Per i lucani 118 milioni di aggravio»
«Il Governo, al decreto carburanti, ha bocciato un ordine del giorno a mia prima firma, con cui abbiamo posto una questione di giustizia territoriale verso la Basilicata». Parole che sanno quasi di sentenza quelle del deputato del Partito democratico Vincenzo Amendola, che in relazione all’atavica problematica dei prezzi pagati sproporzionati al contributo fornito dal territorio lucano alla causa energetica italiana, ha evidenziato quello che, alla lunga, potrebbe rivelarsi un pericoloso autogol. Il deputato napoletano (eletto nel collegio plurinominale Basilicata 01 alle ultime elezioni), secondo quanto da lui stesso spiegato, avrebbe tentato di introdurre al suddetto decreto un emendamento all’Accise quater direttamente legato ai benefici dovuti alla regione per ospitare, sul suo territorio, i poli estrattivi delle multinazionali del greggio e degli idrocarburi.
«La Basilicata – ha infatti spiegato Amendola – produce l’85 per cento del petrolio estratto in Italia e oltre il 30% del gas nazionale, eppure paga la benzina più cara d’Italia». Per la precisione, al 4 novembre, l’aggiornamento dei prezzi al litro del Ministero delle Imprese segnava 2.278 euro per il gasolio e 2.040 per la verde, in entrambi i casi i costi più elevati a livello nazionale. L’ennesima conferma di un paradosso che, seppur noto da tempo, ha finito per cronicizzarsi all’interno del welfare regionale, provocando malcontento tra i lucani e un problema spinoso per l’amministrazione di centrodestra.
PROPOSTO EMENDAMENTO CARO CARBURANTI, LA CRITICA AL CENTRALISMO ENERGETICO E LA PROPOSTA DEL FONDO BASILICATA 2050
Non è solo questione di adeguamento dei prezzi. Secondo il deputato dem, «non è accettabile da parte del governo Meloni la riproposizione di una logica centralista sui poteri per le trivellazioni, già censurata dalla Consulta nel 2017 per violazione della leale collaborazione con le Regioni», tenendo presente che, con l’attuale listino prezzi, i lucani finiranno per scontare un aggravio di 118 milioni di euro a famiglia, addirittura 200 a cittadino (inclusi i neonati). Il piano presentato da Amendola prevedeva di destinare una quota delle entrate fiscali e dell’Ires delle società estrattive alla Regione (anche per le attività già esistenti e operative), oltre che l’istituzione di un Fondo Basilicata 2050 specificamente destinato alla gestione e al contenimento dei costi del carburante, tanto per i residenti quanto per le imprese.
«Con l’ordine del giorno bocciato, insieme al similare ordine del giorno a firma del collega Lomuti, abbiamo chiesto al Governo di rivedere l’art. 36-bis dello Sblocca Italia… Fino a oranon c’è stato impegno da parte del Governo, anche rispetto a quelli assunti in precedenza proprio su mia iniziativa, che sia stato rispettato in qualche modo. È inaccettabile e la destra deve renderne conto ai cittadini lucani».
IL SOSTEGNO DEL M5S E LE COMPENSAZIONI PER LE AREE INTERNE
Sullo stesso piano il parere del deputato pentastellato Arnaldo Lomuti, secondo il quale la bocciatura del decreto avrebbe di fatto impedito l’applicazione di misure ad hoc a sostegno delle regioni che contribuiscono, prestando il proprio territorio, all’estrazione petrolifera. Basilicata in primis: «Una scelta che lascia senza risposte le famiglie, i lavoratori e le imprese lucane, costretti a sostenere prezzi elevati per gli spostamenti quotidiani proprio in una regione che contribuisce in maniera determinante all’approvvigionamento energetico nazionale».
Secondo Lomuti, la proposta co-firmata con il collega Amendola prevedeva «di valutare una riduzione delle accise su benzina e gasolio nei territori maggiormente interessati dalle estrazioni, nel rispetto della normativa europea, e di recuperare gli strumenti di compensazione già previsti dalla legislazione nazionale per abbassare concretamente il prezzo dei carburanti ai residenti. Non si trattava di chiedere privilegi, ma di riconoscere una condizione oggettiva di svantaggio territoriale». La questione è prima di tutto economica, visto che le aree interne lucane «l’automobile è spesso l’unico mezzo per raggiungere il posto di lavoro, una scuola, un ospedale o un servizio pubblico. In queste condizioni, il costo del carburante non è una spesa accessoria: è un costo necessario per esercitare diritti fondamentali e partecipare alla vita economica e sociale».
PROPOSTO EMENDAMENTO BASILICATA CONTRO IL CARO CARBURANTI: IL RICHIAMO ALLA LEGGE DEL 2009 E IL MANCATO IMPEGNO POLITICO
Come ricordato dal deputato M5s, «una legge dello Stato, l’articolo 45 della legge n. 99 del 2009, aveva già previsto un Fondo finalizzato alla riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti nelle regioni interessate dalle estrazioni di idrocarburi. Quella finalità è stata successivamente modificata. Con l’ordine del giorno chiedevo anche di valutare il recupero di questo strumento, aggiornandolo alle esigenze attuali». Invece, almeno per ora, la Basilicata sembra destinata a restare nel limbo.
A perdurare, però, sarebbe anche l’incombenza di dover spiegare «ai cittadini lucani perché una regione che mette a disposizione del Paese le proprie risorse energetiche non possa almeno ottenere una valutazione concreta di misure compensative sui costi dei carburanti. L’ordine del giorno non disponeva un’immediata riduzione delle imposte, ma chiedeva al Governo di assumere un impegno politico e istituzionale per individuare soluzioni praticabili. Anche questo impegno è stato respinto». La situazione resta quindi difficilmente sostenibile per i portafogli dei consumatori lucani. Anche perché, a un’accelerazione progressiva dei prezzi, fa da contraltare una perdita costante di potere d’acquisto. Senza prospettive che vadano oltre le misure emergenziali.
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