#Finsubito news – Nella frontiera di viale Molise 51: “Noi residenti cacciati dal business del mattone”


La signora Tina ha 83 anni e da 42 vive in questo palazzo. Anche lei, a maggio, ha ricevuto la lettera. Quando scadrà il suo contratto d’affitto dovrà andarsene. Ma non sa ancora dove. «È un trauma, le sta crollando il mondo addosso. Vive da sola, non esce di casa, si muove col deambulatore. Mio padre è morto, tutte le sue cose sono ancora lì. Mi dice sempre: cerco di non pensarci, altrimenti non dormo», racconta la figlia Monica. Una parola pronuncia spesso: «Dignità».

Il condominio è in via Molise 51, periferia est della città, davanti all’ex Macello, in un quartiere in piena fase di «rigenerazione», a poche centinaia di metri dalla nuova Biblioteca europea della cultura che aprirà il prossimo anno. Tanto fermento. Tanti investimenti e soldi che girano. La proprietaria ha venduto tutto il palazzo degli anni Trenta a una società di sviluppo immobiliare. Dalla sera alla mattina, un esercito di agenti in giacca e cravatta ha bussato alle porte dei residenti per programmare le visite dei futuri acquirenti. Online si trovano già gli annunci. Un trilocale? Costa 728 mila euro. Per gli appartamenti più grandi si sfiora il milione.

C’è un problema: lì dentro le famiglie ci vivono ancora. Sono più di una ventina. Anziani e giovani coppie in affitto, ex insegnanti e operai in pensione e liberi professionisti. La famosa classe media. Accomunata da un destino: prendere o lasciare. Comprare uno degli appartamenti in vendita a inaffrontabili prezzi di mercato o andare a vivere da un’altra parte. Per i giovani è forse più facile. Per chi è qui da una vita, è un’angoscia.

Francesca Scianna, inquilina del palazzo, architetta, è una delle voci della protesta: «Gli appartamenti sono tutti in vendita. Con noi dentro». È promotrice di un comitato che cerca ora la mediazione tra il Comune e, dopo il rogito previsto a dicembre, la nuova proprietà, la società Gran Molise Srl, partecipata da Maghen Capital. «Tutto è nato dalla disperazione delle persone più fragili per età, salute, situazione familiare, reddito — spiega Scianna –. Erano spaventate, ho visto molta incertezza e ansia». Racconta della signora Franca, ex docente universitaria, o di Silvana, da poco rimasta vedova dopo aver seguito per anni il marito ammalato: «Dove andrà? Non lo sa ancora. Ogni porta è una storia. Noi chiediamo due cose. Prima di tutto il tempo: per alcune persone il contratto d’affitto scade già l’anno prossimo, per altre nel 2028 e 2029. Seconda cosa: il buon senso. A chi vuole comprare devono essere proposte cifre coerenti con lo stato del palazzo». Che è da ristrutturare. Per ora si parla di uno sconto del 10% sull’acquisto. Ma c’è la commissione dell’agenzia che in genere è del 4%. Con un assurdo cortocircuito: pagare l’agente immobiliare che ti fa vedere la casa dove vivi da anni. A maggio agli inquilini è arrivata la lettera della proprietaria: «Abbiamo creato legami con ognuno di voi», si legge, ma «a malincuore» è arrivata l’offerta che non si può rifiutare. Quella della società d’investimenti.

Il palazzo dà sulla trafficata via Molise. L’ex macello è lì di fronte. I progetti promettono un quartiere nuovo e bello, un distretto chiamato “Aria”. Il bar attaccato al portone d’ingresso ha un nome evocativo: «Capolinea cafè». Al capolinea si sente la signora Marina. Anche lei ha 83 anni. Dice che all’inizio di tutta questa storia aveva «angoscia», ora solo «ansia». Cammina con una stampella e non avrebbe immaginato che alla sua età si sarebbe trovata a chiedersi dove andare a dormire: «Ci sono persone fragili, anziane che vivono qui da trent’anni, non puoi sbatterle fuori. Adesso vivo al quinto piano, in un appartamento pieno di sole… Pago 4.500 euro ogni tre mesi. Lo scorso gennaio mi hanno alzato il canone del 30%. Cosa dovevo fare? Ho dovuto accettare. Il contratto scade nel 2029. Ma per comprarlo mi hanno offerto un prezzo improponibile, quasi un milione di euro. Forse vado nell’appartamento al primo piano. Una ragazza è andata via, non poteva comprarlo… Siamo in trattativa con mia figlia». Di fatto, «mi vuoi mandare via. Perché il messaggio è: o compri o compri. All’inizio mi sono detta: “E ora che faccio? Siamo nei guai”».

Il portone si apre e chiude. Se non fosse per i motorini parcheggiati nell’elegante cortile interno sembrerebbe di tornare indietro nel tempo. Qui vive una piccola comunità: si organizzano pranzi e cene insieme, oppure c’è l’inquilino che aggiusta le bici per tutti, o il vicino di casa che porta la verdura dalla campagna. «Una quotidianità non invadente di mutuo aiuto, un caso di vecchia Milano», la definisce Scianna. Che sta per finire. Il gruppo Whatsapp dei condomini si chiama “Un mazzo di chiavi”. Le cerca Simone, libero professionista, prima di tornare a casa: «Il nostro contratto scade alla fine del 2028. Abbiamo due figli, potremmo anche cambiare zona ma ci dispiacerebbe. Eppure siamo costretti». Perché qua i prezzi toccano anche i 6.500 euro al metro quadro. Una signora dice: «Finché non ci scadono i contratti, non ci possono cacciare. Qui ci sono persone anziane».

A cercare di ricucire lo strappo tra le preoccupazioni degli inquilini e le intenzioni della futura proprietà è ora Palazzo Marino. L’assessore alla Casa Fabio Bottero ha già incontrato una delegazione dei residenti e avviato un’interlocuzione con la società che si prepara ad acquistare l’edificio. Mercoledì è previsto un incontro tra le parti organizzato dal Comune. «Mi è stato assicurato — spiega Bottero — che non ci sono urgenze rispetto alla liberazione degli appartamenti e che c’è la volontà di valutare le diverse situazioni». Il Comune vuole capire quali siano le condizioni delle famiglie, distinguendo le situazioni di maggiore fragilità. «Il nostro obiettivo — prosegue l’assessore — è tutelare una comunità che vive lì da tanti anni, cercando di evitare che venga dispersa». La strada è quella di una mediazione. «Il Comune — continua Bottero — vuole svolgere un ruolo di facilitatore, con l’obiettivo di consentire alle famiglie, per quanto possibile, di rimanere nelle proprie abitazioni o almeno nel quartiere».


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