#Finsubito news – Contributo A Fondo Perduto: Cos’è,tipologie E Come Ottenerlo


Il contributo a fondo perduto è l’agevolazione più cercata da imprese, startup e professionisti. È anche quella su cui circolano più equivoci: non è un prestito, quasi mai arriva prima della spesa, non copre tutto il progetto e nella maggior parte dei casi è tassato.

In questa guida vediamo cos’è un contributo a fondo perduto, le cinque tipologie che cambiano bilancio e tasse, chi li concede e chi può ottenerli. Poi il percorso dalla domanda all’incasso, con un esempio di cassa, e le regole del Codice degli incentivi in vigore dal 2026.

Cos’è un contributo a fondo perduto

Un contributo a fondo perduto è una somma di denaro pubblico concessa a un’impresa o a un professionista per realizzare un progetto, che non va restituita e non genera interessi, a patto di rispettare le regole del bando. Copre di solito una percentuale delle spese ammissibili e arriva dopo che la spesa è stata sostenuta e rendicontata.

L’espressione “a fondo perduto” va letta dal punto di vista di chi paga: per l’ente quei soldi non rientrano. In cambio ottiene qualcosa che interessa alla collettività, come un investimento in un’area svantaggiata, una nuova assunzione o un’impresa che si digitalizza.

Da qui nascono due precisazioni che valgono per tutti i contributi a fondo perduto. La prima: il contributo non si restituisce solo finché rispetti gli obblighi del bando, anche dopo l’incasso. La seconda: non è gratis, perché una parte della spesa resta sempre a carico tuo.

Contributo a fondo perduto, finanziamento agevolato o credito d’imposta

Nel linguaggio comune si mescolano strumenti diversi. Ecco come distinguerli:

  • Contributo a fondo perduto: ricevi denaro che non restituisci. Riduce il costo netto del progetto.
  • Finanziamento agevolato: ricevi un prestito a tasso zero o ridotto, che restituisci a rate. Lo spieghiamo nella guida ai finanziamenti agevolati.
  • Agevolazione mista: una quota a fondo perduto e una quota di prestito nello stesso intervento. È la formula di molte misure nazionali.
  • Credito d’imposta o maggiorazione dell’ammortamento: non incassi nulla, paghi meno tasse. È il caso dell’iperammortamento 2026.

L’espressione “prestito a fondo perduto”, molto diffusa online, è una contraddizione: un prestito si restituisce, un contributo a fondo perduto no.

La differenza ha effetti concreti. Fino al 30 giugno 2026 ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero univa fondo perduto e prestito. Dal 1° luglio, esaurite le risorse per il fondo perduto, concede solo il prestito: la copertura resta al 90% delle spese, ma l’impresa restituisce tutto. Trovi i numeri nella nostra guida a Nuove imprese a tasso zero.

Le 5 tipologie di contributo a fondo perduto

Non tutti i contributi a fondo perduto sono uguali. Il bando o il decreto di concessione indicano la forma dell’aiuto, e da quella dipendono la voce di bilancio e il momento in cui il contributo viene tassato. La qualificazione la decide il bando, non il nome che gli si dà: è uno dei punti su cui nascono più contestazioni con il Fisco.

1. Contributo in conto capitale

Il contributo in conto capitale rafforza il patrimonio dell’impresa senza essere legato a un investimento o a un costo preciso. È tipico dei contributi forfettari all’avvio di un’attività o di quelli che sostengono genericamente la crescita.

In bilancio va tra gli altri ricavi e proventi (voce A5 del conto economico). Ai fini fiscali è una sopravvenienza attiva (art. 88, comma 3, lettera b, del TUIR): si tassa nell’anno in cui lo incassi oppure, a scelta, in quote costanti nell’anno di incasso e nei quattro successivi.

2. Contributo in conto impianti

Il contributo in conto impianti serve a ridurre il costo di beni che si ammortizzano: macchinari, impianti, attrezzature, software. È la forma più comune nei bandi per investimenti, compresi molti voucher per la digitalizzazione.

Non si tassa tutto subito: concorre al reddito man mano che il bene viene ammortizzato. In bilancio si rileva riducendo il costo del bene oppure con un risconto passivo che si rilascia anno per anno (principio contabile OIC 16).

Un esempio: compri un macchinario da 100.000 euro e ottieni il 40% in conto impianti, cioè 40.000 euro. Se ammortizzi il bene in 10 anni, ogni anno imputi 4.000 euro di contributo contro 10.000 euro di ammortamento. Il costo netto annuo scende a 6.000 euro.

3. Contributo in conto esercizio

Il contributo in conto esercizio copre costi di gestione: personale dedicato a un progetto, consulenze, formazione, affitti, utenze, partecipazione a fiere. Integra i ricavi o riduce i costi dell’anno.

Fiscalmente è un ricavo (art. 85, comma 1, lettere g e h, del TUIR) e si tassa nell’esercizio in cui è di competenza. Non va confuso con gli sgravi contributivi per le assunzioni: quelli riducono i contributi INPS dovuti, non portano denaro in cassa.

4. Contributo in conto interessi

Il contributo in conto interessi abbatte il costo di un finanziamento bancario: l’ente pubblico si accolla una parte degli interessi. Il valore si calcola attualizzando la differenza tra il tasso di mercato e quello agevolato, e può essere pagato in un’unica soluzione o alle scadenze delle rate.

La banca resta libera di valutare il merito di credito e di chiedere garanzie: il contributo riduce il costo del prestito, non ne garantisce la concessione. La misura nazionale più nota costruita su questo meccanismo è la Nuova Sabatini.

5. Contributo in conto canoni

Il contributo in conto canoni funziona come quello in conto interessi, ma riduce i canoni di un leasing. Il trattamento fiscale dipende dal contratto: se il leasing è finalizzato all’acquisto del bene si segue di regola la disciplina del conto impianti, altrimenti quella del conto esercizio. È un caso da verificare con il commercialista prima di firmare.

Chi concede il contributo a fondo perduto

I contributi a fondo perduto arrivano da quattro livelli, e spesso chi decide la misura non è chi la gestisce:

  • Unione europea. Con i fondi diretti la Commissione finanzia progetti tramite propri bandi, spesso in partenariato. Con i fondi indiretti, come il FESR, le risorse passano dai programmi regionali.
  • Stato. Ministeri come il MIMIT finanziano misure nazionali gestite da soggetti come Invitalia, SIMEST o Mediocredito Centrale.
  • Regioni. Pubblicano bandi propri, spesso con fondi FESR, gestiti da finanziarie regionali o da Unioncamere.
  • Camere di Commercio e Comuni. Di solito voucher di importo contenuto per le imprese del territorio.

Per una panoramica di enti e soggetti gestori leggi la nostra guida alla finanza agevolata.

Chi può ottenere un contributo a fondo perduto

Possono ottenere un contributo a fondo perduto imprese, startup, liberi professionisti ed enti che svolgono un’attività economica, se rispettano i requisiti del bando: sede nel territorio indicato, dimensione, settore di attività (codice ATECO), regolarità contributiva e, per gran parte dei bandi, la polizza contro i rischi catastrofali.

Nel dettaglio:

  • PMI. Sono il destinatario principale. La dimensione si calcola con le regole europee, contando anche imprese associate e collegate: se hai dubbi parti da come si calcolano le ULA.
  • Grandi imprese. Accedono solo ad alcuni bandi, di solito con percentuali più basse.
  • Startup e imprese da costituire. Alcune misure accettano domande da persone fisiche che si impegnano a costituire la società dopo l’ammissione.
  • Liberi professionisti. Per le regole europee è impresa chiunque svolga un’attività economica, a prescindere dalla forma giuridica. Per questo molti voucher ammettono anche studi e professionisti.
  • Giovani e donne. Oltre alle misure dedicate, molti bandi prevedono riserve di risorse o punti percentuali in più per imprese femminili e giovanili.

I privati senza partita IVA, invece, non accedono ai contributi a fondo perduto per le imprese. Possono beneficiare di bonus e detrazioni per le famiglie, che sono un’altra cosa, oppure partecipare come futuri soci a un bando per nuove imprese.

I requisiti che contano dal 2026: il Codice degli incentivi

Dal 1° gennaio 2026 è in vigore il Codice degli incentivi (D.Lgs. 27 novembre 2025, n. 184), che fissa regole comuni per i bandi pubblicati da quella data. Per chi chiede un contributo a fondo perduto contano soprattutto tre punti:

  1. DURC regolare. È l’amministrazione ad acquisirlo e l’agevolazione spetta solo se la posizione contributiva è in regola, anche al momento del pagamento.
  2. Polizza catastrofale. L’obbligo di assicurare terreni, fabbricati, impianti e macchinari contro i rischi catastrofali (legge 213/2023) è un requisito per accedere agli incentivi con istruttoria. Per micro e piccole imprese vale dal 1° gennaio 2026. Non serve per gli incentivi fiscali automatici né per quelli contributivi.
  3. Cause di esclusione e revoca comuni. Il Codice elenca motivi di esclusione validi per tutti i bandi e rafforza i vincoli contro la delocalizzazione.

Non è teoria: sia il Voucher Piemonte sia il Voucher Cloud e Cybersecurity del MIMIT chiedono già la polizza catastrofale in fase di domanda.

Quanto copre un contributo a fondo perduto

Un contributo a fondo perduto copre una percentuale delle spese ammissibili, con un importo minimo e uno massimo per domanda. Il resto del progetto, e quasi sempre l’IVA, resta a carico dell’impresa.

Due esempi tra i bandi aperti: il Voucher Digitalizzazione PMI Piemonte copre dal 65% (micro) al 50% (medie) fino a 25.000 euro; il Voucher Cloud e Cybersecurity copre il 50% fino a 20.000 euro, con una spesa minima di 4.000 euro.

Le percentuali dipendono da alcuni fattori ricorrenti:

  • dimensione: micro e piccole imprese ottengono di solito intensità più alte;
  • territorio: le regioni del Mezzogiorno hanno spesso massimali maggiori;
  • premialità: rating di legalità, impresa femminile o giovanile, progetti in rete possono aggiungere punti;
  • regime di aiuto: de minimis o regolamento di esenzione (GBER), con limiti diversi.

Alcuni bandi non usano percentuali ma importi forfettari per tipo di intervento, come il voucher digitalizzazione PMI Lazio. Il cumulo con altri aiuti sulle stesse spese è regolato da ogni bando: non superare mai il 100% della spesa, e spesso nemmeno le intensità massime europee.

Come si ottiene un contributo a fondo perduto: dalla domanda all’erogazione

Per ottenere un contributo a fondo perduto si presenta la domanda prima di iniziare le spese, si attende la concessione, si realizza il progetto pagando i fornitori in modo tracciabile, si rendicontano le spese e solo allora si incassa il contributo, in tutto o in parte.

I passaggi, nell’ordine:

  1. Domanda. Online, sulla piattaforma dell’ente. Lo sportello può essere cronologico (conta l’ordine di invio), a graduatoria o valutativo con colloquio.
  2. Istruttoria e concessione. L’ente verifica requisiti e progetto e adotta il provvedimento di concessione. Da qui l’aiuto risulta nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
  3. Realizzazione. Paghi i fornitori dal conto dell’impresa, con bonifico o altri mezzi tracciabili, e spesso con il codice CUP in fattura.
  4. Rendicontazione. Carichi fatture, quietanze e relazioni entro i termini. Molti bandi fissano una soglia minima di spesa da realizzare.
  5. Erogazione. A saldo, oppure con un anticipo (di solito garantito da fideiussione) e uno o più stati di avanzamento.
  6. Obblighi dopo l’incasso. Mantenere i beni e la sede per gli anni previsti, conservare i documenti e accettare i controlli.

Un dettaglio che fa perdere molti contributi a fondo perduto: le spese devono partire dopo la domanda. Per i regimi di esenzione è una regola europea (il cosiddetto effetto incentivante), e quasi tutti i bandi la estendono anche agli aiuti de minimis. I preventivi, invece, possono essere precedenti.

Esempio: cosa succede alla cassa

Una micro impresa presenta un progetto da 30.000 euro più IVA a un bando ipotetico che copre il 60%. Il contributo a fondo perduto vale 18.000 euro.

  • Mesi 1-6: l’impresa paga ai fornitori 36.600 euro, IVA compresa, con risorse proprie o un fido.
  • Mesi 1-7: recupera i 6.600 euro di IVA con le liquidazioni periodiche, se è detraibile.
  • Mese 7: rendiconta le spese.
  • Mesi 8-10: incassa i 18.000 euro.

Il costo netto finale è di 12.000 euro, ma per quasi un anno l’impresa ha anticipato l’intero importo. È il motivo per cui un contributo a fondo perduto va sempre affiancato da un piano di cassa, e a volte da un finanziamento ponte.

Contributo a fondo perduto e tasse

Sì, nella maggior parte dei casi il contributo a fondo perduto è tassato: concorre al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, con tempi diversi secondo la tipologia. È esente solo quando una legge lo prevede espressamente, come è successo per i contributi Covid del 2020 e 2021.

Ecco cosa sapere:

  • Imposte sui redditi. Il conto esercizio si tassa per competenza, il conto capitale per cassa (anche in cinque quote), il conto impianti gradualmente con l’ammortamento del bene.
  • Ritenuta del 4%. Regioni, Comuni e altri enti pubblici e privati la trattengono sui contributi pagati alle imprese, tranne quelli per l’acquisto di beni strumentali (art. 28 del DPR 600/1973). È un acconto che recuperi in dichiarazione. Alcuni bandi indicano espressamente che non si applica.
  • IVA. Un contributo a fondo perduto senza controprestazione è fuori campo IVA: non si emette fattura all’ente.

Il trattamento cambia con il regime fiscale (ordinario, semplificato, forfettario): prima di inserire il contributo nel piano finanziario, fai verificare al commercialista come incide sulle imposte dell’anno.

Contributo a fondo perduto e de minimis

Gran parte dei contributi a fondo perduto per le PMI è concessa in regime de minimis (Regolamento UE 2023/2831): ogni impresa unica può ricevere al massimo 300.000 euro di aiuti di questo tipo in tre anni, calcolati su base mobile.

Un punto che pochi spiegano: nel massimale il contributo a fondo perduto conta per intero, mentre un prestito agevolato conta solo per il vantaggio che dà, cioè l’equivalente sovvenzione lordo. A parità di importo, un contributo consuma molto più plafond.

Prima di ogni domanda controlla gli aiuti già ricevuti nel Registro nazionale degli aiuti di Stato. Trovi come fare nella guida al regime de minimis. Altri bandi seguono invece il regolamento generale di esenzione (GBER), che ha limiti e regole diverse.

Quando il contributo a fondo perduto va restituito

Il contributo a fondo perduto non va restituito se rispetti le condizioni del bando. Va restituito, in tutto o in parte e con gli interessi, quando viene revocato: requisiti persi, spese non conformi, progetto non completato, obblighi violati dopo l’incasso o dichiarazioni non veritiere.

I casi di revoca più frequenti:

  • spesa realizzata sotto la soglia minima: nel Voucher Piemonte, sotto il 70% delle spese approvate la revoca è totale;
  • beni venduti o spostati fuori dalla sede agevolata prima del termine;
  • attività delocalizzata o cessata negli anni di vincolo;
  • spese finanziate due volte oltre i limiti di cumulo;
  • superamento del massimale de minimis;
  • requisiti ambientali o tecnici non dimostrati in fase di controllo.

Chi ottiene un contributo con dichiarazioni false rischia anche conseguenze penali, non solo la restituzione.

Gli errori che fanno perdere il contributo a fondo perduto

  • Spendere prima della domanda. Anche un acconto al fornitore può rendere inammissibile l’intera fornitura.
  • Pagare in contanti o dal conto personale. Molti bandi escludono l’intera spesa.
  • Dimenticare cofinanziamento e IVA nel piano di cassa.
  • Non controllare il de minimis prima di presentare la domanda.
  • Perdere un requisito tra domanda ed erogazione: un DURC irregolare o una polizza scaduta bloccano il pagamento.
  • Presentare una sostituzione come un investimento nuovo: comprare un bene con le stesse funzioni di quello che hai già non è quasi mai ammesso.
  • Rendicontare meno del minimo: cambiare fornitore o ridurre il progetto senza autorizzazione può costare tutto il contributo.

Domande frequenti sul contributo a fondo perduto

Il contributo a fondo perduto va restituito?

No, se rispetti gli obblighi del bando fino alla fine del periodo di vincolo. Va restituito con gli interessi se viene revocato, per esempio perché il progetto non è stato completato o i beni sono stati venduti prima del tempo.

Il contributo a fondo perduto è tassato?

Di regola sì. Concorre al reddito con tempi diversi secondo la tipologia (conto capitale, impianti o esercizio). È esente solo se una norma lo prevede, come per i contributi Covid.

Il contributo a fondo perduto spetta ai privati senza partita IVA?

No, i bandi per le imprese richiedono un’attività economica. Alcune misure per nuove imprese accettano però domande da persone fisiche che si impegnano a costituire la società.

Quanto tempo ci vuole per ricevere il contributo?

Dipende dal bando, ma raramente meno di qualche mese dalla rendicontazione. Il Voucher Piemonte, per esempio, viene liquidato entro 60 giorni dalla rendicontazione, che va presentata entro 6 mesi dalla concessione.

Posso ottenere un contributo a fondo perduto per aprire un’attività?

Sì, esistono misure per nuove imprese, molte rivolte a giovani e donne. Verifica però la forma dell’aiuto: alcune, come Nuove imprese a tasso zero, oggi concedono solo un prestito.

Che differenza c’è tra fondo perduto e finanziamento agevolato?

Il fondo perduto non si restituisce, il finanziamento agevolato sì, a un tasso più basso di quello di mercato. Molte misure combinano le due forme.

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