ALI: «Scelte sbagliate nelle priorità. Comuni, Province e Regioni non possono continuare a pagare il costo delle politiche nazionali. Servono risorse certe per garantire servizi e investimenti»
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Le prime indicazioni sulla Legge di Bilancio 2027 confermano un giudizio fortemente negativo sull’impianto complessivo della manovra. Pur in un quadro economico e geopolitico complesso, ancora una volta si sceglie di concentrare le risorse su interventi frammentati, agevolazioni fiscali e misure temporanee, anziché costruire una politica capace di sostenere strutturalmente la crescita, i servizi pubblici e gli investimenti.
Per ALI – Autonomie Locali Italiane è una manovra di corto respiro, sbagliata nelle priorità, che non affronta le cause profonde della perdita di potere d’acquisto e rischia di indebolire ulteriormente città e territori.
Una manovra da circa 26 miliardi avrebbe potuto rappresentare l’occasione per investire sui beni comuni e ridurre in maniera strutturale le spese che gravano sulle famiglie: trasporto pubblico, scuola, servizi sociali, sanità territoriale, casa, adattamento climatico e politiche per le aree interne.
La scelta appare invece ancora una volta quella di privilegiare benefici individuali e interventi temporanei, destinati in molti casi a essere rapidamente assorbiti dall’aumento dei prezzi.
Il potere d’acquisto non si difende mettendo qualche spicciolo in più nelle tasche dei cittadini. Si difende investendo nei beni comuni.
Enti locali già sotto pressione
Particolarmente preoccupante è l’impatto della manovra sul sistema delle autonomie territoriali.
Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni arrivano alla nuova Legge di Bilancio con bilanci già sottoposti da anni a una forte pressione. Nel 2027 continuano infatti a produrre effetti le riduzioni introdotte dalle precedenti manovre, compresa la spending review prevista dalla Legge di Bilancio per il 2024.
A questi effetti si aggiunge ora una nuova revisione della spesa dei Ministeri.
Sarà necessario attendere i testi delle norme per valutarne puntualmente dimensioni e modalità, ma il rischio è evidente: quando vengono ridotte le risorse disponibili per politiche sociali, cultura, istruzione, manutenzione, politiche territoriali e servizi, il bisogno dei cittadini non scompare.
Si trasferisce sugli enti più vicini alle persone.
Lo Stato riduce o non adegua un servizio, ma cittadini e famiglie continuano ad averne bisogno e si rivolgono ai Comuni. Agli amministratori locali viene così chiesto di garantire risposte con margini finanziari sempre più ridotti.
Tagli, inflazione e ristori: i conti non tornano
Nel frattempo continua a pesare l’inflazione. Sono aumentati i costi dei contratti di servizio, delle forniture, dell’energia, delle manutenzioni, del personale e della gestione delle nuove infrastrutture realizzate anche grazie al PNRR.
Gli enti territoriali, però, non dispongono di un sistema di entrate capace di adeguarsi automaticamente alla stessa dinamica.
Per questo anche gli eventuali ristori annunciati dal Governo dovranno essere valutati rispetto al quadro complessivo. Non è sufficiente compensare nominalmente una singola perdita di gettito se contemporaneamente continuano a produrre effetti i tagli già decisi, arrivano nuove misure di spending review e l’inflazione continua a erodere la capacità reale di spesa.
Il rischio è che le compensazioni risultino inferiori all’effetto combinato di questi fattori, determinando un ulteriore impoverimento della capacità degli enti di garantire servizi e investimenti.
ALI attende inoltre di conoscere nel dettaglio le misure annunciate su alcune partite particolarmente rilevanti per i bilanci comunali, a partire dalle risorse per i minori stranieri non accompagnati e per gli asili nido: sarà necessario verificare stanziamenti, criteri di ripartizione e tempi effettivi di erogazione.
Flat tax: le politiche fiscali nazionali non possono essere pagate dai territori
In questo quadro si inserisce anche l’ipotesi di estendere il regime forfettario con flat tax al 15 per cento fino a 100 mila euro.
La misura sottrarrebbe base imponibile alle addizionali comunali e regionali. Anche il riassetto degli scaglioni IRPEF può produrre conseguenze sulle entrate degli enti che hanno articolato le proprie addizionali sulla struttura nazionale dell’imposta.
Il principio per ALI è semplice: le politiche fiscali decise dallo Stato non possono essere finanziate riducendo le risorse di Comuni e Regioni.
Non si possono promettere riduzioni di imposta a livello nazionale e trasferirne poi, direttamente o indirettamente, il costo sui bilanci degli enti che ogni giorno devono garantire trasporto pubblico, welfare, scuole, manutenzione, cultura e servizi essenziali.
Anche in presenza di meccanismi di compensazione servono certezze: quante risorse saranno stanziate, secondo quali criteri verranno distribuite e soprattutto quando arriveranno?
Un ristoro successivo non equivale alla certezza dell’entrata. Comuni e Regioni devono approvare bilanci, programmare servizi, stipulare contratti e assumere impegni finanziari. Non possono farlo sulla base dell’aspettativa che, successivamente, un fondo nazionale possa compensare entrate venute meno.
Investire sui beni comuni: la proposta di ALI
ALI propone una direzione diversa.
Le risorse pubbliche devono essere utilizzate per incidere strutturalmente sul costo della vita, sulla crescita e sulla qualità della vita delle persone.
Quattro sono gli ambiti prioritari indicati da ALI: un grande piano per il trasporto pubblico locale; un Piano nazionale per l’adattamento climatico delle città; politiche strutturali per le aree interne e per il diritto dei giovani a restare, tornare e scegliere quei territori; la difesa dell’uguaglianza dei diritti e dei servizi attraverso il pieno finanziamento dei LEP e un diverso rapporto tra Stato e autonomie.
Investire sui servizi collettivi significa aumentare concretamente il reddito disponibile delle famiglie.
Rendere il trasporto pubblico più economico, frequente e capillare significa ridurre una spesa quotidiana. Investire nell’adattamento climatico significa proteggere cittadini e territori ed evitare costi economici e sociali molto maggiori in futuro. Investire nelle aree interne significa garantire scuola, salute, mobilità, connettività, casa e opportunità di lavoro.
È questa la differenza tra una politica di bilancio che guarda al breve periodo e una politica economica capace di costruire il futuro del Paese.
Per ALI, la Legge di Bilancio deve quindi cambiare profondamente nel corso dell’esame parlamentare.
Occorre garantire integralmente le entrate di Comuni e Regioni compromesse dalle modifiche fiscali; rendere gli eventuali ristori automatici, integrali e tempestivi; fermare nuove riduzioni della capacità di spesa degli enti territoriali e affrontare gli effetti dei tagli ancora in vigore.
Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni devono essere messi nelle condizioni di programmare, investire e garantire servizi.
Il potere d’acquisto non si difende mettendo qualche spicciolo in più nelle tasche dei cittadini e aspettando che l’inflazione se lo riprenda. Si difende investendo nei beni comuni, abbassando strutturalmente il costo dei servizi essenziali e dando ai territori le risorse per garantire qualità della vita, coesione e sviluppo.
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