#Finsubito news – Pensioni, Novità per i Nati negli Anni ’60: Uscita a 64 Anni con la Manovra 2027


La manovra 2027, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, contiene una novità importante per chi spera di lasciare il lavoro prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Il governo ha infatti stanziato un fondo per rafforzare la flessibilità in uscita, aprendo la strada a nuove possibilità di pensionamento anticipato.

Tra le ipotesi sul tavolo c’è una nuova forma di pensionamento a 64 anni con almeno 36 anni di contributi, sostenuta dalla Lega e presentata come una possibile evoluzione di Quota 100. Ma per conoscere i requisiti esatti bisognerà ancora attendere.

Intanto vediamo cosa trapela.

Pensioni 2027, che cosa prevede il fondo da 850 milioni

Il punto di partenza è lo stanziamento inserito nella manovra 2027: un fondo da 850 milioni di euro destinato a rafforzare le possibilità di uscita anticipata dal lavoro per chi accede alla pensione con il sistema contributivo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che le risorse serviranno a potenziare i meccanismi di flessibilità pensionistica, precisando che i dettagli saranno affrontati durante il dibattito parlamentare.

Il Sole 24 Ore di giovedì 29 ottobre riporta le parole del vicepremier Matteo Salvini: il fondo è «sostanzialmente pensato per superare la legge Fornero, dando la possibilità di andare in pensione a 64 anni e non a 67. Quindi vuol dire dedicato a milioni di italiani nati dal 1960 in poi». Quindi, anche se il fondo è previsto dalla manovra, la nuova pensione a 64 anni non è ancora una misura approvata definitivamente. Tuttavia, la strada sembra intrapresa.

Nuova Quota 100 a 64 anni e 36 di contributi: chi potrebbe beneficiarne

L’ipotesi che ha accompagnato la discussione sulla manovra prevede due requisiti principali: infatti, oltre all’età anagrafica (almeno 64 anni) servirebbero anche almeno 36 anni di contributi versati.

La somma dei due requisiti è pari a 100, da qui il riferimento a una possibile nuova Quota 100. La platea potrebbe comprendere anche lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e che, con le regole attuali, non possono accedere alla pensione anticipata contributiva alle stesse condizioni previste per chi rientra interamente nel sistema contributivo.

Se confermata, la misura potrebbe quindi offrire un canale di uscita aggiuntivo a lavoratori che hanno alle spalle una carriera contributiva lunga, ma che non vogliono o non possono attendere i requisiti ordinari.

Resta però da capire se i 36 anni di contributi saranno sufficienti per tutti gli interessati o se verranno introdotte ulteriori condizioni, per esempio legate all’importo della pensione, al tipo di carriera lavorativa o alla disponibilità delle risorse. Il fondo da 850 milioni, infatti, non implica automaticamente che tutti coloro che raggiungono 64 anni di età e 36 anni di contributi possano andare in pensione con questa formula.

Le differenze con la pensione anticipata contributiva e con la vecchia Quota 100

Per capire la portata della novità bisogna confrontarla con le formule già conosciute.

La pensione anticipata contributiva ordinaria consente già oggi ad alcune categorie di lavoratori di uscire a 64 anni, ma richiede che la pensione sia calcolata interamente con il sistema contributivo e che l’importo raggiunga una soglia minima stabilita dalla legge. In generale, servono almeno 20 anni di contribuzione effettiva, oltre al requisito anagrafico e alla soglia economica prevista.

La nuova ipotesi per il 2027 punta invece ad ampliare le possibilità di accesso, includendo potenzialmente anche lavoratori con contributi precedenti al 1996. Proprio per questo, tra le condizioni discusse c’è il possibile ricalcolo dell’intero assegno con il metodo contributivo.

Diversa anche la Quota 100 introdotta nel 2019 e utilizzabile per maturare i requisiti entro il 2021: quella formula richiedeva almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, senza imporre in via generale il ricalcolo integrale contributivo della pensione. Successivamente è arrivata Quota 103, che richiedeva 62 anni di età e 41 anni di contributi per chi maturava i requisiti previsti nel periodo di applicazione della misura.

La possibile nuova Quota 100 sarebbe quindi diversa da entrambe: richiederebbe un’età più alta rispetto alla versione del 2019, ma meno anni di contributi rispetto a Quota 103. In cambio, potrebbe prevedere condizioni meno favorevoli sul calcolo dell’assegno.

Quanto si potrebbe perdere sulla pensione e chi rischia di restare escluso

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’importo della pensione. Se la nuova formula imponesse il calcolo interamente contributivo, chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 potrebbe rinunciare alla parte di pensione calcolata con il sistema retributivo o misto, nei casi in cui tale componente sarebbe altrimenti spettante.

Il sistema contributivo determina l’assegno sulla base dei contributi accumulati durante la carriera e dei coefficienti di trasformazione applicati al momento del pensionamento. Il risultato può essere meno favorevole rispetto al sistema misto, ma l’effetto cambia da persona a persona e dipende dalla storia lavorativa e retributiva.

A incontrare maggiori difficoltà potrebbero essere i lavoratori con stipendi bassi, periodi di disoccupazione o carriere discontinue. Anche raggiungendo 64 anni di età e 36 anni di contributi, infatti, l’eventuale requisito economico potrebbe impedire loro di accedere alla misura, se previsto dalle regole definitive.

Al contrario, tra le ipotesi discusse c’è anche la possibilità di introdurre un limite temporaneo all’importo effettivamente erogato, da applicare fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. In particolare, il tetto potrebbe riguardare chi maturerà una pensione consistente. Anche questo punto, però, resta da verificare.

Quando si saprà se si potrà andare in pensione a 64 anni

Il percorso della manovra 2027 è appena iniziato. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, il disegno di legge dovrà essere esaminato dal Parlamento e potrà essere modificato durante l’iter di approvazione. Per conoscere le regole effettive della nuova flessibilità pensionistica bisognerà attendere il provvedimento che definirà i requisiti, le categorie interessate, le modalità di calcolo dell’assegno e le decorrenze.

Fino ad allora, i 64 anni di età e i 36 anni di contributi rappresentano un’ipotesi da seguire, non una nuova possibilità di pensionamento già riconosciuta.

Chi sta programmando l’uscita dal lavoro nel 2027 dovrebbe quindi continuare a fare riferimento alle regole pensionistiche attualmente vigenti, valutando con attenzione la propria posizione contributiva. Il fondo da 850 milioni segna l’avvio di un nuovo capitolo sulla flessibilità in uscita, ma saranno le norme successive a stabilire chi potrà davvero lasciare il lavoro prima e a quali condizioni.


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