#Finsubito news – Ipoparatiroidismo: quando manca un ormone, cambia tutta la giornata


Un muscolo che si irrigidisce, la fatica che arriva troppo presto, la concentrazione che annebbia la mente. Per chi vive con l’ipoparatiroidismo, il problema può attraversare la giornata, condizionare il lavoro, pregiudicare i movimenti, impedire la capacità di programmare un impegno attuale e futuro.

A spiegare l’etiologia di questa malattia endocrina rara è il Professor Andrea Isidori, ordinario di Endocrinologia e direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale della Sapienza Università di Roma che abbiamo incontrato in occasione del Congresso nazionale SIFO che si è appena concluso a Roma 

Al centro c’è un ormone poco conosciuto, il paratormone, e i pazienti che scontabno in questi casi un cambiamento radicale della loro vita e che oggi possono contare su una innovazione terapeutica importante: la possibilità, per chi ne ha indicazione, di avere il sostituto dell’ormone che manca in seguito ad un intervento chirurgico o per cause autoimmuni. Una possibilità di cura nuova che consente di annoverare l’ipoparatiroidismo con la maggior parte delle altre patologie endocrine caratterizzate dalla mancanza di un ormone e curate tutte con il suo sostituto. 

“Per comprendere il significato di questa evoluzione – spiega Isidori – bisogna partire dal calcio. Un oligoelemento che spesso associamo soltanto alla salute delle ossa. Un elemento indispensabile invece anche alla contrazione muscolare, alla trasmissione dei segnali nervosi e al funzionamento del cuore. Mantenerlo entro un intervallo adeguato e costante è un lavoro continuo dell’organismo che si base sull’osso che si comporta com una banca del calcio e sulla funzione intestinale e renale dove il calcio viene riassorbito ed escreto per mantenere l’omeostasi del calcio e del fosforo. ossia livelli costanti di questi due elementi nel sangue”. 

Cosa sono le paratiroidi?

“Sono quattro piccole ghiandole, poste ai lati del collo, generalmente situate sulla superficie posteriore della tiroide. Il loro compito è contribuire alla regolazione del calcio nel sangue, coordinando processi che coinvolgono soprattutto reni, ossa e, attraverso la vitamina D attiva, l’intestino. Quando il PTH è insufficiente, questo sistema perde una parte fondamentale del proprio controllo. Il calcio nel sangue può diminuire e il metabolismo del fosforo può alterarsi”.

Come agisce il paratormone?

Il paratormone  agisce su tre principali distretti: nelle ossa agisce direttamente tramite la stimolazione di specifiche cellule, gli osteoclasti, con la conseguente liberazione di calcio nel circolo sanguigno, nei reni aumenta il riassorbimento del calcio riducendo la calcuiria, ossia la perdita urinaria di calcio. Inoltre, stimola la produzione di vitamina D attiva (calcitriolo), che migliora l’assorbimento intestinale di calcio. Nell’intestino, indirettamente tramite la produzione di vitamina D, il paratormone migliora l’assorbimento intestinale di calcio. Se il paratormone è basso o manca questo meccanismo di regolazione del calcio e in misura mino minore del fosforo salta”.  

Qual è la causa della mancanza del paratormone?

“Una delle cause principali dell’ipoparatiroidismo è il danneggiamento o la rimozione delle paratiroidi durante un intervento chirurgico al collo, in particolare sulla tiroide. Non è una conseguenza inevitabile dell’operazione, ma una possibile complicanza. Esistono poi inoltre forme autoimmuni e forme genetiche più rare. In tutti i casi, la carenza ormonale richiede una valutazione specialistica e una gestione personalizzata”.

Il calcio deve restare in equilibrio tuttavia…

“Sì, il rene come accennato è uno degli organi centrali di questa regolazione. Il PTH favorisce il riassorbimento del calcio, limitandone la perdita nelle urine. Contribuisce inoltre all’attivazione della vitamina D, che a sua volta sostiene l’assorbimento intestinale del calcio. In sua mancanza il rene elimina troppo calcio e la mancanza di vitamina D attivata limita l’assorbimento di calcio dall’intestino. Il calcio nel sangue diminuisce e ciò da luogo a sintomi più o meno gravi sulla contrazione muscolare che diventa spastica e dolorosa. Nelle ossa, l’ormone partecipa al rimodellamento: il processo attraverso il quale il tessuto osseo viene continuamente rinnovato. Lo scheletro, infatti, è una struttura dinamica, capace di adattarsi alle sollecitazioni e alle necessità dell’organismo. La mancanza di PTH rallenta questo ricambio. È un’alterazione che non va assimilata automaticamente all’osteoporosi: nell’ipoparatiroidismo la densità minerale ossea può essere aumentata, mentre la valutazione della salute dello scheletro richiede di considerare il quadro complessivo. Anche il rapporto tra sangue e urine merita attenzione. Avere poco calcio nel sangue può accompagnarsi ad una perdita urinaria eccessiva, soprattutto nel contesto della gestione terapeutica. Per questo i controlli non possono limitarsi a un singolo parametro: occorre seguire l’equilibrio metabolico e la funzione renale”.

Quali sono le manifestazioni di questa riduzione della calcemia?

“La manifestazione più evidente e grave può essere la tetania, ossia spasmi e contrazioni muscolari involontarie. Ma la vita con l’ipoparatiroidismo può essere difficile anche senza arrivare a episodi così estremi. Possono esserci rigidità, affaticamento e difficoltà cognitive: sintomi che possono far sentire la persona meno padrona dei propri movimenti e delle proprie energie. La difficoltà di concentrazione, spesso raccontata come una sensazione di annebbiamento mentale, può rendere più impegnativo lavorare, seguire una conversazione o organizzare attività abituali. I disturbi muscolari possono interferire con il movimento e con la possibilità di mantenere i propri ritmi. L’intensità e la frequenza dei sintomi variano. È proprio questa variabilità a rendere importante l’ascolto del paziente, insieme agli esami. Il valore del calcio è indispensabile per orientare la cura, ma la valutazione deve comprendere anche ciò che accade nella quotidianità”.

La qualità della vita è parte dell’obiettivo terapeutico?

“Sì, senza dubbio, insieme al controllo dei parametri metabolici e alla riduzione dei rischi nel tempo”.

Finora le cure si basavano sulla supplementazione di calcio e di vitamina D 

“Sì ma era comne cercare di riempire un lavandino lasciando aperto lo scarico mentre mancava una parte del meccanismo ormonale che regola la conservazione e la distribuzione nell’organismo. La terapia con vitamina D attiva e sali di calcio rimane fondamentale in quanto una quota significativa dei pazienti può essere gestita con questo approccio, raggiungendo un controllo soddisfacente ma c’è una quota di pazienti, i più gravi e refrattari, che oggi possono giovarsi della cura con ormone sostitutivo di quello che manca formulato in maniera tale da raggiungere un assorbimento graduale e costante. parliamo di pazienti nei quali l’equilibrio resta difficile e nei quali possono persistere sintomi, oscillazioni dei valori o problemi legati al carico terapeutico e alla gestione del calcio nelle urine. È in queste situazioni che la possibilità di sostituire il PTH assume un significato particolare”.

Sostituire ciò che manca…

“Esatto, la terapia sostitutiva affronta direttamente la carenza ormonale. Un cambiamento rilevante per i pazienti che non ottengono un controllo adeguato con le opzioni convenzionali. Palopegteriparatide, l’ormone sostitutivo sviluppato da Ascendis è in realtà un profarmaco che rilascia PTH attivo e viene somministrato mediante un’iniezione sottocutanea quotidiana. La caratteristica distintiva è il rilascio prolungato: il trattamento è progettato per fornire un’esposizione al PTH attivo nell’arco delle 24 ore, nell’intervallo fisiologico. L’obiettivo è sostenere la funzione dell’ormone durante l’intera giornata. Il trattamento sostituisce l’attività ormonale carente, ovviamente non ricostruisce le paratiroidi”.

Le dosi?

“Sono personalizzate con controlli e aggiustamenti secondo la risposta individuale. La presa in carico compete a professionisti esperti nella patologia”.

Può essere somministrata a domicilio?

“L’eventuale autosomministrazione domiciliare avviene dopo l’addestramento previsto e secondo le indicazioni del centro curante”.

Le altre cure con calcio e vitamina D vengono sospese?

“Per i pazienti che rispondono al trattamento uno degli obiettivi è ridurre la necessità di vitamina D attiva e di calcio a dosi terapeutiche, mantenendo un controllo adeguato della calcemia”.

I risultati del trattamento sono documentati?

“Nello studio principale valutato dall’Agenzia europea per i medicinali, a 26 settimane circa il 79% dei pazienti trattati, rispetto al 5% del gruppo placebo, ha raggiunto l’obiettivo combinato di calcio nel sangue nella norma, indipendenza dalla vitamina D attiva e dal calcio ad alte dosi e stabilità della dose del medicinale. Inutile dire che la cura per questi pazienti è una svolta che cambia dal giorno alla notte le loro giornate per una persona abituata a organizzare la giornata intorno a numerose assunzioni e a sintomi persistenti, un migliore equilibrio può avere conseguenze concrete sull’autonomia e sul benessere”.

Rispondono tutti allo stesso nmodo?

“Il beneficio non è identico per tutti e deve essere verificato nel tempo. Anche la terapia sostitutiva può provocare effetti indesiderati, tra cui reazioni nel sito di iniezione, mal di testa e formicolii, e richiede un monitoraggio”.

A chi è destinata la cura?=

“La scelta del trattamento dipende dalle condizioni cliniche e dai criteri di accesso. In Italia, la rimborsabilità SSN di palopegteriparatide riguarda gli adulti con ipoparatiroidismo cronico non adeguatamente controllati dalla terapia convenzionale e non adeguatamente controllati con teriparatide, oppure con controindicazioni a quest’ultima, secondo il registro AIFA. La disponibilità di una nuova possibilità rende quindi ancora più importante riconoscere i pazienti che continuano a incontrare difficoltà: chi mantiene sintomi rilevanti, chi presenta problemi di controllo metabolico o chi sostiene un carico terapeutico particolarmente impegnativo. Il miglioramento atteso riguarda la possibilità di muoversi, concentrarsi e affrontare le attività quotidiane con maggiore stabilità. Per chi vive con una malattia cronica, ritrovare normalità può voler dire questo: fare un progetto e riuscire a rispettarlo, lavorare con meno difficoltà, tornare a fidarsi delle proprie energie. Sono risultati da valutare con la stessa attenzione riservata agli esami.

Fonti

  • Intervista al Professor Andrea Isidori rilasciata in occasione del Congresso SIFO, sulla base della trascrizione fornita. Le informazioni regolatorie e i dati dello studio clinico sono integrazioni tratte dalle fonti seguenti.
  • Sapienza Università di Roma, profilo istituzionale del Professor Andrea Isidori. phd.uniroma1.it
  • European Society of Endocrinology, Revised Clinical Practice Guideline: Treatment of Chronic Hypoparathyroidism in Adults, 2025. academic.oup.com
  • Pharmacodynamics of sustained levels of PTH following palopegteriparatide treatment in adults with hypoparathyroidism. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  • Agenzia europea per i medicinali, documentazione di valutazione di palopegteriparatide. www.ema.europa.eu
  • Agenzia Italiana del Farmaco, indicazione rimborsata e registro di monitoraggio. www.aifa.gov.it


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