L’inflazione torna a correre e le famiglie campane hanno il margine più stretto d’Italia per gli acquisti importanti. Intanto dal 22 ottobre è in vigore il decreto che recepisce il diritto europeo alla riparazione: per chi ha un elettrodomestico guasto, sistemarlo diventa un’opzione sempre più concreta.
Il dato più recente lo ha diffuso l’Istat il 30 ottobre 2026: secondo la stima provvisoria, a ottobre l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) è salito dello 0,9% su base mensile e del 5,4% su base annua, contro il 4,2% di settembre. A spingere sono soprattutto i beni energetici: quelli regolamentati segnano un +59,5% rispetto a un anno fa, quelli non regolamentati un +29,4%. Anche il cosiddetto carrello della spesa accelera, a +2,5%.
Quando bollette e spesa quotidiana assorbono una parte crescente del bilancio familiare, gli acquisti rinviabili sono i primi a saltare. E l’elettrodomestico che si rompe nel momento sbagliato diventa un problema serio: ricomprarlo nuovo, oppure ripararlo? In Campania la domanda pesa più che altrove, perché qui la spesa per i beni durevoli è la più bassa del Paese.
I numeri del caro-vita: è la casa a trainare i rincari
Il quadro di settembre, l’ultimo con dati definitivi pubblicati dall’Istat il 16 ottobre, aiuta a capire dove si concentrano gli aumenti. L’inflazione annua era al 4,2%, con l’energia elettrica sul mercato libero a +22,8% e quella del mercato tutelato a +9,7%.
Molto più contenuti, invece, i rincari sugli oggetti che si comprano per la casa. La divisione che comprende arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione segnava un +2,1% annuo, i beni durevoli nel loro insieme un +1,3%. Salgono di più i servizi relativi all’abitazione, aggregato in cui l’Istat comprende anche i servizi di riparazione: +4,4%.
Il messaggio per le famiglie è chiaro: un elettrodomestico nuovo non costa molto più di un anno fa, ma tutto ciò che gli sta intorno sì. Ogni euro in più speso in bollette e alimentari è un euro in meno disponibile per sostituire la lavatrice, l’aspirapolvere o il frigorifero quando si guastano.
Campania e Salerno: meno margine per gli acquisti, ma gli elettrodomestici tengono
La spesa per i beni durevoli è la più bassa d’Italia
Secondo la 32ª edizione dell’Osservatorio Annuale Consumi di Findomestic, nel 2025 le famiglie campane hanno speso in beni durevoli 4,7 miliardi di euro, il 2,1% in meno rispetto all’anno precedente. La spesa media per famiglia si è fermata a 2.083 euro, il valore più basso tra tutte le regioni italiane.
In provincia di Salerno, come raccontato anche da questo giornale a luglio, la spesa complessiva in beni durevoli è stata di 918 milioni di euro (-2,5%), con una media di 2.080 euro per famiglia (-2,7%). A pesare è stato soprattutto il crollo delle auto nuove (145 milioni, -13,2%), mentre i mobili si sono fermati a 185 milioni (-2,7%).
Gli elettrodomestici in controtendenza
In questo scenario di contrazione, un comparto ha fatto eccezione. Sempre secondo l’Osservatorio Findomestic, nel Salernitano la spesa per elettrodomestici è cresciuta del 4,2%, arrivando a 85 milioni di euro. A livello regionale il comparto vale circa 479 milioni, in crescita del 5,2%.
Una lettura possibile è che gli elettrodomestici siano percepiti come beni necessari e non rinviabili: si può rimandare il cambio dell’auto, molto meno quello del frigorifero o della lavatrice. Proprio per questo, però, ogni sostituzione evitata grazie a una riparazione ben fatta si traduce in un risparmio diretto per bilanci familiari già sotto pressione.
Il nodo dei rifiuti elettronici: la Campania è ultima per raccolta pro capite
C’è poi un secondo aspetto, meno visibile ma altrettanto importante: che fine fanno gli apparecchi sostituiti. Il Rapporto annuale 2025 del Centro di Coordinamento RAEE registra in Italia 366.891 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolte, in crescita del 2,4%, pari a 6,22 chilogrammi per abitante.
La Campania si ferma a 16.500 tonnellate, in calo del 2,4%, con 2,95 chilogrammi per abitante: meno della metà della media nazionale e ultimo posto in Italia. La provincia di Salerno ha raccolto 3.234 tonnellate, con un calo del 12,2% rispetto al 2024 e una media di 3,06 chilogrammi per abitante. In regione, oltre l’80% dei RAEE passa dai centri di raccolta comunali.
Allungare la vita di un elettrodomestico significa quindi anche ridurre la quantità di rifiuti elettronici da gestire, in un territorio dove il sistema di raccolta fatica più che altrove. E quando un apparecchio arriva davvero a fine vita, portarlo all’isola ecologica o restituirlo al negoziante resta l’unica strada corretta.
Dal 22 ottobre il diritto alla riparazione è legge anche in Italia
Su questo terreno arriva una novità normativa attesa da tempo. Con il decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre, l’Italia ha recepito la direttiva europea 2024/1799 sul diritto alla riparazione. Il provvedimento modifica il Codice del consumo ed è in vigore dal 22 ottobre 2026, dopo che la scadenza europea del 31 luglio era stata mancata.
Le principali novità per i consumatori:
- Obbligo di riparazione per il fabbricante: per i beni soggetti a requisiti europei di riparabilità, il produttore deve ripararli su richiesta del consumatore, gratuitamente o a un prezzo ragionevole e in tempi ragionevoli, salvo che la riparazione sia impossibile.
- Ricambi a prezzi che non scoraggiano la riparazione: pezzi e strumenti devono essere disponibili senza ostacoli tecnici o contrattuali ingiustificati.
- Dodici mesi di garanzia in più: se, davanti a un difetto di conformità, il consumatore sceglie la riparazione invece della sostituzione, la responsabilità del venditore si estende una volta di 12 mesi. La regola vale per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026.
- Più trasparenza sui costi: i riparatori possono usare un modulo europeo di informazione che indica in anticipo prezzo e tempi dell’intervento.
- Controlli e sanzioni: nasce un Osservatorio nazionale sulla riparazione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con sanzioni amministrative da 5.000 a 50.000 euro, raddoppiabili nei casi più gravi.
La direttiva europea indica tra le categorie interessate anche lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e aspirapolvere. Gli obblighi diventano però pienamente operativi via via che l’Unione definisce i requisiti di riparabilità per ciascun tipo di prodotto: per sapere se un apparecchio specifico rientra già nella nuova disciplina conviene informarsi presso il venditore o il produttore. Una sezione nazionale della piattaforma europea per la riparazione dovrebbe inoltre facilitare la ricerca dei riparatori.
Riparare un aspirapolvere: i pezzi che si consumano di più
Non tutte le riparazioni richiedono un tecnico. Nell’aspirapolvere, uno degli elettrodomestici più usati in casa, buona parte dei problemi nasce da componenti soggetti a usura che si sostituiscono con pochi gesti. I più comuni sono:
- Sacchetti e filtri: quando sono pieni o intasati l’apparecchio perde potenza di aspirazione e il motore lavora sotto sforzo. Sono il primo controllo da fare se l’aspirapolvere non aspira più come prima.
- Spazzole e setole: con il tempo si consumano o si incastrano capelli e fili, riducendo l’efficacia sui tappeti.
- Cinghie e rulli del battitappeto: se la spazzola rotante non gira più, spesso la causa è una cinghia allentata o rotta.
- Tubi, guarnizioni e raccordi: una piccola crepa o una guarnizione secca bastano a far perdere aspirazione.
- Batterie: nei modelli senza filo l’autonomia cala con i cicli di ricarica, e la batteria è spesso il componente che decide se l’apparecchio ha ancora un futuro.
Chi ha in casa un modello a marchio Folletto Vorwerk di Wuppertal, per esempio, può reperire sacchetti, filtri, spazzole e accessori del proprio apparecchio tra i pezzi di ricambio Folletto originali proposti da negozi specializzati come Crel.it, attivo nei ricambi per elettrodomestici dal 1982. In molti casi la sostituzione di un componente usurato costa una frazione del prezzo di un apparecchio nuovo e restituisce prestazioni vicine a quelle originali.
Originale o compatibile?
Per i componenti critici, come motori, schede elettroniche e batterie, è preferibile scegliere il ricambio originale: incidono su sicurezza, durata e garanzia. Per le parti non critiche, come sacchetti, filtri e spazzole, un compatibile di buona qualità può essere un’alternativa valida. In entrambi i casi conviene verificare la marcatura CE e la compatibilità dichiarata con il proprio modello.
Come trovare il pezzo giusto
- Individuare il codice del modello sulla targhetta dati, di solito sotto l’apparecchio o all’interno del vano sacchetto.
- Cercare il ricambio per codice modello e non solo per marca, perché versioni diverse della stessa serie possono montare pezzi differenti.
- In caso di dubbi, chiedere conferma al servizio clienti del venditore prima dell’acquisto.
Quattro domande prima di buttare un elettrodomestico
Prima di decidere, è utile fare un rapido esame della situazione:
- Il guasto riguarda un pezzo di usura o un componente centrale? Filtri, sacchetti, guarnizioni e spazzole si cambiano facilmente; un motore bruciato può rendere la riparazione meno conveniente.
- L’apparecchio è ancora in garanzia? In questo caso va contattato prima il venditore: con le nuove regole, scegliere la riparazione può allungare la copertura di 12 mesi.
- Il ricambio è disponibile e a che prezzo? Confrontare il costo del pezzo, più l’eventuale manodopera, con quello di un apparecchio nuovo equivalente.
- Le prestazioni erano ancora soddisfacenti prima del guasto? Se sì, è un buon motivo per ripararlo invece di sostituirlo.
La sicurezza prima di tutto
Qualsiasi intervento fai da te su un elettrodomestico va eseguito con l’apparecchio spento e scollegato dalla presa di corrente, seguendo le istruzioni del manuale del produttore. Le sostituzioni semplici, come filtri, sacchetti o spazzole, sono alla portata di tutti. Per interventi su parti elettriche, motori o schede elettroniche è invece sempre consigliabile rivolgersi a un tecnico qualificato o a un centro di assistenza autorizzato.
Riparare conviene, alle famiglie e al territorio
Con prezzi dell’energia in forte crescita, una spesa per beni durevoli che in Campania è la più bassa d’Italia e una raccolta dei rifiuti elettronici ancora in affanno, la riparazione non è più solo una scelta ecologica ma anche una questione di bilancio familiare. Il nuovo quadro normativo rafforza le tutele di chi decide di far durare di più i propri apparecchi. Prima di ricomprare, insomma, vale la pena chiedersi se basta un pezzo di ricambio.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




