#Finsubito news – Bando giovani attività professionali 2026 Lazio: quanto vale e domande


Un avvocato che rifà lo studio, un ingegnere che compra workstation e licenze, una commercialista con la partita IVA da pochi mesi: sono i destinatari del bando “Giovani attività professionali 2026” della Regione Lazio. La misura finanzia a fondo perduto investimenti per avviare, ampliare o ammodernare l’attività professionale, digitale compreso.

Bando giovani attività professionali: chi può chiedere il contributo

Il bando si rivolge alle persone fisiche che alla data della domanda non hanno ancora compiuto 40 anni e sono iscritte come esercenti a uno dei 19 ordini, collegi o albi dell’articolo 4. Ci sono gli ordini con più iscritti come architetti, avvocati, ingegneri, commercialisti, e altri meno ovvi, come attuari, fisici, notai, spedizionieri doganali, tecnologi alimentari.

Oltre all’iscrizione in uno dei 19 ordini riconosciuti è richiesto anche un requisito reddituale: nel 2025 il professionista non deve aver superato 66.300 euro di reddito d’attività. Il bando fa riferimento al “reddito per attività” del quadro LM, sezione III, per i forfettari, al campo RE23 per gli ordinari e al quadro RH per chi partecipa a un’associazione o a una società tra professionisti in trasparenza. Se i redditi sono più di uno, si sommano. Chi nel 2025 non ha dichiarato nulla perché ha iniziato dopo può comunque partecipare.

Servono poi una partita IVA attiva e il domicilio fiscale nel Lazio, che per l’autonomo risulta dalla dichiarazione 2025 o, se variata, dall’ultimo modello AA9/12. L’attività va svolta in regione e i beni finanziati devono restare in una sede operativa laziale. Il bando chiede anche la qualifica di PMI, la regolarità contributiva attestata dal DURC e il certificato della cassa professionale.

Chi lavora in studio condiviso deve guardare alla forma giuridica: se l’associazione non imputa costi e ricavi all’associazione ai sensi dell’articolo 5, comma 3, lettera c) del TUIR, la domanda la presenta il singolo professionista, che sostiene le spese e acquista i beni.

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Quanto spetta e cosa finanzia

La percentuale è fissa: il 70% delle spese ammissibili, cioè spese da rendicontare più costi forfettari del 20% calcolati dalla piattaforma. Il tetto è 20.000 euro per il professionista autonomo e 40.000 per l’associazione professionale o la società tra professionisti a maggioranza giovane, con almeno due giovani tra soci o associati.

Spese da rendicontare Costi forfettari (20%) Spese ammissibili Contributo (70%)
8.000 euro 1.600 euro 9.600 euro 6.720 euro
12.000 euro 2.400 euro 14.400 euro 10.080 euro
23.810 euro 4.762 euro 28.572 euro 20.000 euro

Come si evidenzia dalla tabella, servono almeno 23.810 euro di spese da rendicontare per raggiungere il tetto, poiché i costi forfettari entrano nella base di calcolo: il contributo corrisponde all’84% di quelle spese, fermo il tetto e senza considerare i costi non ammissibili. Il minimo è 8.000 euro di spese sostenute e rendicontate; anche sopra quella soglia il progetto può essere escluso se le spese non sono congrue o pertinenti.

Le spese ammissibili

Le voci dei beni agevolabili sono cinque: impianti, macchinari, attrezzature e altri beni strumentali, hardware e software di base inclusi; investimenti immateriali (licenze, marchi, brevetti, diritti d’uso); canoni per nuova connettività e per software, infrastrutture o piattaforme in modalità SaaS, IaaS o PaaS, oltre ai nuovi abbonamenti a pubblicazioni specialistiche.

Le ultime due voci hanno un tetto del 30% ciascuna, calcolato sulle prime tre, e si tratta dei lavori di adeguamento dei locali adibiti a studio e dei servizi qualificati una tantum, come formazione, promozione, certificazioni e nuove soluzioni digitali. Sui lavori il locale non deve essere di una parte correlata e serve un titolo di disponibilità anteriore all’inizio. Se lo studio è parte dell’abitazione a uso promiscuo, non sono finanziabili.

Restano fuori, tra gli altri, veicoli, beni usati, beni in leasing, arredi senza destinazione d’ufficio, consulenze fiscali, contabili e legali ordinarie, servizi per predisporre domanda e rendicontazione, spese con imponibile sotto i 500 euro e pagamenti a persone fisiche senza partita IVA.

L’IVA è ammessa solo se non detraibile, con apposita dichiarazione: un passaggio che riguarda da vicino i contribuenti in regime forfettario, per i quali l’imposta è indetraibile e concorre quindi per intero alla spesa ammissibile.

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Come funziona la domanda

Il formulario su GeCoWEB Plus è disponibile dalle 12 del 22 ottobre 2026; l’invio, con firma digitale e conferma via PEC, va dalle 12 del 10 novembre 2026 alle 17 del 10 novembre 2027. È ammessa una sola domanda per proponente. Il contributo è unico per destinatario tra questa edizione e quella del 2025.

Alla domanda vanno allegati la dichiarazione dei redditi 2025 con la ricevuta o il modello AA9/12 se l’attività è iniziata dopo, i preventivi dettagliati intestati al proponente, la dichiarazione PMI e, se serve, quelle su IVA indetraibile, altri sostegni e conflitti di interesse; per l’autonomo anche il certificato della cassa.

La selezione è a sportello, quindi conta l’ordine cronologico di invio, certificato dalla PEC della piattaforma. Non è però un click day: dopo l’istruttoria formale una commissione valuta la sostenibilità tecnica ed economica del progetto, e un progetto debole non passa solo perché inviato presto.

Con tre milioni di dotazione e contributi al massimale, lo sportello coprirebbe circa 150 domande. La finestra è formalmente lunga un anno, ma può chiudersi molto prima.

Tempi e obblighi dopo la concessione

La concessione si perfeziona con la pubblicazione sul BUR Lazio. Da lì il beneficiario ha 15 giorni, prorogabili di 10, per firmare l’atto di impegno e indicare l’IBAN.

Le spese devono essere sostenute dopo la data della domanda: contratti e fatture antecedenti non sono ammissibili. Le fatture dei fornitori italiani devono riportare il CUP e i pagamenti vanno fatti con bonifico, ricevuta bancaria, SDD o carta aziendale; contanti e assegni non valgono.

Il progetto va concluso, pagato e rendicontato entro 9 mesi dalla concessione. Il contributo arriva a saldo, in un’unica soluzione, entro 80 giorni dalla richiesta, con il termine sospeso se servono integrazioni. Le spese devono quindi essere anticipate integralmente.

L’aiuto è in de minimis e va conteggiato nel massimale di 300.000 euro su tre anni. Se l’attività cessa entro tre anni dall’erogazione, la revoca è parziale per la cessazione volontaria, con il contributo riconosciuto pro quota; se i beni vengono venduti entro tre anni la riduzione è proporzionale.

Chi ha già avuto il contributo nel 2025 non può partecipare, e chi ha presentato domanda come autonomo non può concorrere a qualificare come “giovanile” un’associazione o una società.

Il trattamento fiscale resta aperto

Resta aperto il trattamento fiscale del contributo. L’avviso non lo disciplina e non interviene sul regime forfettario.

Per il professionista in regime ordinario vale il principio di onnicomprensività del nuovo articolo 54 del TUIR, che attrae le somme percepite in relazione all’attività. Per il forfettario manca un chiarimento specifico e la questione è dirimente se il contributo venisse trattato come compenso, concorrerebbe anche alla base imponibile previdenziale. La verifica va fatta con il proprio consulente prima di impostare il piano di spesa.

Domande frequenti

Un professionista in regime forfettario può partecipare?

Sì. Il regime forfettario non è tra le esclusioni. Il requisito reddituale si verifica sul “reddito per attività” del quadro LM, sezione III: bisogna non aver superato 66.300 euro nel 2025.

Uno studio associato può presentare domanda?

Solo se è un’associazione professionale che imputa costi e ricavi all’associazione ai sensi dell’articolo 5, comma 3, lettera c) del TUIR, con maggioranza di giovani tra titolari dei voti e amministratori e almeno due giovani associati. Altrimenti la domanda la presenta il singolo professionista, che deve essere il titolare delle spese.

Posso comprare computer e software con il contributo?

Sì, se sono beni strumentali pertinenti e giustificati nel formulario. Sono esclusi beni usati, leasing e spese con imponibile sotto i 500 euro.

Chi ha già ricevuto il contributo nel 2025 può ripresentare domanda?

No. Il bando esclude chi ha ottenuto il contributo sull’avviso del 2025, pubblicato sul BUR Lazio n. 66, supplemento n. 3, del 12 agosto, e ammette un solo contributo per destinatario tra le due edizioni.

Vince chi invia prima la domanda?

Conta l’ordine cronologico di invio, ma non è un click day: una commissione valuta comunque la sostenibilità tecnica ed economica del progetto.

Il contributo viene anticipato?

No. Arriva a saldo, in un’unica soluzione, dopo che il progetto è stato concluso, pagato e rendicontato.


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