La necessità di potenziare i data center, anche per le più recenti esigenze dell’IA, rende necessaria l’individuazione di nuove localizzazioni e tecnologie.
La crescente necessità di potenziare i data center, anche per le più recenti esigenze dell’IA, attualmente rende sempre più necessaria l’individuazione di nuove localizzazioni, ma soprattutto evidenzia l’esigenza di sviluppare nuove scelte tecnologiche in grado di ridurre la pressione esercitata sulle risorse necessarie, quali quelle territoriali, idriche ed il relativo impatto ambientale, sempre più difficile da sostenere.
Emblematico è quanto accaduto a Travagliato, in provincia di Brescia, dove il “travagliato” iter autorizzativo per l’insediamento di un data center è stato ampiamente osteggiato e si è concluso con il ritiro del progetto. L’esito tuttavia non è dipeso soltanto ed esclusivamente dalla mobilitazione dei residenti. Il ritiro è avvenuto anche per carenze documentali e per l’impossibilità degli enti di valutare pienamente gli impatti ambientali.
Non si tratta di un caso unico e isolato. In America si ha notizia di un simile iter che vede impegnata la popolazione a San Marcos, cittadina del Texas, in una lotta contro l’installazione di un data center in una zona rurale (ve ne sono altri 200 nel territorio texano). Al momento hanno potuto ottenere solo la moratoria di un anno, una prospettiva che potrà portare a dirottare molti voti nelle prossime elezioni in USA, quindi con risvolti politici importanti. La contestazione riguarda il “furto” di risorse ambientali, in particolare acqua, e le forti esternalità attualmente non adeguatamente neutralizzabili.
La questione fondamentale, pertanto, riguarda non soltanto i costi in termini monetari per la realizzazione di nuovi data center, ma la possibilità di conciliare la crescente domanda di capacità computazionale con la sostenibilità delle risorse necessarie al loro funzionamento.
La diffusione dei data center in Italia e in Puglia
Secondo i dati riportati dal portale specializzato Data Center Map, consultato in data odierna, in Italia risultano censiti 273 data center, distribuiti in 51 markets territoriali. Le infrastrutture sono concentrate prevalentemente nell’Italia settentrionale, in particolare nell’area milanese, nella quale sono elencate ben 103 strutture.
I data center sono sempre più necessari, ma comporteranno un raddoppiamento della domanda di energia elettrica in Italia e inoltre consumano moltissima acqua per il raffreddamento.
Anche in Puglia vi sono alcuni insediamenti dedicati all’elaborazione e alla gestione dei dati. Il portale censisce complessivamente 11 data center nella regione, dei quali 7 a Bari, uno ad Andria, uno a Canosa di Puglia, uno a Brindisi e uno a Lecce.
I dati evidenziano come la diffusione delle infrastrutture digitali riguardi anche il Mezzogiorno, sebbene con una concentrazione decisamente inferiore rispetto al Nord Italia.
Fonte: Data Center Map, https://www.datacentermap.com/italy/, consultato il 4 novembre 2026.
Gli incentivi pubblici: il credito d’imposta ZES Unica
A tale proposito, risultano rilevanti gli strumenti di incentivazione pubblica destinati agli investimenti produttivi nel Mezzogiorno.
Per un investimento in Puglia o in altre aree agevolate del Mezzogiorno, il credito d’imposta ZES Unica 2026 (Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno) è un’agevolazione fiscale pari a una percentuale degli investimenti in beni strumentali, macchinari, attrezzature e terreni/immobili destinati a strutture produttive nel Sud Italia, con un budget stanziato di circa 2,3 miliardi di euro per il 2026. I beni e gli investimenti sono agevolabili soltanto se soddisfano specifici requisiti.
Riguardo al Valore degli investimenti ciascun Progetto deve avere un importo compreso tra un minimo di 200.000 euro e un massimo di 100 milioni di euro. (Per il settore dell’agricoltura e pesca il minimo è 50.000 euro).
Inoltre sono ammissibili i Beni se relativi ad Acquisto o leasing di nuovi macchinari, impianti, attrezzature varie e terreni/immobili strumentali (questi ultimi nel limite massimo del 50% del valore complessivo dell’investimento).
Occorre pertanto verificare con attenzione la classificazione dell’attività: alcuni settori, tra cui le infrastrutture energetiche, sono esclusi. Quindi non tutti i data center potrebbero essere ammissibili.
Il credito ZES è previsto anche per gli investimenti del 2027 e del 2028, infatti la nuova legge di Bilancio ha così riformulato 2.200 milioni di euro per l’anno 2025, 2.300 milioni di euro per l’anno 2026, 1.000 milioni di euro per l’anno 2027 e 750 milioni di euro per l’anno 2028
La finestra per la comunicazione iniziale relativa al 2026, dal 31 marzo al 30 maggio, è già trascorsa, mentre per il 2027 è prevista una nuova finestra per il credito d’imposta ZES dal 31 marzo al 30 maggio 2027. La finestra è prevista per comunicare l’ammontare delle spese ammissibili sostenute per gli investimenti agevolabili del 2027.
La normativa richiede inoltre un successivo adempimento obbligatorio, rappresentato dalla comunicazione integrativa, attraverso la quale l’impresa deve attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti precedentemente dichiarati.
La trasmissione della comunicazione integrativa ha una particolare importanza in quanto costituisce un requisito essenziale per la fruizione dell’agevolazione. L’omessa presentazione entro i termini previsti comporta infatti la decadenza dal beneficio, mentre l’assenza delle informazioni obbligatorie determina il rigetto della comunicazione stessa.
La normativa stabilisce inoltre che l’ammontare degli investimenti indicato nella comunicazione integrativa non possa essere superiore a quello dichiarato nella comunicazione iniziale. (comma 439 nuova legge di Bilancio)
Il bando regionale STEP
Degno di nota anche il bando regionale STEP, che sostiene gli investimenti in tecnologie strategiche per l’Europa, comprendendo le tecnologie digitali, deep tech e le tecnologie pulite.
La Strategic Technologies for Europe Platform (STEP) è stata istituita con il Regolamento (UE) 2024/795 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 febbraio 2024 ed è finalizzata a sostenere lo sviluppo e la produzione di tecnologie considerate critiche, per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea.
Il bando è stato approvato a livello regionale con la Determinazione dirigenziale n. 477 del 16 luglio 2025, (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 61 del 31 luglio 2025), ed è stato successivamente modificato nel corso del 2026. La versione del bando modificata nel marzo 2026 ha previsto anche progetti autonomi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, senza dover necessariamente affiancare ad essi un investimento in attività di produzione.
Perchè un data center possa essere ammesso al finanziamento, anche se dedicato a infrastrutture AI, deve essere dimostrato il carattere strategico o innovativo, come richiesto dal bando.
Infatti potranno essere finanziati:
- “investimenti produttivi connessi a progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale;
- investimenti produttivi da realizzarsi a seguito di attività di R&S già svolta e certificabile;
- investimenti produttivi con attività di R&S finalizzata ad apportare significativi miglioramenti allo stato dell’arte dell’investimento industriale cui sono connessi ed investimenti produttivi in linea con le finalità strategiche del Regolamento Step.”
L’incentivo consiste in un contributo a fondo perduto, variabile dal 25% all’80% in base alla tipologia di investimento, alla dimensione delle aziende e alle premialità attribuite.
Dal 22 settembre 2026 le nuove domande utilizzano il portale aggiornato della Regione Puglia. DET_749_21_9_2026.indd
Le prospettive teconologiche
Le principali prospettive tecnologiche per i data center si sviluppano lungo due direzioni.
La prima riguarda la ricerca di localizzazioni delle infrastrutture in ambienti alternativi rispetto a quelli tradizionali. Citiamo pertanto le dichiarazioni fatte a giugno da Elon Musk, relativamente allo sviluppo di data center spaziali, in occasione della quotazione in borsa di SpaceX, quindi gli obiettivi analoghi del Suncatcher Project di Google.
Il 1° ottobre, alle 20:32 circa ora italiana, un razzo SpaceX è partito per portare sull’orbita terrestre bassa (tra i 500 e i 2.000 km) anche un satellite sperimentale dotato di chip per l’intelligenza artificiale, per verificare se le componenti fondamentali di un data center siano in grado di resistere alle condizioni presenti nello spazio. Il 30 ottobre Google ha comunicato un primo risultato positivo, ottenendo una risposta generata da un modello di intelligenza artificiale eseguito in orbita. Si tratta di un passaggio sperimentale significativo, sebbene ancora lontano dalla realizzazione di un data center spaziale su scala industriale.
Nello spazio, i sistemi di calcolo possono tranne beneficio dall’assenza di atmosfera e dalla possibilità di utilizzare energia solare, ma la dispersione del calore costituisce una delle principali problematiche tecnologiche. Nel vuoto l’abbattimento delle temperature non può avvenire per convezione, scambio termico, ma deve essere smaltito attraverso specifici sistemi radianti.
Parallelamente, con l’obiettivo di pervenire a soluzioni alternative ai siti sulla terra ferma, Panthalassa sta sviluppando piattaforme oceaniche per ospitare sistemi di calcolo alimentati dall’energia delle onde, raffreddati sfruttando direttamente l’acqua marina, allo scopo di ridurre il consumo di suolo e l’utilizzo di acqua dolce. Il progetto è documentato, ma la commercializzazione su scala industriale è ancora un obiettivo di futura realizzazione.
La storia dell’informatica, il salto tecnologico avvenuto con i transistor, che ha visto la trasformazione di sistemi di elaborazione grandi quanto una stanza in dispositivi che oggi possiamo tenere comodamente in tasca, fanno pensare ad una seconda prospettiva, potenzialmente più trasformativa, che consiste nel miniaturizzare e ripensare radicalmente le tecnologie utilizzate per elaborare e memorizzare i dati.
Tra gli altri, un esempio significativo è FLARE, descritta nello studio Fully in-memory photonic computing, pubblicato il 27 agosto 2026 sulla rivista scientifica Nature Sensors.
I ricercatori hanno sviluppato un chip sperimentale con 7.378 neuroni fotonici, integrando funzioni di elaborazione e memoria e riducendo la necessità di trasferire continuamente informazioni tra unità separate.
Un altro esempio è rappresentato da Cerebras, che utilizza processori di grandi dimensioni realizzati su un intero wafer di silicio, aumentando la densità computazionale e riducendo alcuni limiti delle architetture tradizionali.
Gli esempi potrebbero continuare. Pertanto una prospettiva interessante non è quindi soltanto costruire nuovi data center o individuare siti alternativi, innovativi, nei quali collocarli, ma sviluppare tecnologie in grado di offrire maggiore potenza di calcolo con un minore impiego di risorse energetiche, idriche e territoriali.
Photon discovery is a major step toward large-scale quantum technologies
Google receives response from Project Suncatcher prototype satellite in space
Le ricerche sull’elaborazione fotonica, sulle architetture di calcolo integrate con la memoria, sui semiconduttori avanzati e sui sistemi innovativi di gestione termica rappresentano sicuramente possibili ambiti di sviluppo coerenti con gli obiettivi europei di STEP, ferma restando la necessità di verificare l’ammissibilità della proposta progettuale, rispetto alle specifiche condizioni dell’Avviso regionale in merito.
Un ambito di ricerca interessante sarebbe quindi una tecnologia oggi ancora sperimentale che possa diventare il “transistor” dei data center di domani.
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