#Finsubito news – Viaggiare in Sicilia è impossibile


La Regione inonda di soldi le compagnie aeree e di promesse i passeggeri. Ma vince sempre l’immobilismo

Ai siciliani, dalla notte dei tempi, si chiede un sacrificio insopportabile: rinunciare a spostarsi. Accettare che tornare a casa per le festività diventi un lusso, o raggiungere un ospedale una fatica. L’insularità diventa una condanna aggravata da chi dovrebbe combatterla: governi che promettono collegamenti, spendono milioni e poi si rimpallano le responsabilità di un isolamento sempre più marcato.

L’ultima rilevazione del Codacons sulle festività natalizie fotografa il solito salasso: per partire il 23 o il 24 dicembre e rientrare il 6 gennaio, i biglietti di andata e ritorno partono da 383 euro sulla Milano-Trapani e da 354 sulla Torino-Catania. Servono almeno 345 euro da Firenze a Palermo, 342 da Milano a Catania e altrettanti da Torino a Palermo. Da Bologna, Venezia e Verona verso Catania la soglia è di 340 euro. Tariffe minime rilevate con quasi due mesi di anticipo, alle quali possono aggiungersi bagagli e altri servizi. Per una famiglia, il rientro può mangiarsi una parte consistente dello stipendio.

Ogni anno la Regione ripropone il proprio armamentario contro il caro voli: contributi alle compagnie, sconti ai passeggeri e proroghe milionarie. Nell’ultima variazione di bilancio sono stati aggiunti 5,5 milioni per prolungare le agevolazioni fino a gennaio. Lo sconto resta del 25 per cento per i residenti e del 50 per alcune categorie protette. Aricò ne assicura la conferma anche per il 2027. Ma intanto un altro Natale si avvicina e il problema si ripresenta identico. Si spendono soldi pubblici per rendere sopportabili prezzi che continuano a essere insopportabili e sui quali le compagnie aeree, seguendo le logiche del mercato, possono applicare rincari senza controllo.

Anche a Comiso la distanza fra annunci e realtà è incontrovertibile. Il 4 settembre la Regione, per mezzo dell’assessore Aricò, annunciava otto voli settimanali per un anno, grazie a una gara da tre milioni aggiudicata ad Aeroitalia. Venezia, Napoli e Malta le nuove destinazioni; Pisa il collegamento da confermare tutto l’anno. La programmazione diffusa dalla Sac fissava l’avvio al 25 ottobre, ma tuttora non si muove nulla. Nello stesso aeroporto, la continuità territoriale su Roma Fiumicino e Milano Linate prevede tariffe fisse per i residenti e collegamenti fino all’ottobre 2028. Per le altre rotte, però, chi deve partire aspetta ancora di poter comprare un biglietto.

Sulle autostrade l’attesa si conta in anni. Per riqualificare A18 e A20, le due arterie gestite dal Cas finite nel mirino del Ministero delle Infrastrutture, servono circa 5,5 miliardi fino al 2036. Il ministero aveva prospettato anche la chiusura in assenza degli interventi necessari. Per ora si procede fra cantieri, restringimenti, divieti di sorpasso e limiti a 60 chilometri orari nei tratti interessati dalle ordinanze. Per continuare a utilizzare infrastrutture pagate anche attraverso i pedaggi, i siciliani devono rassegnarsi a impiegare sempre più tempo.

Su questo disastro hanno trovato il modo di litigare Fratelli d’Italia e Lega. Salvini, con Sammartino al fianco, valuta il commissariamento degli interventi urgenti: i cento giorni concessi al Cas sono scaduti e le risposte non lo soddisfano. Aricò si oppone e chiede a Roma i soldi per sistemare le autostrade. Il ministro, però, vuole utilizzare i fondi già individuati dalla Regione e non prevede risorse aggiuntive.

A gridare vendetta è anche la Palermo-Catania, dove un commissario c’è già. È Renato Schifani, nominato nell’ottobre 2023 per coordinare adeguamento e riqualificazione dell’A19. La Regione rivendica cantieri conclusi e restringimenti eliminati; a ottobre è stata annunciata la riapertura senza limitazioni fra Bagheria e Villabate. Bene, ma basta proseguire il viaggio per accorgersi che il problema non è risolto. I lavori, specie nel tratto vicino Enna, continuano a condizionare gli spostamenti. E chi percorre l’autostrada ha bisogno di sapere quando finiranno.

«In Sicilia ormai il problema non è arrivare in orario. È arrivare», ha scritto Davide Faraone su Buttanissima. La sua denuncia riguarda soprattutto l’assenza di alternative: quando un aeroporto chiude o un volo costa troppo, dovrebbe esserci un altro modo per raggiungere la destinazione. Invece le difficoltà si sommano. «Per fortuna c’è il Ponte», ironizzava il deputato di Italia Viva, ricordando quanto poco servano le grandi promesse a chi deve fare i conti con strade dissestate, ferrovie insufficienti e collegamenti incapaci di reggere un’emergenza.

Il treno dovrebbe almeno consentire di evitare le autostrade. Sulla Palermo-Catania la circolazione è ripresa il 14 settembre, dopo la sospensione estiva e i lavori di potenziamento. La Regione indica una percorrenza di due ore e 57 minuti, mentre per il nuovo collegamento bisognerà aspettare ancora. Dei sei lotti della prima fase è stato attivato il Catenanuova-Bicocca, lungo 38 chilometri. Gli altri cinque sono in lavorazione e il calendario pubblicato da Fs arriva al 2033. La seconda fase, che dovrà estendere il doppio binario, è ancora in progettazione. Le due ore fra i capoluoghi rimangono un obiettivo lontano.

Per Natale, dunque, il governo Schifani torna al treno speciale a prezzi calmierati. Sono previsti due convogli dal Nord verso Palermo e Catania e due per il ritorno a gennaio: complessivamente 1.200 posti, a un prezzo medio di 25 euro, con pasti, intrattenimento e degustazioni. Siracusa resterà esclusa perché la linea da Catania Bicocca è chiusa per lavori fino alla fine di gennaio. Faraone aveva già contestato su queste pagine la pretesa di presentare il Sicilia Express come una politica dei collegamenti. Per chi trova posto il risparmio è concreto, ma tutti gli altri devono arrangiarsi. È qui che gli annunci si fermano e (ri)comincia la vita delle persone. Quelle che non possono tornare a casa nemmeno per Natale. Isolate da sempre.




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