#Finsubito news – Sportelli Lavoro in carcere, ecco cosa succede dopo


Oggi, a Bergamo e a Brescia, quella persona può sedersi davanti a un operatore degli Sportelli Lavoro, cioè dei Centri per l’Impiego portati dentro le mura, e in 290 lo hanno già fatto. Ma che cosa succede dopo quel colloquio? Lo scoprirete in fondo, insieme a una scadenza fiscale appena passata e a tre piccoli passi pratici.

Sportelli Lavoro in carcere, come nasce la sperimentazione lombarda

La storia comincia con una proposta di Sviluppo Lavoro Italia, dentro l’iniziativa «Reti specialistiche e misure per l’inserimento lavorativo delle persone detenute», promossa dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Giustizia. Regione Lombardia ha condiviso il progetto con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria e con l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, attraverso un Protocollo d’intesa approvato con una delibera dell’ottobre 2025. Fu presentato a Brescia il 21 ottobre per ora un test unico in Italia. Da lì sono partiti gli Sportelli Lavoro di Bergamo e Brescia.

Il cuore del progetto sono gli Sportelli Lavoro, presìdi delle politiche attive dentro gli istituti penitenziari. Gli operatori dei Centri per l’Impiego ascoltano, orientano e prendono in carico, valorizzano le competenze di ciascuno e cercano percorsi professionali coerenti con le sue caratteristiche. Non è un servizio uguale per tutti, è un percorso personalizzato di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro.

La Regione coordina e collega gli Sportelli Lavoro agli strumenti già esistenti, il Programma GOL e la Dote Inserimento Lavorativo, che sostengono i percorsi individuali. Al convegno sulla sperimentazione, ospitato nella sede regionale e raccontato da Lombardia Notizie il 2 novembre, sedevano tra gli altri Maria Milano Franco d’Aragona per il Provveditorato, Giovanna di Rosa, presidente della Corte d’Appello di Brescia, e Paola Nicastro di Sviluppo Lavoro Italia.

I numeri degli Sportelli Lavoro a Bergamo e Brescia

Qui servono le cifre, e conviene guardarle una alla volta. Gli Sportelli Lavoro sono attivi in tre istituti, la Casa circondariale di Bergamo, la Casa circondariale Nerio Fischione di Brescia, nota come Canton Mombello, e la Casa di reclusione di Verziano.

  • Canton Mombello, sportello avviato il 17 febbraio, 120 detenuti incontrati;
  • Verziano, sportello avviato il 15 aprile, 50 persone incontrate, tra cui 20 donne;
  • Bergamo, sportello partito l’11 marzo 2026, 96 persone incontrate in 16 accessi, più altre 24 segnalate dall’Area Trattamentale e coinvolte in percorsi di formazione, per un totale di 120.

Sommando i tre Sportelli Lavoro, si arriva ai 290 detenuti di cui si parla. Attenzione, però, a leggere bene questo dato. Sono persone incontrate e prese in carico, non assunzioni, e gli Sportelli Lavoro restano una sperimentazione avviata da pochi mesi. Il valore degli Sportelli Lavoro, per ora, sta nell’aver portato un servizio pubblico dentro gli istituti.

Il contesto, del resto, non è semplice. Secondo il rapporto di Antigone, al 30 aprile 2026 le persone detenute in Italia erano 64.436, a fronte di circa 46.000 posti realmente disponibili. Nel 2025, sempre secondo Antigone, lavoravano 21.700 detenuti su 63.500, poco più del 34%. Ecco perché ognuno degli Sportelli Lavoro che apre una strada verso un impiego vero pesa più di quanto sembri.

Né si tratta di un’iniziativa isolata. In un documento di Sviluppo Lavoro Italia, pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro, si legge che gli Sportelli Lavoro della sperimentazione nazionale hanno preso in carico circa 500 persone detenute da gennaio 2025, con tre Sportelli Lavoro in Lombardia e nove in Veneto. La Sicilia, intanto, figura tra le regioni pilota. Gli Sportelli Lavoro lombardi fanno parte, insomma, di un disegno più grande.

Dal carcere al lavoro vero, cosa succede dopo il colloquio

Eccoci alla domanda lasciata in sospeso. Dopo il colloquio agli Sportelli Lavoro comincia la parte più difficile, perché un percorso senza un datore di lavoro resta a metà. Per questo, parlando degli Sportelli Lavoro, l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi, insiste su un punto. La sfida, dice, non è finanziare singoli progetti, ma costruire un sistema che accompagni la persona dal carcere al territorio, dalla presa in carico alle competenze, fino a un’opportunità professionale reale. Per chi sta scontando una pena, il lavoro può essere «una concreta seconda possibilità». La Regione sta definendo un modello regionale, nato dagli Sportelli Lavoro, da consolidare e adattare agli altri istituti lombardi.

“Quando parliamo di lavoro e di persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria affrontiamo il tema della loro dignità e della possibilità, per loro, di costruire un futuro diverso. Il lavoro non è soltanto sostegno economico, è autonomia, responsabilità e appartenenza alla comunità. Per chi affronta un percorso di esecuzione penale può rappresentare una concreta seconda possibilità, che significa creare le condizioni per assumersi la responsabilità del proprio futuro e rimettere in gioco capacità e competenze”.

Chi entra negli Sportelli Lavoro, del resto, non parte da zero. Ha competenze, esperienze, a volte un mestiere intero, che vanno riconosciute più che costruite. Ed è qui che entrano in gioco le imprese. La Regione vuole rafforzare la sensibilizzazione delle aziende, farne conoscere gli strumenti, a partire dalle agevolazioni della Legge Smuraglia, e aiutare a superare i pregiudizi che ancora ostacolano l’inserimento di chi ha un passato detentivo.

Che cosa prevede, in concreto, la Legge Smuraglia? Un credito d’imposta fino a 520 euro al mese per ogni detenuto assunto, 300 per i semiliberi, e una riduzione fino al 95% dei contributi previdenziali e assistenziali. Le imprese convenzionate con gli istituti devono presentare la domanda entro il 31 ottobre di ogni anno per il credito dell’anno dopo. Quella del 2026, valida per il 2027, è appena scaduta, ma la prossima finestra si aprirà presto. Gli importi effettivi dipendono poi dalle risorse stanziate e dai provvedimenti del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, quindi conviene verificare ogni dettaglio con il proprio consulente.

Tironi chiude con un’idea che vale per tutti. La responsabilità, sostiene, non può ricadere soltanto sulla persona, perché anche il sistema produttivo deve riconoscerne competenze e valore, andando oltre il passato. Investire nel reinserimento, aggiunge, significa investire nella dignità individuale ma anche in sicurezza, coesione e qualità dell’intera comunità.

Come promesso, ecco tre piccoli passi, per chi guida un’impresa o per chi vuole semplicemente capire meglio.

  • informatevi presso il Centro per l’Impiego del vostro territorio sugli Sportelli Lavoro e sugli strumenti collegati, come GOL e Dote Inserimento Lavorativo;
  • valutate un primo passo leggero, una piccola opportunità di formazione o un tirocinio;
  • chiedete al consulente del lavoro come funzionano credito d’imposta e sgravio contributivo, e segnatevi la scadenza del 31 ottobre del prossimo anno.

Ricapitoliamo senza fretta. Gli Sportelli Lavoro per i detenuti di Bergamo e Brescia hanno incontrato 290 persone, e la loro forza non sta nei numeri ma nella rete che stanno costruendo, fatta di istituzioni, Centri per l’Impiego e imprese. Gli Sportelli Lavoro funzionano soltanto se qualcuno, dall’altra parte, apre una porta. Se avete un’azienda, potete essere voi. Perché gli Sportelli Lavoro non sono un favore, sono un investimento comune.


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