#Finsubito news – Nacci accusa, Daniele Ambiente minaccia la rottura


TARANTO – La crisi di Kyma Ambiente non si ferma ai bilanci, agli impianti da rimettere in funzione o alle prospettive di risanamento della società. Il confronto si è ormai spostato anche sul contratto per la gestione dell’impianto di prima lavorazione e stoccaggio dei rifiuti di contrada Pasquinelli, dove si fronteggiano due ricostruzioni opposte: quella di Daniele Ambiente, affidataria del servizio, e quella dell’amministratore unico Gaetano Nacci.

Da una parte c’è la diffida ad adempiere notificata il 22 ottobre 2026, con la quale Daniele Ambiente contesta a Kyma il mancato conferimento di alcune tipologie di rifiuti previste dal capitolato e reclama il riequilibrio del rapporto contrattuale. Dall’altra, le dichiarazioni rese da Nacci il 2 novembre, durante la conferenza stampa intitolata “Operazione Verità”: secondo l’amministratore, il contratto avrebbe prodotto uno squilibrio economico a carico della municipalizzata e il gestore non avrebbe versato per due anni il canone di locazione dell’impianto, per una somma che quantifica in circa 500mila euro.

È uno scontro che si inserisce in una situazione finanziaria particolarmente grave. Il progetto di bilancio 2025 registra una perdita d’esercizio di circa 12,81 milioni di euro, un patrimonio netto negativo per oltre 36 milioni e debiti complessivi che superano i 43 milioni. Durante la conferenza stampa Nacci ha parlato di un’esposizione debitoria superiore a 45 milioni. Numeri che restituiscono la dimensione della crisi, ma che non esauriscono le questioni aperte sul futuro della società e sulla gestione del ciclo dei rifiuti.

Il contratto di Pasquinelli e i mancati conferimenti: la contestazione di Daniele Ambiente

La vicenda nasce dalla procedura avviata dall’allora Amiu, oggi Kyma Ambiente, con la lettera d’invito del 25 agosto 2022. L’affidamento riguardava la conduzione e la gestione dell’impianto di contrada Pasquinelli, con l’obiettivo di ammodernare le linee di selezione dei rifiuti e migliorare il trattamento delle frazioni provenienti dalla raccolta differenziata.

Il capitolato prevedeva interventi sulla linea multimateriale, destinata alla selezione di plastica, carta e metalli, e sulla linea del vetro. L’impianto avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per il trattamento dei materiali raccolti nel territorio, con la possibilità di utilizzare l’eventuale capacità residua anche per rifiuti provenienti da altri Comuni della provincia.

La procedura si concluse con l’aggiudicazione a Daniele Ambiente il 15 dicembre 2023. Il gestore assunse il servizio il 16 ottobre 2024, subentrando anche nella gestione del personale già impiegato nel sito.

Il modello economico stabilito dagli atti di gara prevedeva un canone fisso annuo di 141.539,45 euro, oltre Iva e al rialzo offerto in sede di gara, al quale si aggiungeva una componente variabile di un euro per ogni tonnellata di rifiuto in ingresso, anch’essa soggetta al rialzo.

Secondo la ricostruzione contenuta nella diffida, il piano industriale dell’affidataria si basava su un incremento della raccolta differenziata fino al 65%, livello che avrebbe dovuto consentire di alimentare adeguatamente le linee dell’impianto. Daniele Ambiente indica una percentuale del 23,67% per il 2024, del 29,76% per il 2025 e una stima prossima al 34% per il 2026. Si tratta di dati riportati dalla società nella propria contestazione, da distinguere dalle statistiche ufficiali consolidate.

Il punto più rilevante riguarda però una specifica frazione: i rifiuti ingombranti identificati dal codice CER 200307. Nel capitolato sarebbero state stimate 2.276 tonnellate annue. Daniele Ambiente sostiene di non aver ricevuto alcun quantitativo di questa tipologia nel biennio considerato.

Il prezzo indicato nell’offerta era di 280 euro a tonnellata. Applicando questa tariffa alle quantità stimate, l’affidataria calcola un mancato ricavo di 637.280 euro annui, che supera 1,27 milioni di euro su due anni. È una quantificazione elaborata dalla società sulla base delle previsioni di gara: non costituisce, allo stato, un danno accertato né dimostra da sola che Kyma fosse obbligata a garantire quei quantitativi.

La società contesta inoltre che alcune frazioni siano state destinate ad altri impianti attraverso procedure parallele. Per verificare questo punto occorrerà ricostruire quali rifiuti siano stati effettivamente prodotti, dove siano stati conferiti, attraverso quali affidamenti e a quali condizioni economiche.

La diffida: quindici giorni per adempiere, poi la minaccia di risoluzione

La comunicazione di Daniele Ambiente, sottoscritta dall’amministratore unico Antonello Baglivo e assistita dagli avvocati Angelo Giuseppe Orofino e Anna Floriana Resta, è stata trasmessa via Pec il 22 ottobre 2026. L’atto è stato inviato a Kyma Ambiente e, per conoscenza, a Comune, Prefettura, Provincia, Regione Puglia, Arpa, Ager, Corepla, Vigili del Fuoco e organizzazioni sindacali.

La diffida richiama l’articolo 1454 del Codice civile e intima alla municipalizzata di adempiere agli obblighi di conferimento contestati entro quindici giorni dal ricevimento. La consegna della Pec risulta avvenuta il 22 ottobre alle 17:00:55. Il termine, secondo il computo ordinario, scade il 6 novembre.

In caso di mancato adempimento, Daniele Ambiente prospetta la risoluzione di diritto del contratto e si riserva di chiedere il risarcimento dei danni emergenti, del lucro cessante, del pregiudizio all’immagine e degli investimenti non ammortizzati.

La questione giuridica ruota attorno all’interpretazione dell’articolo 1 del capitolato. La documentazione richiamata nella diffida precisa che le quantità indicate per i singoli codici CER erano stime non impegnative per la stazione appaltante e potevano variare in aumento o in diminuzione. Daniele Ambiente sostiene però che questa flessibilità riguardasse i quantitativi e non facesse venir meno l’obbligo di conferire le diverse tipologie di rifiuti prodotte dalla città.

È proprio su questa distinzione che si concentra una parte sostanziale del contenzioso. Per stabilire quale interpretazione sia corretta bisognerà esaminare il capitolato integrale, il contratto sottoscritto e l’offerta economica, oltre agli effettivi flussi di rifiuti.

“Il gestore non paga l’affitto”: la replica di Nacci durante l’Operazione Verità

La versione dell’affidataria ha ricevuto una replica diretta il 2 novembre, quando Gaetano Nacci ha incontrato i giornalisti nella sede aziendale per illustrare la situazione di Kyma Ambiente e rispondere alle contestazioni rivolte alla sua gestione.

Sul contratto di Pasquinelli l’amministratore unico ha sostenuto che l’accordo del 2024 prevedesse la possibilità, ma non l’obbligo, per Kyma di conferire determinate tipologie di rifiuti all’impianto. Nacci ha inoltre contestato l’impostazione economica dell’affidamento, sostenendo che nel biennio 2024-2025 il rapporto avrebbe generato uno squilibrio di circa 250mila euro a carico della società pubblica.

La contestazione più diretta riguarda il canone di locazione. “Sono due anni che il gestore non paga l’affitto”, ha dichiarato Nacci, quantificando in circa 500mila euro le somme che Daniele Ambiente dovrebbe versare a Kyma. L’amministratore ha aggiunto di aver già diffidato la società affidataria per il mancato pagamento.

Nacci ha poi riferito che il gestore avrebbe comunicato agli organi di controllo, compresa la Procura della Repubblica, il superamento dei limiti di detenzione dei rifiuti all’interno dell’area. Kyma, secondo quanto dichiarato dall’amministratore, sarebbe pronta a intervenire per la rimozione dei materiali, addebitando i relativi costi al gestore.

Sono contestazioni che dovranno essere verificate attraverso la documentazione contrattuale, le comunicazioni tra le parti, i registri di ingresso e uscita dei rifiuti e gli atti eventualmente trasmessi agli organi di controllo. La diffida di Daniele Ambiente e le dichiarazioni di Nacci rappresentano, al momento, le posizioni contrapposte dei soggetti coinvolti.

Resta anche da chiarire il confronto economico tra le due ricostruzioni: da un lato i mancati ricavi denunciati dall’affidataria, dall’altro lo squilibrio e i canoni non riscossi indicati dall’amministratore. Senza i dati contabili e i documenti di entrambe le parti non è possibile stabilire quale sia il saldo effettivo del rapporto.

Il bilancio 2025, gli impianti e il percorso per affrontare la crisi

La controversia di Pasquinelli si sviluppa mentre Kyma Ambiente deve affrontare una crisi patrimoniale e finanziaria che Nacci ha ricondotto anche alle precedenti gestioni. Il progetto di bilancio 2025, approvato il 16 ottobre, evidenzia una perdita di circa 12,81 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per circa 36 milioni. I debiti complessivi risultano superiori a 43 milioni, mentre la liquidità disponibile al 31 dicembre 2025 si sarebbe fermata a poco più di 357mila euro.

Durante “Operazione Verità” Nacci ha parlato di una debitoria superiore a 45 milioni, spiegando che il bilancio riguarda un esercizio nel quale non era ancora alla guida della società. Ha sostenuto di aver proceduto alla ricognizione della situazione economica e patrimoniale prima di individuare le misure necessarie per affrontare la crisi.

Il 23 ottobre è stata formalizzata davanti a un notaio la volontà di ricorrere a uno degli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Non è stata ancora individuata una procedura definitiva: tra le ipotesi figurano il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. La scelta dovrà essere definita anche alla luce delle determinazioni del Comune, socio unico della partecipata.

Nacci ha affrontato anche il tema degli impianti. Sul termovalorizzatore di Statte ha contestato il mantenimento in bilancio di una precedente valutazione di circa 52 milioni di euro, sostenendo che le condizioni dell’impianto, fermo da anni e bisognoso di interventi, abbiano richiesto una revisione del valore. La nuova valutazione lo collocherebbe sotto i due milioni di euro. L’amministratore ha inoltre richiamato la situazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, scaduta nel 2022, e la documentazione trasmessa alla Regione il 15 settembre per proseguire l’iter autorizzativo.

Sulla sospensione dell’impianto di compostaggio, Nacci ha indicato perdite annue di circa 400mila euro e ha spiegato che, in assenza di condizioni economiche sostenibili, la società ha deciso di interromperne l’attività. Anche su questo fronte restano da valutare le ricadute operative e occupazionali e le alternative per il trattamento della frazione organica.

Nel corso della conferenza stampa l’amministratore ha infine respinto l’ipotesi di una svendita degli asset aziendali, affermando che eventuali operazioni di valorizzazione dovranno avvenire attraverso procedure pubbliche e competitive. Ha inoltre prospettato una proroga tecnica del contratto di servizio con il Comune, in scadenza il 31 dicembre, per consentire di affrontare il percorso di risanamento.

Il precedente CdA, i sindacati e il futuro dei lavoratori

Alle dichiarazioni di Nacci è seguita la replica di Lorena Spinali, già componente del Consiglio di amministrazione presieduto da Alfredo Spalluto. In una lettera aperta l’ex consigliera ha contestato la ricostruzione dell’amministratore unico, sostenendo che il precedente CdA avesse già avviato nel maggio 2026 un percorso di approfondimento della situazione economico-finanziaria attraverso una due diligence affidata a professionisti esterni.

Secondo Spinali, quel lavoro sarebbe stato interrotto dopo l’insediamento di Nacci e la revoca degli incarichi agli advisor. L’ex consigliera ha inoltre richiamato una perizia sul termovalorizzatore e le attività già avviate per predisporre un piano di risanamento. Anche in questo caso si tratta di una ricostruzione di parte, che dovrà essere confrontata con gli incarichi, le relazioni e gli atti prodotti dal precedente organo amministrativo.

Sul fronte dei controlli, il Collegio sindacale ha chiesto a Nacci chiarimenti e documentazione sugli incarichi professionali conferiti tra agosto e ottobre. Tra i rilievi figurano consulenze per un valore complessivo indicato in 220mila euro e la richiesta di precisare oggetti, competenze, procedure e condizioni economiche. La richiesta di chiarimenti non equivale a un accertamento di irregolarità: sarà la documentazione a consentire di valutare le procedure adottate.

Intanto, la crisi coinvolge direttamente circa 450 lavoratori, tra personale dipendente e somministrato. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Comune di chiarire quale futuro intenda riservare alla partecipata e di non assumere decisioni che possano anticipare il confronto istituzionale. Il 10 novembre è stato proclamato uno sciopero di 24 ore, mentre il Consiglio comunale monotematico sulla società è fissato per il 13 novembre. L’assemblea del socio unico è convocata in prima seduta il 16 novembre e in seconda il 20 novembre.

Anche la vertenza di Pasquinelli ha una ricaduta occupazionale diretta. Daniele Ambiente ha prospettato l’impossibilità di sostenere ancora le perdite legate alla gestione e ha richiamato il rischio di interruzione dell’attività e di conseguenze per il personale assorbito al momento dell’affidamento. Per verificare la situazione occorre acquisire le comunicazioni formali relative alla procedura di licenziamento e conoscere il numero esatto dei lavoratori interessati.

Il quadro che emerge è quello di una società chiamata a fronteggiare contemporaneamente una crisi finanziaria, impianti da recuperare o riconvertire, un rapporto contrattuale contestato e un’incertezza sul futuro occupazionale. La vicenda Pasquinelli è diventata uno dei punti più delicati di questa crisi: non basterà stabilire chi debba pagare e chi debba conferire i rifiuti. Sarà necessario chiarire quali obblighi siano stati assunti, come siano stati rispettati e quali conseguenze economiche e operative abbiano prodotto.

La scadenza della diffida del 6 novembre rappresenta il primo passaggio ravvicinato. Subito dopo, il confronto politico e societario dovrà misurarsi con il futuro di Kyma Ambiente e con la tutela di un servizio pubblico essenziale per la città.

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